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Vietato l’ingresso nelle spa ai malati di Aids. Polemiche

Polemiche in Cina per la decisione del governo di proibire l’acceso a spa e centri estetici a persone affette da Hiv e da una serie di altre patologie. Secondo quanto riferisce il sito di Radio Free Asia, i gruppi che si occupano di tutela dei malati di Aids e di diritti civili sono subito insorti alla notizia, secondo la quale il Consiglio di Stato ha pubblicato on line delle linee guida in cui si richiede ai centri di bellezza e alle spa di esporre in maniera chiara dei cartelli nei quali si proibisce esplicitamente l’ingresso ai malati di Aids e a coloro che soffrono di malattie della pelle. Unaids, l’organizzazione delle Nazioni unite che si occupa di programmi sull’Aids nel mondo, ha chiesto al governo di Pechino di ritirare la richiesta. ”Tanto per cominciare – ha commentato un avvocato, Chang Kun – alla base di cose come questa c’è molta ignoranza e la gente viene indirizzata verso credenze sbagliate su come di possa diffondere l’Aids. E questo inoltre creerà sempre maggiore discriminazione verso le persone affette da questa malattia”. Gli esperti fanno notare come la trasmissione del virus Hiv avvenga solo attraverso il sangue o per via sessuale per cui non c’è alcun rischio ad ammettere queste persone in un centro estetico o una spa. Attualmente, i cinesi che vivono con l’Hiv, continuano a sottolineare i gruppi che si battono per la tutela dei diritti di queste persone, sono già oggetto di numerose discriminazioni in Cina. Spesso corrono il rischio di perdere persino il posto di lavoro se il loro stato viene a conoscenza del datore di lavoro. Non sono ammessi a diventare dipendenti pubblici. Secondo Unaids, in Cina attualmente ci sono almeno 780.000 persone colpite dal virus dell’Hiv.

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Aumentano in Cina casi di Aids tra studenti

Aumenta in Cina il numero degli studenti delle scuole superiori e universitari malati di Aids. Lo riferiscono i giornali cinesi sottolineando come i rapporti omosessuali siano la maggiore causa di diffusione dell’Hiv tra gli studenti. Secondo i dati diffusi dalla commissione nazionale di sanità e pianificazione familiare, nel 2012 l’Hiv è stato diagnosticato a 1.700 studenti, in aumento del 24,5% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati, il 64,8% di questi studenti ha contratto il virus attraverso rapporti omosessuali. Sono attualmente 7.000 gli studenti malati di Hiv in Cina, anche se alcuni osservatori internazionali ritengono questi numeri sottostimati. In alcune università sono cominciate azioni informative sulla malattia e sui metodi per evitare il contagio.

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Studio cinese mostra mutazioni nel visrus dell’Hiv

Il virus dell’HIV potrebbe replicarsi e subire delle mutazioni dando luogo a nuovi sottotipi di virus destinati a svilupparsi soprattutto tra gli omosessuali che conducono una vita sessuale promiscua. Lo riferisce la stampa cinese riferendosi ad una scoperta fatta da alcuni ricercatori dell’Universita’ Fudan di Shanghai. Lo studio e’ stato effettuato dagli esperti cinesi analizzando il comportamento di 100 omosessuali sieropositivi e di 1.534 uomini che erano stati i loro partners sessuali negli ultimi tre anni. In Cina ci sono circa 18 milioni di omosessuali. Il sesso non protetto e’ diventato il veicolo principale della diffusione dell’HIV/AIDS nel paese e la percentuale dei gay infetti e’ in aumento. Secondo un sondaggio condotto dal Ministero della Salute in 61 citta’ nel 2008, il tasso di infezione tra i gay e’ stato del 4,9% e in cinque di queste il tasso di infezione ha superato il 10% raggiungendo il picco del 20% in alcune altre. Nel 2012 uno studio ha rilevato che il tasso di infezione del virus HIV tra gli omosessuali nel paese e’ del 6,7%. Secondo le nuove ricerche condotte alla Fudan se due persone con diversi sottotipi del virus HIV hanno tra loro comportamenti sessuali non protetti, i due sottotipoi di virus si possono a loro volta ricombinare dando vita a nuove forme. Di qui la necessita’, secondo i ricercatori, di misure efficaci di intervento quali non solo la promozione di campagne per l’uso del preservativo e per sottolineare l’importanza di ridurre i comportamenti promiscui, ma anche ad esempio la maggiore diffusione di test preventivi per la scoperta precoce della malattia.

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Aumentano casi di Aids in Cina

In preoccupante aumento in Cina i casi di Hiv, in particolare nella fascia di eta’ tra i 15 e i 24 anni e in quella degli over 50. Le autorita’ sanitarie cinesi hanno annunciato che, secondo i dati recenti, da gennaio a ottobre 2012 si sono registrati nel paese 16.131 nuovi casi di Hiv tra persone che hanno superato i 50 anni (che rappresenta, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente un incremento del 20,2%) e 9.514 nuovi casi tra i giovanissimi, in aumento del 12,8%. Sempre nei primi 10 mesi dell’anno, secondo i dati del ministero della sanita’, ci sono stati 17.740 decessi riconducibili all’Aids, anche qui in crescita dell’8,6% rispetto all’anno scorso. In totale in Cina ci sono al momento 492.191 casi di Hiv/Aids. Sun Xinhua, membro della Commissione per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato che l’84,9% dei nuovi casi registrati quest’anno e’ il risultato di episodi di sesso non protetto e che in particolare si e’ verificato un aumento degli ammalati fra gli omosessuali di sesso maschile. Il vice premier Li Keqiang, prossimo ormai a diventare il nuovo premier, ha fatto sapere che nell’agenda governativa la lotta all’Aids ha un ruolo prioritario. In base al piano per la lotta all’Aids per il quinquennio 2011-2015, pubblicato lo scorso febbraio dal Consiglio di Stato, il paese mira a ridurre le morti per Aids del 30% e i nuovi casi del 25% entro il 2015. Dalla fine del 2003 il governo cinese ha iniziato una serie di politiche sociali a favore di coloro che sono affetti da questa malattia, che includono test sul sangue gratis, istruzione scolastica gratuita per gli orfani di genitori morti di Aids, consulti medici gratuiti, e terapie gratuite per le donne affette dalla malattia ma in gravidanza.

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Cure negate e discriminazioni contro malati di Aids

Si stringe sempre di più il controllo sui dissidenti cinesi mentre alcuni attivisti denunciano che le autorità spesso negano cure e assistenza ai malati di Aids. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. In base a quanto riferito da Hu Jia, da poco rilasciato dopo aver scontato tre anni di carcere per sovversione, in vista della giornata mondiale dell’AIDS, che si terrà giovedì prossimo, il governo ha intensificato la sorveglianza di alcuni attivisti particolarmente impegnati nella tutela dei malati di Aids. Hu ha detto di essere molto preoccupato in particolare per Tian Xi, che ha già scontato un anno di carcere dopo aver cercato di difendere le istanze dei malati di Aids nelle zone rurali cinesi. “Se Tian dovesse essere arrestato di nuovo – ha detto Hu – sono convinto che non ne uscirebbe vivo”. Tian era stato arrestato nel 2009 mentre manifestava, fuori al ministero della salute, proprio nella giornata mondiale dell’Aids. Secondo molti avvocati e attivisti, le persone ammalate di Aids sono costantemente bistrattate nel paese, a molti di loro vengono negate cure e trattamenti negli ospedali, con la conseguenza che molti nel frattempo muoiono. Le ultime stime fissano in circa 700.000 le persone affette da virus HIV in Cina e 85.000 le persone con la malattia conclamata. La polizia cinese ha negato che l’arresto di Tian Xi sia stato legato al suo attivismo a favore dei malati di Aids. Tian Xi, che ora ha 23 anni, ha contratto la malattia quando aveva solo 9 anni, a seguito di una trasfusione di sangue resasi necessaria per un incidente nel quale era rimasto coinvolto. Il governo locale gli ha dato 30.000 yuan (poco più di tremila euro) a titolo di risarcimento.
Tre aspiranti professori cinesi hanno denunciato, in un ricorso presentato al governo centrale di Pechino, di essere stati discriminati perche” sieropositivi. I tre insegnanti, ha precisato Yu Fangqiang, un attivista per i diritti dei malati, sostengono nel ricorso che una legge contro le discriminazioni approvata nel 2006 dovrebbe prevalere sui regolamenti della burocrazia, secondo i quali i funzionari pubblici non devono avere malattie infettive. I tre hanno fatto domanda per insegnare nei licei in tre diverse province – Anhui, Sichuan e Guizhou – ma il posto di lavoro è stato loro negato nonostante avessero superato brillantemente l’esame necessario per accedere alla professione. “I governi locali – ha dichiarato Yu Fangqiang in un’intervista alla Bbc – tendono spesso a far prevalere i regolamenti locali sulle leggi valide a livello nazionale”.

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Buddismo come cura per l’Aids

La dottrina buddista come cura per l’Aids. E’ quanto accade nella prefettura autonoma di Xishuangbanna, nella provincia sud occidentale cinese dello Yunnan, dove vive la minoranza etnica Dai. Lo Yunnan è la provincia cinese con il maggior numero di contagiati malati di Aids e Hiv secondo i numeri dell’anno scorso, con 83.925 malati. Sui 300.000 abitanti dello Xishuangbanna, 1784 sono sieropositivi. Molti di questi non hanno accesso a cure e per analfabetismo o per carenze economiche e di infrastrutture, non sono neanche a conoscenza della malattia e dei metodi di prevenzione. E’ qui che entrano in gioco i monaci buddisti che, attraverso un programma, aiutano i malati. Il progetto ‘casa della gloria di Buddha’ è cominciato nel 2003 con fondi delle Nazioni Unite nel monastero di Zongfo, ad opera di un monaco, Du Hanting, vice abate del monastero, che 20 anni fa era in Thailandia ed entrò in contatto la prima volta con l’Aids. Da quel momento, ha deciso di fare qualcosa per risolvere il problema e alleviare le sofferenze dei malati. Attraverso l’insegnamento buddista, la meditazione e i precetti, organizza classi nel monastero alle quali partecipano malati sia buddisti che non credenti. Attraverso la meditazione, i monaci riescono a dare sollievo ai malati, riuscendo a fortificare anche il corpo. Non solo: gli insegnamenti vengono anche portati a domicilio, nelle case dove stanno malati che non possono muoversi, e tutti giurano di trovare sollievo dalla meditazione buddista e dalle lezioni. Nella contea, il 70% dei contagi è avvenuto attraverso rapporti sessuali non protetti. I monaci non possono parlare di sesso, ma insegnano i fondamenti e le regole del buddismo, soprattutto le prescrizioni che vietano l’uso di alcool e atteggiamenti promiscui. Ma le richieste sono troppe e ci sono anche remoti villaggi che i monaci non riescono a raggiungere. E così si sta lavorando alla realizzazione di compact disk con canti educativi registrati in lingua locale Dai, dal momento che molti dei residenti di questi villaggi sono analfabeti e hanno difficoltà anche a capire la difficile terminologia medica quando qualcuno parla con loro. Attraverso le canzoni, invece, riescono ad afferrare i concetti. L’esperienza religiosa come terapia anti Aids si sta velocemente diffondendo anche nella regione autonoma nordoccidentale cinese Ningxia Hui, a maggioranza musulmana. Leader religiosi musulmani della provincia hanno effettuato un viaggio nel monastero buddista di Zongfo per capire i metodi dei monaci nella cura anti Aids. E così diversi imam delle moschee di Ningxia continuamente informano i fedeli sui rischi derivanti dai comportamenti lascivi, dai contatti con le prostitute, dall’uso di droghe, indicandoli come comportamenti lontani dalla dottrina islamica.

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Film: l’amore ai tempi dell’Aids in Cina

‘Love for Life’, in concorso alla sesta edizione del Festival di Roma, non è un film qualsiasi. Primo lungometraggio di produzione cinese ad affrontare il delicato tema dell’Aids ha avuto un lungo decorso (cinque anni) anche perché, come ha spiegato oggi il regista Gu Changwei – fa parte della rinomata ‘Quinta generazione’- , “non è facile affrontare una tema del genere in Cina. Abbiamo dovuto fare molti tagli e comunque presentare il nostro lavoro alla commissione censura”. Nel cast superstar come Zhang Ziyi (Memorie di una Geisha) e Aaron Kwok, camei dei registi Feng Xiaogang, Jiang Wen e Lu Chuan, e soprattutto la vera popolazione di un villaggio rurale in gran parte vittima della malattia. La storia è ambientata negli anni Novanta in un piccolo villaggio cinese, dove si svolge un traffico illecito di sangue che ha diffuso a macchia d’olio l’Aids nella comunità. La famiglia Zhao è al centro della vicenda con Qi Quan, il figlio maggiore che è stato il primo a indurre i vicini a donare il sangue con la promessa di denaro veloce. Il nonno, disposto a tutto pur di rimediare al danno causato dalla sua famiglia, trasforma la scuola locale in una casa di cura per i malati. Fra i pazienti c’é il suo secondo figlio De Yi (Aaron Kwok), che affronta la morte imminente con rabbia e incoscienza. De Yi incontra la bellissima Qin Qin (Zhang Ziyi), moglie del cugino, recente vittima del virus. I due sono attratti l’uno dall’altra, condividendo l’amarezza e la paura del loro destino. Pur senza aspettative per il futuro, diventano amanti ma si accorgono presto di essere davvero innamorati l’uno dell’altra. Il sogno di vivere la loro relazione in modo legittimo e libero viene compromesso quando i compaesani li scoprono: con il tempo che scivola via, devono decidere se arrendersi o dare una possibilità alla felicità prima che sia troppo tardi. “Abbiamo lavorato insieme a delle persone che erano davvero ammalate di Aids, ma è stato più facile di quanto si possa pensare. Anzi per per me – dice la bellissima Zhang Ziyi oggi a Roma – è stata una esperienza del tutto costruttiva. Comunque in Cina – ha aggiunto – questo film ha avuto una grossa accoglienza sia parte del pubblico che della critica”. Il pubblico, spiega invece il regista:”é rimasto coinvolto dalla drammaticità della storia e dal fascino di questo amore dei due protagonisti. Comunque – ha aggiunto Gu Changwei – a quell’epoca l’Aids era curato solo in cliniche specializzate. E solo nell”89 si è parlato per la prima volta di un caso di Aids, era fino ad allora una malattia come sconosciuta”. Da parte dell’attrice contentezza di aver lavorato in Usa: “anche se non mi sento di appartenere ad Hollywood, ma al paese dove ho le mie radici e ai film in cui parlo la mia lingua”.

fonte: ANSA

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