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Basta modelle scosciate alla fiera automobilistica di Shanghai

Niente più modelle al salone dell’auto di Shanghai. Gli organizzatori della kermesse biennale, una delle più importanti al mondo, hanno deciso che alla prossima edizione di aprile non ci saranno più belle ragazze ad accompagnare le presentazioni delle vetture dopo le polemiche degli anni scorsi e le accuse di sfruttamento del corpo delle donne.
Le foto di queste modelle, facevano il giro della rete e in non poche occasioni le autorità sono intervenute per bloccare la ressa che si creava intorno agli stand al loro apparire. La sedicesima edizione dello Shanghai International Automobile Industry Exhibition, che è l’esposizione automobilistica più grande d’Asia, si terrà da 22 al 29 aprile prossimi al National Exhibition and Convention Center a Shanghai. La manifestazione si svolge ogni due anni, alternandosi con una simile di Pechino e vi partecipano tutte le maggiori industrie del mondo.

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Donna vince causa contro discriminazione sessista

Per la prima volta in Cina, una donna di 23 anni ha vinto un processo contro la discriminazione sulla base del sesso. La donna, che ha 23 anni e che viene chiamata con la pseudonimo di Cao Ju dalla stampa cinese, ha ottenuto un risarcimento di 30mila yuan (circa 3700 euro) oltre alle scuse dell’impresa che ha rifiutato di assumerla perche’ non avrebbe potuto svolgere alcuni compiti che richiedono una certa forza fisica. La donna ha annunciato che devolverà la somma ad un progetto per la promozione del lavoro femminile. Cao Ju aveva presentato una domanda per un posto amministrativo alla Juren Academy, un’ impresa di formazione di Pechino, che l’ ha respinta preferendole un candidato maschio perche’ tra i suoi compiti ci sarebbe stato quello di cambiare le bottiglie nel distributore di acqua. “Volevo fortemente un lavoro perche’ devo pagarmi gli studi”, ha dichiarato la donna. “Penso che se una persona e’ capace di fare il lavoro richiesto, il sesso sia irrilevante”. Il suo avvocato Huang Yizhi ha aggiunto: “anche se abbiamo una legge per assicurare che le donne abbiano le stesse possibilità degli uomini per ottenere un lavoro ci sono molte compagnie che sugli avvisi scrivono che le donne ‘non sono gradite’ e nessun dipartimento del governo se ne occupa e le punisce”.

fonte: ANSA

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Sondaggio: il 70% delle operaie di Guangzhou vengono molestate sessualmente

Donne sfruttate sul luogo di lavoro, private dei loro diritti, ma soprattutto molestate e persino spesso violentate nell’ambiente lavorativo. E’ questo lo sconfortante quadro che emerge da un sondaggio sulla condizione delle operaie nella Cina meridionale. La ricerca e’ stata condotta nella provincia del Guangdong (chiamata la “fabbrica della Cina” per l’enorme quantità di fabbriche), quella con capitale Guangzhou, la ex Canton, da una organizzazione che si occupa dei diritti delle lavoratrici cinesi, la Sunflower Women Workers Centre. Lo studio e’ stato effettuato interrogando operaie di diverse fabbriche del capoluogo, per lo più addette alle linee di produzione. Il 70% delle intervistate ha ammesso di essere stata violentata o molestata sessualmente sul posto di lavoro. Di queste il 32% ha denunciato continui palpeggiamenti da parte di colleghi e superiori, il 25% ha invece ricevuto telefonate oscene mentre al 30% sono state mostrate immagini pornografiche. Molte le donne che, a causa di queste situazioni, preferiscono lasciare il lavoro (secondo la ricerca sarebbero circa il 15%). Numerose altre invece hanno raccontato di non avere scelta, di non poter rinunciare ad un salario, sia pur modesto. In molti casi infatti si tratta di operaie ”migranti” di donne cioe’ provenienti da altre parti della Cina che per necessita’ economica, si spostano a cercare lavoro e accettano quel che trovano, lasciando a casa le famiglie. A peggiorare le cose spesso è la condizione di promiscuità in cui vivono e lavorano. Gli operai e le operaie vivono in fabbrica, nei dormitori comuni, in situazioni che nella maggior parte dei casi non garantiscono la minima privacy. Oltre i due terzi delle donne intervistate ha detto di essere ”disgustata” dal proprio molestatore. ”Vorrei ucciderlo – ha raccontato una delle operaie – quelli che si comportano così sono persone malate e psicopatiche. Sono così impaurita. Non riesco più a dormire e ho continui incubi. Vorrei solo scappare via”. Circa il 43% delle donne ha ammesso di soffrire in silenzio mentre il 47% ha detto di aver provato almeno una volta a opporsi. La ricerca di Sunflower Women Workers Centre contiene anche un elenco delle disposizioni normative che l’ordinamento cinese prevede a protezione delle donne. Disposizioni che pero’, secondo le intervistate, non sono applicate nella maggior parte dei casi. Quasi la totalita’ delle interpellate ha infatti detto che i datori di lavoro, le associazioni di categoria e persino organizzazioni come la Federazione delle donne possono fare poco per aiutarle. Diverse intervistate hanno detto che ”la fabbrica non si interessa di quello che succede loro e la polizia non ha il tempo di occuparsene”. Secondo molte delle operaie l’unico modo per cambiare, sia pure lentamente, sarebbe quello di promuovere campagne che sensibilizzino tutti sul problema, creando maggiore consapevolezza tra la gente e facendo in modo che la mentalità, specie nelle nuove generazioni, possa pian piano cambiare.

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Piu’ donne che uomini chiedono il divorzio

In Cina sono soprattutto le donne a chiedere il divorzio. Secondo dati forniti dal tribunale del distretto di Shunyi di Pechino e resi noti dal China Daily, nel 2010 il 70% dei divorzi sono stati chiesti dalle mogli. Tra le principali cause che portano alla rottura del matrimonio al primo posto (37%) c’e’ l’incompatibilita’ di carattere, al secondo le relazioni extra coniugali (27%) e al terzo ci sono problemi di violenza domestica (25%).
Secondo gli esperti, le statistiche del tribunale di Shunyi rappresentano lo specchio fedele della situazione nazionale.
”Il numero delle donne che non si vergogna piu’ di chiedere il divorzio – spiega Gao Lei, uno dei giudici del tribunale di Shunyi – e’ in notevole crescita, le donne inoltre hanno una sempre maggiore consapevolezza dei propri interessi e diritti e di come proteggerli legalmente”.
Secondo i dati la percentuale dei divorzi e’ aumentata nella generazione post anni 80. Il 25% dei divorzi, poi, riguarda coppie sposate da almeno 20 anni che spesso attendono la crescita dei figli per prendere questa decisione.
”Spesso – spiega poi Chen Wei, un avvocato specializzato in questioni familiari – le donne cercano un accordo consensuale con i mariti, quando poi non si riesce a trovare un punto di incontro su temi quali l’affidamento dei figli o la divisione delle proprieta’, allora si rivolgono alla legge”.
In Cina nel 2010 1.96 milioni di coppie hanno fatto richiesta di divorzio, a fronte dei 1.2 milioni che si sono sposate. Il tasso di divorzio in Cina e’ cresciuto del 7,6% all’anno dal 2003, anno nel quale il ministero degli interni semplifico’ le procedure sia per sposarsi che per divorziare.

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