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Made in Italy: nuove tecnologie tessili italiane a Canton

Le nuove tecnologie italiane nel settore del tessile tecnico e non woven, sono al centro del seminario organizzato stamattina dall’Acimit (Associazione dei costruttori italiani di macchinario per l’industria tessile) e dell’Agenzia Ice a Guangzhou, l’ex Canton. “La Cina -spiega Paolo Quattrocchi, responsabile dell’ufficio Ice di Guangzhou – è il più grande mercato mondiale delle macchine tessili. Anche per la produzione italiana rappresenta il principale mercato di riferimento che, con un valore di circa 500 milioni di dollari nel 2012, assorbe circa il 20% delle nostre esportazioni di macchine tessili. L’Italia, con una quota dell’11%, è uno dei principali fornitori di tecnologie tessili della Cina”. I tessili tecnici rappresentano il 27% del mercato mondiale del tessile, con un volume pari a 22 milioni di tonnellate ed un valore pari a 160 milioni di dollari (dati 2012). Guanzghou è il capoluogo del Guangdong, la provincia chiamata la “fabbrica della Cina” per l’enorme presenza di aziende manifatturiere. Il seminario, seguito da incontri b2b, persegue l’obiettivo di consentire alle aziende meccanotessili italiane partecipanti di rafforzare la propria presenza commerciale nella regione cinese del Guangdong, estendendo la propria rete di contatti commerciali. Nell’ampio panorama cinese della produzione dei tessuti tecnici e non woven, il Guangdong, con 211.000 tonnellate di prodotto nel 2012 e con circa 500 aziende operanti in questo specifico comparto, ricopre un ruolo di grande rilievo.

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Liberata Ni Yulan, ridotta su una sedia a rotelle

Dopo oltre due anni di carcere è stata rilasciata in Cina – rivela la stampa locale – una dissidente, l’avvocato e attivista per i diritti umani Ni Yulan, invalida sulla sedia a rotelle – secondo quanto denunciato da lei stessa e da organizzazioni per i diritti umani – per essere stata ripetutamente picchiata e torturata dalla polizia. Arrestata per la prima volta nel 2002 per aver incitato gli abitanti di un distretto di Pechino a resistere all’abbattimento delle loro case, in prigione subì la rottura delle ginocchia e dei piedi durante interrogatori, secondo quanto lei stessa racconta in una lettera. Dal 2010 insieme al marito fu costretta a vivere per un periodo in una cosiddetta “prigione nera”, un hotel controllato dalla polizia dopo che la loro casa era stata demolita. Nella sua lettera la donna ha raccontato tutti i soprusi subiti ma anche le esperienze umane viste in carcere e l’amicizia con gli altri prigionieri, alcuni dei quali erano seguaci del gruppo Falun Gong, messo fuorilegge dal governo cinese come “eretico” nel 1999. Dopo aver scontato un anno di carcere Ni venne poi nuovamente arrestata per un altro periodo nel 2008 e successivamente nel 2010 insieme a suo marito venne costretta a vivere in una “prigione nera”. Si tratta luoghi di detenzione extralegali utilizzati di solito dalle autorità per “bloccare” dissidenti, manifestanti e firmatari di petizioni varie, negando loro anche la possibilità di difendersi. Nel 2011 ancora un nuovo arresto e una nuova condanna, a due anni e mezzo di reclusione, per “disturbo all’ordine sociale”. “Sono finalmente libera – ha detto la donna uscita dal carcere – mi sono mancati tanto i miei amici. Ma continueremo a combattere. Non è facile proteggere i diritti della gente”. “Questa donna ha subito di tutto – ha scritto un utente cinese su internet – è stato paralizzata in carcere. La sua casa è stata demolita con la forza. Bisogna ricordare questa donna, che merita il rispetto di tutti i cinesi. In futuro il nome di Ni Yulan sarà nei libri di testo cinesi”. Ni Yulan nel 2011 ha anche vinto un premio conferito dal governo olandese per il suo impegno nel campo dei diritti umani ma non le fu allora concesso di volare in Olanda per prendere il premio.

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Rimossi da Apple Store programmi anti censura

Apple priva gli utenti cinesi della possibilità di aggirare gratuitamente la censura che impedisce di accedere ad alcuni siti. Come denunciano alcune Ong, il colosso di Cupertino ha deciso di rimuovere la possibilità di installare sui propri dispositivi l’applicazione OpenDoor, un software gratuito che permette – collegandosi con un ip straniero – di aggirare la censura del grande fratello cinese. “Praticamente l’unico strumento gratuito per navigare su internet, è ormai andato – ha affermato deluso Kevin Wang, uno studente cinese della scuola superiore -. Per diverso tempo ho usato OpenDoor per navigare sul web in forma anonima e rimanere in contatto con amici americani su Facebook. Avevo raccomandato l’applicazione a quasi tutti i miei amici che vogliono superare la censura e l’ingiusto controllo su internet”. OpenDoor è un vpn (virtual private network)molto usato nei paesi dove ci sono restrizioni su internet, come la Cina ma anche l’Iran. Secondo dati forniti dagli sviluppatori di questo software, OpenDoor è stato scaricato in Cina circa 800.000 volte. Molte sono le vpn che possono essere utilizzate ma la maggior parte sono a pagamento. “Apple è determinata ad avere una quota della grande torta che è il mercato cinese di internet – ha scritto un altro utente – e sa che senza una rigorosa auto-censura, non può entrare nel mercato cinese”. OpenDoor non è la prima applicazione ad essere rimossa dalla Apple in Cina. Precedentemente era stata rimossa un’applicazione di un’emittente tv con sede negli Stati Uniti fondata dal gruppo Falun Gong, il gruppo condannato come “eretico” dal partito comunista. Cancellata anche un’applicazione che consentiva agli utenti di accedere a libri e scritti vietati in Cina.

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Altri tre suicidi della fabbrica degli iPhone

La ‘fabbrica dei suicidi’ non smentisce il suo nome: negli ultimi 20 giorni si sono infatti registrati tre suicidi tra gli operai della Foxconn, la societa’ taiwanese con molti impianti in Cina nei quali si producono, tra gli altri, iPhone, iPod e iPad. Secondo le denunce di China Labor Watch, una organizzazione non governativa americana che si occupa di monitorare le condizioni di lavoro in Cina, i suicidi sarebbero avvenuti nella fabbrica di Zhengzhou, nella provincia orientale dell’Henan. L’ultimo caso si e’ verificato lo scorso 14 maggio, quando un trentenne si e’ lanciato dal tetto della fabbrica. Prima di lui, una collega ventitreenne si era lanciata dal dodicesimo piano del dormitorio della fabbrica il 27 di aprile. Tre giorni prima, era stata la volta di un ventiduenne, assunto da appena due giorni, a lanciarsi dal tetto del dormitorio. Non si conoscono i motivi dei loro gesti, ma comunque pare si debbano collegare alle condizioni di lavoro nella fabbrica, considerate ancora pessime. La Foxconn era stata interessata nel 2010 da una ondata di suicidi, una ventina, in diversi impianti. La cosa fece molto scalpore tanto che la Apple, una delle grandi aziende fornite dalla Foxconn, impose, anche su spinta di sindacati e associazioni americane, condizioni di vita e lavoro piu’ umane per i dipendenti locali. L’azienda taiwanese si impegno’ anche ad aumentare gli stipendi fino al 70%, ma in molti lamentano ancora condizioni di lavoro e di vita, all’interno dei dormitori, inumane. I dipendenti sono obbligati a orari molto lunghi e vivono tutti insieme in grandi dormitori. La vita si svolge nei compund nel recinto della fabbrica, e di fatto i dipendenti, per lo piu’ migranti di altre province in cerca di fortuna, non lasciano mai il luogo di lavoro. La societa’ a marzo aveva anche annunciato l’apertura ad un sindacato creato dagli stessi dipendenti, ma l’annuncio fu bollato come una presa in giro dei dipendenti, un metodo per calmare le pressioni internazionali. Poche le notizie che filtrano, anche perche’ i dipendenti firmano un impegno a non divulgare notizie all’esterno. Un po’ come l’obbligo di non suicidarsi, che hanno dovuto firmare alla loro assunzione. Di proprieta’ della taiwanese Hon Hai Precision, la Foxconn possiede solo in Cina 13 impianti industriali, distribuiti in nove citta’. La piu’ grande, che e’ stata anche la prima aperta in Cina nel 1988, e’ quella di Shenzen – nota anche come Foxconn City o iPod City – che ha piu’ di 300 mila dipendenti. In tutto, la Foxconn da’ lavoro a piu’ di un milione di lavoratori nella Cina continentale, piu’ altri 200 mila in altre fabbriche in Europa e America Latina. Fondata nel 1974, la Foxconn e’ arrivata in Cina alla fine degli anni ’80, ma la svolta e’ arrivata nel 2001, quando Intel le ha affidato la produzione delle schede madri per i computer, per le quali rimane oggi uno dei brand piu’ noti. Oggi dalle fabbriche del gruppo taiwanese escono anche Ps2, Playstation Vita, Ps3, Wii, Nintendo 3DS, Xbox 360, Amazon Kindle e i televisori a cristalli liquidi Bravia della Sony.

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Dissidente in carcere denuncia, sono allo stremo

Il dissidente cinese Zhu Yufu, che si trova in carcere a scontare sette anni con l’accusa di ‘sovversione contro i poteri di stato’, ha denunciato alla sua famiglia, in occasione della visita mensile accordata loro, di essere ormai allo stremo, in pessime condizioni di salute. Lo riferiscono fonti di organizzazioni non governative che si battono per la tutela dei diritti umani in Cina. L’uomo ha in particolare detto di essere svenuto diverse volte e di soffrire di pressione alta, capogiri e nausee frequenti. Ma, secondo le autorita’, egli mente al solo scopo di riuscire ad ottenere gli arresti domiciliari o sconti di pena. Tanto che, per punirlo ulteriormente, e’ stato deciso di non permettergli piu’ di telefonare alla sua famiglia ne’ di ricevere visite. I suoi pasti saranno ancor piu’ frugali. Zhu Yufu era stato condannato a sette anni all’inizio del 2012 per aver pubblicamente e su internet, in piu’ occasioni, incitato la gente, con messaggi e poesie, a scendere in piazza per lottare per una maggiore democrazia nel paese. Gia’ in precedenza, nel 1999, fu incarcerato per l’appartenenza al Partito democratico cinese. Rilasciato nel 2006 venne riarrestato nel 2007.

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Avvocati picchiati e arrestati dalla polizia, cercavano di visitare prigione segreta

Sette avvocati sono stati picchiati e arrestati ieri dalle autorità del Sichuan, nel sud della Cina, mentre tentavano di visitare la più grande “prigione segreta” della provincia. Lo riferiscono fonti di organizzazioni non governative che si battono per i diritti umani. I sette avvocati cercavano di entrare a Ziyang, nella provincia del Sichuan, nella Ziyang Legal Education Center, quando sono stati circondati da poliziotti che li hanno barbaramente picchiati. Due di loro, Tang Tianhao e Jiang Tianyong sono stati feriti pesantemente: il primo ha avuto colpi in testa che gli hanno fatto perdere molto sangue, il secondo è stato ferito alla gamba destra da pietre lanciate dai poliziotti. I sette sono stati arrestati, così come quattro altri avvocati andati in loro soccorso alla stazione della polizia. Tre sono stati rilasciati alle due del mattino, 8 sono ancora in carcere. Fra questi ultimi, anche Tang Jitian, avvocato per i diritti umani che fu arrestato e torturato durante la rivoluzione dei gelsomini di due anni fa. Secondo le informazioni di Human Rights in China, nello Ziyang Legal Education Center ci sarebbero oltre 260 persone. Alcuni dei detenuti sono in cella da 5-6 anni senza formali condanne, qualcuno sarebbe anche morto per le torture subite.

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Apple chiude libreria on line in Cina per evitare acquisto libri censurati

La Apple ha rimosso almeno una applicazione dalla sua libreria online. Non e’ chiara la ragione ma sembra che l’applicazione permettesse di acquistare i libri di Wang Lixiong, uno scrittore cinese molto critico nei confronti del governo e in particolare della sua politica in Tibet. La notizia e’ stata fornita al quotidiano britannico Financial Times, che la pubblica oggi sul suo sito web, da Hao Peiqiang, un esperto che ha partecipato alla creazione del software chiamato ”jingdian shucheng”, molto usato per acquistare libri dagli internauti cinesi. La decisione viene pochi giorni dopo che Tim Cook, il numero uno dell’azienda americana, si e’ pubblicamente scusato con il pubblico cinese per l’ ”arroganza” mostrata dalla Apple nel concedere ai suoi clienti cinesi garanzie sui suoi prodotti solo di un anno, invece che di due, come fa negli Usa e in Europa. Tutti i prodotti della Apple – iPhone, iPad e iPod – sono molto popolari in Cina, dove sono diventati uno ”status symbol” per la crescente middle class urbana. Nelle ultime settimane, molti giornali cinesi, tra cui l’organo del Partito Comunista Cinese, il Quotidiano del Popolo avevano criticato la Apple, accusandola di ”disprezzare” i propri clienti cinesi.

fonte: ANSA

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