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Cina nega maltrattamenti a giornalisti

La Cina nega che sia difficile la condizione dei giornalisti stranieri nel paese, in risposta ad un comunicato di ieri delle associazioni dei corrispondenti stranieri di Pechino, Shanghai e Hong Kong che avevano denunciato una serie di casi recenti in cui operatori dell’informazione stranieri erano stati picchiati o bloccati dalla polizia cinese mentre facevano il proprio lavoro. Ma la Cina getta acqua sul fuoco. Secondo quanto ha riferito al Global Times un funzionario dell’ufficio affari esteri di Nantong, la polizia sta indagando su questi casi presunti che hanno avuto come vittime giornalisti stranieri e comunichera’ i propri risultati entro questo mese. ”Vogliamo fornire dei risultati convincenti – ha detto il funzionario – e seguire la legge. Ma proteggeremo anche i nostri diritti se il governo e’ stato diffamato”. Secondo Zhang Zhi’an, professore associato presso la Scuola di Comunicazione e Design alla Sun Yat-Sen University, ci sono casi di natura diversa, aggiungendo che non sono presi necessariamente di mira i giornalisti stranieri. ”Riferire su questioni sensibili in Cina – ha detto Zhang – e’ difficile sia per i giornalisti stranieri che per quelli locali, perche’ e’ complicato ottenere informazioni. Spesso accade che per proteggere i funzionari del posto i governi locali non agiscano in linea con il governo centrale”. Lu Haitao, un fotografo di Shanghai, ha invece sottolineato come i giornalisti cinesi si trovino spesso in condizioni anche peggiori rispetto ai loro omologhi stranieri in Cina, specialmente quando coprono notizie locali. ”A Shanghai – ha detto Lu – la situazione e’ piu’ tranquilla, la citta’ ha imparato a trattare meglio e rispettare i giornalisti ma le condizioni sono molto diverse altrove. Io stesso sono stato diverse volte minacciato quando ad esempio ho trattato casi di incidenti in miniera o altri argomenti sensibili”.

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Giornalisti picchiati in Cina, allarme dei club dei corrispondenti

Sale l’allarme per l’attuale situazione dei giornalisti stranieri in Cina. A denunciarlo sono i club dei corrispondenti esteri di Pechino, Shanghai e Hong Kong che hanno diffuso oggi un comunicato nel quale si elencano casi di intimidazione e anche di violenza subita da reporter. ”Siamo preoccupati – e’ scritto nel comunicato – dal numero di recenti casi di giornalisti stranieri minacciati, perseguitati e anche picchiati mentre riportavano notizie dalla Cina”, I tre club citano per primo l’episodio del 28 luglio scorso, quando un giornalista giapponese dell’Asahi Shimbun fu malmenato dalla polizia mentre riprendeva una manifestazione a Nantong. In quella occasione tutto il suo equipaggiamento, del valore di diverse migliaia di dollari fu sequestrato e mai restituito. Il 10 agosto, invece, un reporter di Hong Kong e’ stato assalito da poliziotti in borghese mentre filmava alcuni arresti. Il giorno dopo, inoltre, nella provincia dell’Henan, e’ stata la volta della troupe della televisione tedesca Ard e’ stata attaccata da un gruppo di persone e tenute forzatamente in una fabbrica per nove ore. L’ultimo episodio ha visto giornalisti polacchi e statunitensi pedinati tutta la notte mentre seguivano la manifestazione Miss Mondo. Le maggiori preoccupazioni dei club, si legge nel comunicato, riguarda il fatto che molti di questi casi coinvolgono platealmente membri delle forze di sicurezza e di polizia cinesi o persone a loro associate.

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Espulsa dalla Cina la corrispondente di Al Jazeera, la prima da 13 anni

La rete televisiva araba Al Jazeera ha annunciato oggi la chiusura della sua copertura in inglese della Cina dopo l’espulsione della corrispondente Melissa Chan, alla quale e’ stato negato il rinnovo del visto. Si tratta della prima espulsione di un giornalista straniero in 13 anni. Chan era in Cina dal 2007, quando aveva aperto il servizio in lingua inglese di Al Jazeera. Giovane e aggressiva, Chan si era messa subito in luce ed era uno dei corrispondenti esteri piu’ noti di Pechino. Il suo blog su Twitter era seguito da 14mila persone. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei, interrogato oggi nel corso di una conferenza stampa a Pechino, ha eluso le domande sull’ espulsione della giornalista, limitandosi a dire che la Cina ”da’ il benvenuto ai giornalisti stranieri che riportano obiettivamente” e che i reporter devono ”seguire le leggi cinesi” in materia di stampa. In un comunicato Al Jazeera, che ha la sua base nel Qatar, afferma che le autorita’ cinesi non solo non hanno rinnovato il visto a Chan, ma non lo hanno concesso a nessun altro dei suoi giornalisti che ne hanno fatto domanda ”negli ultimi tempi”. Al Jazeera precisa che ”continuera’ a richiedere una presenza” in Cina. ”Dato che i mezzi d’ informazione cinesi lavorano liberamente nel mondo, ci aspettiamo che la stessa liberta’ sia garantita in Cina a tutti i giornalisti di Al Jazeera”, conclude il comunicato. Hong Lei, il portavoce, ha affermato che nuove richieste di visti da parte della rete tv verranno ”esaminate sulla base delle leggi vigenti”. L’ufficio di Al Jazeera a Pechino continua a funzionare realizzando i programmi in lingua araba dell’emittente. Il Foreign Correspondent Club of China (Fccc) si e’ dichiarato ”inorridito” dall’espulsione di Chan. Il Club ha sottolineato che l’ episodio costituisce ”una grave minaccia per la possibilita’ che i corrispondenti stranieri lavorino in Cina”. ”Funzionari cinesi – si legge in un comunicato del Fccc – hanno espresso la loro rabbia per un documentario trasmesso da Al Jazeera in novembre, alla cui realizzazione Melissa Chan non ha preso parte. Inoltre, hanno espresso una generale insoddisfazione per i contenuti editoriali di Al Jazeera English e hanno accusato Chan di aver violato alcune regole, senza specificare quali”. L’ Fccc aggiunge che l’ espulsione di Chan e’ ”l’ ultimo ed estremo esempio dell’ uso dei visti per censurare e intimidire i corrispondenti stranieri”. I corrispondenti stranieri a Pechino sono circa settecento. Il loro lavoro e’ regolato da una legge relativamente liberale varata nel 2007, in vista delle Olimpiadi di Pechino e poi riconfermata. Dall’ anno scorso, spinte dal timore che le rivoluzioni democratiche in alcuni paesi arabi contagiassero il pubblico cinese, le autorita’ stanno dando un’interpretazione fortemente restrittiva della legge. Al contrario che i visti per affari, che spesso hanno una validita’ pluriennale, quelli giornalistici devono essere rinnovati ogni anno. Gli ultimi giornalisti ad essere espulsi dalla Cina prima di Chan sono stati nel 1998 Juergen Kremb, del settimanale tedesco Der Spiegel, e Yukihisa Nakatsu, del quotidiano giapponese Yomuri Shimbun.

fonte: ANSA

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La Cisco aiuta il governo cinese nel controllo del Falun Gong

La Cisco System, società leader produttrice di pezzi e materiali per l’informatica, avrebbe personalizzato alcuni suoi articoli per agevolare il governo cinese nel controllare e censurare i membri dell’organizzazione di Falun Gong, i quali hanno presentato una denuncia contro la società. Lo riferisce il quotidiano di Taiwan, Taipei Times. Il documento è stato presentato giovedì scorso in un tribunale distrettuale della California da una fondazione che si occupa di tutela dei diritti umani in nome e per conto del movimento di Falung Gong. Secondo le accuse, la Cisco avrebbe aiutato il governo cinese preparando una specie di mega firewall che è utilizzato dal governo di Pechino per la censura su internet e per rintracciare gli oppositori. Nella denuncia vengono citati diversi dipendenti della Cisco, inclusi il presidente e il direttore esecutivo. La Cisco ha tuttavia fatto sapere in un suo comunicato che le accuse “non hanno alcun fondamento” e di volersi difendere con forza. Secondo la denuncia, diversi membri del movimento di Falun Gong proprio grazie al firewall creato dalla Cisco sarebbero stati individuati, catturati, arrestati e torturati. Uno di loro sarebbe stato addirittura picchiato a morte. Terri Marsh, un avvocato americano, ha riferito al giornale che sono stati forniti dall’organizzazione molti dettagli sul ruolo della Cisco nella vicenda, dettagli che saranno resi noti durante il processo. La denuncia è fatta sulla base dello Statuto delle offese agli stranieri, una legge federale che consente agli stranieri residenti di presentare denuncie in una corte americana invocando violazioni della legge internazionale. La denuncia è stata fatta sotto il nome di tre membri del movimento di Falun Gong, Ivy He, canadese, Liu Guifu, di New York e Charles Lee, un cittadino americano che fu arrestato in Cina nel 2003 3 rimase in carcere fino al 2006. La denuncia è stata poi fatta in nome di altri 8 non identificati cittadini cinesi tra cui coloro che sono stati torturati o uccisi o che risultano scomparsi. Il movimento di Falun Gong, nato nel 1992 in Cina come movimento spirituale, è cresciuto rapidamente negli anni, attirando migliaia di persone. Si ispira alla tradizione taoista e buddista. Il movimento non è stato mai ben visto dal governo cinese tanto che nel 1999 Pechino “vieto” l’organizzazione, definendola “eretica”.

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Lancio di uova e scarpe contro padre censura internet

Se vera, la notizia potrebbe dimostrare un ennesimo anelito al cambiamento da parte dei giovani cinesi. Il padre del ‘Grande Fratello’ cinese, la censura su internet del governo, Fang Binxing, sarebbe stato oggetto di lanci di uova e di una scarpa. La notizia è diventata il topic del giorno sui social network cinesi e su Twitter, luoghi dove non si parla d’altro. Tanto che il nome del presidente dell’Università di Posta e Telecomunicazioni di Pechino e ispiratore del ‘Great Firewall’, la ‘grande muraglia di fuoco’ (il sistema di censura che blocca le comunicazioni su Internet sgradite al governo cinese), è diventato, al pari di quelli del Dalai Lama, del Tibet e di dissidenti, impossibile da raggiungere su internet senza le Vpn, quei programmi e servizi che permettono un collegamento in Cina come se si fosse in altro paese straniero, così da permettere di aggirare la censura. Al momento non ci sono conferme ufficiali dell’incidente. Secondo le informazioni che circolano in rete, Fang Binxin stava tenendo una lezione all’università di Wuhan, nella provincia orientale dell’Hubei, quando verso di lui sono state lanciate uova e scarpe. Secondo quanto ha scritto lo stesso ‘lanciatore’ su Twitter, con lo pseudonimo di ‘hanunyi’, le uova non hanno colpito il professore così come la seconda scarpa lanciata. La prima, invece, avrebbe colpito l’uomo. Su internet si trovano sia foto del ragazzo (con volto camuffato) con le uova in mano, sia della porta dell’aula universitaria macchiata da uova. La polizia dell’ufficio di pubblica sicurezza di Luojiashan, nel cui distretto ricade l’università, ha confermato ad alcuni organi di informazione che agenti sono stati inviati nell’università per indagare su un caso di lancio di scarpe, senza fare riferimento a Fang Bixing che sarebbe anche tornato a Pechino. Hanunyi è diventato un eroe nella rete, al pari dei dissidenti e di coloro che si battono per il cambiamento della Cina. Lui, che scrive di essere scappato dall’aula dopo il lancio, si è anche dichiarato sorpreso, in una dichiarazione su Twitter, del seguito che sta avendo. Tra i ‘cinguettii’ si sprecano le lodi al ragazzo e si chiede di continuare. Si scherza (‘tutti a mangiare uova staserà) e si chiede di andare avanti, facendo lo stesso con altri. Se è la prima volta che si registra un attacco così diretto ad una icona del sistema cinese, non è la prima volta che Fang Binxing è oggetto di attacchi. Il professore lo scorso ottobre è stato costretto a chiudere il suo blog ad una settimana dall’apertura dopo aver ricevuto dagli internauti “un mare di critiche”. Migliaia di messaggi in poche ore, sul tenore “Fang Binxing, la grande muraglia di fuoco ha privato il popolo del suo diritto ad un libero accesso ad Internet”, hanno bloccato il sito obbligando il padre della censura cinese su internet a chiudere il suo blog. La Grande Muraglia di Fuoco, impedisce l’accesso ai principali siti di comunicazione sociale come Youtube, Facebook e Twitter. Inoltre, un sistema di parole chiave blocca le ricerche che potrebbero essere “pericolose”. Tra queste ci sono le parole “Dalai Lama”, “Tiananmen” e da qualche mese “premio Nobel”, “Liu Xiaobo” e ‘Ai Weiwei”. Per aggirarla, molti utilizzano sistemi che permettono di simulare la navigazione da paesi stranieri. Ma i tecnici governativi cinesi, che monitorano la rete, spesso individuano questi sistemi, innescando una guerra tecnologica con gli sviluppatori di questi programmi.

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Peggiorano le condizioni di lavoro in Cina per i giornalisti stranieri

Le condizioni di lavoro per i giornalisti in Cina sono peggiorate nell’ultimo anno, secondo i primi dati di un sondaggio realizzato dall’associazione dei corrispondenti esteri a Pechino (Foreign Correspondent Club, Fcc, associazione ritenuta illegale in Cina). Il 94% dei 108 giornalisti che hanno risposto al sondaggio (su 225 membri del club) hanno detto che le condizioni di lavoro sono deteriorate. Il 70% dei corrispondenti stranieri, inoltre, ha dichiarato di essere stato oggetto di molestie, violenze o interferenze da parte delle autorità cinesi. Alcuni, in occasione delle proteste dei gelsomini – le passeggiate che a febbraio hanno avuto luogo nelle principali città cinesi ispirate alle rivolte nord africane – sono stati fermati, altri arrestati e alcuni picchiati dagli agenti, soprattutto a Pechino e a Shanghai. Negli ultimi tempi si lamenta anche una maggiore difficoltà e lentezza sui collegamenti internet, anche per coloro che usano la Vpn, il sistema telematico che permette di collegarsi come se si fosse al di fuori del paese, permettendo così di aggirare la censura e visitare i siti vietati dal governo cinese. La questione è stata anche portata oggi all’attenzione della portavoce del ministero degli esteri cinese, durante la conferenza stampa programmata. La Jiang ha detto che il governo é pronto a collaborare con i giornalisti che chiedano aiuto per problemi incontrati. Nelle scorse settimane le autorità cinesi hanno anche inviato a tutti i giornalisti accreditati un questionario di soddisfazione.

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