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Anniversario strage di Tiananmen: via dal web anche i numeri “sensibili”

La censura cinese ha stretto i controlli sui numeri e le cifre contenute nei messaggi in rete, per evitare che ci sia qualsiasi richiamo all’anniversario della strage di Tiananmen. Così se su Sina Weibo, il più diffuso sistema di microblog cinese, da sempre è bandita la data 4 giugno e 4 giugno 1989, oggi bandite anche ’64’ (giugno 4), 24 (é il 24mo anniversario della strage). Ma anche il 35, perché il 4 giugno in internet viene chiamato anche il 35 maggio. Bandite non solo le cifre, ma anche le lettere o le parole relative ai numeri. E via dal web anche le operazioni aritmetiche relative a questi numeri, come ’63+1′ o ’65-1′. E il più sottile ‘otto otto’, perché moltiplicando i due numeri si ottiene 64. Via anche le parole ‘oggi’, ‘domani’, ‘giorno speciale’, ‘quel giorno’, ‘quell’annò. Cancellate anche immagini con candele, così come la parola ‘candela’. Si scatena la satira, soprattutto nelle immagini, diffuse principalmente al di fuori dei circuiti internet cinesi. Una delle più cliccate è quella che sostituisce, nella famosa simbolo di Tiananmen dove un uomo è fermo dinanzi ai carri armati, i tank cinesi con le papere gonfiabili come quella gigante opera dell’artista concettuale olandese Florentijn Hofman, vista sia nella baia di Hong Kong, dopo essere passata da Osaka, Sidney, San Paolo e Amsterdam. Censurate anche la ricerca della papera gigante e le foto della stessa, anche se non legate a Tiananmen. Carri armati e uomo, sostituiti in un’altra immagine da costruzioni con i mattoncini Lego.
Controlli maggiori anche intorno a piazza Tiananmen, mentre a Hong Kong sono scesi in piazza, nonostante la pioggia, oltre 150.000 persone per ricordare la strage.
Intanto, è anche morto Chen Xitong, sindaco di Pehcino all’epoca di Tiananmen. E’ morto di cancro a 84 anni ed e’ considerato uno di quelli che ha deciso di mandare i carri armati contro gli studenti.

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Madri Tiananmen: con Xi Jinping torna maoismo

Il nuovo presidente cinese Xi Jinping non solo non ha introdotto riforme significative nel sistema politico, ma sta “portando il Paese indietro, verso l’ortodossia maoista”. Lo affermano le ‘Madri di piazza Tiananmen’, gruppo di donne che da oltre 20 anni cercano di ottenere una revisione del giudizio negativo espresso dal Governo e dal Partito comunista cinese sul movimento studentesco del 1989. L’esercito cinese mise fine al movimento nella notte tra il 3 e il 4 giugno di quell’anno, sgombrando la piazza centrale di Pechino occupata dagli studenti con un’operazione che costò centinaia di morti. Il Pcc ha definito “controrivoluzionario” il movimento e non ha mai fornito un conto esatte delle vittime, cosa che le ‘Madri’ stanno cercando di fare. Secondo l’organizzazione umanitaria internazionale Dui Hua (Dialogo), l’unica che ha accesso alle carceri cinesi, “un pugno” di persone è ancora in prigione in seguito alla repressione del 1989. In un comunicato diffuso oggi attraverso il gruppo umanitario Human Rights Watch, le Madri di Tiananmen accusano Xi Jinping di non aver “riflettuto o mostrato il minimo rimorso per i peccati commessi in tre decenni di comunismo maoista. Quello che vediamo, al contrario, sono passi giganteschi verso un ritorno all’ ortodossia maoista”, affermano le Madri.

fonte: ANSA

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Proteste in vista dell’anniversario di Tiananmen

Si fa piu’ forte la pressione degli attivisti in previsione dell’ormai imminente anniversario della strage di piazza Tiananmen. Come riferisce il sito di Radio Free Asia, ad Hong Kong domenica scorsa oltre 1.000 persone hanno partecipato ad una manifestazione per commemorare le vittime di Tiananmen e per chiedere che il governo cinese finalmente faccia chiarezza sull’accaduto. I manifestanti hanno marciato da Victoria Park fino al centro di Hong Kong issando cartelloni e urlando slogan come ”Bisogna riesaminare i fatti del 4 giugno, noi non ci arrenderemo mai”. Simili manifestazioni non sono invece consentite nella Cina continentale, specie a Pechino, dove sono impedite dal governo. Tutti gli anni, con l’avvicinarsi del 4 giugno, le autorita’ aumentano i controlli e le misure di sorveglianza, prendendo di mira in particolare gli attivisti e le famiglie delle vittime. A Guangzhou, la ex Canton, solo pochi giorni fa la polizia ha arrestato tre persone che avevano chiesto al governo locale di poter organizzare una manifestazione per le vittime di piazza Tiananmen. E la censura cinese colpisce anche il web. Come ha evidenziato il sito di China Digital Files, da qualche giorno sono diverse le parole la cui ricerca risulta bloccata. Tra queste, Li Weiguo, Xu Xiangrong e Li Wensheng (cioe’ i nomi dei tre attivisti arrestati) 24simo anniversario (quest’anno ricorre per l’appunto il 24simo anniversario della strage), Bao Pu, che e’ il nome del fondatore di una casa editrice di Hong Kong che ogni anno pubblica libri su tematiche vietate in Cina e che quest’anno pubblichera’ un libro sulle memorie di un attivista sui fatti di piazza Tiananmen. Il numero delle persone morte tra il 3 e il 4 giugno 1989 rimane ancora un mistero. Le autorita’ di Pechino parlano di circa 300 vittime ma fonti non ufficiali sostengono che il numero sia molto piu’ elevato.

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Liu Xia esce dopo oltre due anni, “dite a tutti che non sono libera”

“Dite a tutti che non sono libera. Nessuno di noi è libero”. E’ il grido di Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, che per la prima volta dopo due anni è riuscita a rompere il silenzio forzato al quale é stata costretta da arresti domiciliari blindatissimi. L’occasione è stata un’udienza in tribunale, che le ha permesso di uscire dalla sua ‘prigione’. E lei non se l’é lasciata sfuggire. Il resto lo ha fatto una foto e, soprattutto, twitter. Così le parole della poetessa, rea solo di sostenere e appoggiare le battaglie del marito (di fatto non è accusata di alcun reato) hanno fatto il giro del web. E del mondo. Liu Xia non può lasciare la sua casa di Pechino da quando suo marito, che ha partecipato ai moti di Tiananmen ed è promotore del documento ‘Charta08’ sulla necessità di instaurare in Cina un sistema politico democratico, è stato insignito del Nobel per la Pace nel 2010. Tanto che né lui, agli arresti dal 2009, né lei, sono riusciti a ritirare il prestigioso riconoscimento. Ma contro Liu Xia non esiste alcuna condanna: non è accusata di alcun reato, non è mai stata processata e la sua detenzione è illegale. Oggi il permesso di uscire per partecipare ad un’udienza del processo in corso nei confronti del fratello, finito nelle maglie delle autorità cinesi e arrestato il 31 gennaio scorso per una disputa immobiliare, risolta in realtà da tempo. Un breve istante di libertà che Liu ha deciso di sfruttare fino in fondo. E così quando l’auto sulla quale viaggiava è passata davanti a un gruppetto di giornalisti ha immediatamente abbassato il finestrino e lanciato il suo grido di dolore: “Dite a tutti che non sono libera. Mi mancate tutti tanto. Grazie per il vostro sostegno”. Lo scorso 28 dicembre, quattro attivisti, sfruttando il cambio delle guardie che stazionano dinanzi alla sua casa, sono riusciti ad avvicinarsi alla porta e a parlarle, filmandola. All’inizio di dicembre, due giornaliste sono riuscite a sfruttare un calo nei controlli degli agenti e si sono avvicinate alla porta della donna, riuscendo a scambiare con lei qualche parola, mentre mesi prima altri l’avevano filmata dalla strada. Ma mai il suo messaggio era giunto così forte e chiaro.

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Vietato a parenti vittime Tiananmen visitare tombe durante festa dei morti

Le autorità cinesi hanno dato il via ad una campagna di repressione e controllo nei confronti degli attivisti e dei parenti delle vittime della rivoluzione di piazza Tiananmen del giugno 1989, impedendo loro di visitare le tombe dei loro parenti defunti durante i moti. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Alla vigilia del cosiddetto Qinming Festival, che ricorre oggi e durante il quale tradizionalmente i cinesi si recano a rendere onore ai propri cari defunti le autorità hanno deciso di effettuare un giro di vite. E così, secondo le informazioni disponibili, sono anche scattati i primi arresti. Yu Shiwen, che aveva partecipato ai moti del 1989, è stato arrestato per aver pubblicato on line un post nel quale, tra le altre cose, contesta il fatto che “da 24 anni è stato sempre impedito di effettuare una cerimonia pubblica per onorare le vittime di Tiananmen”. L’attivista Qi Zhiyong, che vive a Pechino, a cui furono tranciate le gambe da un carro armato, ha raccontato di aver ricevuto una telefonata dalla polizia che lo ha avvertito di non prendere parte a funzioni commemorative durante le feste dei morti. “Ma commemorerò le vittime in maniera privata – ha detto – perché non potrò mai dimenticare quello che successe”. Non solo a Pechino ma anche in altre parti del paese, le autorità sono in allerta. Ad Hangzhou, nella provincia dello Zhejiang, l’attivista per i diritti umani Wei Zhenling è stato convocato dalla polizia e, durante un colloquio, è stato invitato a non recarsi a visitare i defunti durante il Qinming Festival. “Mi hanno detto che se vado – ha detto Wei – ne dovrò poi sopportare le conseguenze”. Il numero di persone che persero la vita uccise dall’esercito cinese la notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 è ancora un mistero. Le fonti ufficiali governative non hanno mai pubblicato una lista ufficiale e precisa delle vittime ma l’associazione delle madri di Tiananmen, che riunisce i familiari delle vittime della repressione, parla di 186 morti confermate, sebbene non tutte per mano dell’esercito.

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Arrestato cognato del premio Nobel Liu Xiaobo

La polizia di Pechino ha arrestato il cognato del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per aver promosso il documento Charta08, che chiede l’ instaurazione in Cina di un sistema politico democratico. Secondo il suo avvocato Mo Shaoping, l’ uomo, Liu Hui, è stato arrestato il 31 gennaio. L’ avvocato sottolinea che l’ arresto è irregolare, perché legato ad una disputa tra società immobiliari risolta alcuni mesi fa. Liu Xiaobo, un professore universitario che dal 1989 si batte per la democrazia, ha ricevuto il Nobel nel 2010, due anni dopo essere stato arrestato. Da allora anche sua moglie Liu Xia, sorella di Liu Hui, è stata tenuta illegalmente agli arresti domiciliari, senza essere stata accusata di alcun reato. Secondo Mo Shaoping, l’ arresto é “un duro colpo alla famiglia” del premio Nobel, ed i particolare a Liu Xia, che è psicologicamente provata dalla detenzione del marito e dalla sua. L’ avvocato ha aggiunto che Liu Hui potrebbe essere processato quest’estate.

fonte: ANSA

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Giornalisti aggrediti dinanzi alla casa del premio Nobel Liu Xiaobo

Due giornalisti e un attivista di Hong Kong sono stati picchiati ieri davanti all’abitazione di Liu Xia, la moglie del premio Nobel detenuto Liu Xiabo, detenuta illegalmente da due anni agli arresti domiciliari. Lo stesso attivista, Yang Kuang, ha raccontato di essere stato aggredito, insieme a due cameraman della tv del territorio, da “una dozzina di uomini in borghese”. In seguito, Yang è stato bloccato da altre persone, sempre in borghese, e da allora non se ne hanno notizie. Si ritiene che gli aggressori fossero dei poliziotti e che Yang sia attualmente detenuto a Pechino. La situazione di Liu Xia, che pur senza essere stata accusata di alcun reato e senza essere stata processata è detenuta da due anni, è motivo di imbarazzo per la Cina, che in questi giorni è sotto i riflettori della stampa a cause della sessione dell’Assemblea nazionale del popolo, in corso dal 5 marzo. Liu Xiaobo, 58 anni, è un intellettuale impegnato da anni nella difesa dei diritti umani. Nel 2009 è stato condannato a 11 anni di prigione per aver promosso il documento Charta08, che chiede l’instaurazione di un sistema politico democratico nel Paese. Nel 2010 gli è stato assegnato il premio Nobel per la pace.

fonte: ANSA

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