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La Cisco aiuta il governo cinese nel controllo del Falun Gong

La Cisco System, società leader produttrice di pezzi e materiali per l’informatica, avrebbe personalizzato alcuni suoi articoli per agevolare il governo cinese nel controllare e censurare i membri dell’organizzazione di Falun Gong, i quali hanno presentato una denuncia contro la società. Lo riferisce il quotidiano di Taiwan, Taipei Times. Il documento è stato presentato giovedì scorso in un tribunale distrettuale della California da una fondazione che si occupa di tutela dei diritti umani in nome e per conto del movimento di Falung Gong. Secondo le accuse, la Cisco avrebbe aiutato il governo cinese preparando una specie di mega firewall che è utilizzato dal governo di Pechino per la censura su internet e per rintracciare gli oppositori. Nella denuncia vengono citati diversi dipendenti della Cisco, inclusi il presidente e il direttore esecutivo. La Cisco ha tuttavia fatto sapere in un suo comunicato che le accuse “non hanno alcun fondamento” e di volersi difendere con forza. Secondo la denuncia, diversi membri del movimento di Falun Gong proprio grazie al firewall creato dalla Cisco sarebbero stati individuati, catturati, arrestati e torturati. Uno di loro sarebbe stato addirittura picchiato a morte. Terri Marsh, un avvocato americano, ha riferito al giornale che sono stati forniti dall’organizzazione molti dettagli sul ruolo della Cisco nella vicenda, dettagli che saranno resi noti durante il processo. La denuncia è fatta sulla base dello Statuto delle offese agli stranieri, una legge federale che consente agli stranieri residenti di presentare denuncie in una corte americana invocando violazioni della legge internazionale. La denuncia è stata fatta sotto il nome di tre membri del movimento di Falun Gong, Ivy He, canadese, Liu Guifu, di New York e Charles Lee, un cittadino americano che fu arrestato in Cina nel 2003 3 rimase in carcere fino al 2006. La denuncia è stata poi fatta in nome di altri 8 non identificati cittadini cinesi tra cui coloro che sono stati torturati o uccisi o che risultano scomparsi. Il movimento di Falun Gong, nato nel 1992 in Cina come movimento spirituale, è cresciuto rapidamente negli anni, attirando migliaia di persone. Si ispira alla tradizione taoista e buddista. Il movimento non è stato mai ben visto dal governo cinese tanto che nel 1999 Pechino “vieto” l’organizzazione, definendola “eretica”.

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Lancio di uova e scarpe contro padre censura internet

Se vera, la notizia potrebbe dimostrare un ennesimo anelito al cambiamento da parte dei giovani cinesi. Il padre del ‘Grande Fratello’ cinese, la censura su internet del governo, Fang Binxing, sarebbe stato oggetto di lanci di uova e di una scarpa. La notizia è diventata il topic del giorno sui social network cinesi e su Twitter, luoghi dove non si parla d’altro. Tanto che il nome del presidente dell’Università di Posta e Telecomunicazioni di Pechino e ispiratore del ‘Great Firewall’, la ‘grande muraglia di fuoco’ (il sistema di censura che blocca le comunicazioni su Internet sgradite al governo cinese), è diventato, al pari di quelli del Dalai Lama, del Tibet e di dissidenti, impossibile da raggiungere su internet senza le Vpn, quei programmi e servizi che permettono un collegamento in Cina come se si fosse in altro paese straniero, così da permettere di aggirare la censura. Al momento non ci sono conferme ufficiali dell’incidente. Secondo le informazioni che circolano in rete, Fang Binxin stava tenendo una lezione all’università di Wuhan, nella provincia orientale dell’Hubei, quando verso di lui sono state lanciate uova e scarpe. Secondo quanto ha scritto lo stesso ‘lanciatore’ su Twitter, con lo pseudonimo di ‘hanunyi’, le uova non hanno colpito il professore così come la seconda scarpa lanciata. La prima, invece, avrebbe colpito l’uomo. Su internet si trovano sia foto del ragazzo (con volto camuffato) con le uova in mano, sia della porta dell’aula universitaria macchiata da uova. La polizia dell’ufficio di pubblica sicurezza di Luojiashan, nel cui distretto ricade l’università, ha confermato ad alcuni organi di informazione che agenti sono stati inviati nell’università per indagare su un caso di lancio di scarpe, senza fare riferimento a Fang Bixing che sarebbe anche tornato a Pechino. Hanunyi è diventato un eroe nella rete, al pari dei dissidenti e di coloro che si battono per il cambiamento della Cina. Lui, che scrive di essere scappato dall’aula dopo il lancio, si è anche dichiarato sorpreso, in una dichiarazione su Twitter, del seguito che sta avendo. Tra i ‘cinguettii’ si sprecano le lodi al ragazzo e si chiede di continuare. Si scherza (‘tutti a mangiare uova staserà) e si chiede di andare avanti, facendo lo stesso con altri. Se è la prima volta che si registra un attacco così diretto ad una icona del sistema cinese, non è la prima volta che Fang Binxing è oggetto di attacchi. Il professore lo scorso ottobre è stato costretto a chiudere il suo blog ad una settimana dall’apertura dopo aver ricevuto dagli internauti “un mare di critiche”. Migliaia di messaggi in poche ore, sul tenore “Fang Binxing, la grande muraglia di fuoco ha privato il popolo del suo diritto ad un libero accesso ad Internet”, hanno bloccato il sito obbligando il padre della censura cinese su internet a chiudere il suo blog. La Grande Muraglia di Fuoco, impedisce l’accesso ai principali siti di comunicazione sociale come Youtube, Facebook e Twitter. Inoltre, un sistema di parole chiave blocca le ricerche che potrebbero essere “pericolose”. Tra queste ci sono le parole “Dalai Lama”, “Tiananmen” e da qualche mese “premio Nobel”, “Liu Xiaobo” e ‘Ai Weiwei”. Per aggirarla, molti utilizzano sistemi che permettono di simulare la navigazione da paesi stranieri. Ma i tecnici governativi cinesi, che monitorano la rete, spesso individuano questi sistemi, innescando una guerra tecnologica con gli sviluppatori di questi programmi.

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Vietato l’inglese in Cina

Le parole e le abbreviazioni in inglese saranno ”vietati” a tutte le pubblicazioni cinesi per ”salvaguardare la purezza” della lingua locale. Lo ha annunciato l’ Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni (Gapp), l’ agenzia governativa incaricata di controllare il settore. ”Le parole straniere mischiate con quelle cinesi danneggiano gravemente la purezza della lingua cinese e turbano l’ altrimenti sano e armonioso ambiente culturale”, afferma il decreto del Gapp riportato oggi dalla stampa cinese. Di conseguenza viene ”vietato di introdurre dei termini stranieri come parole o abbreviazioni in inglese nelle pubblicazioni in cinese e di creare dei termini che non sono ne’ cinesi ne’ stranieri e il cui significato non e’ chiaro”. L’ uso di alcune parole come ”cool” (”forte”, ”alla moda”) o di abbreviazioni inglesi come Cpi (indice dei prezzi al consumo, la misura dell’ inflazione) o Gdp (Prodotto interno lordo) e’ frequente nella lingua cinese parlata e scritto e dilaga su Internet, della quale il dictat della Gapp non fa cenno. Dato che i siti di comunicazione sociale come Twitter, Facebook e Youtube in Cina sono vietati gli strumenti piu’ usati dagli internauti cinesi sono infatti i ”microblog”, di fatto un sostituto locale di Twitter, sui quali le espressioni in ”chinglish” sono all’ ordine del giorno. Il quotidiano Global Times ha riportato oggi la notizia che uno degli inventori del sistema di censura di Internet, chiamato ”la grande muraglia di fuoco” e’ stato costretto a chiudere il suo ”microblog” dopo aver ricevuto valanghe di critiche dagli internauti. Il giornale riferisce che Fang Binxing, professore dell’ Universita’ per le poste e le telecomunicazioni di Pechino che e’ stato impegnato nella messa a punto della ”muraglia” aveva aperto il blog la scorsa settimana e ieri ha deciso di chiuderlo. Il giornale cita ad esempio il messaggio che un anonimo internauta ha inviato al professore: ”Fang Binxing, la grande muraglia di fuoco ha privato il popolo del suo diritto ad un libero accesso ad Internet”. Nonostante la censura il mercato cinese di Internet, che con 420 milioni di utenti e’ il piu’ grande del mondo, attira l’ attenzione degli imprenditori stranieri. In questi giorni e’ in vacanza in Cina Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, uno dei siti ”sociali” che fanno paura a Pechino. Zuckerberg non si e’ limitato a visitare monumenti e musei ma ha anche incontrato i dirigenti di alcuni dei principali portali cinesi come Sina.com e Baidu.com.

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