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Giornalista britannico filma il suo arresto a piazza Tiananmen

Un giornalista e un cameraman della tv britannica Sky Nwews sono stati bloccati dalla polizia cinese in piazza Tiananmen a Pechino mentre stavano girando un servizio giornalistico. Le immagini del giornalista Mark Stone e del suo cameraman fermati sono state mandate in onda da Sky e mostrano i due uomini caricati su un furgone. I giornalisti di Sky News erano in possesso di un regolare permesso per filmare e si apprestavano a fare delle interviste sulla protesta del 1989 sanguinosamente repressa proprio su piazza Tiananmen. Ma i poliziotti li hanno interrotti, invitandoli a seguirli, e spiegando poi che i loro permessi non erano visibili. I due giornalisti sono stati poi lasciati andare, ma Sky News ha scelto di mandare in onda le immagini dell’intero episodio, con il il commento del corrispondente che ha sottolineato: “E’ un piccolo esempio di come i media lavorano qui in Cina. A volte può andare tutto bene, altre volte si va incontro ad incidenti come questo”.

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La Cisco aiuta il governo cinese nel controllo del Falun Gong

La Cisco System, società leader produttrice di pezzi e materiali per l’informatica, avrebbe personalizzato alcuni suoi articoli per agevolare il governo cinese nel controllare e censurare i membri dell’organizzazione di Falun Gong, i quali hanno presentato una denuncia contro la società. Lo riferisce il quotidiano di Taiwan, Taipei Times. Il documento è stato presentato giovedì scorso in un tribunale distrettuale della California da una fondazione che si occupa di tutela dei diritti umani in nome e per conto del movimento di Falung Gong. Secondo le accuse, la Cisco avrebbe aiutato il governo cinese preparando una specie di mega firewall che è utilizzato dal governo di Pechino per la censura su internet e per rintracciare gli oppositori. Nella denuncia vengono citati diversi dipendenti della Cisco, inclusi il presidente e il direttore esecutivo. La Cisco ha tuttavia fatto sapere in un suo comunicato che le accuse “non hanno alcun fondamento” e di volersi difendere con forza. Secondo la denuncia, diversi membri del movimento di Falun Gong proprio grazie al firewall creato dalla Cisco sarebbero stati individuati, catturati, arrestati e torturati. Uno di loro sarebbe stato addirittura picchiato a morte. Terri Marsh, un avvocato americano, ha riferito al giornale che sono stati forniti dall’organizzazione molti dettagli sul ruolo della Cisco nella vicenda, dettagli che saranno resi noti durante il processo. La denuncia è fatta sulla base dello Statuto delle offese agli stranieri, una legge federale che consente agli stranieri residenti di presentare denuncie in una corte americana invocando violazioni della legge internazionale. La denuncia è stata fatta sotto il nome di tre membri del movimento di Falun Gong, Ivy He, canadese, Liu Guifu, di New York e Charles Lee, un cittadino americano che fu arrestato in Cina nel 2003 3 rimase in carcere fino al 2006. La denuncia è stata poi fatta in nome di altri 8 non identificati cittadini cinesi tra cui coloro che sono stati torturati o uccisi o che risultano scomparsi. Il movimento di Falun Gong, nato nel 1992 in Cina come movimento spirituale, è cresciuto rapidamente negli anni, attirando migliaia di persone. Si ispira alla tradizione taoista e buddista. Il movimento non è stato mai ben visto dal governo cinese tanto che nel 1999 Pechino “vieto” l’organizzazione, definendola “eretica”.

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Lancio di uova e scarpe contro padre censura internet

Se vera, la notizia potrebbe dimostrare un ennesimo anelito al cambiamento da parte dei giovani cinesi. Il padre del ‘Grande Fratello’ cinese, la censura su internet del governo, Fang Binxing, sarebbe stato oggetto di lanci di uova e di una scarpa. La notizia è diventata il topic del giorno sui social network cinesi e su Twitter, luoghi dove non si parla d’altro. Tanto che il nome del presidente dell’Università di Posta e Telecomunicazioni di Pechino e ispiratore del ‘Great Firewall’, la ‘grande muraglia di fuoco’ (il sistema di censura che blocca le comunicazioni su Internet sgradite al governo cinese), è diventato, al pari di quelli del Dalai Lama, del Tibet e di dissidenti, impossibile da raggiungere su internet senza le Vpn, quei programmi e servizi che permettono un collegamento in Cina come se si fosse in altro paese straniero, così da permettere di aggirare la censura. Al momento non ci sono conferme ufficiali dell’incidente. Secondo le informazioni che circolano in rete, Fang Binxin stava tenendo una lezione all’università di Wuhan, nella provincia orientale dell’Hubei, quando verso di lui sono state lanciate uova e scarpe. Secondo quanto ha scritto lo stesso ‘lanciatore’ su Twitter, con lo pseudonimo di ‘hanunyi’, le uova non hanno colpito il professore così come la seconda scarpa lanciata. La prima, invece, avrebbe colpito l’uomo. Su internet si trovano sia foto del ragazzo (con volto camuffato) con le uova in mano, sia della porta dell’aula universitaria macchiata da uova. La polizia dell’ufficio di pubblica sicurezza di Luojiashan, nel cui distretto ricade l’università, ha confermato ad alcuni organi di informazione che agenti sono stati inviati nell’università per indagare su un caso di lancio di scarpe, senza fare riferimento a Fang Bixing che sarebbe anche tornato a Pechino. Hanunyi è diventato un eroe nella rete, al pari dei dissidenti e di coloro che si battono per il cambiamento della Cina. Lui, che scrive di essere scappato dall’aula dopo il lancio, si è anche dichiarato sorpreso, in una dichiarazione su Twitter, del seguito che sta avendo. Tra i ‘cinguettii’ si sprecano le lodi al ragazzo e si chiede di continuare. Si scherza (‘tutti a mangiare uova staserà) e si chiede di andare avanti, facendo lo stesso con altri. Se è la prima volta che si registra un attacco così diretto ad una icona del sistema cinese, non è la prima volta che Fang Binxing è oggetto di attacchi. Il professore lo scorso ottobre è stato costretto a chiudere il suo blog ad una settimana dall’apertura dopo aver ricevuto dagli internauti “un mare di critiche”. Migliaia di messaggi in poche ore, sul tenore “Fang Binxing, la grande muraglia di fuoco ha privato il popolo del suo diritto ad un libero accesso ad Internet”, hanno bloccato il sito obbligando il padre della censura cinese su internet a chiudere il suo blog. La Grande Muraglia di Fuoco, impedisce l’accesso ai principali siti di comunicazione sociale come Youtube, Facebook e Twitter. Inoltre, un sistema di parole chiave blocca le ricerche che potrebbero essere “pericolose”. Tra queste ci sono le parole “Dalai Lama”, “Tiananmen” e da qualche mese “premio Nobel”, “Liu Xiaobo” e ‘Ai Weiwei”. Per aggirarla, molti utilizzano sistemi che permettono di simulare la navigazione da paesi stranieri. Ma i tecnici governativi cinesi, che monitorano la rete, spesso individuano questi sistemi, innescando una guerra tecnologica con gli sviluppatori di questi programmi.

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Peggiorano le condizioni di lavoro in Cina per i giornalisti stranieri

Le condizioni di lavoro per i giornalisti in Cina sono peggiorate nell’ultimo anno, secondo i primi dati di un sondaggio realizzato dall’associazione dei corrispondenti esteri a Pechino (Foreign Correspondent Club, Fcc, associazione ritenuta illegale in Cina). Il 94% dei 108 giornalisti che hanno risposto al sondaggio (su 225 membri del club) hanno detto che le condizioni di lavoro sono deteriorate. Il 70% dei corrispondenti stranieri, inoltre, ha dichiarato di essere stato oggetto di molestie, violenze o interferenze da parte delle autorità cinesi. Alcuni, in occasione delle proteste dei gelsomini – le passeggiate che a febbraio hanno avuto luogo nelle principali città cinesi ispirate alle rivolte nord africane – sono stati fermati, altri arrestati e alcuni picchiati dagli agenti, soprattutto a Pechino e a Shanghai. Negli ultimi tempi si lamenta anche una maggiore difficoltà e lentezza sui collegamenti internet, anche per coloro che usano la Vpn, il sistema telematico che permette di collegarsi come se si fosse al di fuori del paese, permettendo così di aggirare la censura e visitare i siti vietati dal governo cinese. La questione è stata anche portata oggi all’attenzione della portavoce del ministero degli esteri cinese, durante la conferenza stampa programmata. La Jiang ha detto che il governo é pronto a collaborare con i giornalisti che chiedano aiuto per problemi incontrati. Nelle scorse settimane le autorità cinesi hanno anche inviato a tutti i giornalisti accreditati un questionario di soddisfazione.

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Dopo 25 anni, Giancarlo Siani vive

Dal titolo del blog si evince che sono napoletano. Forse qualcuno sa che tento di fare anche il giornalista. Ebbene, il 23 settembre del 1985, 25 anni fa, la camorra uccideva a Napoli Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino. Mi sembra giusto ricordarlo anche qui.

Il 23 settembre del 1985, killer della camorra uccisero Giancarlo Siani. Potete leggere la sua storia dovunque, il sito a lui dedicato è pieno di informazioni utili. C’è un ottimo e romantico corto, Mehari, che racconta gli ultimi istanti della vita di Siani e che potete vedere in fondo al post; un bel film un po’ troppo romanzato, Fortapasc diretto da Marco Risi, e un mediometraggio, E io ti seguo, di Maurizio Fiume, che non ho visto e del quale ho sentito le critiche piu’ disparate. Altra cosa molto criticata, per la relazione dell’autore con Giancarlo che molti dicono non sia stata così stretta (cosa che non toglie nulla all’opera se non una certa credibilità trattandosi di racconto di fatti storici), è il libro, L’Abusivo. Chi, come, e quando l’hanno ucciso e’ storia nota, rintracciabile in rete. All’epoca del processo, io ho seguito tutte le udienze. Lavoravo per Metropolis, non me ne sono persa una. Fui picchiato e minacciato fuori dal tribunale da amici di coloro che stavano nelle “gabbie” dell’aula bunker del carcere di Poggioreale dove si teneva il processo. Non ho perso neanche una udienza, ricordo ancora il pubblico ministero, Armando D’Alterio, la sua professionalità. Ricordo gli avvocati, ricordo lo sguardo feroce che mi rivolse il boss dei Valentini (clan di Torre Annunziata) Valentino Gionta quando il fotografo di fianco a me gli scattò una foto e lui pensò fossi stato io. Ricordo ancora il brivido che mi percorse la schiena quando quegli occhi mi freddarono. Non entro nel merito della sentenza. Dico solo che per me non è stata chiarita tutta la verità perché io credo, a differenza di quello che sia stato definito nella sentenza, che la camorra l’abbia ucciso su richiesta della politica e non solo su sua iniziativa. Ma queste sono altre storie. Quello che mi interessa sottolineare è che Giancarlo Siani a 26 anni era un precario, ma che trattava comunque fatti e notizie importanti. Un giovane precario il cui sacrificio, ovviamente non voluto (non mi piace la definizione di eroe) ha smosso le acque, ha creato anche nella mentalità dei napoletani una consapevolezza diversa.

Nella foto ANSA, l'omaggio del writer napoletano Raffo su un muro della periferia di Napoli

Giancarlo dovrebbe essere un esempio per molti, giornalisti e non. Che non ci siano più omicidi di camorra, che le parole non vengano più interrotte con la forza, mi sembra che sia normale, auspicarlo mi sembra banale. Ma qui pare che la banalità sia invece la straordinarietà
Si potrebbe parlare dell’eredità di Siani, di quello che ha lasciato sul versante della lotta dell’anticamorra. Io no, non lo faccio. Anche perchè un ragazzo di 26 anni che fa questo mestiere nelle nostre zone è mosso dal fuoco per la passione, per la verità, nonostante le difficoltà. Lui era un precario. Come me (senza volermi paragonare a lui, al suo sacrificio), come migliaia di colleghi, i veri artefici dell’informazione in Italia. Pare che oggi i media si poggino solo sui precari. Una delle lezioni che l’omicidio Siani avrebbe dovuto insegnare sarebbe dovuto essere proprio il rispetto e l’emersione del precariato. Ma dopo 25 anni, se possibile, la situazione è anche peggiorata.

La locandina di Fortapasc

La locandina di E Io Ti Seguo

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