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Tim Cook si scusa per Apple in Cina: rivedremo politiche servizi clienti

Apple chiede scusa. In una lettera firmata dall’amministratore delegato Tim Cook, pubblicata sul sito cinese della societa’, Cupertino assicura che rivedra’ molti aspetti delle proprie politiche di assistenza e servizio in Cina. Nella lettera, scritta in cinese, Cook chiede scusa per le incomprensioni create da una scarsa comunicazione con i clienti, e assicura che la societa’ riflettera’ seriamente sui commenti recenti sulla sua policy di garanzia dei prodotti. La missiva fa seguito a due settimane di duri attacchi nei confronti di Apple in Cina, e punta a mettere fine alla pubblicita’ negativa che ne deriva in quello che e’ il secondo mercato di Apple dopo gli Stati Uniti. Dalla meta’ dello scorso mese, infatti, Cupertino e’ stata accusata in Cina di aver contravvenuto ai periodi di garanzia, di aver adottato politiche di customer service che discriminano i clienti cinesi, e di aver fornito risposte inadeguate e arroganti alle lamentele. Cook assicura che Apple cambiera’ le proprie politiche sulle garanzie per l’iPhone 4 e 4S e che formera’ in modo piu’ adeguato i rivenditori autorizzati di prodotti Apple sulle politiche della societa’. ”Siamo consapevoli della mancanza di comunicazione, che ha portato alla percezione di un atteggiamento arrogante da parte di Apple e al ritenere che non ci curiamo dei nostri clienti. Esprimiamo le nostre piu’ sincere scuse”, afferma Cook nella lettera. Per Cook si tratta delle seconde scuse pubbliche da quando ha assunto le redini di Apple. La prima occasione era stata l’app sulle mappe.

fonte: ANSA

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Nuovi problemi per Apple in Cina: altra causa per copyright e accuse su garanzie

Non c’e’ pace per la Apple in Cina. Una casa di produzione statale, la Shanghai Animation Film studio, specializzata in cartoni animati, ha citato in giudizio l’azienda americana dinanzi a un tribunale di Pechino, accusandola di aver venduto senza autorizzazione alcuni suoi film, chiedendo un risarcimento di 3,3 milioni di yuan (oltre 350.000 euro). La Shanghai Animation Film Studio, che ha prodotto film di successo come The Monkey King (Il re scimmia) sostiene che Apple abbia violato la normativa sulla proprieta’ intellettuale procurando servizi di download non autorizzati di 110 suoi films, tra cui ‘Calabash Brothers’ e ‘Black Cat Detective’. Lo scorso mese di settembre un tribunale di Pechino aveva condannato gia’ la Apple al pagamento di 520.000 yuan (oltre 55.000 euro) all’Encicolopedia Cinese per aver fornito negli Apple Store servizi non autorizzati di download. Ieri l’altro, un’altra societa’ di Shanghai, la Zhi Zhen Internet Technology Co Ltd, aveva annunciato di trascinare in tribunale l’azienda di Cupertino accusandola di aver copiato un suo brevetto, simile al servizio Siri dell’Apple. Intanto, riferisce la stampa locale, l’Amministrazione Generale per la supervisione alla qualita’, ispezione e quarantena, ha dichiarato ieri che i servizi di post vendita e relativi alla garanzia offerti da Apple in Cina violano la normativa vigente in materia e necessitano quindi delle modifiche. L’annuncio arriva dopo che da vari giorni l’azienda americana e’ al centro di numerose polemiche e critiche che insistono prevalentemente sul fatto che gli standard dei servizi post vendita di Apple nei paesi occidentali sono piu’ elevati e che ai clienti occidentali viene riservato un trattamento migliore rispetto ai clienti cinesi. In particolare si punta il dito sul fatto che nei paesi occidentali se il possessore di un iPhone ha un problema col suo apparecchio, gliene viene dato uno nuovo in sostituzione cosa che non avviene in Cina dove viene restituito il vecchio iPhone riparato. E questo sarebbe fatto per evitare di dover estendere, sul nuovo apparecchio dato in sostituzione di quello rotto o difettato, un altro anno di garanzia. La Apple, almeno sinora, non ha replicato esplicitamente alle accuse, ragione per la quale i media statali hanno parlato di ”arroganza”. L’Amministrazione per l’industria e il Commercio cinese ha deciso che un osservatorio speciali sorvegli la situazione e punisca eventuali atti illegali relativi alle politiche sulla garanzia. Secondo quanto fatto sapere dalla CCTV, la tv statale cinese, sarebbero nelle ultime settimane almeno una cinquantina gli editoriali pubblicati contro la Apple, in quella che appare la piu’ grande crisi sinora vissuta dall’azienda di Cupertino nel paese del dragone.

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Pechino decide investimenti miliardari contro l’inquinamento

La municipalità di Pechino investirà cento miliari di yuan (circa 12 miliardi di euro) nei prossimi tre anni nel tentativo di migliorare la qualità dell’aria respirata dagli oltre 20 milioni di abitanti della metropoli. Dall’inizio dell’anno l’inquinamento dell’aria è stato costantemente sui livelli “molto dannoso” o “pericoloso” per la salute. Secondo il quotidiano China Daily, l’amministrazione municipale si muoverà per migliorare la gestione dei rifiuti, per bloccare le costruzioni illegali. La regola per la quale tutti i veicoli della metropoli (circa cinque milioni) devono restare fermi un giorno a settimana, con una turnazione basata sull’ ultimo numero delle loro targhe, rimarrà in vigore, hanno dichirato funzionari al China Daily. Il giornale sostiene che punti chiave del piano anti-inquinamento sono la costruzione di condutture per 1.290 chilometri per il trasporto dei rifiuti e di 20 impianti per il loro riciclaggio. E’ inoltre in programma la costruzione di 47 impianti per la purificazione dell’ acqua.

fonte: ANSA

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Apple citata da azienda cinese per brevetto Siri e autorità la chiamano “arrogante”. Finito l’idillio?

Nuovi problemi per la Apple in Cina. Una azienda cinese, la Zhi Zhen Internet Technology Co Ltd, ha trascinato in tribunale l’azienda di Cupertino accusandola di aver copiato un suo brevetto. Secondo quanto riferisce lo Shanghai Daily, per l’azienda cinese la Apple avrebbe copiato, con la applicazione ‘Siri’ , un suo brevetto. Siri e’ un assistente vocale personale di Apple per iPhone e iPad e serve a fare domande, cercare contatti, trovare la stazione di benzina piu’ vicina e persino controllare le previsioni metereologiche.
”Siri – ha dichiarao Mei Li, portavoce della Zhi Zhen Internet Technology Co Ltd – e’ molto simile a Xiaoi, un sistema per la chat sviluppato da noi nel 2003”. Mei ha aggiunto che la sua azienda ne ha chiesto il brevetto gia’ nel 2004 e che poi questo e’ diventato effettivo nel 2006.
Secondo l’azieda cinese Siri e’ basato su Xiaoi. Inoltre Siri, sostengono dalla Cina, ha ottenuto il brevetto internazionale solo nel 2007, un anno dopo quello ottenuto da Xiaoi.
La Zhi Zhen ha denunciato la Apple gia’ lo scorso giugno chiedendo all’azienda americana di interrompere in Cina la vendita di prodotti aventi Siri ma lo svolgimento del processo e’ stato ritardato di vari mesi per questioni formali e di notifiche. La Zhi Zhen ha fatto sapere di non chiedere alcun risarcimento alla Apple ma di voler solo che il Tribunale confermi la violazione del brevetto in questo caso. La Apple, dal canto suo, ha chiesto all’ufficio della proprieta’ intellettuale cinese di invalidare il brevetto di Xiaoi.
Già l’anno scorso l’azienda di Cupertino era stata obbligata a pagare 60 milioni di dollari alla Proview Technology, azienda di Taiwan, che aveva registrato e venduto computer con nome iPad, prima che la Apple realizzasse e mettesse in vendita il suo tablet.
Ma i problemi per Apple arrivano anche dalle autorità. Da giorni i giornali cinesi (e quindi il governo) accusano la Apple di avere prezzi piu’ alti in Cina che in altri paesi, di non offrire condizioni post-vendita edi garanzie sufficienti, fino a definire “arrigante” l’azienda di Cupertino.

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Greenpeace chiede di fermare i ‘villaggi del cancro’

Ripulire i “villaggi del cancro”, le aree rurali cinesi “contaminate dagli scarichi delle industrie tessili che avvelenano i fiumi per produrre sempre più capi d’abbigliamento”. E’ quanto chiede Greenpeace, che in occasione della Giornata mondiale dell’acqua ricorda al governo cinese gli impegni presi per affrontare il problema. Il ministero dell’Ambiente cinese ha diffuso una lista di oltre 400 villaggi dove l’inquinamento dovuto alla produzione industriale ha causato un’impennata delle vittime per tumore, una cifra nettamente superiore al centinaio di villaggi stimati dalle associazioni ambientaliste, rileva Greenpeace. Il governo cinese ha ammesso per la prima volta l’esistenza dei cosiddetti “villaggi del cancro” il mese scorso e ha reso nota anche una mappa ma, sottolinea l’organizzazione arcobaleno, i dati sulla presenza di sostanze pericolose e metalli pesanti nel suolo e nell’acqua sono ancora secretati. Per denunciare la situazione, Greenpeace ha pubblicato oggi il documentario “Textile Towns in the Shadows of Pollution”, che raccoglie le testimonianze di chi vive nei villaggi colpiti dall’inquinamento delle risorse idriche e lavora nelle fabbriche del tessile a diretto contatto con sostanze altamente pericolose. “Il governo cinese ha promesso di impegnarsi per affrontare il problema dell’inquinamento dell’acqua da sostanze tossiche”, afferma Chiara Campione, responsabile di campagna di Greenpeace Italia. “In questa Giornata mondiale dell’acqua vogliamo ricordare a governi e aziende le loro promesse”.

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Poco verde in città? Spruzzate vernice sui prati, è semplice!

Sta impazzando sul web in Cina un video nel quale dei dipendenti della municipalità di Chengdu, importante centro della Cina sudoccidentale famosa per i panda, spruzzano una sorta di vernice verde su dei prati per ridare loro un aspetto di prato rigoglioso. Il fatto è emerso dopo che molti cittadini del capoluogo del Sichuan si sono lamentati che dopo aver camminato su diversi prati della città, le suole delle loro scarpe sono diventate verdi. I funzionari interessati hanno assicurato ai giornalisti locali che la sostanza spruzzata non è tossica e che questa è una pratica largamente diffusa in tutta la Cina. Su internet si protesta, ma si fa anche ironia. Per alcuni, la storia che le autorità di Chengdu stiano spruzzando vernice verde, non è diversa dal fatto che i leader cinesi, anche quelli che hanno superato i 70 anni, appaiano tutti con chiome nere. “Se anche il cielo di Pechino – scrive un utente sulla rete – all’improvviso diventa blu, significa che avranno trovato il modo di tingere anche quello”.

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Lo smog attacca l’esercito di terracotta

Anche i guerrieri dell’esercito di terracotta piangono. Non è nessun fenomeno miracoloso, ma il trasudamento delle statue dei guerrieri che risalgono al 209 avanti Cristo, così come le crepe che si notano in alcuni di essi, derivano dal problema inquinamento che sta interessando la Cina intera. Da mesi, le grandi città cinesi – soprattutto Pechino e Shanghai – sono sotto i riflettori dei media per le notizie riguardanti l’inquinamento che nella capitale, ad esempio, soprattutto per quanto riguarda le polveri sottili, è arrivato a livelli di guardia. Non è diversa la situazione in altre grandi città della Cina, soprattutto quelle industriali, come XìAn, capoluogo dello Shaanxi, dove negli anni ’70 un agricoltore scopri’ per caso una testa di terracotta, solo il preludio al rinvenimento di più di 8.000 soldati a grandezza naturale, 130 carrozze con 520 cavalli e 150 cavalli da cavalcatura. Tutto in terracotta. E tutto ora rischia di diventare briciole e polvere, nonostante l’esercito sia tutelato dall’Unesco. Il problema è che il sistema di controllo ambientale usato nel mausoleo che ospita l’esercito di terracotta dal 1979, uguale a quello usato in molti musei archeologici cinesi, non funziona bene anzi, può rovinare gli oggetti perché pensato più per il benessere dei visitatori che per la tutela degli oggetti che conservano. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista di scienze e tecnologie ambientali della Società Americana di Chimica, una notevole concentrazione di diossido di solfuro, ossido di nitrogeno, diossido di nitrogeno e ozono, a livelli molto alti. Una camera a gas, insomma, per i guerrieri che hanno superato indenni almeno due millenni ma che cominciano a dare segni di cedimento a causa degli agenti inquinanti. Su diverse statue, infatti, sono state notate maggiori crepe, trasudazione e uno scolorimento ulteriore dei pochi colori rimasti. Diversi agenti inquinanti pare vengano diffusi da un impianto termico, posto nelle vicinanze. Attualmente tutti i soldati di terracotta sono conservati in una fossa aperta, chiusa in una sorta di hangar, intorno alla quale girano i turisti e dentro la quale è difficile conservare condizioni stabili di umidità e temperatura. Gu Zhaolin, professore dell’Università Jiaotong di XìAn, insieme a un gruppo di altri esperti, ha pubblicato uno studio, ripreso dalla stampa cinese, nel quale fornisce una soluzione al problema. La sua idea sarebbe quella di realizzare un sistema come quello dei supermercati, dei frigoriferi senza copertura. La presenza di una tenda d’aria che non si può vedere ma che esiste, previene lo scambio di aria calda e fredda. “Questa sorta di tenda – spiega il professore al China Daily – è come una barriera, come se fosse un muro di vetro. Se venisse messa anche a protezione delle statue dei guerrieri di XìAn potrebbe impedire fino al 90% degli agenti inquinanti di attaccare i reperti archeologici, preservandoli”.

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Nuove accuse ai fornitori di Apple, “dipendenti schiavi”

Dopo i suicidi e le prime accuse di sfruttamento del lavoro, dopo l’approvazione di statuti e codici di condotta e dopo mille promesse, tornano i problemi per la Apple in Cina legati alle condizioni di lavoro delle societa’ fornitrici. Dopo l’ondata di suicidi di dipendenti che un paio di anni fa colpirono la Foxconn – l’azienda di Taiwan che per la Apple produce pezzi per gli iPhone, iPod e iPad – sono ora altre tre aziende cinesi fornitrici dell’azienda di Cupertino ad essere finite nell’occhio del ciclone per presunte violazioni del codice di condotta nei confronti dei dipendenti. ”Trattati come schiavi”, cosi’ afferma il rapporto della Sacom (Student & Scholars Against Corporate Misbehavior), un osservatorio con sede a Hong Kong, che ha effettuato un’ indagine interpellando 130 dipendenti della Foxlink, della Pegatron, e della Wintek, fornitrici Apple sparse sul suolo cinese. Secondo i risultati dell’indagine di Sacom, anche se la Apple richiede che le ditte di cui si serve in Cina rispettino delle regole ben precise e soprattutto trattino i loro dipendenti con rispetto e dignita’, le aziende cinesi in molti casi non tengono conto di questi avvertimenti e, per poter produrre sempre di piu’ e a costi piu’ bassi, sottopongono gli operai a turni di lavoro massacranti, negando loro anche i bisogni umani piu’ basilari, come poter avere una pausa per mangiare o persino per andare in bagno, o per riposare. Nel rapporto si legge che l’80% degli operai sono precari, non hanno un contratto sicuro e quindi, temendo di perdere il posto, essi assecondano tutte le richieste fatte loro spesso senza lamentarsi o protestare. Dal ritratto disegnato dall’osservatorio di Hong Kong sulla vita all’interno di queste aziende emergono numerosi casi di lavoratori costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno, con soltanto 1-2 giorni di vacanza in tre mesi. Altri, secondo lo studio, sono costretti a lavorare senza nemmeno essere pagati, trattandosi di studenti attirati con la promessa di un training e invece sfruttati al lavoro. E ancora uniformi polverose, nessuna protezione in caso di uso di sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute. E, principalmente, straordinari non pagati. Molti operai hanno denunciato alla Sacom di essere praticamente costretti, dietro minaccia di perdere il posto, a lavorare in piu’ per raggiungere un tot di pezzi prodotti al giorno, senza nemmeno essere pagati per le ore extra lavorate. ”Noi insistiamo – ha detto un portavoce della Apple Cina in risposta a quanto denunciato dalla Sacom – sul fatto che le nostre aziende fornitrici garantiscano condizioni di lavoro sicuro e dignitose e usino processi di produzione responsabili”. Il portavoce ha poi aggiunto che le aziende cinesi dovranno applicare rigidamente questi criteri se vorranno continuare a fare affari con la Apple. L’azienda di Cupertino ha poi anche fatto sapere che nel suo rapporto 2013 sulla responsabilita’ dei fornitori Apple, si specifica che Apple nel 2012 ha condotto 393 accertamenti a tutti i livelli nell’ambito delle sue catene di fornitori, cioe’ il 72% in piu’ rispetto al 2011. Il rapporto Sacom ha nuovamente sollevato l’attenzione del pubblico sul problema delle condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi. Ad Hong Kong, dinanzi ad un negozio Apple, si e’ tenuta una manifestazione di protesta nella quale si e’ puntato il dito, con striscioni e cartelli, sul fatto che ”mentre la Apple guadagna tanti soldi, i suoi operai vivono tuttora in miseria”.

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Pechino di nuovo invasa da smog, inquinamento record

Nuovo peggioramento della situazione dello smog a Pechino, dove l’indice dell’ inquinamento diffuso dall’Ambasciata americana ha superato oggi il valore considerato massimo. Alle 10 di mattina, l’indice della PM2,5 – le particelle inquinanti abbastanza piccole da entrare nei polmoni – aveva toccato il livello di 510 per metro cubico. Il livello massimo “molto dannoso” per la salute è di 500. C’é anche un risvolto “politico” all’inquinamento, che secondo gli esperti è causato soprattutto dal massiccio uso del carbone per produrre energia: la prossima settimana si apre infatti nella capitale della Cina la sessione annuale dell’ Assemblea Nazionale del Popolo (Npc nella sigla inglese). L’ Assemblea, l’isitituzione cinese più simile ad un Parlamento, dovrà eleggere alla presidenza della Repubblica Xi Jinping, il neo-segretario del Partito Comunista Cinese. Inoltre, Li Keqiang, 57 anni, dovrebbe essere scelto come nuovo capo del governo in sostituzione di Wen Jiabao. In occasione della sessione quasi 3.000 deputati che partecipano all’Assemblea, provenienti da tutti gli angoli della Cina raggiungeranno la capitale.

fonte: ANSA

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Allarme inquinamento, Pechino mette il segreto di stato sui veleni del sottosuolo

Nella Cina avvolta dallo smog si nasconde un nuovo mostruoso fantasma: è l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere da metalli pesanti, che le autorità di Pechino hanno studiato ma che il pubblico non potrà conoscere, perché coperto da “segreto di stato”. Il ministero dell’ambiente cinese, come ha ampiamente messo in risalto anche la stampa locale, ha condotto una ampia ricerca a partire dal 2006. Ma il fatto che non se ne possano conoscere i risultati adesso fa discutere, perché mai come in questo frangente a essere in gioco è la salute della popolazione, che beve l’acqua e si nutre dei prodotti agricoli che crescono su terreni inquinati. Secondo Ma Jun, direttore della sede di Pechino dell’Istituto di affari pubblici e ambientali, la contaminazione del suolo potrebbe comportare un rischio maggiore rispetto anche ad altre forme di inquinamento, perché è meno visibile e la gente non sa come gestirla e affrontarla. “L’inquinamento del suolo può danneggiare in modo diretto la gente – ha detto Ma – perché colpisce il cibo, le coltivazioni e le falde acquifere. La gente ha il diritto di sapere come stanno le cose”. L’indagine ha testato 200.000 campioni di suolo, acque sotterranee e prodotti agricoli a livello nazionale. “Considerando che il ministero dell’ambiente – ha detto in una intervista l’avvocato Dong Zhengwei – ha fornito informazioni in tempo reale sull’inquinamento atmosferico, mentre quello del suolo è considerato un segreto di stato, dobbiamo pensare che il terreno sia contaminato molto di più dell’aria?”. Nel 2006 il ministero aveva fatto sapere che oltre il 10% dei terreni agricoli in Cina era inquinato, e che circa 12 milioni di tonnellate di cereali venivano contaminati da metalli pesanti ogni anno. Da allora non sono stati più comunicati dati aggiornati. Secondo alcuni esperti, il problema dell’inquinamento del suolo finora ha ricevuto un’attenzione troppo limitata in Cina. “Se l’aria sia inquinata ognuno lo può vedere con i propri occhi o vedere se ci sia contaminazione in un fiume”, ha detto in una intervista in rete Chen Nengchang, scienziato dell’istituto per l’ecologia, ambiente e il sottosuolo del Guandong. “Ma per rilevare l’inquinamento del suolo sono necessarie attrezzature speciali per controllare i livelli dei vari elementi”. Chen ha fatto poi notare come l’abuso dilagante di fertilizzanti e pesticidi nel terreno agricolo e l’infiltrazione di metalli pesanti quali piombo, arsenico e cadmio, prodotti dalle fabbriche, minaccino la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare della Cina. Chen ha stimato che almeno 15 tra province e zone amministrative della Cina poggino su terreni fortemente contaminati. Secondo gli esperti se la gente mangia cibo contaminato alla radice è esposta a rischi per la propria salute. Gli organi più colpiti sono il fegato e i reni, mentre nei bambini possono verificarsi problemi di crescita.

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