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Un anno dopo scontri, migliaia di telecamere in Xinjiang

Quarantamila telecamere sono state installate dalla polizia cinese ad Urumqi, capitale della provincia del Xinjiang, in vista dell’anniversario delle violenze etniche nelle quali un anno fa vennero uccise quasi 200 persone, mentre i feriti furono 1.700. Le telecamere, scrivono oggi i mezzi d’informazione cinesi, sono state installate su 3400 autobus, 200 fermate di autobus, 4440 strade, 270 scuole, cento mercati e centri commerciali e in altri posti e saranno seguite per 24 ore al giorno dalla centrale di polizia della città. Le misure di sicurezza sono eccezionali e indicano che le autorità non intendono correre rischi. Piazza del Popolo, nel centro della città e teatro il 5 luglio 2009 di scontri tra gruppi di immigrati cinesi di etnia han e uighuri originari della regione, è stata chiusa, ufficialmente per lavori, ed è guardata a vista da un massiccio schieramento della Polizia armata del popolo (Pap), il corpo paramilitare specializzato nelle azioni anti-sommossa. Apparecchi a raggi x sono stati installati agli ingressi dei principali mercati di Urumqi, l’International Grand Bazaar e quello di Erdaoqiao, e tutti coloro che entrano vengono perquisiti. Il governo locale ha annunciato che l’anno prossimo spenderà per la sicurezza più di 400 milioni di dollari, con un aumento dell’87 per cento rispetto all’anno scorso. La dinamica delle violenze dell’ anno scorso, le peggiori ad essersi verificate in tutta la storia del Xinjiang, non e ancora chiara. Secondo la versione delle autorità gruppi armati di uighuri ispirati dai dissidenti in esilio hanno attaccato quartieri e negozi degli immigrati cinesi. Il Congresso Mondiale degli Uighuri, il principale raggruppamento degli esuli, sostiene invece che le violenze sono scoppiate dopo che la Pap aveva represso con violenza una protesta pacifica di migliaia di uighuri. Nei giorni seguenti, secondo una serie di testimonianze concordanti, giovani cinesi hanno scatenato violente rappresaglie. Nei mesi seguenti sono stati effettuati migliaia di arresti e sono state emesse almeno 200 condanne, 26 delle quali alla pena capitale. Almeno nove delle condanne a morte sono state eseguite. In tutto il Xinjiang le comunicazioni via Internet e telefono sono state interrotte e sono state gradualmente ripristinate a partire dallo scorso maggio. In aprile è stato sostituito a sorpresa il capo del Partito Comunista del Xinjiang Wang Lequan, che ha governato con pugno di ferro la regione fin dal 1994. Wang, che ha mantenuto il suo posto nel potente Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese, è stato sostituito dal più moderato Zhang Chunxian, che ha lanciato un programma di investimenti teso a migliorare le condizioni di vita della popolazione. Il Xinjiang è un territorio enorme che va dal deserto del Taklamakan alle montagne del Pamir ed è ricco di materie prime. Inoltre, si trova in una posizione geo-politica di importanza strategica ai confini con Russia, Mongolia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tajikistan, Afghanistan, Pakistan ed India. Gli uighuri, una popolazione musulmana e turcofona originaria della regione, sono oggi circa il 40% dei 20 milioni di abitanti del Xinjiang, in maggioranza immigrati cinesi han.

fonte: Ansa

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