Archivi tag: guangdong

Apple in Cina soffre molto la concorrenza

Nonostante la nuova versione del suo iPhone stia vendendo bene, Apple sta vivendo un momento di stasi in Cina. Secondo alcuni recenti dati, la multinazionale americana sta al momento infatti subendo abbastanza la forte concorrenza non solo del gigante coreano Samsung, ma soprattutto delle locali Lenovo e Coolpad. Sono proprio queste ultime due la vera sorpresa. Lenovo, specializzata nella vendita dei computer, ha iniziato a gettarsi nel campo degli smartphone solo abbastanza di recente, nel 2010, mentre Coolpad, di proprieta’ di una societa’ di telecomunicazioni di Shenzhen, e’ una piccola azienda che e’ praticamente sconosciuta al di fuori della Cina ma che pero’ negli ultimi anni si e’ guadagnata via via una buona fetta di mercato puntando su prodotti a piu’ basso costo rispetto ai quelli dei piu’ blasonati Apple e Samsung. In effetti, secondo alcune analisi di esperti del settore, il problema di Apple in Cina e’ legato all’alto costo dell’Iphone che lo rende non accessibile a tutti. Di recente Apple ha parlato di uno smartphone a basso costo, che pero’ non sara’ disponibile almeno fino alla fine dell’anno. Altro problema di Apple nel paese del dragone e’ legato ad iTunes, in quanto al momento Apple non vende musica attraverso il suo servizio cinese di iTunes. A questo si aggiunga che la facilita’ di ottenere supporti pirata in Cina rende il materiale disponibile su iTunes di fatto poco appetibile per gli utenti cinesi. Ma i responsabili dell’azienda di Cupertino non sembrano eccessivamente preoccupati. All’inizio di questo mese il CEO di Apple Tim Cook ha predetto che la Cina crescera’ fino a diventare il piu’ grande mercato al mondo nel campo delle telecomunicazioni aggiungendo di aspettarsi che la Cina diventi presto per Apple il primo mercato (attualmente e’ il secondo).

Lascia un commento

Archiviato in 'E renare (i soldi, l'economia)

Tim Cook in Cina: spero paese diventi nprimo mercato al mondo per Apple

”La Cina è un mercato molto importante per noi.”. E’ questo il fulcro dell’intervista che il Ceo di Apple, Tim Cook, ha rilasciato all’agenzia di stampa cinese Nuova Cina, durante un suo (secondo) viaggio a sorpresa in Cina. ” La Cina – ha proseguito Cook – e’ attualmente il nostro secondo mercato ma credo che diventera’ il nostro primo mercato. Credo fortemente che accadra”’. ”Stiamo crescendo molto velocemente – ha proseguito il Ceo di Apple, che si e’ dichiarato molto colpito dal mercato cinese – stiamo continuando ad investire in negozi al dettaglio qui e se ne apriranno molti altri nel corso degli anni successivi. Abbiamo selezionato alcuni siti, la nostra base produttiva e’ qui, e qui abbiamo partner incredibili. Quindi la Cina e’ sicuramente un paese molto, molto importante per noi”. Apple ha attualmente 11 punti vendita tra Pechino, Shanghai, Shenzhen, Chengdu e Hong Kong. Quello inaugurato lo scorso ottobre nel centro commerciale di Wangfujing a Pechino e’ il piu’ grande in Asia. Cook non ha rivelato i dettagli dei suoi colloqui con il ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology e con la China Unicom, primo partner di Apple in Cina ne’ con gli altri operatori di telefonia in Cina. ”La gente di tutto il mondo, senza distinzione di cultura – ha detto Cook a Nuova Cina – vuole i migliori prodotti. Penso che le persone amino della Apple soprattutto il fatto che crei prodotti che rendono la vita piu’ facile e migliore”. Nessun accenno invece alle voci relative all’ipotesi del lancio su alcuni mercati, tra cui la Cina, di un iPhone piu’ economico. ”Non ci sono prodotti Apple che non sono per la Cina – ha anzi detto Cook – penso che siano tutti perfetti per questo paese”. A proposito della Foxconn, fornitore di Apple in Cina, le cui fabbriche sono in passato state coinvolte in problemi relativi soprattutto a proteste degli operai per condizioni di lavoro inique e salari troppo bassi, Cook ha detto che ”Apple ha rigorosi codici di condotta che i fornitori devono rispettare e se non lo fanno, Apple non fa affari con loro”. ”Ci preoccupiamo di ogni operaio che tocca un prodotto Apple – ancora aggiunto Cook – sia che si occupi di vendita, di assemblaggio, di assistenza o altro. Ci teniamo a mantenere uno standard molto alto”. L’amministratore delegato dell’azienda di Cupertino ha infine ricordato la visita da lui effettuata nel marzo scorso alla linea di produzione di iPhone della Foxconn a Zhengzhou durante la quale fece il giro dei dormitori e volle vedere di persona come vivono e lavorano li’ gli operai. Con 80.000 dipendenti, Apple ha generato un utile netto di oltre 41 miliardi di dollari nel 2012.

Lascia un commento

Archiviato in 'E renare (i soldi, l'economia)

Oltre 100 premi Nobel chiedono rilascio Liu Xiaobo

Oltre 100 vincitori di premi Nobel di tutto il mondo hanno firmato una lettera indirizzata a Xi Jinping, ormai prossimo a diventare il nuovo presidente cinese, nella quale chiedono il rilascio dagli arresti domiciliari per il premio Nobel per la pace, Liu Xiaobo, e per sua moglie, Liu Xia. La lettera e’ stata firmata da 134 premi Nobel di tutte le categorie tra i quali anche il Dalai Lama, l’arcivescovo Desmond Tutu e gli scrittori Mario Vargas Llosa e Toni Morrison. La campagna internazionale per il rilascio di Liu Xiaobo e’ guidata dall’arcivescovo Tutu, vincitore del premio Nobel per la pace nel 1984, e dal premio Nobel per la medicina Sir Richard Roberts, appoggiati dal gruppo per la tutela dei diritti umani con sede negli Stati Uniti, Freedom Now. In un comunicato pubblicato insieme alla lettera, l’arcivescovo Tutu ha scritto che ”il nostro intento non e’ quello di mettere in imbarazzo la Cina, ma di chiedere al governo di avere un approccio diverso che possa aiutare il paese a svilupparsi nel miglior modo possibile e per tutta la sua gente”. ”Liberando Liu Xiaobo e sua moglie – ha aggiunto Tutu – la Cina puo’ dimostrare la sua forza”. Nel 2010 Pechino reagi’ molto male alla notizia del conferimento del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo ”per la sua lunga lotta non violenta per i diritti umani in Cina”, mettendolo agli arresti domiciliari insieme a sua moglie e impedendogli cosi’ di recarsi a Oslo per ritirare il premio. L’immagine della sedia vuota a lui destinata durante la cerimonia fece il giro del mondo e divenne un simbolo per i dissidenti. Liu Xiaobo era stato arrestato gia’ nel 2008 per aver aiutato a scrivere la Carta 08, un manifesto a favore della liberta’ e della democrazia in Cina. L’anno dopo venne condannato a 11 anni di carcere per ”incitamento alla sovversione del potere di stato”. Ad ottobre scorso anche lo scrittore cinese Mo Yan, vincitore quest’anno del premio Nobel per la letteratura, ha espresso la speranza che Liu Xiaobo possa essere liberato al piu’ presto.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Un progetto per aumentare gli indennizzi degli espropri forzati

Il governo cinese ha elaborato un progetto di legge per aumentare gli indennizzi ai contadini che vengono espropriati delle loro terre, che vengono poi rivendute ai costruttori a prezzi maggiorati. Lo scrive oggi la stampa cinese. Secondo il quotidiano Global Times, il progetto prevede che gli attuali indennizzi vengano decuplicati. Le rivendicazioni di indennizzi adeguati per gli espropri sono la principale fonte di discontento e di proteste nelle campagne cinesi. La terra, che in Cina è proprietà collettivamviene in realtà gestita dalle autorità locali, per le quali si tratta spesso della principale fonte di reddito. “In ogni caso – aggiunge il giornale – le nuove regole, che secondo gli esperti favoriranno i contadini nelle frequenti dispute sulla terra potrebbero non essere sufficienti o efficaci”. Il progetto di legge è stato elaborato dal Consiglio di Stato, una sorta di consiglio dei ministri, e verrà presentato al Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo – il parlamento cinese – che lo dovrebbe approvare in via definitiva.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Anche minori di 14 anni operai nella fabbrica degli iPhone

La Foxconn, l’impresa taiwanese da due anni al centro di polemiche per le condizioni di lavoro nelle sue ‘fabbriche dei suicidi’ (come sono state sinistramente ribattezzate), ha ammesso oggi di aver fatto lavorare minorenni nei suoi impianti in Cina. Confermando in un comunicato diffuso a Taipei le accuse che le erano state rivolte da organizzazioni non governative di Hong Kong e dalla stampa cinese, la Foxconn ha confermato che il lavoro minorile è stato impiegato “in violazione delle leggi del Paese e del nostro stesso codice di comportamento”. La Foxconn appartiene alla taiwanese Hon Hai Precision Industry ed è una delle più grandi produttrici del mondo di componenti per l’alta tecnologia. Dalle sue fabbriche escono tra l’altro gli iPhone e gli iPad della Apple e alcuni dei prodotti più popolari della Dell, della Sony e della Hewlett-Packard. Dopo le denunce sul lavoro minorile e sull’uso intensivo di stagisti non pagati, l’impresa ha svolto un’inchiesta nelle sue fabbriche cinesi. “L’ indagine – si legge nel comunicato emesso a Taipei – ha indicato che gli stagisti, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, hanno lavorato nella nostra fabbrica per circa tre settimane”. La fabbrica alla quale fa riferimento il comunicato è quella che si trova a Yantai, nella provincia nordorientale dello Shandong. Passi sono stati intrapresi, prosegue il comunicato, “per riportare immediatamente gli stagisti nelle loro istituzioni educative”. L’agenzia Nuova Cina ha scritto che gli stagisti sotto età erano 56, e che tutti sono tornati nelle loro scuole. L’ impresa aggiunge che d’ora in avanti collaborerà con le autorità cinesi per impedire che nelle sue strutture produttive vengano impiegati minorenni. “In ogni modo, riconosciamo che la piena responsabilità per queste violazioni della legge è della nostra azienda e abbiamo chiesto scusa a ciascuno degli studenti per il ruolo che abbiamo avuto in questa vicenda”, conclude la Foxconn nel comunicato. Nel 2010 la Foxconn è stata al centro delle cronache internazionali per un’ondata di suicidi dei suoi dipendenti, che intendevano protestare contro le pesanti condizioni di lavoro nelle sue fabbriche nel sud della Cina. L’impresa ha annunciato che ridurrà gli straordinari dalle attuali 20 ore per settimana a nove. In seguito, le polemiche sono proseguite e il mese scorso violenze tra operai e sorveglianti si sono verificate nell’impianto di Taiyuan, nel nord della Cina, dopo una protesta dei lavoratori per le condizioni nei dormitori aziendali. Gli operai nelle 13 fabbriche cinesi della Foxconn sono centinaia di migliaia, in genere giovani immigrati dalle regioni più povere del Paese.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Pressioni a moglie di Liu Xiaobo: andate in esilio

Le autorità cinesi stanno cercando di costringere Liu Xiaobo, il premio Nobel per la pace detenuto, ad accettare di andare in esilio esercitando forti pressioni sulla moglie Liu Xia. Lo ha denunciato alla rete televisiva Bbc una fonte vicina alla famiglia del dissidente. La donna è detenuta da due anni agli arresti domiciliari nel suo appartamento alla periferia di Pechino dove, secondo la fonte, due poliziotti vivono in pianta stabile. Alla donna è permesso di uscire solo per andare a trovare la vecchia madre, sempre accompagnata da agenti, una volta al mese. Liu Xia non è accusata di alcun reato e la sua detenzione è tecnicamente illegale. Secondo la denuncia , Liu Xia “soffre mentalmente per la perdita della libertà personale e per la preoccupazione per il marito”. La fonte sostiene che il governo cinese vuole che Liu Xiabo lasci la Cina perché “un premio Nobel in prigione è una testimonianza della cattiva situazione dei diritti umani in Cina”. Liu, 57 anni, è stato condannato nel 2009 a 11 anni di prigione per aver redatto e firmato il documento pro-democrazia “Charta08”.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

Sciopero alla Foxconn, bloccata produzione iPhone 5, ma azienda nega

Non c’é pace per la Foxconn. Oggi l’impresa taiwanese ha smentito che nel suo stabilimento di Zhengzhou, nella Cina centrale, sia in corso uno sciopero che ha bloccato la produzione di iPhone 5 in un momento delicato per la Apple, che sta faticando a far fronte agli ordini per il suo nuovo smart-phone. Ma secondo la notizia diffusa dal China Labor Watch, fondato nel 2000 a New York da esuli cinesi, tre-quattromila operai della fabbrica di Zhengzhou sono in sciopero da lunedì scorso per protestare contro i controlli di qualità troppo severi e per non aver potuto godere di vacanze nella ‘settimana d’orò legata alla festa della Repubblica. La Foxconn ha un milione di dipendenti che in gran parte lavorano nelle sue fabbriche in varie regioni della Cina, dove vengono prodotte componenti per la Apple e per altre importanti aziende di elettronica come la Sony, la Hewlett Packard, la Nokia e la Dell. Spesso è stata al centro di proteste per le dure condizioni di lavoro imposte ai suoi operai, in maggioranza immigrati dalle regioni più povere della Cina. Nel 2010 è salita alla ribalta perché 18 dei suoi dipendenti si sono tolti la vita, facendole acquisire il macabro soprannome di “fabbrica dei suicidi”. Alla fine di settembre, la sua fabbrica di Taiyuan, nel nord della Cina, ha dovuto chiudere per qualche giorno in seguito ad una megarissa tra operai e guardiani. Oggi il quartier generale dell’azienda, che è il braccio commerciale della Hon Hai Precision Industry Co, una multinazionale dell’ elettronica basata a Taiwan, ha smentito in un comunicato che sia in corso uno sciopero e che la produzione di iPhone 5 rischi di essere bloccata. L’azienda ha ammesso che sono sorti dei “problemi” con “alcuni gruppi di lavoratori”, aggiungendo però che sono stati risolti all’inizio della settimana. “Le notizie secondo le quali c’é stato uno sciopero dei dipendenti non sono esatte. Non c’é stata alcuna interruzione del lavoro nello stabilimento in questione (quello di Zhengzhou, ndr) né in altri impianti della Foxconn, e la produzione prosegue secondo i programmi”, si legge nel comunicato. China Labor Watch, che in passato si è rivelato attendibile, ha sostenuto di aver avuto la notizia dagli stessi lavoratori in sciopero. Alcuni di loro avrebbero precisato di non essere in grado di rispettare i rigidi criteri di qualità senza un periodo di addestramento e di aver voluto protestare per non aver avuto neanche un giorno di ferie in occasione della festa della Repubblica.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili