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Macchine tessili italiane diventano verdi

Le macchine tessili italiane diventano verdi. E’ quanto l’Acimit (l’associazione costruttori italiani di macchinari per l’industria tessile) ha presentato nella capitale economica cinese, nell’ambito della partecipazione alla fiera Itma Asia e Citme 2012, una delle più importanti al mondo del settore. “Le aziende nostre associate – spiega all’ANSA Sandro Salmoiraghi, presidente del sodalizio italiano – hanno accettato di certificare i loro macchinari in chiave ecologica. Abbiamo stretto un accordo con il Rina che controlla l’applicazione di un protocollo di sostenibilità per le nostre aziende. Sulle 34 che hanno aderito al progetto, le prime sei possono già fregiarsi dell”etichetta verdé il distintivo di sostenibilità che apponiamo sui macchinari che passano il test, con risparmi del 20% rispetto alle macchine precedenti oltre che con enorme guadagno per l’ambiente in termini di minori emissioni e di minori scarti e inquinanti”. Questa italiana, è l’unica operazione del genere? “Nel settore dei macchinari destinati all’industria – continua Salmoiraghi – esistono altri marchi che hanno la pretesa di attribuire la patente di sostenibilità a chi se ne fregia. In realtà si tratta sempre di marchi autoreferenzialli e di natura esclusivamente promozionale. Con la certificazione della nostra etichetta verde – conclude Salmoiraghi – le aziende italiane invece sono in grado di fornire ai potenziali clienti informazioni prestazioni ali verificate da un ente di certificazione internazionale”. E l”etichetta verdé delle aziende italiane ha riscosso molto interesse non solo nella stampa specializzata intervenuta a Shanghai, ma soprattutto tra gli operatori del settore arrivati alla fiera da tutto il mondo. Dopotutto, quella italiana è una presenza importante: 115 aziende (66 nelle aree istituzionali Acimit) che espongono su una superficie di 4700 metri quadrati che coprono tutti i settori delle macchine tessili. “Una così nutrita presenza – ha detto il console generale italiano di Shanghai, Vincenzo De Luca – e soprattutto con una innovazione importante come l’etichetta verde, è sintomo di un interesse verso questi mercati che continua a crescere. La Cina, con 450 milioni di euro nel 2011, rimane il primo mercato di esportazione per il settore con un incremento del 6%, mentre l’Asia intera conta per il 49% del totale dell’export italiano. Un risultato che, nonostante la crisi, fa ben sperare ed è sintomo della qualità dei nostri prodotti e delle nostre aziende che investono molto in ricerca e tecnologia”. Il 2012 ha visto una crescita di ordini del 2% nel primo trimestre rispetto a quello precedente, come ha fatto notare Maurizio Forte, direttore dell’ufficio Ice di Shanghai, con una inversione di tendenza: l’indice complessivo degli ordini sul mercato italiano è cresciuto del 34%, all’estero è calato dell’1%. Grazie ad un accordo con Fiera Milano, nel 2015 la fiera internazionale si sposterà nel capoluogo lombardo.

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