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Nuovo video di Ai Weiwei: le mie prigioni (il contenuto potrebbe urtare la suscettibilità di qualcuno)

Dopo il video stile Gangnam style, Ai Weiwei, il noto artista e dissidente cinese che nel 2011 sconto’ 81 giorni di carcere ufficialmente per evasione fiscale ma in realta’ per il suo impegno politico, si lancia ora nella musica heavy metal. E’ infatti appena uscito il suo singolo ‘Dumbass’ (idiota), ispirato proprio al periodo della sua carcerazione. L’artista ha descritto il brano come una sua riflessione sulla difesa dei diritti umani in Cina. ”Mi alzo come un pazzo, e il paese e’ come una prostituta”, recita una parte della canzone. Ad accompagnare l’uscita del brano anche un video, che si puo’ vedere e scaricare anche sul sito ufficiale dell’artista aiweiwwei.com, girato in una stanza che riproduce dettagliatamente la cella in cui Ai Weiwei trascorse gli 81 giorni della sua prigionia. ”Avevo memorizzato ogni singolo dettaglio di quella stanza – ha raccontato l’artista -. La canzone e il video sono il miglior modo di rappresentare quella esperienza”. Il brano ‘Dumbass’ e’ tratto da un album che uscira’ a breve, tutto di musica heavy metal, dal titolo ‘La Divina Commedia’. Tutte le parole delle canzoni sono scritte da Ai Weiwei, mentre la musica e’ stata composta dal suo amico Zuoxiao Zuzhou.

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Chen Guangcheng denuncia vessazioni contro fratello

Il dissidente cinese non vedente, Chen Guangcheng, che l’anno scorso riuscì a fuggire dagli arresti domiciliari, a rifugiarsi nell’ambasciata americana e poi a partire per gli Stati Uniti dopo un braccio di ferro fra Washington e Pechino, ha denunciato oggi alla stampa che il fratello – che vive nella Repubblica popolare – da una decina di giorni è oggetto di angherie e vessazioni da parte delle forze di sicurezza. Gli attacchi a Chen Guangfu, 56 anni, che abita nel villaggio di Dongshigu, sono iniziati il 18 aprile scorso, con lanci di pietre, bottiglie, carcasse di pollame contro la sua casa, e sono proseguiti fino a oggi ha proseguito il dissidente, parlando da New York, dove studia Legge. “Questo è un Paese di banditi, non è un Paese dove vige la legge”, ha detto. “Se hai dei principi, e fai quello che è giusto, perché devi avere paura della gente? – ha aggiunto -. E poi cosa significano questo genere di attacchi notturni?”, ha continuato a chiedersi il dissidente, definendo gli autori di questi episodi come dei “ladri” o della “gente che ha una visione del mondo ristretta”. E questo, aggiunge, è quello che è diventato il Partito Comunista cinese”.

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Valanga di dollari dalla Cina per conquistare l’Africa

Miliardi di dollari per conquistare l’Africa. Secondo un rapporto pubblicato oggi negli Stati Uniti, dal 2000 al 2011 la Cina ha investito più di 75 miliardi dollari nel continente, avvicinandosi al livello degli Usa, che nello stesso periodo hanno riversato in Africa circa 90 miliardi. Il rapporto, stilato dopo 15 mesi di ricerche dal Center for Global Development e da AidData, è stato presentato oggi al pubblico. “La Cina considera segreti di Stato i dati sui suoi investimenti all’estero e sugli aiuti allo sviluppo e il nostro é un tentativo di capire che cosa sta succedendo”, ha dichiarato uno degli studiosi che hanno preso parte alla ricercal Andreas Fuchs dell’Università di Heidelberg (Germania). Anche in questo caso, il ministero del commercio cinese non ha risposto ai ricercatori, che si sono basati su fonti occidentali e africane ma anche sugli articoli usciti sulla stampa cinese. I ricercatori hanno individuato quasi 1.700 progetti cinesi nel continente, mille dei quali sono operativi. Secondo Brad Parks, direttore esecutivo di AidData, quello degli investimenti cinesi in Africa “é un argomento che suscita reazioni molto forti, positive o negative, e la gente tende ad avere opinioni molto radicali”. Pechino ha cominciato ad investire massicciamente nel continente nero a metà degli anni novanta, e da allora è stato un continuo crescendo. Nel 2006, che fu dichiarato “l’anno dell’Africa”, decine di capi di Stato e di governo africani presero parte al vertice organizzato a Pechino, nel quale furono gettate le basi per un rafforzamento della presenza cinese nel continente. Non per niente il nuovo presidente cinese Xi Jinping ha scelto per il suo primo viaggio all’estero, in marzo, la Russia e tre Paesi africani: la Repubblica Democratica del Congo, la Tanzania e il Sud Africa. I critici dell’espansione cinese in Africa accusano Pechino di cinismo politico, che si manifesta nel sostegno a dittatori abbandonati dall’Occidente come Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe. Altri sottolineano che, portando i tecnici e spesso gli operai dal loro Paese, le imprese cinesi danno un contributo minimo allo sviluppo delle economie locali. Secondo Parks, non bisogna farsi fuorviare dagli stereotipi, che pure hanno un fondo di verità, secondo i quali la Cina si limita a sfruttare le materie prime africane e a provvedere alle infrastrutture come strade, ferrovie e aeroporti. Oltre a quel tipo di progetti ha affermato Parks, i cinesi “fanno molto nei settori della sanità, dell’istruzione, della società civile, molte cose che generalmente non si pensa siano sostenute dal governo cinese”. Il primo Istituto Confucio – il principale strumento col quale Pechino cerca di esportare il proprio ‘soft power’ – è stato aperto nel 2005 a Nairobi, in Kenya. Ora, sottolinea il rapporto, ne esistono 23 in 17 diversi Paesi.

beniamino natale per ansa

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Liu Xia esce dopo oltre due anni, “dite a tutti che non sono libera”

“Dite a tutti che non sono libera. Nessuno di noi è libero”. E’ il grido di Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, che per la prima volta dopo due anni è riuscita a rompere il silenzio forzato al quale é stata costretta da arresti domiciliari blindatissimi. L’occasione è stata un’udienza in tribunale, che le ha permesso di uscire dalla sua ‘prigione’. E lei non se l’é lasciata sfuggire. Il resto lo ha fatto una foto e, soprattutto, twitter. Così le parole della poetessa, rea solo di sostenere e appoggiare le battaglie del marito (di fatto non è accusata di alcun reato) hanno fatto il giro del web. E del mondo. Liu Xia non può lasciare la sua casa di Pechino da quando suo marito, che ha partecipato ai moti di Tiananmen ed è promotore del documento ‘Charta08’ sulla necessità di instaurare in Cina un sistema politico democratico, è stato insignito del Nobel per la Pace nel 2010. Tanto che né lui, agli arresti dal 2009, né lei, sono riusciti a ritirare il prestigioso riconoscimento. Ma contro Liu Xia non esiste alcuna condanna: non è accusata di alcun reato, non è mai stata processata e la sua detenzione è illegale. Oggi il permesso di uscire per partecipare ad un’udienza del processo in corso nei confronti del fratello, finito nelle maglie delle autorità cinesi e arrestato il 31 gennaio scorso per una disputa immobiliare, risolta in realtà da tempo. Un breve istante di libertà che Liu ha deciso di sfruttare fino in fondo. E così quando l’auto sulla quale viaggiava è passata davanti a un gruppetto di giornalisti ha immediatamente abbassato il finestrino e lanciato il suo grido di dolore: “Dite a tutti che non sono libera. Mi mancate tutti tanto. Grazie per il vostro sostegno”. Lo scorso 28 dicembre, quattro attivisti, sfruttando il cambio delle guardie che stazionano dinanzi alla sua casa, sono riusciti ad avvicinarsi alla porta e a parlarle, filmandola. All’inizio di dicembre, due giornaliste sono riuscite a sfruttare un calo nei controlli degli agenti e si sono avvicinate alla porta della donna, riuscendo a scambiare con lei qualche parola, mentre mesi prima altri l’avevano filmata dalla strada. Ma mai il suo messaggio era giunto così forte e chiaro.

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Chen Guangcheng denuncia: “Pechino perseguita la mia famiglia”

Il dissidente cieco cinese Chen Guangcheng, che riuscì a riparare negli Stati Uniti lo scorso anno dopo essersi rifugiato nell’ambasciata Usa a Pechino, ha accusato le autorità cinesi di non rispettare i patti e di perseguitare i suoi familiari rimasti in Cina. In dichiarazioni rilasciate a Washington, Chen ha detto: “Non solo il governo non rispetta le promesse che aveva fatto un anno fa, ma la situazione è ulteriormente peggiorata perché non hanno smesso di perseguitare i miei familiari”. Chen, che era stato condannato a quattro anni per aver pubblicamente criticato gli eccessi della politica del figlio unico e posto agli arresti domiciliari, si conquistò in novembre i riflettori internazionali per essere riuscito a fuggire dal suo villaggio e a rifugiarsi nell’ambasciata Usa, scatenando una crisi diplomatica fra Pechino e Washington. Alla fine la Cina gli concesse di espatriare negli Stati uniti per studiare diritto a New York, dove vive con la famiglia. Fra le altre cose, un nipote di Chen è stato condannato a tre anni di carcere lo scorso novembre. “Questo basta a dimostrare che il regime comunista cinese non ha intenzione di cambiare”, ha detto Chen, che ha chiesto a Washington di pubblicare i verbali delle trattative segrete fra Usa e Cina quando lui era ospite dell’ambasciata.

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Xi Jinping chiude visita in Africa a Brazzaville con contratti

Si è chiusa con una tappa nel Congo Brazzaville la tournee africana del nuovo presidente cinese Xi Jinping che nella sola giornata di ieri ha firmato undici contratti per diversi milioni di euro. Ad accogliere il leader cinese e sua moglie migliaia di persone in strada, in tanti con tshirt con l’effigie di Xi e del presidente Denis Sassou Nguesso. Gli accordi firmati sono relativi ai settori della cooperazione, dell’economia, della comunicazione, delle infrastrutture e delle banche. Xi è anche intervenuto al parlamento del Congo Brazzaville per sottolineare come “il futuro dello sviluppo della Cina sarà un’opportunità senza precedenti per l’Africa ” e viceversa. La Cina è dal 2009 il primo partner commerciale dell’Africa ed ha offerto prestiti per 20 miliardi di dollari tra il 2013 e il 2015 per aiutare la crescita. Il nuovo presidente cinese durante il suo giro di visite, che ha toccato anche Tanzania, e Sudafrica, ha anche partecipato al vertice dei Brics, i paesi emergenti, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.

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Arrestato cognato del premio Nobel Liu Xiaobo

La polizia di Pechino ha arrestato il cognato del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per aver promosso il documento Charta08, che chiede l’ instaurazione in Cina di un sistema politico democratico. Secondo il suo avvocato Mo Shaoping, l’ uomo, Liu Hui, è stato arrestato il 31 gennaio. L’ avvocato sottolinea che l’ arresto è irregolare, perché legato ad una disputa tra società immobiliari risolta alcuni mesi fa. Liu Xiaobo, un professore universitario che dal 1989 si batte per la democrazia, ha ricevuto il Nobel nel 2010, due anni dopo essere stato arrestato. Da allora anche sua moglie Liu Xia, sorella di Liu Hui, è stata tenuta illegalmente agli arresti domiciliari, senza essere stata accusata di alcun reato. Secondo Mo Shaoping, l’ arresto é “un duro colpo alla famiglia” del premio Nobel, ed i particolare a Liu Xia, che è psicologicamente provata dalla detenzione del marito e dalla sua. L’ avvocato ha aggiunto che Liu Hui potrebbe essere processato quest’estate.

fonte: ANSA

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