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Amazon apre quartier generale Cina in zona libero scambio Shanghai

Amazon ha deciso di aprire il suo quartier generale cinese per il commercio internazionale nella zona di libero scambio di Shanghai, alla fine di settembre. Lo scrive la stampa cinese. L’intesa è stata firmata ieri dal vice presidente di Amazon Diego Piacentini e dagli amministratori della Shanghai Free Trade Zone, permettendo al colosso mondiale dell’e-commerce, di operare per tutto il mondo anche con servizi finanziari oltre che commerciali, permettendo di vendere beni in Cina e beni cinesi in tutto il mondo. Amazon implementerà il suo sito proprio per permettere ai cinesi di acquistarvi beni. Almeno 13.000 prodotti da brand di 27 paesi saranno presenti sulla piattaforma, una parte della quale è realizzata in collaborazione con una azienda locale già presente nella Ftz di Shanghai, Kuajingtong. Con questo accordo e il rafforzamento della sua presenza, che festeggia i 10 ani in Cina, Amazon vuole competere sullo stesso territorio il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba, che domina il mercato del paese del dragone attraverso diverse piattaforme commerciali online.

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Yahoo! sigla accordo con Alibaba, cede 20% per 7,1 miliardi

Yahoo raggiunge un accordo con Alibaba e si spiana la strada per un’uscita dal provider di e-commerce cinese. Un’uscita a tappe, con una cessione iniziale della metà della quota del 40% che controlla, che le garantisce le risorse necessarie per rilanciare il proprio portale web per riuscire a farlo competere con Google e Facebook. E allontanare le pressioni degli investitori che chiedono alla società di creare maggiore valore per gli azionisti. I ricavi della transazione saranno infatti usati per un’operazione di buy back che avrà un impatto positivo sui titoli. In base all’accordo raggiunto, Alibaba effettuerà un buy back sul 20% delle sue azioni in mano a Yahoo per un minimo di 7,1 miliardi di dollari. Il motore di ricerca riceverà 6,3 miliardi di dollari in contanti e fino a 800 milioni di dollari in nuove azioni privilegiate emesse da Alibaba, oltre a 550 milioni di dollari in seguito alla chiusura anticipata dell’accordo sulle licenze di proprietà intellettuale e tecnologica. Yahoo cederà un ulteriore 10% quando la società cinese si quoterà in Borsa, mentre il restante 10% sarà venduto a prezzi di mercato dopo il periodo di lock-up che segue l’Ipo. “L’accordo offre chiarezza ai nostri investitori su una componente sostanziale del valore di Yahoo e riafferma i legami con Alibaba” afferma l’amministratore delegato ad interim di Yahoo, Ross Levinsohn, che è riuscito a strappare un accordo su trattative che andavano avanti da mesi. Yahoo ha acquistato la propria quota in Alibaba nel 2005 per 1 miliardo di dollari, aiutandola a divenire uno dei protagonisti del web in Cina. Una crescita che ha reso la partecipazione di Yahoo in Alibaba uno degli asset di maggiore valore, superiore anche alle attività di core-business negli Stati Uniti, del motore di ricerca. “La transazione apre un nuovo capitolo nelle nostre relazioni con Yahoo e crea una struttura di controllo – afferma l’amministratore delegato di Alibaba – che ci consente di saltare la nostra attività al prossimo livello, la borsa, in futuro”. Per finanziare l’operazione potrebbe ricorrere anche all’emissione di debito. Se la raccolta di nuovi fondi per il buy back dovesse valutare Alibaba una cifra superiore ai 35 miliardi di dollari stimati per l’operazione, Yahoo riceverà più dei 7,1 miliardi di dollari attesi.

fonte: ANSA

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Portali cinesi di ecommerce denunciati dagli americani, vendono prodotti contraffatti

Due famosi portali cinesi sono nell’occhio del ciclone perche’ accusati di vendere prodotti falsi o contraffatti. Funzionari dell’Ustr, l’ufficio di rappresentanza per il commercio americano, hanno accusato il motore di ricerca cinese Baidu e Taobao, il maggiore sito cinese per le vendite on line, di contraffazione e pirateria. Lo riferisce il Global Times. I due siti cinesi sono tra gli oltre 30 mercati, fisici e on line, che sono stati citati in una lista nera dall’Ufficio Usa. Dieci sono cinesi. ”La pirateria e la contraffazione – ha detto Ron Kirk, dell’Ustr – minacciano l’innovazione e la creativita’ che sono vitali per la competitivita’ globale”. Baidu e Taobao, pur avendo saputo di essere stati inclusi nella lista nera americana, non hanno finora commentato la notizia, tuttavia un portavoce di Alibaba, il proprietario di Taobao, John Spelich, ha detto in un comunicato che ”continueremo a lavorare con le varie marche per migliorare il livello di affidabilita’ e integrita’ nei nostri mercati on line a vantaggio dei nostri utenti”. Il motore di ricerca cinese Baidu e’ stato recentemente indicato come il piu’ visitato in Cina e tra i 10 piu’ visitati al mondo. Per quanto concerne Taobao, secondo un reportage del Global Times, nei mesi scorsi sarebbero stati presi accordi con una serie di aziende per la vendita di prodotti falsi o contraffatti. Poche settimane fa il direttore esecutivo di Alibaba fu costretto a dimettersi dopo che furono trovate le prove di un suo coinvolgimento in operazioni per frodare i consumatori. Assieme a lui si dimisero anche altri funzionari mentre oltre 100 venditori (su un contingente di oltre 14.000 persone) furono licenziati per il loro coinvolgimento nelle frodi. E a gennaio il governo cinese ha fatto sapere di voler intensificare gli sforzi per proteggere la proprieta’ intellettuale on line. Secondo alcuni consumatori sia cinesi sia stranieri, la domanda di prodotti falsi o contraffatti rimane elevata a causa dei prezzi, molto piu’ contenuti, e della facilita’ di reperimento. Ren Hucheng, avvocato di Pechino, ha sottolineato come aziende importanti e molto note proprio come Baidu e Taobao dovrebbero pero’ rappresentare un esempio nel paese. ”Il campanello di allarme per le societa’ cinesi – ha osservato Yu Mingyang, professore della Jiaotong University di Shanghai – ha cominciato a suonare, in quanto esse devono prestare maggiore attenzione alla loro responsabilita’ sociale. Per costruirsi una buona reputazione alcune devono abbandonare i modelli correnti che sono basati solo sul profitto. E’ tempo di creare un mercato affidabile e trasparente nel paese”.

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Alibaba in crisi dopo scoperta truffa, si dimettono i vertici

Le azioni di Alibaba.com, uno dei motori di ricerca per Internet più popolari della Cina, sono scese del 9% oggi alla Borsa di Hong Kong dopo che due dirigenti si sono dimessi in seguito alla scoperta di una truffa condotta attraverso il suo servizio di commercio online. Secondo un’inchiesta interna all’azienda, migliaia di fornitori del programma “China Gold Supplier” – la vendita di oro online – hanno usato la piattoforma di Alibaba per imbrogliare i loro clienti, con la complicità di alcuni dipendenti. I due dirigenti, David Wei Zhe ed Elvis Lee, non hanno responsabilità dirette nella truffa, ma hanno deciso di dimettersi per non aver vigilato sul comportamento dei loro sottoposti. “L’integrità è uno dei nostri valori più importanti… Davis ed Elvis hanno fatto una cosa onorevole accettando la responsabilità di questa vicenda”, ha affermato il presidente e fondatore di Alibaba, Jack Ma. Jin Yoon, un analista interpellato da un giornale di Hong Kong, ha affermato che la vicenda “sembra molto più grande di quello che è stato rivelato… tutto il modello di business di Alibaba è in discussione, se non riescono a risolvere questo problema”. “Credo che sia inevitabile. E’ la Cina. E’ il Far West”, ha aggiunto.

fonte: ANSA

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Decolla Alibaba, sito di vendite cinese

Si chiama Jack Ma il magnate cinese che con la sua creatura, Alibaba, ha conquistato il mercato dell’e-commerce nella Repubblica Popolare. A descrivere la sfilza di successi inanellati dal fondatore di quello che ormai é diventato il sito che tiene il passo a livello mondiale con concorrenti del peso di eBay è l’Economist, al quale lo stesso Ma confessa che gli affari vanno “piuttosto bene”. Ma, scrive il periodico, egli è tuttavia lungi dall’essere soddisfatto. Alibaba.com è stato fondato nel 1999 per sostenere le piccole imprese a trovare clienti e fornitori senza dover passare da costosi mediatori. Oggi, precisa l’Economist, il sito afferma di avere 57 milioni di utenti, con una presenza in quasi tutti i Paesi. E il periodico spiega anche che Alibaba è spesso accomunato a eBay, ma è più come una sorta di Pagine Gialle. Un’altra società, la Taobao.com, vende ai consumatori. Ha 300.000 utenti e nel 2009 ha fatto scambiare merci per un totale di 29 miliardi di dollari. Si tratta di una sorta di incrocio tra Amazon ed eBay. In una Cina che conta milioni di piccoli imprenditori, ma un sistema finanziario ancora primitivo, aggiunge l’Economist, per spingere il traffico attraverso il suo sito nel 2004 Ma ha creato un sistema di pagamenti online, Alipay. Cresciuto ampiamente grazie al bando imposto dalla Cina fino a poco fa al suo rivale PayPal, Alipay afferma di poter contare ad oggi su 470 milioni di utenti in tutto il mondo e di essere accettato da oltre 500.000 commercianti cinesi. Il periodico cita come caso peculiare anche la storia personale di Ma: per due volte il magnate cinese non è riuscito a entrare all’università, ha imparato l’inglese ascoltando la radio e ha conosciuto internet durante un viaggio negli Usa per fare l’interprete a metà degli anni ’90.

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