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Il governo sprona i cittadini a criticare e il premier incontra postulanti

Il premier cinese Wen Jiabao ha incoraggiato i cittadini a criticare il governo e a denunciare le ingiustizie in una visita a sorpresa all’ ufficio governativo di Pechino incaricato di ricevere le ”petizioni” del pubblico. L’ insolita iniziativa del capo del governo, avvenuta lunedi’ scorso, e’ stata resa pubblica solo oggi dai mezzi d’ informazione cinesi. L’agenzia Nuova Cina e la televisione di Stato Cctv hanno sottolineato che si tratta della prima volta dalla fondazione della Repubblica Popolare, nel 1949, che un capo del governo incontra direttamente i cosidetti ”postulanti”, i cittadini, in genere poveri e poverissimi, che vengono nella capitale per presentare le loro lamentele contro le ingiustizie subite dalle autorita’ locali. L’ istituzione delle petizioni risale ai tempi dell’ Impero cinese ed e’ stata curiosamente mantenuta in vita nella Cina comunista. Secondo i resoconti il premier, considerato il dirigente cinese piu’ aperto alle riforme politiche, ha espresso il suo appoggio ai ”petitioners” che protestano contro le requisizioni forzate di terre e di case. ”Siccome alcuni casi di esproprio avvengono in aree rurali, il governo sta studiando nuove leggi e regolamenti …la terra e’ il mezzo di sostentamento dei contadini. Il governo deve esaminare e approvare progetti che garantiscano che l’ uso della terra e’ legale…e dare indennizzi ragionevoli (agli espropriati)”, ha detto Wen. ”Sono venuto a chiedere la vostra opinione sul funzionamento del governo – ha aggiunto – per favore non tacete niente…il nostro e’ un governo per il popolo e il nostro potere deriva dal popolo”. Il professor Ren Jianming, direttore del centro di ricerca sulla pubblica amministrazione dell’ Universita’ Tsinghua di Pechino, afferma che il premier ha dato con la sua iniziativa ”il buon esempio” agli amministratori locali. Non tutti sono pero’ convinti. Il ”petitioner” Wu Wei, che dal 2007 cerca giustizia dopo essere stato cacciato con la forza dalla propria abitazione, sostiene che le persone incontrate da Wen ”non sembrano veri ‘petitioners”’ e che il premier ”ha semplicemente messo in piedi uno spettacolo, che non sara’ di alcuna utilita’ per risolvere i nostri problemi”. L’ organizzazione umanitaria internazionale Human Rights Watch (Hrw) ha rincarato lo dose, accusando il premier di aver eseguito una ”pura operazione d’ immagine”. I ”petitioner” sono spesso seguiti dai poliziotti delle loro province di orgine che cercando di impedir loro con tutti i mezzi di presentare lamentele che potrebbero mettere in cattiva luce i dirigenti locali. In passato e’ stata denunciata l’ esistenza a Pechino di alcune ”prigioni segrete” usate dai poliziotti che, dopo averli minacciati e maltrattati, li costringono a tornare nelle loro province senza aver presentato le petizioni. Il governo cinese e’ di solito tutt’altro che tollerante verso il dissenso e coloro che lo criticano apertamente finiscono spesso in prigione come il premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, condannato a 11 anni di reclusione per aver promosso il documento Carta08 che chiede l’ instaurazione di un sistema democratico e pluripartitico.

fonte: ANSA

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Il dissidente scomparso vive in un monastero buddista

Il dissidente cinese Gao Zhisheng, uno dei piu’ noti avvocati democratici della Cina scomparso da oltre un anno, e’ vivo e si troverebbe in un monastero nel nord del Paese. E’ quello che e’ risultato da due conversazioni telefoniche che lo stesso Gao ha avuto con un suo collega avvocato e con un reporter di un’ agenzia di stampa internazionale. Le due telefonate vengono interpretate come una prova che l’ avvocato e’ in vita ma non sciolgono il mistero che avvolge la situazione nella quale si trova. Gao, che ha 46 anni, e’ stato visto l’ ultima volta il 4 febbraio 2009 nella casa di suoi parenti nella provincia settentrionale dello Shanxi, dove fu prelevato da un gruppo di poliziotti in borghese. Al reporter della Reuters che lo ha raggiunto, e che lo aveva intervistato in precedenza, Gao ha detto di ”voler vivere tranquillo per un po’ di tempo” e di trovarsi in un monastero buddhista nello Shanxi. Quando gli e’ stato chiesto se abbia intenzione di raggiungere la moglie e le figlie – che sono fuggite clandestinamente dalla Cina e hanno avuto asilo politico negli Usa – Gao ha affermato che ”non e’ cosi’ facile”. Secondo il giornalista l’ avvocato e’ ”probabilmente sotto sorveglianza della polizia e non ha voluto aggiungere altri commenti”. Anche l’ avvocato Li Heping, impegnato come Gao nella difesa dei diritti umani, ha sostenuto di aver parlato oggi con il suo collega, al telefono. ”Sono sicuro che fosse lui…posso dire per il modo nel quale mi ha parlato che era lui”. Li ha aggiunto che Gao ”non voleva dilungarsi” sulla sua situazione attuale. Nel primo periodo seguito alla sua sparizione le autorita’ cinesi si sono rifiutate di fornire informazioni sulla sua sorte, tanto da far temere che fosse morto in custodia. Negli ultimi due mesi, pressate dall’opinione pubblica internazionale e da autorevoli esponenti di governi stranieri – ultimo in ordine di tempo il ministro degli esteri britannico David Miliband durante la sua recente visita a Pechino – hanno fornito notizie parziali e contraddittorie. Il portavoce del ministero degli esteri Ma Zhaoxu ha affermato a varie riprese di ”non potere sapere dove si trovano 1,3 miliardi di cittadini cinesi” e che Gao ”sta dove deve stare”. In febbraio, l’ Ambasciata cinese a Washington ha comunicato alla fondazione umanitaria Dui Hua (Dialogo) che si occupa dei detenuti in Cina, che Gao si trovava ad Urumqi, nel nordovest del Paese, dove stava ”lavorando”. Gao e’ uno degli iniziatori del cosidetto ”movimento degli avvocati”, un gruppo che si batte per il rispetto della legge e per i diritti civili dei cittadini cinesi. Cristiano protestante, Gao si e’ attirato le ire del governo cinese difendendo alcuni esponenti del Falun Gong, una setta religiosa perseguitata dalle autorita’. Nel 2006 era stato condannato a quattro anni di prigione ed era uscito in liberta’ provvisoria grazie alla ”buona condotta” tenuta in carcere.

fonte: Ansa

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