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Radio Vaticana sperimenta omologo cinese di Twitter

La Radiovaticana, che usa twitter non tanto come social network ma come canale “per informare tempestivamente delle pubblicazioni e attività” e per questo ha canali twitter nelle diverse lingue, sta sperimentando un sistema da utilizzare in Cina, una specie di omologo cinese di twitter, visto che in Cina twitter non funziona. Lo ha detto padre Federico Lombardi, durante la presentazione ai media dello “sbarco” del Papa su twitter. Padre Lombardi ha aggiornato sulle iniziative del sistema informativo vaticano tra l’altro ricordando che il canale twitter della Radio in lingua inglese ha oltre centomila followers, ed è il più utilizzato, seguito da quello in spagnolo. Oltre al potenziamento nel campo delle nuove tenconolgie, ha informato il portavoce vaticano, si sta attuando un “progetto infrastrutturale che collega meglio sala stampa, centro televisivo vaticano e radio, in modo tale che i segnali video e audio “girino più facilmente”.

fonte: ANSA

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Il vertice Brics in India: cinque paesi con cui bisogna fare i conti

Riporto una serie di articoli pubblicati dall’Ansa sugli incontri dei paesi Brics (Brasile Russia, India e Cina con l’aggiunta del Sudafrica), un gruppo con il quale tutti devono fare i conti.

Vertice Brics a Delhi, vogliamo contare di più

Le nazioni sviluppate che fino ad oggi hanno gestito la governance mondiale sono avvisate: gli strumenti di intervento utilizzati non sono più efficaci per affrontare e sconfiggere le molteplici crisi politiche ed economiche che affliggono i cinque continenti, per cui si dovrà rapidamente pensare a ridisegnarli, ridistribuendo poteri e responsabilità. E’ questo il messaggio lanciato oggi dai cinque paesi membri del Brics riuniti in un vertice a New Delhi. Al loro quarto appuntamento annuale dal 2009 i capi di Stato di questi ‘nuovi grandi’ (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) hanno manifestato il chiaro proposito di voler contare di più nel dibattito mondiale pur non rappresentando, come evidenzia la ‘Dichiarazione di Delhi’ da loro firmata, nulla di più di “una piattaforma di dialogo e cooperazione”. Una piattaforma però, aggiungono, che “raccoglie il 43% della popolazione mondiale”, il 20% del prodotto interno lordo (pil) globale e, come ha ricordato la presidente del Brasile Dilma Rousseff, “più della metà della crescita (56%) prevista dal Fondo monetario internazionale (Fmi) per il 2012”. Di fronte ad un pianeta che non cessa di essere turbolento, il Brics sollecita una riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che tenga conto delle potenze emergenti, ma nel frattempo propone che la comunità internazionale operi per disinnescare le crisi più importanti, avviando senza esitazione il negoziato per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, che è fonte di molti altri conflitti nella regione. E la ‘Dichiarazione di Delhi’ sollecita che per le tensioni in Siria e Iran si utilizzi il dialogo, permettendo nel caso dei siriani “l’avvio di un processo nazionale con la partecipazione delle parti coinvolte”. Nel caso di Teheran, invece, i cinque paesi “riconoscono il suo diritto all’uso del nucleare a fini pacifici, pur rispettando gli obblighi internazionali”. “Non si può trasformare la situazione riguardante l’Iran in un conflitto – si dice infine – le cui conseguenze non sono nell’interesse di nessuno”. Non c’é contrapposizione con le grandi potenze (Usa, Europa e Giappone), ma il Brics sottolinea la necessità non rinviabile di dare più spazio ai paesi emergenti nelle istituzioni della governance globale “perché ciò rafforzerà la loro efficacia nel raggiungimento degli obiettivi fissati”. Quello che più preoccupa Brasilia, Mosca, New Delhi, Pechino e Pretoria è “l’attuale situazione economica mondiale”, determinata dalla persistente crisi della zona euro, con un aumento dei debiti sovrani e con l’introduzione di misure di aggiustamento fiscale a medio e lungo termine che “producono in ambiente incerto per la crescita economica”. E’ il G20, di cui la Russia assumerà la presidenza, l’organismo che può e deve facilitare un forte coordinamento delle politiche macroeconomiche “anche con un miglioramento dell’architettura monetaria e finanziaria internazionale” che “deve contemplare una maggiore rappresentanza dei paesi emergenti” per ottenere “un sistema monetario internazionale che possa servire gli interessi di tutti i paesi”. In questo ambito il Brics studia la creazione di una Banca di sviluppo sud-sud, la cui realizzazione sarà esaminata nel 5/o Vertice che si svolgerà nel 2013 a Johannesburg, e dovrà mettere a disposizione dei paesi emergenti risorse da investire nella crescita macroeconomica. Al riguardo è apparso scettico il presidente uscente della Banca Mondiale, Robert Zoellick, per il quale la creazione di una nuova banca “é una iniziativa complicata” che comporterebbe delicate sfide come quelle di ottenere capitali e un buon rating dalle agenzie finanziarie internazionali.

Focus: la sfida di Delhi passa da Fmi e tassi di cambio

La riforma del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale per riflettere i nuovi equilibri globali, la svalutazione competitiva di euro e dollaro che danneggia gli emergenti, la maxi-liquidita’ in eccesso creata da Fed e Bce. Passa attraverso questi due nodi fondamentali la sfida che le nuove potenze economiche dei ‘Brics’, riunite oggi al vertice di Nuova Delhi, lanciano al tradizionale Gotha dell’economia mondiale: sintomo di un malessere sempre piu’ diffuso per un ordine mondiale da rifondare, ma che tradisce anche la scarsa coesione e le divisioni ancora presenti fra le leadership di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Mentre l’Europa discute di come aumentare il proprio fondo di salvataggio proprio per favorire un potenziamento del ‘firewall’ del Fmi ad aprile, dal ‘Brics Summit’ di Delhi arriva l’altola’: ”l’attuale sforzo per aumentare la capacita’ di finanziamento del Fmi – – dice la ‘Delhi Declaration’ – avra’ successo solo se c’e’ fiducia che tutti i membri dell’istituzione s’impegneranno davvero a implementare la riforma del 2010 in buona fede”. Solo con un aumento del peso specifico dei Brics nel board del Fmi, insomma, potra’ esserci un aumento di capitale del Fmi. Ma la strada e’ tanto stretta quanto fitta e’ la ragnatela di interessi, veti incrociati e scambi di favori attraverso cui puo’ passare un simile accordo. ”I vertici di Fmi e Banca mondiale – recita ancora la dichiarazione congiunta – devono essere selezionati in un processo aperto e basato sul merito”. I Brics un candidato forte alla presidenza ce l’avrebbero: il ministro delle FInanze nigeriano Ngozi Okonjo-Iweala, un curriculum secondo molti migliore di quello del sudcoreano Jim Yong Kim, proposto da Obama. Gli Usa hanno sempre prevalso alla Banca mondiale, ma gli emergenti avrebbero perlomeno un valido piedistallo per dimostrare la loro unita’ d’intenti. Eppure una simile candidatura non e’ emersa al summit di Delhi, segno che le divisioni prevalgono ancora fra i Brics. Sullo sfondo dei colloqui nella metropoli indiana, ancora una volta, la crisi del’Eurozona, la ripresa stentata degli Usa, i segnali di stanchezza della locomotiva cinese e le potenziali ”disastrose conseguenze” di un’escalation militare sull’Iran, da evitare anche perche’ la corsa al nucleare di Tehran appare legittima ai leader riuniti in India. Gli squilibri mondiali emersi nel 2008 oggi, paradossalmente, sono persino aumentati e gli Usa continuano a finanziarsi vendendo debito alla Cina. E cosi’ e’ toccato a Dilma Roussef accusare di uno ”tsunami monetario” i Paesi occidentali, con Fed e Bce impegnate a creare cosi’ tanta nuova moneta da causare una svalutazione delle rispettive valute e tempo una fuga di capitali verso gli emergenti che toglie loro competitivita’. All’Occidente i Brics hanno chiesto ”politiche economiche e finanziarie responsabili”. Ma – con buona dose di realismo – hanno anche offerto collaborazione con le autorita’ internazionali per ravvivare la crescita globale.

Scheda: Brics, prove di unione tra 5 nuove potenze

Nato nel 2001 da un saggio dell’economista Jim O’Neill di Goldman Sacks, l’acronimo Bric (Brasile, Russia, India e Cina), allungato poi in Brics con l’ingresso del Sudafrica, e’ diventato con gli anni un termine per indicare le ”nuove potenze emergenti” che ridisegneranno gli equilibri geo politici nei prossimi decenni. Con la crisi finanziaria negli Usa e in Europa, il club dei cinque Paesi e’ diventato anche la ”locomotiva” dell’economia mondiale inceppata dalla recessione nel mondo industrializzato. I Brics, che rappresentano il 40% della popolazione mondiale e un quarto della superficie del pianeta, oggi producono il 25% della ricchezza mondiale. Considerando i loro alti tassi di crescita, si prevede che nel 2027 possano superare la ricchezza del vecchio G7 e nel 2050 addirittura quella di tutti i Paesi sviluppati. Tuttavia, la strada per una vera e propria integrazione tra i giganti e’ ancora lunga e secondo molti impossibile. Innanzitutto c’e’ un’ostacolo geografico. A differenza di altri blocchi economici, i Brics sono sparsi su quattro continenti e per ora hanno un limitato interscambio, anche se proprio a New Delhi hanno deciso di rafforzarlo attraverso transazioni nelle proprie monete. Secondo punto, ci sono grosse differenze tra i due ”big” di Cina e India, ancora separati da annose dispute su confini e da altre questioni politiche come il Tibet, nonostante l’ambizione di una ”Cindia” economica. In disparte poi c’e’ la Russia, alleato dell’India durante la Guerra Fredda ma che guarda con una certa diffidenza a Pechino. Il Brasile, che non ha contenziosi aperti con i vicini, dove c’e’ una solida democrazia e che non ha le enorme disparita’ sociali dell’India, e’ forse quello con le carte piu’ in regola. Ma al di la’ delle profonde divergenze, e’ innegabile che i Brics godono di una sempre maggiore influenza in seno ai consessi economici internazionali, come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, fino all’Organizzazione Mondiale del Commercio dove fanno fronte comune. La loro genesi risale a un incontro informale, a livello di ministri degli Esteri, nel 2006 al margine di un’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Mentre il primo vertice e’ solo nel 2009 a Yekaterinburg, seguito da Brasilia nel 2010 e Sanya (Sudafrica) nel 2011 dove si e’ consolidata la volonta’ comune di creare dei meccanismi finanziari e valutari alternativi a quelli dominati dalle potenze occidentali.

Vertice Brics a New Delhi tra proteste tibetane

I leader dei cinque Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) si riuniscono domani a New Delhi per il loro quarto vertice, ma l’evento è stato adombrato da massicce proteste dei rifugiati tibetani contro il presidente cinese Hu Jintao. La polizia indiana ha arrestato oggi decine di manifestanti tibetani e “blindato” i loro quartieri di residenza per impedire proteste e disordini contro Pechino. La sede del vertice, un hotel nell’area diplomatica e anche un altro albergo a cinque stelle dove alloggia il premier Hu, sono state trasformate in “fortezze” con lo schieramento di migliaia di poliziotti e anche dei reparti speciali. Le autorità indiane temono che altri tibetani possano seguire l’esempio del 27enne Jamphel Yeshi morto stamattina per le ustioni riportate due giorni fa quando si è immolato dandosi fuoco durante un corteo anti cinese. Il giovane è l’ultimo suicida di una lunga lista di almeno 30 “bonzi” tibetani che nell’ultimo anno si sono trasformati in torce umane in diverse parti del Tibet. Per Pechino, che oggi celebra il 53esimo anniversario della “liberazione” dell’altipiano himalayano, la colpa è del Dalai Lama che incoraggia la sua gente a compiere questi drammatici gesti. I cinque leader – oltre cinese Hu sono giunti oggi il russo Dmitry Medvedev, il sudafricano Jacob Zuma, mentre la brasiliana Dilma Roussef è arrivata ieri – si incontreranno domani mattina per parlare di “governance” mondiale e sviluppo sostenibile. Come recita lo slogan del vertice (“Brics Partnership for Global Stability, Security e Prosperity”) l’intenzione è quella di delineare un equilibrio mondiale alternativo sganciato dai vecchi schemi dominati dalle potenze occidentali ormai in declino. Dalla loro i Brics hanno il potere demografico (sono il 40 per cento della popolazione planetaria), il ricco mercato interno e le risorse naturali e umane, ma per ora rimangono ancora separati da profonde divergenze. A questo proposito, il summit di domani, dove il premier Manmohan Singh farà gli onori di casa, potrebbe gettare le fondamenta per l’ambizioso progetto di creare una sorta di “banca dello sviluppo Brics” o “banca di sviluppo Sud-Sud”. La nuova istituzione finanziaria potrebbe funzionare come la Banca Mondiale, quindi prestare soldi per grandi opere pubbliche, intervenire per aiutare i paesi più poveri (di cui il Brics intende essere capofila) e eventualmente anche intervenire nelle crisi come quella che ha colpito l’Unione Europea. “La strada è ancora molto lunga” come ha riconosciuto lo “sherpa” indiano Sudhir Vyas in un incontro con i giornalisti di preparazione al summit. Intanto, domani saranno firmati due accordi materia bancaria per facilitare i crediti e le transazioni finanziarie. In particolare, un’intesa permetterà alle banche di estendere linee di credito agli altri Paesi Brics nella loro moneta evitando così le commissioni per i cambi di valuta. Da molti è visto come i primo passo per scalzare il predominio del dollaro. Sul fronte politico è attesa anche la “dichiarazione comune”, approvata per consenso, dove sarà delineata una “road map” da seguire per decisioni future su grandi temi di politica globale. In agenda ci sono ovviamente le grandi crisi come quella dell’Iran e della Siria.

Vertice Brics, ministri denunciano sussidi agricoltura

I ministri del Commercio dei Paesi Brics hanno accusato i Paesi sviluppati di ”mettere a rischio la sicurezza alimentare mondiale” mantenendo i sussidi agricoli. E’ quanto emerge da un comunicato congiunto dei responsabili della politica commerciale di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica reso noto al termine di una riunione oggi a New Delhi alla vigilia del vertice tra i cinque leader. ”I sussidi all’agricoltura applicati da alcuni Paesi sviluppati continuano a distorcere il commercio e a minacciare la sicurezza alimentare e lo sviluppo dei Paesi in via di sviluppo” si legge. I ministri hanno inoltre sottolineato la necessita’ di resistere alle tendenze protezioniste” nei momenti di crisi. Hanno inoltre deciso di creare un meccanismo per effettuare transazioni finanziarie interne all’area Brics nelle loro monete. Hanno poi fissato l’obiettivo di raddoppiare l’interscambio a 500 miliari di dollari entro il 2015 (al momento e’ di 212 miliardi di dollari).

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Portale web contro obbligo segnalare veri nomi in microblog

Il principale portale Internet cinese, Sina.com, ha affermato che la decisione del governo di imporre a tutti gli utenti di registrarsi col loro vero nome rischia di causargli gravi danni. Charles Chao, il presidente esecutivo di Sina, ha sostenuto in un’intervista che dallo scorso dicembre, quando e’ scattata la nuova regola, il 40% dei nuovi iscritti non ha superato i controlli sulla veridicita’ delle informazioni fornite. Negli ultimi anni, grazie anche alla protezione dell’anonimato, milioni di cinesi hanno espresso le loro opinioni sui cosiddetti ‘microblog’ gestiti dal portale, spesso in contrasto con le posizioni ufficiali. ”Non siamo in grado di garantire che in futuro non ci saranno controlli ancora piu’ severi – ha spiegato Chao – e questo avra’ un impatto sui nostri utenti e un effetto negativo sulla nostra attivita”’. Nel 2011, ha aggiunto, gli utenti di Sina.com sono raddoppiati, raggiungendo i 300 milioni di persone.

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Nuove restrizioni per microblog nel Guangdong

La Cina ha ulteriormente ristretto, oggi, la liberta’ di uso di Internet ordinando ai gestori di sette microblog della provincia meridionale del Guangdong di registrarsi con i loro veri nomi. Lo scrive l’ agenzia Nuova Cina. I microblog sono la versione cinese di Twitter, che e’ bloccato dalla censura. Piattaforme come quella chiamata weibo.com ospitano milioni di bloggers che diffondono messaggi di non piu’ di 140 battute, proprio come Twitter. Negli ultimi due anni i microblog sono stati il principale veicolo di espressione dell’ opinione pubblica e spesso hanno ospitato opinioni critiche verso il governo autoritario di Pechino. Non esiste un conto preciso degli utenti dei microblog ma si ritiene siano piu’ della meta’ dei quasi 600 milioni di cinesi che abitualmente usano Internet. La nuova restrizione e’ stata immediatamente presa di mira da decine di blogger come quello che si firma Pan Gui che ha scritto: ”…la Cina ha piu’ di un miliardo di abitanti, se qualche centinaio di milioni si lamentano che fanno, hanno una prigione abbastanza grande per tutti?”.

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Nuove limitazioni per microblog

Il governo municipale di Pechino ha annunciato che gli utenti dei “microblog” – una popolare forma di comunicazione attraverso Internet – dovranno registrarsi con i loro veri nomi. Il nuovo regolamento emesso dal governo – riportato oggi dalla stampa cinese – precisa che gli utenti hanno tre mesi di tempo per la registrazione. Scaduto questo tempo, “andranno incontro a conseguenze legali”. I “microblog” sono messaggi di 140 battute e sono il sostituto locale di Twitter che, come gli altri siti di comunicazione sociale, in Cina è bloccato dalla censura. Negli ultimi anni i microblog sono diventati il principale canale di espressione dell’opinione pubblica e spesso hanno ospitato opinioni critiche verso il governo cinese.

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Due arresti per ‘diffusione notizie false’ su internet

Due giovani sono stati arrestati a Changsha, nella Cina centrale, nel quadro della campagna contro la diffusione su Internet di notizie false lanciata l’ estate scorsa dal governo di Pechino. Secondo l’agenzia Nuova Cina, i due giovani, entrambi sui vent’anni, avrebbero diffuso la falsa notizia secondo la quale cinquemila poliziotti e cento veicoli della polizia avrebbero scortato, il 6 dicembre scorso, un corteo nuziale, lasciando intendere che nel corteo viaggiava qualche “potente”. Funzionari di polizia hanno affermato che invece si è trattata di una “coincidenza”, dato che agenti e veicoli stavano tornando da un’esercitazione quando hanno incontrato per caso il convoglio. Nel quadro della campagna contro i “rumors” il popolare portale Sina.com, che ospita la maggior parte dei cosiddetti “microblog” diventanti negli ultimi anni un veicolo per la libera espressione, ha annunciato nei giorni scorsi di aver istituito dei gruppi speciali di esperti incaricati di “filtrare” i messaggi inviati dagli utenti. Internet in Cina ha più’ di 485 milioni di utenti.

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S’immola col fuoco per protesta a piazza a Tiananmen, governo lo nasconde

Per la prima volta in dieci anni, un uomo si e’ immolato con il fuoco in Cina davanti a tutti, in piazza Tienanmen a Pechino. Un gesto disperato e plateale al tempo stesso, che le autorita’ cinesi, coscienti del suo potenziale emotivo e simbolico, hanno cercato di tenere nascosto per circa un mese. E ci sono riusciti, almeno fino a oggi: a rendere noto il gesto e’ stato oggi il Daily Telegraph, che ha pubblicato la foto di un turista da lui scattata, che ritrae l’uomo, disteso a terra bruciato e con gli abiti fumanti, davanti al grande ritratto di Mao Zedong che domina la grande Piazza pechinese dal muro della Citta’ Proibita. E oggi Pechino ha dovuto ammettere. L’episodio risale al 21 ottobre scorso e del destino dell’ autore della protesta, se sia sopravissuto o sia morto, non si sa nulla. ”Lo ha compiuto proprio davanti a me. Ha scavalcato il parapetto che protegge la corsia per le biciclette che passa proprio sotto il ritratto di Mao. Era a due o tre metri da me”, ha raccontato Alan Brown, il lettore del giornale che ha diffuso la notizia. ”Ha detto qualcosa a un poliziotto, sembrava molto agitato. Poi ha estratto un accendino e si e’ dato fuoco”, ha aggiunto. Il poliziotto ha spento le fiamme con un estintore. L’uomo, che e’ stato identificato solo col suo nome di famiglia, Wang, di 42 anni, proveniente dalla provincia settentrionale dell’Hebei, si e’ probabilmente salvato. Di fronte alla documentazione fotografica in possesso del giornale l’Ufficio per la pubblica sicurezza di Pechino ha ammesso il fatto. Wang voleva protestare contro una sentenza che riteneva ingiusta emessa dalla magistratura in una causa civile nella quale era parte in causa. Piazza Tiananmen, la piazza dove si e’ fatta la storia di Pechino e della Cina – dalla proclamazione della Repubblica Popolare, il primo ottobre del 1949, alla rivolta degli studenti che avevano occupato la piazza nel 1989, cacciati dall esercito con un intervento che ha causato centinaia di morti – e’ il luogo preferito dai cittadini che ritengono di aver subito un ingiustizia per le loro proteste, spesso disperate. Per questo la piazza e’ strettamente controllata da decine di agenti, in divisa e in borghese. Tiananmen e’ anche un punto di passaggio obbligato per le migliaia di turisti, cinesi e stranieri, che visitano Pechino e il Daily Telegraph sottolinea che con tutta probabilità’ sono state scattate decine di foto dell’ incidente, oltre a quella di Alan Brown. Il fatto che la notizia non sia uscita su nessun mezzo d’informazione cinese, neanche sui ”microblog” di Internet, la forma di comunicazione più’ difficile da monitorare dimostra, aggiunge il giornale, il controllo che le autorità’ cinesi riescono a esercitare sull’informazione, anche se con sempre maggiori difficolta’. E questo, scrive il corrispondente del Daily Telegraph da Pechino Peter Foster, indica il ”problema principale dello Stato cinese: l’assenza della verità”’.

fonte: ANSA

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