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Dissidente uighuira denuncia persecuzioni sui propri figli

La dissidente uighura Rebiya Kadeer, che dal 2006 vive in esilio negli Usa, ha denunciato l’ aggravarsi della persecuzione in Cina contro i suoi tre figli, che stanno scontando pesanti pene detentive dopo processi tenuti a porte chiuse e dalla dubbia regolarita’. Secondo Kadeer, i tre uomini sono stati costretti a firmare documenti in base ai quali cedono allo Stato la proprieta’ di un centro commerciale di Urumqi, la capitale della Regione Autonoma del Xinjiang, nel quale avevano i loro negozi centinaia di commerciati uighuri. L’ edificio sara’ demolito, hanno annunciato le autorita’ locali. ”In violazione delle leggi cinesi e della decenza umana, le autorita’ cinesi non si fermano davanti a nulla pur di tormentare i miei figli in prigione”, ha affermato Rebiya Kadeer in una dichiarazione diffusa oggi. ”Abbiamo visto in altri casi, come quello di Chen Guangcheng (il dissidente cieco che dieci giorni fa e’ riuscito a lasciare la Cina dopo un’ avventurosa fuga dagli arresti domiciliari), che i funzionari cinesi provano una perversa soddisfazione nel perseguitare le famiglie di coloro che parlano in difesa della verita’ e della giustizia”, ha aggiunto la dissidente. Il Xinjiang e’ l’ area di origine della minoranza etnica degli uighuri, in maggioranza musulmani, che oggi sono circa il 40% dei 20 milioni di abitanti della Regione Autonoma, nel nordovest della Cina.

fonte: ANSA

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Minacce contro blogger Han Han

Il popolare scrittore e blogger cinese Han Han e la sua famiglia sono stati minacciati di morte nel quadro di un’ aspra polemica che si trascina su Internet dallo scorso gennaio. Lo riporta oggi il quotidiano Global Times. In seguito alle minacce, profferite da un internauta che si firma Huang Lin, lo stesso Han Han si e’ rivolto sia ai suoi ”nemici” che ai suoi sostenitori, chiedendo loro di moderare i toni della polemica. Han Han, che ha 31 anni ed e’ diventato famoso con un best seller sui disagi delle nuove generazioni cinesi, e’ stato accusato di non scrivere personalmente il suo blog – che avrebbe avuto fino a 300 milioni di visitatori – ma di farsi aiutare da un gruppo di ”ghost writers”. Il leader della campagna contro Han Han e’ Fang Zhouzi, un attivista che si batte contro le frodi. Fang a sua volta ha usato per il suo attacco al popolare blogger lo studio di Mai Tan, un esperto di informatica, che in seguito ha ritirato la sua accusa. Qualche ora dopo che era comparso su Internet l’ appello alla moderazione di Han Han, Huang Lin ha risposto scusandosi per i toni troppo accesi e impegnandosi per il futuro a criticare il blogger in ”forme piu’ moderate”.

fonte: ANSA

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Ai Weiwei denuncia ufficio imposte contro multa

L’artista e dissidente cinese Ai Weiwei ha presentato oggi una denuncia contro le autorità fiscali che, sostiene, hanno agito illegalmente infliggendogli una multa di quasi due milioni di euro. Lo ha confermato lo stesso artista in una conversazione telefonica con l’ANSA. L’anno scorso Ai Weiwei – un severo critico del regime a partito unico – è stato detenuto per quasi tre mesi segretamente, cioé senza che la sua famiglia e i suoi avvocati ne venissero informati, e in seguito rilasciato senza essere accusato di alcun reato. La società Beijing Fake Cultural Development, presieduta dalla moglie dell’artista, è stata però accusata di evasione fiscale e condannata a pagare una multa di circa 1,7 milioni di euro. L’ufficio delle imposte di Pechino ha respinto alla fine di marzo il ricorso dell’artista, che ha deciso di chiedere l’intervento della magistratura. “Alcune delle loro azioni sono state illegali e hanno violato tutte le regole” ha sottolineato Ai Weiwei, spiegando che gli avvocati della Fake non hanno mai potuto vedere i documenti in base ai quali la società è stata multata. Il tribunale, ha aggiunto l’artista, deciderà entro una settimana se la denuncia può essere accettata e discussa in tribunale. Ai Weiwei ha affermato di non avere piani precisi per il futuro. In giugno, ad un anno di distanza dalla sua liberazione, gli dovrebbe essere restituito il passaporto e in teoria l’ artista sarebbe libero di viaggiare all’estero.

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Condannata Ni Yulan, dissidente e disabile

La dissidente cinese Ni Yulan – una avvocatessa di 51 anni zoppa a causa di un pestaggio della polizia – è stata condannata oggi da un tribunale di Pechino a due anni e otto mesi di prigione. Suo marito, Dong Jiqin, è stato condannato a due anni. Sono stati riconosciuti colpevoli di aver “provocato disordini” e di non aver pagato il conto (circa 10mila euro) di un albergo. Gli avvocati della donna hanno sostenuto che la coppia era stata costretta dalla polizia ad occupare la stanza dopo la demolizione della loro abitazione, in un vecchio quartiere popolare alla periferia di Pechino. La stessa Ni Yulan aveva definito l’ albergo una “prigione nera”: si tratta di luoghi – in genere stanze di alberghi di infima categoria – dove la polizia detiene segretamente dissidenti e “petitioner”, i postulanti che vengono nella capitale dalle province per denunciare le ingiustizie che ritengono di aver subito dalle autorità locali. Ni è stata in passato al centro di proteste contro le evacuazioni forzate e le demolizioni di vecchie abitazioni, attuate per fare spazio a nuovi progetti edilizi, in genere centri commerciali o centri residenzali di lusso. I cittadini espulsi dalle loro case protestano perché ritengono inadeguati gli indennizzi che vengono loro offerti dalle autorità. Già due volte la dissidente era stata in prigione. Nel 2002, anno della sua prima detenzione, Ni Yulan era stata picchiata e aveva perso l’uso delle gambe. Da allora è costretta su una sedia a rotelle. Nell’ aprile del 2011, Ni e Dong sono stati arrestati nel quadro delle iniziative delle autorità volte ad impedire la nascita in Cina di un movimento popolare a favore della democrazia sul modello di quelli che si sono sviluppati in Tunisia, Egitto e altri paesi arabi. Cheng Hai, uno degli avvocati della coppia, ha definito la sentenza “ingiusta e illegale” e ha annunciato che ricorrerà in appello. La figlia, Dong Xuan, ha sostenuto che Ni Yulan è gravemente malata e che non ha avuto assistenza medica durante la sua detenzione. Una dozzina di diplomatici si sono riuniti davanti al tribunale dove si è svolto il processo. Raphael Droszewski, dell’ufficio Ue di Pechino, ha dichiarato di essere “molto preoccupato” per le condizioni di salute di Ni Yulan e ne ha chiesto “l’ immediata scarcerazione”.

fonte: ANSA

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Pechino chiede a Tokyo di bloccare riunione Uighuri

La Cina ha chiesto al Giappone di non consentire una riunione a Tokyo del Congresso mondiale degli uighuri, un’ organizzazione di esuli dalla provincia cinese del Xinjiang che Pechino accusa di secessionismo, in calendario a maggio. Lo ha affermato oggi il portavoce del ministero degli esteri cinese Liu Weimin, secondo il quale l’ organizzazione “é dedita ad attività dannose per la sovranità e l’ integrità territoriale della Cina”. Gli uighuri, turcofoni e musulmani, sono gli abitanti originari del Xinjiang, nel nordovest della Cina, e oggi sono il 40% degli abitanti della provincia, dove la maggioranza è composta da immigrati cinesi. Gli esuli uighiri accusano Pechino di praticare una politica repressiva e sostengono di essere cittadini di serie “b”, rispetto ai cinesi dell’etnia maggioritaria degli han. Rappresentanti dell’ organizzazione hanno precisato che alla riunione prenderanno parte un centinaio di delegati uighuri e alcuni uomini politici giapponesi, dei quali non hanno fatto i nomi.

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Canto come forma di protesta tra giovani a Canton

Cantano per le strade di Guangzhou, la ex Canton, ma non per esibire il loro talento o per divertirsi. Diciotto studenti universitari muniti di iPhone e megafoni, lo fanno per diffondere le lamentele della gente. Non è un caso isolato: e’ stato proprio il canto a causare l’arresto di un popolare cantante tibetano, Ugyen Tenzin, accusato di inneggiare alla liberta’ e alla causa tibetana. I diciotto studenti universitari di Guangzhou hanno detto alla stampa locale che la loro non e’ una protesta vera e propria: vogliono soltanto sollevare l’attenzione generale su tematiche importanti, ispirata da internet e dai giornali. Il loro ”Complaints Choir”, coro delle lamentele, e’ nato dopo un incontro quasi casuale. I ragazzi frequentavano tutti una classe di sviluppo della societa’ e della cittadinanza della Sun Yat-Sen University (Sysu) e avevano partecipato ad una discussione sulla societa’ cinese contemporanea. Dopo aver visto un video di una performance di strada di un coro simile di Hong Kong, a sua volta ispirato a esperienze simili di gruppi di Birmingham e di Helsinki, i ragazzi hanno deciso di provarci anche loro fondando la versione del ”Complaints Choir” di Guanzhou. ”Quello che vogliamo con le nostre canzoni – ha detto Zhu, il direttore del coro – e’ dare voce a quella gente che non sa come esprimersi o come farsi ascoltare. Puo’ essere un canale per alleviare i conflitti sociali nella societa’ di oggi”. Tra le loro performance ce n’è anche una ispirata a Wukan, la cittadina di pescatori saltata agli onori delle cronache per le numerose manifestazioni contro l’alienazione forzata delle terre che ha portato alla libera elezione dei rappresentanti locali. Per ora i giovani 18 cantori proseguono nel loro progetto, non senza qualche difficolta’. La loro iniziativa non piace alle autorita’ cinesi che hanno deciso di cancellare la loro seconda sessione canora in calendario il 3 marzo, a causa della concomitanza con le due sessioni parlamentari a Pechino. C’e’ chi si chiede se dureranno o se faranno la fine del cantante tibetano, Ugyen Tenzin, condannato a due anni di carcere. La pubblicazione di un album con canzoni che contengono versi dedicati al Dalai Lama e al premier del governo tibetano in esilio in India, Lobsang Sangay, e’ stata decisiva. La polizia non solo lo ha arrestato (e ora non si sa dove si trovi nè quali siano le sue condizioni, come spesso accade in questi casi) ma le autorita’ stanno cercando anche l’autore dei testi delle sue canzoni. Per questo i genitori dei 18 studenti sono non a caso preoccupati di quello che potrebbe succedere, e alcuni hanno chiesto ai propri figli il perche’ di questa scelta. ”Noi siamo fondamentalmente ottimisti – ha risposto Wang, uno degli studenti del coro – le nostre lamentele sulla societa’ sono la testimonianza del nostro amore per la nostra citta’ ”.

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Arrestata donna per post su risarcimenti terremoto

Le autorita’ cinesi hanno arrestato una donna per aver rivelato un ‘segreto di stato’, scrivendo in un blog lo stato dei negoziati per i risarcimenti governativi ai familiari delle vittime del terremoto del 2008 in Sichuan. Zhou Xingrong ha perso suo figlio ne crollo della scuola Juyuan Middle School a Dujiangyan, nei pressi di Chengdu il 12 maggio del 2008. Mercoledi’ scorso la donna e’ stata prelevata dalla polizia e, dopo un interrogatorio di oltre nove ore, e’ stata trasferita in un centro detentivo. Le autorita’ l’hanno accusata di aver rivelato i segreti attraverso numerosi post sui microblog nei quali invitava i familiari dei bambini morti sotto le macerie a continuare a fare pressioni sulle autorita’ per ricevere i risarcimenti promessi. Contro di lei anche le accuse di essere in contatto con il sito dei diritti civili Tianwang. Molti i genitori delle migliaia di bambini morti durante il terremoto che sono stati arrestati dopo aver chiesto i risarcimenti. Le autorita’ cinesi sono state accusate e ritenute colpevoli per la pessima qualita’ dei materiali usati nella costruzione delle scuole che sono crollate, argomento che e’ uno dei cavalli di battaglia dell’artista Ai Weiwei.

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