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“Principini” cinesi chiedono liberazione del premio Nobel Liu Xiaobo

Un gruppo di “principi rossi”, cioe’ discendenti dei “grandi rivoluzionari” che hanno portato al potere il Partito Comunista Cinese, avrebbero chiesto in una lettera al presidente Xi Jinping di liberare il dissidente e premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per “sovversione”. La notizia, trapelata sulla stampa internazionale, non ha avuto conferme sicure. Secondo le fonti i “principi” apparterrebbero alla seconda e terza generazione dell’ aristocrazia rossa cinese e alcuni di loro sarebbero “vicini” al presidente Xi. Dalla sua salita al potere, un anno e mezzo fa, Xi Jinping ha usato il pugno di ferro verso tutte le manifestazioni di dissenso. Nelle ultime settimane, anche a causa dell’ avvicinarsi del 25/mo anniversario del massacro di piazza Tiananmen, decine di dissidenti tra cui la giornalista Gao Yu e l’ avvocato Pu Zhiqiang sono finiti in prigione. Liu Xiaobo, 58 anni, partecipo’ al movimento per la democrazia del 1989. Nel 2009 e’ stato arrestato e successivamente condannato per aver stilato e promosso il documento Charta08 che chiede la fine del regime a partito unico e l’ instaurazione in Cina di un sistema democratico.

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Il Dalai Lama ad Oslo, ma governo norvegese nega incontro

Il Dalai lama è giunto oggi a Oslo per una visita privata in Norvegia, a 25 anni dall’assegnazione del premio Nobel per la pace. Lo annunciano i media norvegesi che mettono in risalto il clima di gelo nel quale tale visita avviene e ricordano le polemiche delle ultime settimane con le quali il governo è stato accusato di soggezione al diktat della Cina. La più alta autorità religiosa tibetana si limiterà a tenere alcune conferenze: il Dalai Lama è stato infatti invitato dal Comitato norvegese per il Nobel, dal Comitato norvegese per il Tibet e dalla società buddista Tashi Ling. Le relazioni tra Cina e Norvegia hanno avuto una brusca frenata quando nel 2010 il Comitato ha assegnato il Nobel al dissidente Liu Xiaobo. L’attuale governo populista di destra è stato accusato di non voler ulteriormente deteriorare le relazioni con Pechino e perciò, decidendo di non incontrare il Dalai lama, di aver dato prova di ”codardia”.

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