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Diminuite le esecuzioni capitali in Cina, ma sono sempre 4000 l’anno

Diminuite, in Cina, di circa il 50% le esecuzioni capitali dal 2007 ad oggi. Il dato e’ stato reso noto dai vertici della Fondazione, con sede in America, Dui Hua, che si occupa di tutela dei diritti umani. Secondo i dati forniti, attualmente sono circa 4000 all’anno le condanne a morte eseguite in Cina, un numero ancora elevato ma molto piu’ basso rispetto al passato. Secondo gli analisti, la diminuzione sarebbe collegata alla nuova normativa, che risale appunto al 2007, che impone che ogni condanna a morte emessa da tribunali di grado inferiore deve essere rivista dalla Corte Suprema. Anche se Pechino ha introdotto una serie di iniziative per limitare l’applicazione della pena di morte, secondo Amnesty International, nel paese sono comunque eseguite piu’ condanne a morte che in tutto il resto del mondo.
”La Cina ha fatto enormi progressi nel ridurre il numero delle esecuzioni – ha commentato John Kamm, direttore esecutivo di Dui Hua, ma il numero e’ ancora troppo alto e troppo lentamente in declino”. Attualmente la Cina prevede la pena di morte per 55 reati (nello scorso febbraio il governo l’ha rimossa per 13 reati). Fino al 1997 era prevista anche per il furto.
Secondo molti avvocati e attivisti per i diritti umani molte persone condannate a morte subiscono torture e vengono costrette spesso a confessare anche reati non commessi durante gli interrogatori, e non hanno la possibilita’ di difendersi in giudizio adeguatamente. Solo martedi’ le autorita’ della provincia sudoccidentale di Kunming hanno eseguito la condanna a morte per due uomini e una donna, condannati per il loro coinvolgimento in un traffico di droga, prostituzione, estorsione e diffusione di denaro falso.

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Eseguite tre condanne a morte in Cina

Il capo di un’ organizzazione mafiosa e due dei suoi luogotenenti sono stati messi a morte oggi a Kunming, nel sud della Cina, secondo l’agenzia Nuova Cina. Le condanne a morte, emesse nel 2009, sono state eseguite dopo essere state approvate dalla Corte Suprema di Pechino, come prevede la legge. Si tratta di Jiang Jiatian, 58 anni, che, secondo l’agenzia, si è “arricchito negli anni novanta” con il traffico di droga riciclando poi i proventi in case da té, Internet café e alberghi, della sua amante Yang Jufen e di Xie Mingxiang. Le autorita” di Kunming, guidate dal segretario del Partito comunista della metropoli e astro nascente della politica cinese Bo Xilai, hanno lanciato nel 2009 una campagna contro le potenti organizzazioni locali che ha portato a centinaia di condanne a pene detentive. Prima dei tre uccisi oggi, era stato messo a morte l’ anno scorso Wen Qiang, ex-direttore della polizia giudiziaria della metropoli. La Cina è il paese che esegue il maggior numero di condanne a morte del mondo. Il loro numero è segreto ma sono migliaia ogni anno secondo le organizzazioni umanitarie internazionali.

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Eseguite due condanne a morte in Cina

Le autorità cinesi hanno eseguito oggi due condanne a morte ad una donna cinese e ad un uomo filippino. Wang Ziqi, secondo i giudici di Chongqing, nel sud ovest della Cina, insieme a sua sorella, era ritenuta a capo di una organizzazione criminale che dal 1994 al 2009 ha forzato più di 300 ragazze alla prostituzione, gestendo case di appuntamenti , minacciandole e sequestrando loro i documenti. Le ragazze provenivano principalmente dalle campagne ed erano arrivate nella più grande città cinese in cerca di lavoro. La donna è stata condannata a morte nell’agosto del 2010. Sua sorella, Wang Wanning, era scappata all’estero, ma è stata riportata lo scorso aprile in Cina. Attualmente è sotto processo e rischia la stessa pena della sorella, la cui condanna a morte è stata eseguita stamattina a Chongqing. Sempre stamattina, ma a Gulin, nel sud del paese, nella provincia autonoma del Guangxi, tramite una iniezione letale è stata eseguita la condanna a morte di un filippino accusato di traffico di droga. Nonostante le richieste e le preghiere arrivate da Manila, il governo cinese ha proceduto all’esecuzione della pena capitale tramite iniezione letale. La conferma non è ancora arrivata dalle autorità cinesi ma da quelle filippine e la notizia è rimbalzata su diversi siti di organizzazioni che si battono per i diritti civili. Il 35nne filippino, del quale non è stato diffuso il nome, è stato arrestato il 13 settembre del 2008 all’aeroporto internazionale di Guilin con l’accusa 1,5 chili di eroina provenienti dalla Malaysia. Lo scorso novembre la conferma da parte delle autorità della condanna a morte. Il presidente delle Filippine Benigno Aquino III ha anche inviato una lettera al suo omologo cinese Hu Jintao chiedendo clemenza per l’uomo e la commutazione della pena capitale nell’ergastolo. Diversi incontri sono stati effettuati con le autorità cinesi e in diverse chiese di Manila sono state celebrate messe per l’uomo.

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Un boia si racconta: il mio, un lavoro facile

Uccidere la gente? Niente di piu’ facile. Almeno secondo il racconto shock di un boia cinese, che in una rarissima intervista pubblicata dal giornale Beijing Evening News, ha sostenuto che il suo lavoro non e’ ”difficile” come potrebbe sembrare. Tutt’altro. L’uomo, che il giornale identifica come Hu Xiao, ”un veterano della polizia giudiziaria”, racconta che tutti gli addetti alle esecuzioni usano dei fucili. ”Ci mettiamo a quattro metri dal condannato inginocchiato, con fucili la cui canna e’ lunga un metro, prendiamo la mira e spariamo, e questo e’ quanto”, afferma gelido il boia, che sembra non provare alcuna emozione nel fare il suo ”lavoro”. Hu aggiunge che la maggior parte dei condannati sono talmente terrorizzati che cadono a terra semisvenuti. ”Solo uno, che era un ex militare, non sembrava spaventato e si e’ messo a correre. Così abbiamo dovuto sparare a un bersaglio mobile”, racconta. Il numero delle condanne a morte e delle esecuzioni e’ considerato dal governo cinese un segreto di Stato, e non viene rivelato. Le organizzazioni umanitarie internazionali ritengono che la Cina sia il Paese con il maggior numero di condanne a morte del mondo. Fino al 2007 si parlava di 5-10mila esecuzioni all’anno. In quell’ anno fu stabilito che tutte le condanne a morte avrebbero dovuto essere approvate dalla Corte Suprema di Pechino, più restia dei tribunali locali a comminare la pena capitale. Secondo Dui Hua (Dialogo), un’organizzazione basata negli Usa che si occupa soprattutto di detenuti, ”sembra” che da allora le esecuzioni siano diminuite del 15%. Nonostante questo, Dui Hua valuta che nel 2009 in Cina siano state messe a morte cinquemila persone. Nel suo rapporto sulla Cina per il 2011, Amnesty International si astiene dal fornire una cifra definita, e si limita a parlare di ”migliaia” di esecuzioni. Dui Hua riferisce di un sondaggio effettuato in Cina tra il 2007 e il 2008, nel quale il 64% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che il governo dovrebbe rivelare il numero delle persone che vengono messe a morte. Tutto quello che riguarda le condanne a morte continua ad essere coperto da un muro di segretezza e l’ articolo del Beijing Evening News rappresenta un’eccezione sorprendente. L’articolo parla in generale delle attività’ della polizia giudiziaria e ha al suo interno l’intervista con il boia. Hu Xiao racconta di aver iniziato a fare il suo attuale mestiere nel 1992. ”Sono stato per alcuni anni nell’esercito e quando l’ho lasciato ho fatto domanda per la polizia giudiziaria. Quando mi sono presentato mi chiesero se ero disposto anche a uccidere i condannati a morte. Non avevo mai sparato a nessuno, ma accettai”. ”La prima volta non ero spaventato, anzi provai una certa eccitazione”, racconta il boia, che da allora ha effettuato centinaia di esecuzioni. ”Alcuni dei nuovi assunti nella polizia giudiziaria all’inizio non riescono a fare il lavoro. Bisogna dargli un po’ di tempo per abituarsi”, aggiunge. Si ritiene che in Cina la maggior parte della popolazione sia favorevole alla pena di morte e che solo pochi intellettuali illuminati cerchino di ridurre il numero delle esecuzioni. Hu Xiao sembra confermare quest’opinione: ”Si meritano tutti quello che gli facciamo”, sostiene.

fonte: ANSA

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