Archivi tag: dissidenti

Pechino nega responsabilità per morte dissidente Cao

La Cina ha negato di aver impedito di curarsi alla dissidente Cao Shunli, morta in custodia venerdi’ scorso a 52 anni. Familiari della donna hanno accusato le autorita’ di polizia di aver ritardato nel decidere di farla ricoverare pur essendo risultato che soffriva di tubercolosi, mal di fegato e altri malanni minori. Il portavoce del ministero degli esteri Hong Li, in una conferenza stampa a Pechino, ha affermato che la donna e’ deceduta dopo “una lunga malattia” e che ha avuto tutte le cure necessarie. Gli Usa si sono dichiarati “profondamente turbati” dalla morte di Cao. La responsabile per la politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, ha affermato di essere “rattristata” dalla notizia del decesso di Cao. L’organizzazione umanitaria Amnesty International ha accusato Pechino di aver “le mani sporche di sangue” per non aver consentito alla donna di curarsi per tempo. Cao Shunli era stata arrestata in settembre, dopo aver organizzato i sit-in per chiedere che venisse stilato un rapporto dettagliato sulla situazione dei diritti umani in Cina, da presentare agli organismi internazionali. L’avvocato della dissidente, Liu Weiguo, ha annunciato che i suoi parenti intendono denunciare il Centro di detenzione del distretto di Chaoyang, dove era detenuta, per “atti criminali”.

fonte: ANSA

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Morta in custodia polizia la dissidente Cao Shunli

La dissidente cinese Cao Shunli, arrestata in settembre per aver organizzato dei sit-in di protesta davanti agli uffici del ministero degli esteri di Pechino, e’ morta nell’ospedale dove era stata ricoverata. Lo ha annunciato oggi a Pechino un altro noto dissidente e attivista per i diritti umani, Hu Jia. Cao Shunli aveva organizzato i sit-in per chiedere che venisse stilato un rapporto dettagliato sulla situazione dei diritti umani in Cina, da presentare agli organismi internazionali. Familiari della donna hanno accusato le autorita’ di polizia di aver ritardato nel decidere di farla ricoverare pur essendo risulato che soffriva di tubercolosi, mal di fegato e altri malanni minori. L’avvocato della dissidente, Liu Weiguo, ha annunciato che i suoi parenti intendono denunciare il Centro di detenzione del distretto di Chaoyang, dove era detenuta, per “atti criminali”.

fonte: ANSA

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Continua giro di vite del governo, aumentano arresti dissidenti

Continua l’azione di repressione del governo cinese nei confronti di dissidenti, giornalisti e avvocati. Secondo quanto riferisce il sito di Radio Free Asia, in prossimità dell’apertura dell’assemblea nazionale del popolo, il parlamento di Pechino, diversi dissidenti sono stati bloccati, portati in carcere o messi agli arresti domiciliari. Tra questi Liu Feiyue, fondatore di un gruppo per la tutela dei diritti umani nella provincia dell’Hubei, arrestato dopo essersi rifiutato di adeguarsi alla richiesta della polizia di non pubblicare articoli online. Intanto a Pechino, l’attivista Hu Jia, che è tenuto agli arresti domiciliari durante la sessione del parlamento,, ha fatto sapere che un’altra attivista, Liu Sinna, più conosciuta come Liu Shasha, è stata fermata e portata in un centro di detenzione della capitale. ”Liu è molto attiva sia nel Guangdong sia a Hong Kong – ha detto Hu – non so ora che futuro la aspetti ma ogni giorno in un centro di detenzione è come fosse un anno. E’ veramente deprimente essere rinchiusi per questo tipo di accuse, è una cosa straziante”. Il marito di Liu, anch’egli molto attivo specie per la questione delle isole contese col Giappone, è a sua volta in carcere a Shezhen con il sospetto di aver attraversato illegalmente il confine tra Cina e Hong Kong. Intanto, durante i lavori dell’assemblea, la sicurezza nella capitale è stata blindata. Alcuni residenti hanno testimoniato che appena viene individuato un potenziale manifestante o una persona che si lamenta o critica il governo, viene immediatamente arrestato. Nel frattempo un gruppo di avvocati, accademici e giornalisti, ha scritto una lettera aperta all’assemblea del popolo auspicando il rilascio degli attivisti del movimento ‘New Citizens’ che si battono contro la corruzione nei ranghi della nomenklatura politica ed economica.

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Triplicati in Cina, nel 2013, arresti e sparizioni di dissidenti

Il numero degli arresti e delle misteriose sparizioni di dissidenti e di persone che in vario modo hanno criticato il governo cinese è triplicato nel 2013 rispetto all’anno precedente. A rivelarlo è un rapporto dell’organizzazione China Human Rights Defenders (CHRD), secondo quanto riferisce il sito di radio Free Asia. I dati resi noti infatti parlano di oltre 220 detenzioni oltre a un cospicuo numero di persone delle quali non si hanno più notizie. ”Il 2013 – ha detto l’avvocato Teng Biao che si occupa di tutela dei diritti umani – ha visto la più dura repressione dei diritti umani degli ultimi anni”. Il rapporto, intitolato ”Un anno da incubo sotto il sogno cinese di Xi Jinping”, evidenzia come decine di attivisti cinesi abbiano descritto il 2013 come l’anno peggiore per i diritti umani da diversi anni a questa parte (un altro anno ”difficile” in tal senso era stato il 2008 quando in prossimità delle olimpiadi erano stati ulteriormente stretti i cordoni e limitate le varie forme di libertà). Secondo il rapporto, infatti, con l’avvento di Xi Jinping, il governo di Pechino ha ulteriormente ridotto la libertà di associazione, di espressione e ha anche intensificato i controlli su internet inasprendo la censura. Intanto, in concomitanza con l’apertura della sessione annuale del parlamento, le famiglie delle vittime della strage di piazza Tiananmen hanno chiesto, ancora una volta, giustizia per il sangue versato dai loro cari nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989. ”Vogliamo continuare a far sentire il governo responsabile – ha detto a Radio Free Asia Ding Zilin, fondatrice del gruppo delle madri di Tiananmen – io penso che abbiano perso i loro riferimenti morali e qualsiasi forma di coscienza. Noi abbiamo perso tutto, i nostri cari e la nostra libertà ma abbiamo conservato il nostro giudizio morale e la nostra coscienza”.

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La moglie del premio Nobel Liu Xiaobo ricoverata in ospedale

Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo (che sta scontando una pena in un carcere cinese), è stata ricoverata in un ospedale di Pechino dopo che le autorità cinesi le hanno rifiutato il permesso di recarsi all’estero per curarsi. La donna è di fatto agli arresti domiciliari senza nessuna condanna dal 2010, da quando suo marito, tra i firmatari del documento democratico Charta 08, fu insignito del Nobel per la pace. La donna soffre di problemi cardiaci, depressione e altre malattie e negli ultimi tempi la sua salute è peggiorata, tanto che questo è il secondo ricoverare in un mese. Per questo ha chiesto di poter essere curata all’estero, ma il permesso gli è stato negato.

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Arrestato l’attivista Hu Jia

L’attivista cinese per i diritti umani Hu Jia è stato fermato ieri dalla polizia cinese, dopo aver denunciato dai microfoni dell’emittente americana Radio Free Asia (Rfa) la condanna a quattro anni di prigione inflitta all’avvocato anti-corruzione Xu Zhiyong. Lo hanno dichiarato fonti del dissenso oggi alla stessa Rfa. Secondo i dissidenti, Hu Jia potrebbe essere accusato dello stesso reato per il quale è stato condannato Xu, cioè l’aver preso iniziative per “disturbare l’ordine pubblico”. “Se il popolo cinese temesse la tirannia saremmo ancora sotto le dinastie imperiali”, ha dichiarato Hu Jia all’emittente. “Per questo, le misure dispotiche prese dalle attuali autorità non faranno che crear loro nuovi nemici”. Hu Jia, noto per aver combattuto contro le discriminazioni verso i malati di Aids, è già stato in prigione per tre anni e mezzo dopo essere stato arrestato nel 2008 e condannato per “istigazione alla sovversione”. La condanna a quattro anni di Xu Zhiyong è stata annunciata ieri.

fonte: ANSA

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Quattro anni di reclusione a dissidente Xu Zhiyong

Chiedeva uguaglianza, moralità nella vita pubblica e trasparenza sulle ricchezze dei funzionari pubblici. Ma Xu Zhiyong, avvocato e attivista di spicco cinese particolarmente impegnato contro la corruzione e fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, è stato condannato a 4 anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Il verdetto, giunto in un contesto di crescente repressione delle voci dissidenti, ha “profondamente” deluso gli Stati Uniti. “Esortiamo le autorità cinesi – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki – a rilasciare immediatamente Xu e gli altri prigionieri politici e a garantire loro protezione e libertà”. Già nei giorni scorsi, in occasione dell’arresto di altri militanti, Amnesty International aveva espresso preoccupazione. E già gli Stati Uniti e l’ambasciata Ue in Cina erano intervenuti. Ma Pechino aveva risposto chiedendo di “non interferire negli affari interni della Cina”. Xu, 40 anni, sostenitore della riforma del sistema giudiziario, è il fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, una rete di attivisti nel mirino delle autorità. Tra le attività del gruppo alcuni raduni in strada e discussioni pubbliche su argomenti legati alla società civile, dall’uguaglianza alla corruzione delle élite. Durante il suo processo, Xu Zhiyong è rimasto in silenzio non volendo partecipare “a questa messa in scena teatrale”, aveva spiegato il suo legale. L’avvocato di Xu, Zhang Qingfang, ha descritto il processo come “teatro puro”, la cui “conclusione era nota in anticipo”. Per quanto riguarda la reazione del suo cliente, si riassume in poche parole: “alla fine, avete distrutto l’ultima traccia di credibilità e rispetto dello Stato di diritto in Cina”. Human Rights Watch e Amnesty hanno immediatamente condannato il verdetto, e i sostenitori di Xu hanno espresso incredulità riferisce il The Telegraph. “Lui ci ha sempre detto di rispettare la legge e di evitare l’azione radicale”, ha detto Wang Yuping, 58 anni. “Non capisco perché Xu è stato arrestato. Lui stesso non ha infranto la legge e non ci ha insegnato ad infrangerla”. Il processo a Xu si è svolto mercoledì scorso a porte chiuse, fra imponenti misure di sicurezza e il divieto per la stampa estera di entrare in aula. Anche ai diplomatici europei non è stato permesso di assistere al procedimento. Per questo e altro gli avvocati di Xu hanno affermato di considerare il processo “illegale” e Xu ha deciso di rimanere in silenzio per tutta la durata del procedimento.

fonte:ANSA

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