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Li Keqiang in Pakistan, aiuti per l’energia tra i temi

Il primo ministro cinese Li Keqiang è arrivato oggi ad Islamabad, proveniente dall’India, per la seconda tappa di un viaggio che lo vedrà successivamente in Europa, in Svizzera e Germania. Nella capitale pachistana, dove si tratterrà due giorni, Li avrà incontri con il presidente Asif Ali Zardari e con il premier pachistano ad interim Hazar Khan Khoso, responsabili di una Nazione che è un tradizionale alleato cinese nella regione. Successivamente è previsto anche un colloquio con Nawaz Sharif, leader della Lega musulmana pachistana (Pml-N), vincitore delle recenti elezioni generali e futuro primo ministro. Fra i principali temi in esame, gli squilibri dell’import-export favorevoli alla Cina, la crisi economica pachistana, ed in particolare la crisi energetica che Pechino vuole contribuire a risolvere. Una volta entrato nello spazio aereo pachistano, il velivolo del premier cinese è stato scortato da sei aerei da caccia ‘JF 17 Thunder’, simbolo della cooperazione aeronautica pachistano-cinese. Commentando il significato della visita, il portavoce del ministero degli Esteri pachistano Aizaz Ahmed Chaudhry ha detto che “essa fornirà ulteriore slancio alla nostra cooperazione strategica” sottolineando che “le relazioni amichevoli con la Cina sono la pietra angolare della politica estera pachistana”.

fonte: ANSA

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Al partito comunista cinese serve una struttura snella, lo dice uno studioso

Il Partito comunista cinese deve trovare il modo di migliorare il sistema relativo alle dimissioni dei suoi membri, anche per riuscire a mandare via coloro che non sono qualificati o che sono corrotti. Lo riferisce il Global Times citando un editoriale pubblicato su una rivista specializzata del Peoplés Daily. L’articolo, scritto da un professore dell’Università dello Shandong, Zhang Xìen, evidenzia la necessità di snellire la struttura del partito. “Il partito attualmente conta più di 80 milioni di membri – ha commentato Cai Zhiqiang, professore della scuola di partito della commissione centrale del Partito -: è un numero troppo elevato che rappresenta una sfida enorme per la sua gestione. I membri dovrebbero essere sostenitori e convinti assertori dell’ideologia ma spesso sono solo persone che cercano benefici professionali e opportunità”. Cai ha aggiunto che è ancora prevalente un vecchio concetto in base al quale solo i traditori se ne vanno e quindi questi sono ancora discriminati e mal considerati. “I membri che decidono di lasciare devono essere trattati in modo giusto”, ha concluso.

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India-Cina: Li Keqiang apre a negoziato per area di libero scambio

Il premier cinese Li Keqiang, che sta concludendo la sua visita di tre giorni in India, ha manifestato oggi la disponibilità all’apertura di un negoziato per firmare un Accordi di libero scambio indo-cinese capace di risolvere gli squilibri attualmente esistenti a favore di Pechino nell’interscambio commerciale. Parlando ad un uditorio di uomini d’affari indiani, Li ha detto di “capire perfettamente le preoccupazioni dell’India per il suo deficit commerciale nei nostri confronti”, assicurando di voler “fornire facilitazioni affinché i prodotti indiani possano entrare nei mercati cinesi”. “Sono fiducioso – ha aggiunto che sareo capaci di attenuare lo squilibrio commerciale fra i nostri due Paesi anche perché non è volontà della Cina di perseguire un surplus nell’interscambio bilaterale”. Per questo, ha concluso, “la Cina desidera lanciare negoziati per un accordo di commercio regionale indo-cinese”. Mentre le esportazioni indiane verso la Cina hanno raggiunto nell’ultimo anno i 13,52 miliardi di dollari, le importazioni da quel Paese in India hanno sommato 54,3 miliardi, con un deficit indiano di 40,78 miliardi di dollari. Domani il premier cinese si trasferirà in Pakistan, seconda tappa di un viaggio che lo vedrà successivamente in Svizzera e Germania.

fonte: ANSA

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India-Cina: accordo fra giganti per “il bene del mondo”

Nella persistente crisi economica e finanziaria che ancora assedia l’Occidente, India e Cina sono convinte di poter formare un blocco propulsore di crescita che sia prima di beneficio reciproco e poi magari che serva anche alla comunità internazionale nel suo insieme. Al termine dei due colloqui previsti a New Delhi, i premier cinese, Li Keqiang, e indiano, Manmohan Sigh, si sono presentati oggi ai media per ammettere l’esistenza di problemi bilaterali irrisolti lungo i 4.000 chilometri di frontiere comuni, nello sfruttamento dei fiumi che attraversano i loro territori, e nel commercio, che è fortemente squilibrato a favore di Pechino. Ma hanno assicurato di volerli superare con “un rafforzamento del dialogo e della cooperazione bilaterale” in tutti i campi, che ha ancora fortissime possibilità di espansione, grazie anche al fatto che Delhi e Pechino riuniscono il 40% della popolazione mondiale. Ringraziando Li per avere scelto l’India come primo Paese a cui far visita dopo la sua designazione, Singh ha indicato di essersi parlato con il collega con un linguaggio “sincero” e “franco”, ma di aver concordato una strategia che porterà le due Nazioni ad avere nel 2015 un interscambio di 100 miliardi di dollari rispetto ai 66,5 miliardi del 2012. In questa prima tappa del viaggio (le altre sono Pakistan, Svizzera e Germania) Li ha mostrato un ramoscello di olivo sostenendo che la Cina “é un paese pacifico” che agisce – ha scritto il quotidiano The Hindu – con il precetto “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Il nostro problema, ha insistito, “é di soddisfare le sette necessità di base quotidiane dei cinesi che sono: legna, riso, olio per cucinare, sale, salsa di soja, aceto e té”. “Dobbiamo concentrarci sullo sviluppo interno e ciò richiede un ambiente internazionale pacifico. Per questo dobbiamo vivere in armonia con i nostri vicini e farci amici nel mondo”. Il vertice si è concluso con la firma di una dichiarazione in cui si sostiene che “esiste spazio per lo sviluppo di India e Cina” e che “il mondo ha bisogno della crescita di entrambi i Paesi”. Trattandosi delle più grandi Nazioni in sviluppo del pianeta “le loro relazioni trascendono gli obiettivi bilaterali per acquisire un significato regionale, globale e strategico”. In particolare “abbiamo concordato – ha detto al riguardo Singh – che le relazioni fra i nostri Paesi hanno un crescente significato e sono essenziali per uno sviluppo pacifico e una crescita economica sostenuta, così come per la stabilità e la prosperità nella nostra regione e nel mondo intero”. Fra i progetti di cooperazione India e Cina alcuni puntano a riequilibrare l’interscambio bilaterale permettendo all’India di far arrivare i suoi prodotti informatici e farmaceutici nel mercato cinese. Uno riguarda l’idea di creare un ‘corridoio economico’ fra i due Paesi, che includa anche Birmania e Bangladesh, e che avvicini i due principali mercati. C’é piena concordanza poi sulla necessità che in Afghanistan vi sia “un processo di Pace concepito e guidato dal governo di Kabul” che gli permetta “di raggiungere l’obiettivo di pace, stabilità e indipendenza al più presto possibile”. Pechino non ha invece ceduto più di tanto sull’aspirazione indiana di ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il comunicato finale si limita a dire che Pechino “sostiene l’ispirazione indiana a svolgere un ruolo più importante all’Onu ed anche nel Consiglio di Sicurezza”.

Maurizio Salvi per Ansa

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Prima visita estera del premier cinese in India, poi in Germania

Sarà l’India la prima destinazione da primo ministro del premier cinese Li Keqiang. Lo ha annunciato poco fa in conferenza stampa il portavoce del ministero degli esteri Hong Lei. La visita, dal 19 al 27 di maggio, porterà il premier cinese anche in Pakistan, da sempre alleato cinese, in Svizzera e in Germania. Li Keqiang è al suo primo viaggio da premier cinese dopo essere stato nominato al suo incarico nel marzo scorso.

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Il nuovo vertice cinese si presenta

”Realizzare il sogno di una grande rinascita della nazione cinese”: il nuovo presidente cinese Xi Jinping ha chiuso oggi su una nota nazionalista i lavori dell’ Assemblea Nazionale del Popolo, esaltando il ”socialismo con caratteristiche cinesi” e invitando le forze armate ad essere ”pronte a vittoriosi combattimenti”. Al nuovo premier Li Keqiang e’ toccato mostrare il volto moderno e pacifico della Cina con la promessa di un’abolizione dei campi di lavoro entro l’anno. I leader della nuova generazione all’unisono hanno invece confermato la volonta’ di procedere con la crescita economica e con la collaborazione con la comunita’ internazionale, ma hanno anche riaffermato le particolarita’ della Cina e la sua intransigenza su quelli che ritiene essere i suoi ”interessi fondamentali”. Chiudendo oggi i lavori dell’ Assemblea Nazionale del Popolo che ha segnato il momento conclusivo del passaggio dei poteri alla nuova generazione di dirigenti comunisti cinesi Xi, 59 anni e Li, 57, si sono divisi accuratamente i compiti. Con aria grave, parlando davanti ai quasi tremila delegati dell’ Assemblea, Xi Jinping ha detto che bisogna ”continuare a battersi per la causa del socialismo con caratteristiche cinesi e per realizzare il sogno di una grande rinascita della nazione cinese” e ha rivendicato il rafforzamento dell’ ‘Esercito di Liberazione Popolare, in corso da due decenni con tassi di aumenti della spesa militare a due cifre. Parole che non devono essere suonate piacevoli alle orecchie non solo del Giappone – a causa della disputa sulle isole Senkaku/Diaoyu – ma anche di Filippine, Vietnam, Malaysia e Brunei, tutti Paesi che hanno dispute con Pechino nel Mar della Cina meridionale. Parlando nella sua prima conferenza stampa da premier, Li Keqiang ha sottolineato che il primo obiettivo del suo governo e’ la crescita ”sostenibile dell’ economia”. Il premier ha fatto riferimento in particolare all’ inquinamento e alla sicurezza alimentare, temi che preoccupano l’ opinione pubblica cinese. Li, apparso insolitamente rilassato e sorridente, ha inoltre invitato gli Usa ad ”evitare scambi di accuse infondate” sul problema degli attacchi informatici e, rispondendo alla domanda insolitamente coraggiosa di una giornalista cinese, si e’ impegnato a presentare entro la fine dell’ anno la ”riforma” dei campi di lavoro. Si tratta dei cosidetti ”laojiao”, gestiti dalla polizia nei quali oggi i cittadini cinesi possono essere inviati per quattro anni per via amministrativa, senza la necessita’ di un intervento della magistratura. I campi di rieducazione attraverso il lavoro non vanno confusi con i ‘laogai’, i campi di lavoro. Questi ultimi sono stati formalmente chiusi nel 1997, ma ci sono ancora reati che possono essere puniti con i “lavori forzati”. Nei ‘laojiao’ in genere vengono rinchiusi tossicodipendenti, prostitute e piccoli criminali. Li non ha invece accennato all’abolizione dell’ ‘hukou’, il permesso di residenza che divide gli 1,3 miliardi di cinesi tra chi è residente nelle campagne e chi nelle città, categorie che hanno diversi diritti e diversi doveri, ma ha sottolineato che il tumultuoso processo di urbanizzazione che e’ alla base della crescita economica della Cina deve essere indirizzato non solo verso le grandi metropoli come Pechino e Shanghai, ma verso le cosiddette citta’ di ”seconda fascia”. Il gruppo dirigente cinese ha cosi’ completato con successo il secondo ricambio dei vertici avvenuto senza scosse e nel rispetto del copione faticosamente concordato in mesi di trattative tra le varie fazioni comuniste. Rimane aperto il problema del processo a Bo Xilai, l’ ambizioso leader caduto in disgrazia l’ anno scorso e oggi in prigione in attesa di processo. Bo, 63 anni, e’ ritenuto colpevole di corruzione e abuso di potere ma, ad oltre un anno dal suo arresto, nessuna accusa e’ stata formalizzata contro di lui

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Eletto Li Keqiang, nuovo premier cinese

Con l’elezione di Li Keqiang a capo del governo da parte dell’Assemblea Nazionale del Popolo, la Cina ha completato oggi il delicato processo di successione iniziato al 18.mo congresso del Partito Comunista, che si è svolto a Pechino nel novembre dell’anno scorso. Tra gli applausi dei quasi tremila delegati all’Assemblea, una sorta di Parlamento chiamato a ratificare le decisione già prese dagli organi di partito, Li ha stretto la mano al suo predecessore, Wen Jiabao, che esce di scena indebolito dalle rivelazioni del New York Times, che la scorsa estate ha pubblicato un’inchiesta sulle notevoli ricchezze accumulate dalla sua famiglia nei dieci anni in cui è stato al potere. Li, 57 anni, nativo della provincia dell’Anhui, è considerato un prudente riformista e un uomo dell’ex presidente Hu Jintao. Schivo, modesto, Li ha più l’aspetto di un professore che quello di un aggressivo dirigente politico. Tre decenni fa fu tra i protagonisti di una stagione di risveglio intellettuale della Cina dopo il lungo sonno della Rivoluzione Culturale. Tra i primi a tornare all’Università di Pechino dopo gli anni di caos, Li ha conosciuto e frequentato altri giovani che poi sono diventati attivisti e dissidenti. La stagione del risveglio si concluse nel 1989, con i carri armati dell’Esercito di Liberazione Popolare che sgombravano nel sangue piazza Tiananmen dagli studenti che l’avevano occupata in nome della democrazia, uccidendo centinaia di persone. Da allora Li ha proseguito la sua carriera in silenzio, all’ ombra di Hu Jintao, guadagnandosi una fama di economista esperto e di specialista di problemi di urbanizzazione, estremamente importanti in Cina. Su di lui grava l’ombra della crisi dell’Aids degli anni Novanta nella provincia dell’Henan, nella quale aveva un ruolo dirigente. Migliaia di contadini contrassero il mortale virus HIV attraverso le vendita di sangue agli ospedali della provincia, che trascuravano le più elementari norme di sicurezza. Le vendite del sangue erano attivamente sostenute dal governo provinciale. In seguito, Li Keqiang è stato governatore della provincia del Liaoning, nel 2004, e tre anni dopo, nel 2007, è stato eletto nel Comitato permanente dell’Ufficio politico (Cpup), il vero detentore del potere in Cina. Come per la maggior parte dei dirigenti cinesi, la sua vita privata è poco conosciuta. La moglie Chen Hong insegna letteratura inglese all’Università di Pechino. La figlia della coppia studia negli Usa. Da oggi, gran parte della responsabilità della seconda economia del mondo è sulle sue spalle.

fonte: Beniamino Natale per Ansa

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