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India-Cina: Li Keqiang apre a negoziato per area di libero scambio

Il premier cinese Li Keqiang, che sta concludendo la sua visita di tre giorni in India, ha manifestato oggi la disponibilità all’apertura di un negoziato per firmare un Accordi di libero scambio indo-cinese capace di risolvere gli squilibri attualmente esistenti a favore di Pechino nell’interscambio commerciale. Parlando ad un uditorio di uomini d’affari indiani, Li ha detto di “capire perfettamente le preoccupazioni dell’India per il suo deficit commerciale nei nostri confronti”, assicurando di voler “fornire facilitazioni affinché i prodotti indiani possano entrare nei mercati cinesi”. “Sono fiducioso – ha aggiunto che sareo capaci di attenuare lo squilibrio commerciale fra i nostri due Paesi anche perché non è volontà della Cina di perseguire un surplus nell’interscambio bilaterale”. Per questo, ha concluso, “la Cina desidera lanciare negoziati per un accordo di commercio regionale indo-cinese”. Mentre le esportazioni indiane verso la Cina hanno raggiunto nell’ultimo anno i 13,52 miliardi di dollari, le importazioni da quel Paese in India hanno sommato 54,3 miliardi, con un deficit indiano di 40,78 miliardi di dollari. Domani il premier cinese si trasferirà in Pakistan, seconda tappa di un viaggio che lo vedrà successivamente in Svizzera e Germania.

fonte: ANSA

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India-Cina: accordo fra giganti per “il bene del mondo”

Nella persistente crisi economica e finanziaria che ancora assedia l’Occidente, India e Cina sono convinte di poter formare un blocco propulsore di crescita che sia prima di beneficio reciproco e poi magari che serva anche alla comunità internazionale nel suo insieme. Al termine dei due colloqui previsti a New Delhi, i premier cinese, Li Keqiang, e indiano, Manmohan Sigh, si sono presentati oggi ai media per ammettere l’esistenza di problemi bilaterali irrisolti lungo i 4.000 chilometri di frontiere comuni, nello sfruttamento dei fiumi che attraversano i loro territori, e nel commercio, che è fortemente squilibrato a favore di Pechino. Ma hanno assicurato di volerli superare con “un rafforzamento del dialogo e della cooperazione bilaterale” in tutti i campi, che ha ancora fortissime possibilità di espansione, grazie anche al fatto che Delhi e Pechino riuniscono il 40% della popolazione mondiale. Ringraziando Li per avere scelto l’India come primo Paese a cui far visita dopo la sua designazione, Singh ha indicato di essersi parlato con il collega con un linguaggio “sincero” e “franco”, ma di aver concordato una strategia che porterà le due Nazioni ad avere nel 2015 un interscambio di 100 miliardi di dollari rispetto ai 66,5 miliardi del 2012. In questa prima tappa del viaggio (le altre sono Pakistan, Svizzera e Germania) Li ha mostrato un ramoscello di olivo sostenendo che la Cina “é un paese pacifico” che agisce – ha scritto il quotidiano The Hindu – con il precetto “non fare ad altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Il nostro problema, ha insistito, “é di soddisfare le sette necessità di base quotidiane dei cinesi che sono: legna, riso, olio per cucinare, sale, salsa di soja, aceto e té”. “Dobbiamo concentrarci sullo sviluppo interno e ciò richiede un ambiente internazionale pacifico. Per questo dobbiamo vivere in armonia con i nostri vicini e farci amici nel mondo”. Il vertice si è concluso con la firma di una dichiarazione in cui si sostiene che “esiste spazio per lo sviluppo di India e Cina” e che “il mondo ha bisogno della crescita di entrambi i Paesi”. Trattandosi delle più grandi Nazioni in sviluppo del pianeta “le loro relazioni trascendono gli obiettivi bilaterali per acquisire un significato regionale, globale e strategico”. In particolare “abbiamo concordato – ha detto al riguardo Singh – che le relazioni fra i nostri Paesi hanno un crescente significato e sono essenziali per uno sviluppo pacifico e una crescita economica sostenuta, così come per la stabilità e la prosperità nella nostra regione e nel mondo intero”. Fra i progetti di cooperazione India e Cina alcuni puntano a riequilibrare l’interscambio bilaterale permettendo all’India di far arrivare i suoi prodotti informatici e farmaceutici nel mercato cinese. Uno riguarda l’idea di creare un ‘corridoio economico’ fra i due Paesi, che includa anche Birmania e Bangladesh, e che avvicini i due principali mercati. C’é piena concordanza poi sulla necessità che in Afghanistan vi sia “un processo di Pace concepito e guidato dal governo di Kabul” che gli permetta “di raggiungere l’obiettivo di pace, stabilità e indipendenza al più presto possibile”. Pechino non ha invece ceduto più di tanto sull’aspirazione indiana di ottenere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il comunicato finale si limita a dire che Pechino “sostiene l’ispirazione indiana a svolgere un ruolo più importante all’Onu ed anche nel Consiglio di Sicurezza”.

Maurizio Salvi per Ansa

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Li Keqiang iin India: incontro tra supergiganti Asia per contare di piu’

Cina e India, i due supergiganti asiatici, si incontrano e confrontano le loro aspirazioni globali. Il premier cinese Li Keqiang ha scelto di cominciare oggi a New Delhi la prima visita all’estero della sua gestione governativa, in un viaggio che lo porterà, oltre poi anche anche in Pakistan, Svizzera e Germania. E se il nuovo presidente cinese, Xi Jinping, in marzo ha scelto la Russia per la sua prima proiezione internazionale, Li ha preferito esaltare la potenzialità dei legami con l’altro peso massimo continentale nella prospettiva di un coordinamento più stretto della loro azione sullo scenario internazionale. Fra gli obiettivi principali del viaggio del premier cinese c’é anche quello di confermare la volontà della Cina di contribuire alla soluzione delle crisi regionali. A ciò si deve la visita mercoledì in Pakistan, tradizionale alleato cinese e Paese chiave per la soluzione della crisi in Afghanistan. L’agenda del primo ministro Li prevede in serata un colloquio con il collega Manmohan Singh, mentre l’attività ufficiale comincerà solo domattina e si protrarrà per due giorni. Illustrando il valore che Pechino dà alle relazioni con l’India, il vice ministro degli Esteri cinese, Song Tao, ha detto che “é importante aumentare la fiducia politica reciproca, approfondire la cooperazione pragmatica e rafforzare il coordinamento sugli affari internazionali e regionali”. Da parte sua il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Syed Akbaruddin, ha ricordato che “siamo antiche civiltà, i Paesi più popolosi del mondo, con economie che crescono rapidamente. Crediamo che il nostro rapporto sia uno dei più importanti del 21/o secolo. Per questo dobbiamo nutrire la nostra crescente partnership, significativa non solo a livello bilaterale, ma sempre di più come fenomeno globale”. I media indiani sottolineano che nei colloqui si esamineranno le tensioni manifestatesi fra gli eserciti dei due Paesi nella regione del Ladakh, ma gli analisti attirano l’attenzione sul dossier commerciale e su quello di politica regionale. I due Paesi, con un totale di oltre 2 miliardi e mezzo di abitanti, assommano a un terzo degli oltre sette miliardi di abitanti della terra e a quasi un quinto del Pil mondiale e sono rispettivamente seconda e quarta economia mondiale dopo gli Stati Uniti con il Giappone al terzo posto, di poco superiore all’India. L’import-export è stato nel 2012 di 66,5 miliardi di dollari e nel 2015 si espanderà a 100 miliardi. Esso è però per due terzi favorevole ai cinesi, perché l’India esporta soprattutto materie prime, mentre la Cina risponde con un’invasione di prodotti finiti. Ora Delhi punta ad aumentare la penetrazione sul mercato cinese delle sue imprese informatiche e farmaceutiche. Per quanto riguarda infine le crisi regionali, Li Keqiang si recherà mercoledì ad Islamabad dove, con il presidente Asif Ali Zardari e i nuovi dirigenti governativi locali, esaminerà le prospettive del contributo del Pakistan alla lotta al terrorismo e a una positiva transizione della sicurezza in Afghanistan, nel momento in cui è in corso il ritiro delle truppe della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf).

fonte: ANSA

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Tutti pazzi in rete per Peng Liyuan, prima firts lady “all’occidentale”

Qualche adulatore la chiama gia’ la ‘Carla Bruni cinese’ o addirittura la ‘Grace Kelly con gli occhi a mandorla’. Quel che e’ certo e’ che Peng Liyuan, moglie del nuovo presidente cinese Xi Jinping, ha conquistato molti cuori fra l’oltre miliardo di connazionali. Non che sia cosi’ sorprendente, del resto, tanto per il ruolo che ella ricopre quanto per la fama che la precede: la first lady di Pechino era infatti molto nota da tempo in Cina, rivestendo il grado di alto ufficiale dell’esercito dedita soprattutto al canto. I suoi concerti, le sue apparizioni al gala annuale trasmesso in televisione il giorno del capodanno cinese, l’hanno resa famosa in tutto il paese. Quasi piu’ di suo marito, che per arrivare ad essere l’uomo piu’ potente della Cina ha dovuto scarpinare lungo strade scoscese. Quando Xi Jinping e’ stato designato alla successione di Hu Jintao alla guida di partito e paese in molti pronosticavano dunque un ruolo importante per la consorte. E trascorsi pochi giorni dalla nomina, in occasione del primo viaggio istituzionale di Xi, a Mosca, Peng (che nella capitale russa ha cantato con il coro dell’Armata Rossa) si e’ subito proposta come un’icona del buon gusto in salsa cinese. Non appena la first lady e’ apparsa sulla scaletta dell’aereo presidenziale, la sua foto – in cappotto scuro con borsetta italiana al braccio e scarpe costose ai piedi – ha cominciato a fare il giro del web, twittata migliaia di volte sulla rete cinese. In molti sono rimasti inchiodati alla tv per vedere il suo debutto. ‘Finalmente abbiamo una first lady presentabile all’estero”, hanno poi scritto in rete. ”Se si guarda a come erano vestite Wang Yeping e Liu Yongqing (mogli defilate dei vecchi ‘mandarini rossi’ Jiang Zemin e di Hu Jintao, ndr), ti accorgi di come Peng sia piu’ attraente”, ha commentato qualcuno, apprezzandone lo stile da neo-borghese facoltosa. Anche se non manca chi le contesta la borsa Tods al braccio, soprattutto in epoca di spending review e di sobrietà imposta – almeno a parole – a tutti i funzionari del partito comunista dallo stesso Xi Jinping. Ma i commenti restano in genere favorevoli e sottolineano con entusiasmo la novità. Fino a ora le mogli dei presidenti cinesi vivevano in effetti all’ombra dei mariti, non avevano vita propria e quasi nessuno le ricordava. Dopotutto, Jiang Qing, vedova del piu’ importante di tutti, Mao Zedong, era stata a capo della famigerata banda dei quattro, provocando non poco imbarazzo. E anche per non rievocare questo episodio, le first lady cinesi hanno tenuto per anni un basso profilo. Ma Peng rappresenta una svolta. Su Taobao, il piu’ grande sito di e-commerce in Cina, già si vendono e vanno a ruba copie del suo cappotto, della sua borsa, delle sue scarpe. E la cosa sembra far gioco anche a Xi Jinping: qualcuno infatti ha cominciato a dire che anche lui, rispetto agli altri che lo hanno preceduto, appare piu’ ‘spendibile’ all’estero, vestito bene come solo Zhou Enlai, forse, sapeva fare. Intanto si comincia a romanzare sulla ‘sfida glamour’ che in futuro Peng avra’ con Michelle Obama. Mentre si levano voci a rimpiangere che Nicolas Sarkozy non sia piu’ all’Eliseo e sia cosi’ sfumata la chance di vedere un confronto fra la ‘Carlà cinese’ e quella originale.

Xi Jinping e Peng Liyuan scendono dall'aero arrl'arrivo a Mosca

Xi Jinping e Peng Liyuan scendono dall’aero arrl’arrivo a Mosca

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Xi Jinping: esercito deve dotarsi di forza missilistica potente

La Cina deve dotarsi di una forza missilistica ”potente e tecnologica”. Lo ha detto oggi il neo segretario del partito comunista cinese, Xi Jinping, che e’ anche capo della commissione militare centrale e che a marzo sara’ presidente della Cina. Secondo quanto scrive l’agenzia Nuova Cina, Xi ha espresso questa considerazione incontrando oggi i delegati all’ottavo congresso del partito della Forza della Seconda Artiglieria dell’esercito di Liberazione del Popolo. E’ il reparto considerato il ”deterrente strategico, il supporto strategico per lo status del paese come importante potenza, un importante pietra d’angolo per la salvaguardia della sicurezza nazionale’, come ha detto lo stesso segretario del partito. Xi ha anche sottolineato che i militari devono assolutamente seguire i comandi del comitato centrale del partito comunista cinese e della commissione centrale militare ”in ogni momento e sotto ogni circostanza”, ma devono comunque sottostare alla legge.

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Terminati test di volo su nuova portaerei

Si sono concluse con successo le operazioni di decollo e atterraggio di aerei da guerra cinesi J-15 sulla portaerei “Liaoning”, la prima varata da Pechino. Secondo quanto riferisce la stampa locale, l’operazione ha richiesto un’accurato esercizio e una lunga preparazione. I piloti sono stati sottoposti a un training speciale per imparare a decollare e atterrare su uno spazio ristretto e anche in eventuali condizioni meteorologiche sfavorevoli, quali scarsa visibilità e vento forte. I piloti selezionati devono avere non più di 35 anni e avere al loro attivo almeno già 1.000 ore di volo. “E’ come ballare sulla punta di un coltello – ha dichiarato Zhang Yongyi – vice comandante dell’esercito della marina dell’esercito di liberazione del popolo – in quanto gli aerei devono atterrare e decollare entro uno spazio molto ristretto. La pista è molto corta e stretta e la velocità è molto elevata”. “Abbiamo fatto moltissimi test per arrivare a un risultato ottimale – ha detto Zhang – e infine abbiamo imparato le competenze chiave per avere successo in questa missione”.

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In servizio la prima portaerei cinese

La prima portaerei cinese da oggi e’ in mare. Pechino l’ha formalmente messa in servizio nel pieno dell’alta tensione con il Giappone per la disputa sulle isole Diaoyu-Senkaku, controllate da Tokyo e rivendicate, oltre che dalla Cina, anche da Taiwan. Il ministero della Difesa ha affermato che l’acquisizione della portaerei, battezzata ‘Liaoning’, ”alzera’ il livello operativo di tutta la marina cinese”, oltre a ”contribuire a proteggere con efficacia la sovranita’, la sicurezza e lo sviluppo” del Paese. Secondo gli esperti, la portaerei – una vecchia nave acquistata dall’Ucraina e rimessa in funzione – servira’ soprattutto all’addestramento in vista dal varo della prima portaerei prodotta interamente in Cina, che dovrebbe avvenire non prima del 2015. La nave, che gli ucraini chiamavano Varyag, fu venduta nel 1998 alla marina di Pechino, che ha dato il via nel 2002 ai lavori di rinnovamento. Nella sua nuova versione, la portaerei avra’ un equipaggio di duemila persone e potra’ trasportare trenta caccia del modello J-15, prodotti interamente in Cina. Ma l’annuncio della messa in stato operativo della Liaoning assume un evidente significato di ammonimento mentre la tensione con Giappone per le Diaoyu-Senkaku e’ alta e ha coinvolto anche Taiwan, che ha inviato centinaia di pescherecci nelle acque territoriali delle isole. La scelta del momento potrebbe essere legata anche all’imminenza del 18/esimo Congresso del Partito Comunista Cinese (Pcc), che si dovrebbe svolgere in ottobre e che dovrebbe dare il via ad un delicato processo di rinnovamento dei vertici del Partito e dello Stato. Dalla fine del secolo 19/esimo le Diaoyu-Senkaku sono sotto il controllo del Giappone. Il viceministro degli Esteri cinese, Zhang Zhijun, ricevendo oggi il suo omologo giapponese, ha affermato che la Cina ”non tollererà azioni unilaterali in violazione della sua sovranità”, aggiungendo che il Giappone deve ”abbandonare le illusioni e correggere i suoi errori”. Pechino ha anche diffuso un ”libro bianco” sulle isole contese, nel quale si afferma tra l’altro che ”le pretese” del Giappone sulle Diaoyu-Senkaku ”non hanno una base storica”. Oltre che con Giappone e Taiwan nel Mar della Cina Orientale, la Cina ha in corso dispute territoriali nel Mar della Cina Meridionale con Vietnam, Filippine, Malaysia e Brunei. Pechino ha chiesto agli Usa di rimanere neutrali in queste dispute, che coinvolgono alcuni dei suoi principali alleati nella regione. Durante il suo recente viaggio in Asia, con una tappa anche a Pechino, il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha invitato la Cina e gli altri Paesi interessati a risolvere le questioni aperte ”senza coercizione, senza intimidazioni e certamente senza l’uso della forza”.

fonte: ANSA

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Bandiera issata sulla prima portaerei cinese

Cerimonia dell’alzabandiera sulla prima portaerei cinese che, a questo punto, è pronta a prendere il largo. A Dalian, porto della Cina nord Orientale, la bandiera rossa con le stelle gialle è stata issata sulla “Liaoning”, questo il nome della nave, lo stesso della provincia nella quale la portaerei è stata varata. La nave ha già effettuato diversi test a mare ed è pronta ad entrare a pieno titolo nella flotta dell’esercito del popolo cinese. Curiosa la circostanza che vuole la portaerei pronta alla navigazione, nonostante da diversi mesi i test siano in corso, proprio nei giorni nei quali Cina e Giappone stanno sperimentando il peggior momento da anni nelle loro relazioni per la contesa sulle isole Diaoyu/Senkaku. La nave è stata avvistata la prima volta ad aprile dell’anno scorso ed è entrata in mare come prima portaerei cinesi ad agosto dell’anno scorso, scatenando le proteste americane. Tra l’altro, ogni suo viaggio di prova ha coinciso con qualche momento di tensione con i Paesi limitrofi. L’imbarcazione era stata originariamente costruita nel 1991 dall’ex Unione Sovietica che non riuscì a finirla passandola all’Ucraina che, nel 1998, l’ha poi venduta alla Cina, con il nome di Varyag. La Cina ne ha cominciato la rifinitura nel 2002 a Dalian, installando i motori e altre parti. La portaerei avrà un equipaggio di circa 2.000 persone e potrà ospitare 30 caccia di fabbricazione cinese J-15.

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Cina-India riprenderanno manovre militari congiunte

India e Cina hanno deciso oggi di ripristinare le relazioni nel campo della Difesa interrotte quattro anni fa dopo un incidente diplomatico. Lo ha detto il ministro della Difesa A.K. Antony al termine di un incontro la controparte cinese, il generale Liang Guanglie, avvenuto a New Delhi e riportato dall’agenzia di stampa Pti. Nel loro colloquio, i due ministri si sono impegnati a riprendere le esercitazioni militari, gli scambi tra ufficiali e la cooperazione nella sicurezza dei mari. L’indiano Antony ha anche accettato un invito per una visita a Pechino il prossimo anno. L’ultima esercitazione congiunta si era tenuta nel 2008 a Belgaum, nello stato meridionale indiano del Karnataka. I due giganti asiatici avevano deciso di compiere manovre congiunte nel 2008. La terza edizione era prevista in Cina nel 2010 ma era stata sospesa dopo il rifiuto di Pechino di concedere il visto di ingresso a un generale indiano dell’Arunachal Pradesh, stato di confine nord orientale rivendicato dai cinesi.

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Promosso nuovi generali tra i quali un liberale

Nuovi cambiamenti ai vertici militari di Pechino, con la promozione di quattro generali tra i quali spicca quella del liberale Li Yazhou. I quattro ufficiali che sono stati promossi a generali con pieni poteri sono Du Jincai, 60 anni, vicecapo del Dipartimento politico generale; Tian Xiusi, 62 anni, commissario politico del comando militare di Chengdu; Du Hengyan, 61 anni, commissario politico del comando militare di Jinan, oltre al già citato Liu Yazhou, 60 anni, commissario politico dell’Univesrità Naizionale della Difesa e genero di Li Xiannian, ex presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1983 al 1988. E’ il presidente cinese a guidare l’esercito di Pechino e Hu Jintao, che a ottobre dovrebbe lasciare il posto a Xi Jinping, da prassi dovrebbe conservare il controllo sull’esercito ancora per qualche anno. Liu, riferisce il South China Morning Post, è riconosciuto per aver abbracciato più la ‘democrazia di stile americano che il modello sovietico”, molto vicino all’ala liberale del partito, anche se all’indomani della epurazione di Bo Xilai, il potente capo del partito comunista di Chongqing, scrisse un lungo editoriale sul quotidiano dell’esercito invocando la fedeltà di tutti i componenti dell’esercito al partito.

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