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Forchielli a Radio 24: imprenditori cinesi criminali e governo Pechino connivente

Il presidente di Osservatorio Asia, Alberto Forchielli, amministratore delegato di Mandarin Capital, è un profondo conoscitore della Cina. A differenza di molti, è critico nei confronti del paese, non ne subisce il fascino che molti expat che vivono qui o che ci lavorano hanno nei confronti di questo posto. io condivido le sue idee, non spesso, come in questo caso, i suoi modi. Ma Forchielli è così, sanguigno, o lo si ama o lo si odia. Io rientro nella prima tipologia.
Ecco il suo intervento a Radio 24 dove parla dei cinesi in Italia e del loro governo, qui il link http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/24mattino/2013-12-03/alberto-forchielli-incendio-prato-105401.php e di seguito parte del testo.

Non sono stupito di quanto accaduto a Prato. Gli imprenditori cinesi sono dei criminali, hanno una forma mentis da criminale, piccoli o grandi, pubblici o privati che siano.Crescono in un mondo senza regole né etica, in un mondo estremamente corrotto e quando vanno all’estero si comportano allo stesso modo. La situazione è peggiorata molto negli ultimi anni perché i cinesi sono diventati più arroganti. Dopo la crisi di Wall Street e dell’euro e dopo le Olimpiadi di Pechino si sentono i padroni del mondo, per cui ritengono di poter imporre le proprie regole ad altri paesi. Su tutto questo grava una pesantissima responsabilità del governo cinese che sa e collude. C’è un grado elevatissimo di omertà: i cinesi sanno come risolvere i problemi tra di loro. Ci hanno infiltrato migliaia di delinquenti e loro ci prosperano su questa situazione. Ci prosperano con le mazzette gli impiegati dell’ambasciata, l’ambasciatore, ci prosperano tutti su questa merda. Succede dappertutto. In Puglia la cinese Suntech, la più grande azienda del mondo di solare, ha provocato un disastro ambientale. Questa è criminalità di Stato organizzata, lo vogliamo capire o no? Se facciamo un’operazione pesante di polizia, arriva il governo ad accusarci di schiavismo. Basta! Mandate l’ambasciatore a parlare con me. Non ne posso più, sono dei delinquenti, basta esportare prodotti di bassa qualità, abbiamo già abbastanza problemi in Italia. Stanno in un paese di merda, non ci vogliono stare e poi vengono da noi e pretendono di imporre a noi. E’ ora del riscatto! Son vent’anni che sono qui, li conosco come le mie tasche. Sono vivo perché quello che dico è solo il 5 % di quello che so. E’ provato che anche le autorità siano colluse con gli imprenditori che ci fregano la tecnologia e che apertamente decidono di violare le leggi internazionali. E’ un’arroganza pazzesca, la Cina è il male assoluto. In America e in Germania non riescono ad attecchire. Invece in Italia possono distribuire mazzette e comprarsi tutti, siamo un paese istituzionalmente debole, se arriva l’ambasciatore cinese cediamo subito. L’imprenditore italiano non ce la fa più a battere 20 mila cinesi a riccio. Cinese batte cinese – rule number one – ma quando ne hai 20 mila a riccio non c’è niente da fare.

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La Foxconn ammette violazioni dei contratti di lavoro dei suoi dipendenti

Esattamente un anno fa ammetteva di impiegare tra i suoi dipendenti anche minori. Oggi la Foxconn, l’azienda che produce tra gli altri i prodotti Apple e che e’ tristemente conosciuta come la ‘fabbrica dei suicidi’, ammette altre violazioni dei contratti di lavoro nella sua fabbrica di Yantai, dove vengono utilizzati come stagisti anche studenti universitari. Era il 17 ottobre dell’anno scorso quando l’azienda taiwanese di proprietà della Hon Hai Precision, con un comunicato ammetteva di impiegare minori di 14 anni nello stabilimento di Yantai. Oggi, l’azienda con un altro comunicato confessa violazioni dei diritti dei lavoratori, come lavoro notturno e straordinari non pagati, ed in particolare l’utilizzo di stagisti universitari, nello stesso stabilimento. Secondo informazioni che circolano sulla rete, nell’impianto della provincia nord orientale dello Shandong, gli operai sono impegnati nella produzione della nuova consolle della Sony Playstation4. C’erano state diverse denunce nei giorni scorsi, soprattutto provenienti dagli studenti dell’università di Xi’An, che sarebbero stati costretti ad andare come stagisti nella fabbrica per poter accedere al diploma finale di studio. Non è inusuale da parte di aziende impiegare studenti universitari in cambio dell’ottenimento di crediti. Ma il loro impiego è regolato mentre l’azienda taiwanese ha violato la legge “in alcuni casi”, come è scritto nel comunicato diffuso oggi, nel quale si promettono “misure urgenti e controlli più serrati”. Secondo le denunce, questi stagisti venivano ‘maltrattati’ come tutti gli altri lavoratori, obbligati a turni massacranti anche notturni, percependo stipendi da circa 200 euro al mese. Ma la paura di non poter ottenere il diploma, ha spinto i ragazzi a non denunciare la situazione, che comunque è emersa grazie ad un tam tam sulla rete. Quello di oggi è l’ultimo di una serie di scandali che hanno interessato l’azienda. Nelle sue 13 fabbriche in Cina, alcune delle quali vere proprie cittadelle con oltre 100.000 dipendenti, la Foxconn impiega un milione di dipendenti in Cina continentale e 200.000 fuori, producendo componenti per la Apple e per altre importanti aziende di elettronica come la Sony, la Hewlett Packard, la Nokia e la Dell. Spesso è stata al centro di proteste per le dure condizioni di lavoro e sfruttamenti imposti ai suoi operai, in maggioranza immigrati dalle regioni più povere della Cina. Nel 2010 è salita alla ribalta perché 18 dei suoi dipendenti si sono tolti la vita a causa delle pessime condizioni di lavoro e dello sfruttamento a cui sono soggetti, facendole acquisire il macabro soprannome di ‘fabbrica dei suicidi’. Questo da un lato spinse l’azienda ad impegnarsi per offrire condizioni di lavoro più umane, dall’altro però la spinse a misure incredibili come l’impegno a non suicidarsi siglato al momento della firma del contratto.

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Manutenzione in Cina: aereo Air France lasciato senza 20 viti

Un aereo passeggeri Airbus di Air France ha volato per diversi giorni sebbene gli mancassero tre dozzine di viti sull’ala. Una società cinese avrebbe semplicemente dimenticato di avvitarle dopo una revisione dell’apparecchio. E non sarebbe neppure il primo incidente di questo genere.

L’INCIDENTE – In realtà l’Airbus A340 della compagnia francese Air France doveva essere solamente sottoposto ad una regolare revisione. Tuttavia, quando l’apparecchio ha lasciato i capannoni della Taeco di Xiamen, in Cina, gli mancava qualcosa: i tecnici si sarebbero dimenticati di avvitare una trentina di viti. Ciò nonostante, il quadrimotore a lungo raggio A340 è decollato regolarmente ed è rimasto in servizio per alcuni giorni, riferisce l’agenzia di stampa AFP citando un rapporto interno di Air France. L’assenza delle viti è stata scoperta a inizo novembre nella città americana di Boston; l’aereo è stato immediatamente bloccato a terra. Un portavoce di Air France ha confermato venerdì l’incidente, ha però sottolineato che la sicurezza per i passeggeri non è mai stata compromessa. Le viti avrebbero dovuto fissare una parte del rivestimento esterno tra l’ala destra e la fusoliera. «La parte interessata è quella che viene fissata con una cinquantina di viti ricoperte da mastice», ha precisato la manager della compagnia Anouk Faugères. La parte ha una funzione di coprire l’ala come una pellicola e non riguarda un’area pressurizzata

PERICOLI – Nessun rischio di cedimento strutturale, dunque. È comunque lecito chiedersi se l’incidente sia effettivamente stato privo di pericoli come sostiene Air France. «Se una parte si stacca c’è sempre il rischio che possa danneggiare qualche elemento importante del velivolo», ha spiegato un esperto del costruttore europeo di aeromobili. Come per esempio le parti più delicate del piano di coda, la deriva o i motori. Di fatto, la parte insufficientemente avvitata dell’Airbus A340 si sarebbe parzialmente staccata durante un volo, cinque giorni dopo che l’apparecchio era tornato dalla Cina, il 10 novembre scorso.

LA SOCIETÀ – I sindacati di categoria hanno denunciato il fatto, giudicando «deplorevole la debolezza in materia di manutenzione». Inoltre, hanno ricordato che lo scorso anno un altro Boeing 747-400 era stato bloccato a terra per tre settimane dopo una revisione avvenuta sempre a Xiamen: le pareti dell’aereo erano state tinteggiate con vernice potenzialmente infiammabile. Eppure, Air France non è l’unica compagnia aerea che deve preoccuparsi della qualità del lavoro della società Taeco. Anche il colosso tedesco Lufthansa ha avviato indagini per verificare eventuali problemi sulla propria flotta dopo il caso delle viti mancanti. Infatti, la società rea di aver commesso l’errore sarebbe partner della compagnia di Amburgo che regolarmente fa revisionare i suoi Boeing 747 in Cina.

fonte: Corriere della Sera

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