Archivi tag: grande fratello

9000 arresti in pochi mesi per crimini informatici

La polizia cinese, negli ultimi due mesi, ha sgominato 210 bande e arrestato 8700 persone coinvolte a vario titolo in crimini relativi alla sicurezza informatica. Lo riferisce il China Daily, che riporta un comunicato ufficiale del Ministero di Pubblica Sicurezza. Oltre 4100 casi di frode informatica sono stati risolti dalle forze dell’ordine da giugno ad oggi, da quando cioè è stata lanciata una campagna per la ”pulizia” on line. In particolare alla fine di luglio sono state arrestate nella provincia sud occidentale del Guangxi 140 persone (e smantellate 42 bande) che avevano messo su un giro grazie al quale rubavano i codici di accesso del programma QQ, un popolare software cinese di instant messaging come skype o msn, e poi registravano usando le utenze rubate delle false conversazioni che poi usavano per ricattare le vittime o le loro famiglie. Sequestrati computer, telefoni e altra strumentazione usata per commettere i reati.

Lascia un commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare

Usa chiedono a Hong Kong estradizione di Snoweden

La giustizia Usa stringe il cerchio attorno ad Edward Snowden, la ‘talpa’ del Datagate: dei procuratori federali lo hanno formalmente accusato di spionaggio e hanno chiesto alle autorita’ di Hong Kong di arrestarlo. Lo rivela il Washington Post, poche ore dopo che era emersa la notizia che ci sarebbe per lui un jet privato pronto per portarlo dalla ex colonia inglese in Islanda, dove potrebbe chiedere asilo politico. Citando funzionari Usa, il giornale ha scritto nella sua edizione online che il testo dell’incriminazione resta al momento riservato e che Snowden e’ accusato anche di furto di proprietà del governo, mentre alle autorità di Hong Kong è stato chiesto di intervenire sulla base di un mandato di arresto provvisorio. Il giornale precisa che l’accusa è stata avanzata dai procuratori federali del distretto della Virginia orientale, dove ha sede la Booz Allen Hamilton, il colosso delle consulenze high-tech per cui lavorava Snowden. Nelle ultime ore, sulla basi di documenti ‘top secret’ ottenuti da Snowden quando lavorava come tecnico informatico alla Nsa, il Guardian ha peraltro pubblicato nuove rivelazioni. In particolare ha scritto che l’agenzia di intelligence di Londra GChQ avrebbe intercettato in segreto ”grandi quantit”’ di dati internet e chiamate telefoniche sui cavi di fibra ottica a livello globale, per poi condividerle con la National Security Agency Usa. Il programma di sorveglianza della GChQ, secondo quanto ha scritto il Guardian, ha il nome in codice ‘Tempora’ ed è stato avviato 18 mesi fa, mettendo gli 007 britannici in grado di passare al setaccio dati raccolti nell’arco di 30 giorni dalla rete di fibre ottiche, e di conservarli. Si tratta di rivelazioni che ora aggiungono nuove pressioni anche sul premier britannico David Cameron affinché dia rassicurazioni sul modo di raccolta dati, proprio mentre anche il presidente americano Barack Obama, per cercare di riparare almeno i danni di immagine causati dal Datagate, ha promosso una riunione con un organismo indipendente che si occupa di tutela della privacy. Le conseguenze delle rivelazioni di Snowden continuano ad allargarsi a macchia d’olio e potrebbero arrivare fino all’Onu. Il deputato russo Ruslan Gattarov, capo della Commissione per lo sviluppo della società dell’ informazione, intende infatti rivolgersi alle Nazioni Unite, affinché si facciano garanti di Internet: “In modo che tutti, non solo gli Stati Uniti, abbiano accesso all’interruttore generale”, ha detto, riferendosi all’accesso dell’intelligence Usa ai server di giganti come Google, Facebook, Twitter e Microsoft. La Casa Bianca finora non ha minimamente commentato. Per lanciare un segnale ha comunque fatto sapere che, per la prima volta da quando è presidente, Obama si siede al tavolo con i cinque membri del Privacy and Civil Liberties Oversight Board, continuando così l’offensiva per mostrare che la sorveglianza di telefoni e internet da parte degli 007 è ”trasparente” e assolutamente legale, almeno sul piano nazionale. Frattanto, continuano le indagini a tutto campo attorno a Snowden. Nel mirino ora è finita anche una azienda, la Usis, contractor, incaricata nel 2011 di compiere i controlli sul passato del giovane tecnico informatico prima che egli potesse ottenere il nulla osta necessario per accedere a informazioni riservate e segrete del governo americano. Dopo essere uscito allo scoperto con un’intervista e con un social forum online, Snowden e’ frattanto sparito. Per lui e già pronto un aereo privato in un non meglio precisato aeroporto della Cina, ha fatto sapere l’imprenditore islandese Olafur Sigurvinsson, proprietario di un’azienda in contatto anche con Wikileaks, la DataCell. L’Islanda è stata peraltro una delle possibili destinazioni che Snowden stesso aveva citato sin dall’inizio. “Tutto è pronto, dobbiamo solo aspettare una conferma dal ministero degli interni” dell’Islanda, ha detto, aggiungendo che Snowden potrebbe partire anche domani. “Ma prima dobbiamo avere una conferma sull’asilo e che non sarà estradato negli Usa”. Non e’ chiaro quanto la richiesta di arresto da parte delle autorita’ Usa complichera’ ora i suoi piani.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili, Taci, il nemico ci ascolta

Stampa Cina: Hong Kong rifiuti estradizione Snowden

Decidendo di non estradare negli Usa Edward Snowden, l’ ex-analista della Cia e della Nsa americane che ha denunciato l’ esistenza del programma Prism, Hong Kong darebbe una dimostrazione della propria ”autonomia politica e giudiziaria”. Lo scrive oggi il quotidiano cinese Global Times che, come tutti i media cinesi, e’ controllato dal Partito Comunista. Il commento del giornale, considerato una roccaforte della fazione nazionalista del Partito, potrebbe indicare che Pechino intende mantenere un profilo piu’ basso possibile, lasciando che siano le istituzioni dell’ ex-colonia britannica ad assumersi la responsabilita’ di sfidare Washington. L’ altro giornale in lingua inglese pubblicato da Pechino, il China Daily, sottolinea oggi che ”se le denunce di Snowden sono vere, la profondita’ e la durata dello spionaggio degli Usa verso la Cina ha sorpassato i limiti della tollerabilita”’. Hong Kong e’ dal 1997 una Speciale Regione Amministrativa della Cina e ha mantenuto istituzioni con un alto grado di autonomia ma per le importanti decisioni politiche dipende dal governo di Pechino.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili, Taci, il nemico ci ascolta

Il silenzio della Cina dietro la grande muraglia per il Datagate e il Nyt denuncia la schedatura del dna di migliaia di americani

Dietro la Grande Muraglia, è silenzio sul Datagate dopo le ultime rivelazioni di Edward Snowden, secondo cui dal 2009 Cina e Hong Kong sono spiati dagli Stati Uniti. Ma su internet la sinistra maoista e nazionalista si scatena contro lo zio Sam, con toni da guerra fredda, come se la storica visita del disgelo di Richard Nixon e Henry Kissinger, nel 1972, non fosse mai avvenuta. Pechino ovviamente non scopre le carte, evitando di rivelare come intende affrontare gli sviluppi della vicenda di Snowden, l’ex impiegato dei servizi segreti americani che ha svelato l’esistenza di un massiccio programma di sorveglianza elettronica e che ora si e’ rifugiato ad Hong Kong, una Speciale Regione Amministrativa (Sar) che gode di un’ampia autonomia ma che fa parte della Cina. Sui siti di comunicazione sociale di internet, le rivelazioni dell’ex analista della Cia sono al centro di un’aspra polemica tra gli esponenti della destra riformista e della sinistra maoista. La portavoce del ministero degli Esteri cinese Hua Chunying, parlando ad un ‘briefing’ per la stampa a Pechino, ha affermato che il suo governo ”non ha informazioni da fornire” sulla vicenda. Eppure Snowden non solo si trova ad Hong Kong, ma ha anche rilasciato un’intervista al locale South China Morning Post, affermando tra l’ altro che i servizi americani ”hanno violato computer in Cina e ad Hong Kong dal 2009”, anche se ”nessuno dei documenti ha rivelato informazioni sul sistema militare cinese”. Negli Usa, alcuni commentatori hanno sollevato il sospetto che Snowden voglia vendere, o abbia gia’ venduto, materiale riservato alla Cina in cambio della protezione di Pechino dalla quale, in ultima analisi, Hong Kong dipende pur godendo di una forte autonomia. Il capo del governo locale C.Y. Leung ha affermato che il caso verra’ trattato ”secondo la legge”, mentre gruppi per i diritti civili hanno annunciato per sabato prossimo una manifestazione pro-Snowden. Su internet il pubblico cinese sembra piu’ interessato alla corruzione dell’ex capo delle ferrovie Liu Zhijun – che rischia la condanna a morte in un processo per corruzione – che alla vicenda di Snowden. A pubblicare i loro commenti sono stati soprattutto esponenti della sinistra nazionalista e maoista, che denunciano ”l’ ipocrisia” degli Usa e i ”traditori” cinesi, cioe’ i sostenitori della democrazia che avrebbero idealizzato il ”diavolo” statunitense. ”Fino quando la Cina non dara’ la caccia a coloro che sono contro il maoismo,contro il comunismo e contro la nazione, non potra’ fiorire”, ha scritto ad esempio l’ intellettuale nazionalista Zhang Hongliang. ”Quando smetterai di criticare gli Usa e criticherai il tuo governo?”, gli ha risposto un blogger democratico. In attesa di conoscere la posizione ufficiale di Pechino, la televisione di Stato sta dedicando lunghi e dettagliati servizi alle rivelazioni di Snowden mentre in un articolo pubblicato in prima pagina il China Daily, quotidiano controllato dal governo come tutti i media cinesi, sostiene che esse rappresentano una ”dura prova” per le relazioni tra le due potenze.
Il motivo è sempre lo stesso, la sicurezza: un numero sempre maggiore di polizie locali degli Stati Uniti sta raccogliendo e schedando in vere e proprie banche dati campioni di Dna di molte migliaia di americani, affermando che si tratta di un eccellente strumento per contrastare il crimine. Non solo telefoni e internet, dunque. In gran parte dei casi si tratta di Dna di criminali o presunti tali, ma spesso anche di loro vittime, i cui campioni vengono in molti casi raccolti a loro insaputa, con delle scuse sulle scene del crimine, e poi conservati. La rivelazione arriva dal New York Times, mentre continua a crescere la polemica per il cosiddetto Datagate. Mentre la Commissione europea ha rivelato di non aver ceduto alle pressioni degli Usa per proporre una legislazione sulla protezione dei dati personali ‘accomodante’ nei confronti delle richieste di Washington, il direttore dell’Fbi, Robert Mueller, difendere in una audizione in Congresso il controverso programma PRISM della National Security Agency (Nsa), il cui direttore Keith Alexander, che ieri si era difesa affermando di avere sventato “decine di attentati”, ha promesso che lunedì ne fornirà la lista. Secondo Mueller, le operazioni di sorveglianza elettronica avvengono “nel pieno rispetto della legge”, ha detto, confermando allo stesso tempo che è stata avviata una inchiesta penale sulle azioni della cosiddetta ‘talpa’ della Nsa, Edward Snowden, che ha causato “significativi danni” al Paese e alla sua sicurezza, e pertanto gli Stati Uniti faranno “tutti i passi necessari” per portarlo davanti alla giustizia. Ma mentre ancora non è chiaro di quali reati Snowden si sia reso colpevole, molti giuristi si stanno cimentando per escludere che possa essere incriminato di tradimento, rispondendo così indirettamente, e a volte polemicamente, a diversi politici, come lo speaker della Camera, John Bohener, o la presidente della Commissione intelligence del Senato, Dianne Feinstein, secondo cui si tratta di “un traditore”. L’Articolo III della Costituzione, fanno notare, stabilisce stretti parametri per l’accusa di tradimento, tra cui fare guerra agli Stati Uniti o unirsi ai suoi nemici. Si tratta di paletti ben precisi, ed è per questo che finora meno di 30 americani sono stati incriminati di tradimento, nessuno dei quali dopo la Seconda guerra mondiale. In ogni caso, Snowden è comunque scomparso di nuovo. Forse solo fino alla prossima puntata, ma intanto, le sue ultime affermazioni, secondo cui l’intelligence Usa da anni spia migliaia di computer in Cina ad Hong Kong, stanno suscitando in Oriente le prime reazioni. Da Pechino, ancora non ci sono state reazioni ufficiali, ma intanto la stampa ufficiale comincia a mostrare un certo risentimento. Le nuove rivelazioni, ha scritto il China Daily, “metteranno sicuramente a dura prova” le relazioni Cina-Usa. Citando un esperto della China University of Foreign Studies, il giornale ha sottolineato che Washington “per mesi ha accusato la Cina di spionaggio cibernetico e ora emerge che la principale minaccia per la privacy e per la libertà individuale negli Usa è il potere incontrollato del governo” americano. In quest’atmosfera, il nuovo allarme lanciato dal New York Times sulla raccolta del Dna di molte persone, con relative implicazioni per la privacy, di certo getta benzina sul fuoco. Anche perché il fenomeno, finora di fatto di competenza esclusiva dell’Fbi, sta diventando in molte stazioni di polizia “una routine”. Da quando cioé una decina di giorni fa la Corte Suprema ha stabilito che la polizia può prelevare campioni del Dna da chi viene arrestato o indagato, anche se non già condannato per un crimine. E così i database crescono velocemente. Solo per fare alcuni esempi, il NYT scrive che New York City ha campioni del Dna di 11mila sospetti. Nella contea Orange della California ne sono conservati 90mila, mentre a Baltimora c’é una banca dati con il Dna di 3.000 vittime di omicidio.
fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Accà e allà (notizie dall'area), Taci, il nemico ci ascolta

Datagate: Snowden rivela, Usa spiano la Cina da anni. L’imbarazzo di Obama

”Non sono ne’ un traditore ne’ un eroe, sono un americano”. Dal suo rifugio segreto, Edward Snowden torna a parlare di se’ e dello scandalo Datagate che ha innescato. E lo fa in un’intervista esclusiva con un giornale di Hong Kong, il South China Morning Post, che parla di ”altri esplosivi dettagli sugli obiettivi della sorveglianza” digitale dell’intelligence Usa: ovvero, la Cina e la stessa Hong Kong. Quasi allo stesso tempo, il direttore della National Security Agency Keith Alexander ha affermato in un’audizione al Congresso che ”grazie alla nostra sorveglianza abbiamo fermato decine di potenziali attentati terroristici”. Nell’intervista la cosiddetta ‘talpa’ della National Security Agency Usa ha parlato del suo futuro immediato, dei timori che ha per la sua famiglia negli Usa e soprattutto del fatto che il governo americano ha spiato nei computer di privati e istituzioni in Cina e ad Hong Kong almeno dal 2009. Ha affermato di ritenere che la Nsa abbia condotto globalmente oltre 61mila operazioni di hackeraggio, con centinaia di bersagli a Hong Kong e sul territorio cinese, e ha anche fatto vedere al South China Morning Post una serie di documenti: nessuno di questi contiene informazioni a carattere militare, riporta il giornale. Le rivelazioni bomba di Snowden sono destinate a creare profondo imbarazzo alla Casa Bianca, che negli ultimi anni con Obama ha ripetutamente accusato il Dragone di spericolate operazioni di hackeraggio contro istituzioni, giornali e colossi informatici e finanziari Usa. Fino all’ultimo vertice informale con Xi Jinping tenuto in California appena qualche giorno fa. Gettando altra benzina sul fuoco, il Financial Times ha poi scritto che l’amministrazione Obama fece con successo lobby due anni fa sulla Commissione Europea per eliminare dalle norme Ue sulla protezione dei dati una misura che avrebbe complicato agli 007 Usa il compito di spiare cittadini europei. Il giornale cita tre alti funzionari Ue a Bruxelles e rivelando che tra i lobbisti di Washington ci furono ”in persona’ il ministro per la sicurezza interna, Janet Napolitano, e Cameron Kerry, avvocato al dipartimento al commercio e fratello dell’attuale segretario di stato John Kerry. ”Noi – ha detto Snowden al giornale di Honk Kong – hackeriamo la colonna vertebrale del network, come i grandi router internet, che ci danno accesso a centinaia di migliaia di computer, senza doverli hackerare uno per uno”. Si tratta di un’intervista che viene peraltro diffusa mentre negli Usa i giganti di Silicon Valley Google ma anche da Facebook, Microsoft e Yahoo chiedendo alle autorita’ di poter pubblicare tutte le richieste segrete di informazioni ricevute dal governo. E Google e’ ora andata anche oltre, affermando in un comunicato che, ”quando richiesti”, i dati al governo vengono trasmessi in maniera estremamente semplice: o da un computer all’altro, o addirittura a mano. Ma la nuova uscita di Snowden arriva anche mentre si fanno sempre piu’ pressanti le domande su 36 diapositive delle 41 della presentazione power-point del programma PRISM della NSA che Snowden ha passato al Washington Post e al Guardian e che non sono state ancora pubblicate. Snowden aveva chiesto che venissero rese pubbliche tutte, nell’arco di 72 ore, ma ne sono state pubblicate solo cinque: prima quattro, e poi una quinta, dopo che i giganti di internet hanno negato che la NSA abbia avuto accesso da una ”porta di servizio” ai loro server. Si tratta di una ‘slide’ in cui si parla di ”raccolta diretta dai server da questi internet provider: Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, YouTube, Apple”. Sull’argomento e’ intervenuto anche Julian Assange. ”Snowden ha chiesto che tutte le 41 pagine del documento su PRISM venissero pubblicate, ma ne’ il Washington Post ne’ il Guardian ne hanno avuto il coraggio”, ha scritto il fondatore di Wikileaks, via Twitter. Chissa’ che non intenda farlo lui. Apparentemente, Snowden ha comunque una notevole liberta’ di movimento, visto che ha potuto contattare altri giornalisti. ”Coloro che pensano che ho fatto un errore a scegliere di venire ad Hong Kong equivocano le mie intenzioni. Non sono qui per nascondermi dalla giustizia, ma per rivelare crimini”, ha detto nella nuova intervista, aggiungendo che comunque intende opporsi ad ogni eventuale richiesta di estradizione da parte degli Usa. ”Ho avuto molte opportunita’ di fuggire da Hong Kong, ma preferisco rimanere qui e combattere il governo Usa in tribunale, perche’ ho fiducia nella legge di Hong Kong”. Snowden si trova ad Hong Kong dal 20 maggio, con un visto turistico della validita’ di tre mesi di cui puo’ essere chiesto il rinnovo, che pero’ puo’ anche essere rifiutato.
Nell’eterna lotta Usa-Cina sulla cyber sicurezza, Barack Obama rischia di passare da grande accusatore a grande accusato, da vittima a carnefice. La Casa Bianca continua infatti a ignorare le parole di fuoco di Edward Snowden, la ‘talpa’ del Nsa che con le sue rivelazioni ha sconvolto l’intelligence Usa. E che oggi ha detto chiaramente che la Cina e Hong Kong sono state prese di mira dal governo americano sin dal 2009. Accuse tutto sommato prevedibili da parte di un ex tecnico informatico che dopo le sue maxi-soffiate é scappato a Hong Kong parlandone come di un “luogo in cui è tutelato il diritto di parola”. Tuttavia, da Washington arriva un silenzio assordante che mette in evidenza il fortissimo imbarazzo di Barack Obama nei confronti dell’opinione mondiale, soprattutto per quanto riguarda la tensione tra le due grandi potenze sul fronte cruciale della lotta ai pirati informatici. Già la scorsa settimana, con il continuo bombardamento a colpi di scoop sui media, è emerso in tutto il suo scalpore, l’enorme sistema di controllo della rete da parte del governo Usa sulla rete mondiale. Venerdì, lo stesso Obama tentò una timida difesa, sostenendo che questi controlli erano assolutamente legali e circoscritti, finalizzati alla prevenzione del terrorismo e che il Congresso era stato sempre tenuto al corrente. Tuttavia, le rivelazioni non si fermarono. E la scoperta del cosiddetto Programma Prism, il controllo sul web al livello mondiale, mise inevitabilmente in ombra il vertice informale, per certi versi storico con il nuovo presidente cinese Xi Jinping. Scoop che di fatto già all’epoca, prima ancora che Edward uscisse allo scoperto e facesse le sue accuse, indebolirono la posizione di Obama. Un timing talmente perfetto che a molti sembrava seguire una regia precisa, occulta, con lo scopo di sabotare il vertice e far mantenere alta la tensione tra i due leader. Tanto che alla fine della due giorni californiana non è seguita alcuna dichiarazione congiunta, sintomo che al di là degli impegni su Corea del Nord e cambio climatico, sul tema centrale, la sicurezza informatica, le posizioni erano rimaste distanti. E poche ore prima che la ‘talpa’ rivelasse la sua identità con il video postato dal ‘Guardian’, in due conferenze stampa distinte, toccava agli spin doctor dei due leader, Obama e Xi, cercare di indirizzare la comunicazione. Tom Donilon, responsabile della Sicurezza Nazionale, riferiva di un Obama durissimo su questo punto: “Durante i colloqui il presidente ha detto che se Pechino non affronterà seriamente il nodo della cyber sicurezza, allora ci saranno ancora problemi nelle relazioni tra i due Paesi”. Una sorta di ultimatum, tenuto conto che da anni gli States accusano il governo cinese di appoggiare più o meno apertamente attentati informatici a giornali, ministeri e imprese americane. Nel briefing parallelo, un consigliere di stato cinese, Yang Jiechi, con linguaggio diplomatico, ha concesso che la Cina intende concentrarsi sulla cooperazione con gli Usa riguardo a questo tema “che non deve essere fonte di scontro”. Poi però, ha lasciato cadere una frase sibillina: “Tuttavia anche la Cina è vittima di attacchi”. Poche parole, che però oggi, alla luce delle accuse anti-americane di Snowden dal suo rifugio a Hong Kong, assumono un significato molto più chiaro.

fonte: Stefano De Paolis e Marcello Campo per ANSA

1 Commento

Archiviato in Navigar m'è dolce in questo mare, Taci, il nemico ci ascolta

Datagate: per Ai Weiwei possibile emulazione da parte Cina e giornalista cinese lancia appello per asilo Snowden

Le rivelazioni sugli invasivi programmi di sorveglianza dei servizi di sicurezza americani potrebbero portare la Cina ed altri paesi a rafforzare le loro iniziative in questo campo, secondo l’ artista e dissidente cinese Ai Weiwei. “Nella tecnologia gli Usa sono davanti a tutti. Sono i leader. Molte delle regole sulla tecnologia informatica, sull’ etica, sulle leggi verranno stabilite dai paesi leader”, ha affermato l’ artista. “Gli altri paesi si baseranno su quello che fanno i leader, o faranno le stesse cose”. Secondo Ai Weiwei – che nel 2011 è stato detenuto per quasi tre mesi in una prigione segreta dalla polizia di Pechino – è difficile fare un paragone tra la situazione della sorveglianza negli Usa e in Cina perché in entrambi i casi “ne sappiamo troppo poco”.
L’ appello di un giornalista cinese per la concessione dell’ asilo politico in Cina a Edward Snowden, il tecnico della Cia al centro del ”Datagate”, non ha finora avuto un gran seguito. Guo Songmin, caporedattore del mensile economico ChinaSOE, ha lanciato il suo appello su Internet ma pochi internauti cinesi hanno finora aderito. Nel documento, Guo sostiene che ”se Snowden chiedera’ asilo politico in Cina, gli dovrebbe essere concesso” per dimostrare la falsita’ dell’ idea secondo la quale ”negli Usa si puo’ fare tutto, anche insultare il presidente” che, secondo lui, avrebbero molti cinesi. Snowden, 29 anni, ha confessato di essere la fonte delle rivelazioni sugli invasivi controlli della National Security Agency americana sui cittadini degli Usa e di altri paesi. L’ ultima volta che e’ stato visto, il giovane tecnico era ad Hong Kong, che e’ una speciale regione amministrativa (Sar) della Cina. Il giornalista cinese, che in passato e’ stato un ufficiale dell’ Esercito di Liberazione Popolare, sottolinea che ”entrambi i principali partiti politici americani vogliono accusarlo di tradimento” e che, in base alla Costituzione cinese, e’ possibile che gli venga concesso l’ asilo politico.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili

La Cina respinge accuse di Google di bloccare Gmail

La Cina ha respinto le accuse della Google Inc secondo la quale ci sarebbe il governo cinese dietro alle difficolta’ incontrate in Cina dagli utenti di gmail, il servizio di posta elettronica di google, nell’ accedere al servizio. ”Si tratta di un’accusa inaccettabile” ha detto Jiang Yu, portavoce del ministero degli esteri cinese, durante una conferenza stampa. Nei giorni scorsi in Cina molti utenti avevano riscontrato difficolta’ ad utilizzare il servizio di posta, sebbene non in maniera continua ma ad intervalli di circa dieci minuti. Google si era affrettata a smentire di avere di avere problemi e aveva fatto sapere di ritenere che i problemi fossero derivanti non da difficolta’ tecniche dovute all’azienda ma ad un blocco operato dal governo cinese.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili, Navigar m'è dolce in questo mare, Taci, il nemico ci ascolta