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Negli Usa la “più giovane prigioniera politica cinese”, le impedivano di andare a scuola

Zhang Anni ce l’ha fatta. La ragazzina di 10 anni, considerata la “piu’ giovane prigioniera politica cinese”, e’ riuscita a volare negli Stati Uniti dove ora potra’ studiare e avere una vita normale. Quella vita che in Cina finora le era stata negata, come le era stato negato anche il normale diritto di andare a scuola. La sua colpa era solo quella di essere la figlia di un dissidente veterano, Zhang Li. A conclusione di una complessa vicenda la ragazzina la scorsa settimana era arrivata a Shanghai con alcuni membri della sua famiglia per ottenere il visto per gli Usa. Un visto che finalmente le ha consentito di arrivare a San Francisco con la sorella Ruli. Per iniziare una nuova vita. E’ stato, tra gli altri, l’attivista Hu Jia, che ha seguito l’intera vicenda, ad informare via twitter della partenza delle ragazze, dopo averle aiutate ad ottenere il visto. “Le due ragazze sono atterrate negli Usa – ha confermato l’attivista Zheng Cunzhu, che le ospita – finalmente ora la bambina potra’ avere un’istruzione ed essere libera. Siamo tutti molto felici di questo risultato, ma al tempo stesso ora e’ importante che cose come queste non accadano piu'”. Zhang Li, il padre di Anni, era un esponente di primo piano del Cdp (China Democracy Party), bandito in Cina dal 1998. All’uomo, che è ancora in carcere (è stato arrestato l’ultima volta ad agosto, dopo aver trascorso anni in cella), gli sono state chiuse tutte le porte anche del mondo del lavoro. Lo scorso febbraio, la figlia è stata fatta uscire dalla scuola. Neanche l’intervento di una trentina di attivisti ad aprile a favore della causa era servito a sbloccare la situazione anzi spinse le autorita’ a mandare tutta la famiglia di Zhang, Anni compresa, agli arresti domiciliari. Dai quali Zhang Li fuggi’ per portare il suo caso a Pechino. Senza pero’ ottenere nulla, se non un nuovo arresto. Fu lui a chiedere, segretamente, ad Hu Jia di interessarsi del caso della figlia. Fino all’epilogo finale che ha permesso alla ragazzina di andarsene. Il caso di Anni non e’ l’unico di questo genere in Cina. L’attivista Wu Renhua ha raccontato come molti dissidenti dopo la rivolta di piazza Tienanmen del 1989, e la dura repressione che ne segui’, ebbero dure conseguenze. Molti trascorsero diversi anni in carcere e poterono sposarsi solo al termine delle loro condanne. Ecco perche’ in molti casi hanno figli che oggi sono ancora giovanissimi e che tuttora patiscono le conseguenze dell’attivismo politico dei loro padri. Come appunto e’ capitato ad Anni. Solo pochi giorni fa le autorita’ cinesi hanno arrestato Yao Chen, amico di Zhang, per il solo fatto di aver accompagnato a Shanghai la piccola Anni e la sua famiglia.

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Arrestato avvocato diritti civili, ha “disturbato l’ordine pubblico”

Sono state formalizzate le accuse nei confronti dell’avvocato Xu Zhiyong, noto avvocato di Pechino che da tempo si batte per la tutela dei diritti civili. Lo riferisce il South China Morning Post. Secondo le informazioni fornite da un altro avvocato, Zhang Qingfang, Xu sarebbe stato arrestato ufficialmente per aver riunito un folto gruppo di persone e disturbato l’ordine in un posto pubblico. Sembra però probabile che il vero motivo dell’arresto di Xu sia da collegarsi con la campagna da lui promossa in base alla quale i funzionari pubblici dovrebbero essere obbligati per legge a dichiarare i loro patrimoni. Fondatore del gruppo ”New Citizen”, che si batte soprattutto per il rispetto dei diritti civili, Xu Zhiyong era stato fermato già dalla metà di luglio, ma contro di lui non erano state finora formulate accuse precise. Circa due settimane fa, dal carcere, Xu Zhiyong era riuscito a far uscire e circolare un video, nel quale invitava ”i cittadini coraggiosi a farsi avanti per ottenere i loro diritti e realizzare i loro sogni”. Per la sua liberazione è stata già fatta una petizione, firmata da oltre duemila persone.

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Fratello attivista cieco arrestato e rispedito a casa

Chen Guangfu, il fratello dell’attivista cieco cinese Chen Guangcheng, che l’anno scorso riuscì a fuggire dagli arresti domiciliari, a rifugiarsi nell’ambasciata americana e poi a partire per gli Stati Uniti dopo un braccio di ferro fra Washington e Pechino, è stato fermato dalla polizia di Shanghai e costretto a ritornare nel suo villaggio di origine nella provincia orientale dello Shandong. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Secondo le informazioni, Chen Guangfu la scorsa settimana era arrivato a Shanghai ospite di un attivista e nei giorni scorsi aveva avuto incontri, nella capitale economica cinese, con altri dissidenti. Ma qualche giorno dopo la polizia lo ha bloccato e dopo poche ore di fermo lo ha costretto a salire su un treno per tornare a casa. ”Mi hanno chiesto cosa ero venuto fare a Shanghai e chi avevo incontrato – ha raccontato Chen al telefono mentre si trovava sul treno tornando a casa – e poi mi hanno comprato un biglietto del treno e costretto a salire e andare via”. Chen si trovava, insieme a un’altra amica (che pare anch’essa sia stata fermata dalla polizia), nell’abitazione di un attivista di Shanghai, Shi, quando la polizia lo ha raggiunto e arrestato. ”La polizia è entrata – ha raccontato Shi – e gli hanno detto di seguirli alla stazione. Credo ci stessero osservando e pedinando da giorni”.

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Arrestato noto avvocato per i diritti civili

Le autorità cinesi hanno arrestato lo scorso 8 agosto, ma la notizia è stata diffusa solo oggi, un noto avvocato che si batte per i diritti civili in Cina. Yang Madong, meglio conosciuto come Guo Feixiong, secondo fonti di organizzazioni che si battono per i diritti civili in Cina, è stato arrestato a Guangzhou, l’ex Canton, per disturbo dell’ordine pubblico. Guo è salito agli onori delle cronache nel 2005 quando organizzò le proteste di un villaggio nel quale la corruzione dei funzionari aveva tra l’altro portato ad un esproprio forzato di numerose terre. Due anni dopo fu condannato a cinque anni di galera con l’accusa di pubblicazioni illegali. Fu rilasciato nel 2011, poichè aveva scontato parte della pena prima della condanna, e durante la detenzione sarebbe stato torturato. A gennaio scorso, dopo aver partecipato alle proteste in sostegno dei giornalisti del Southern Weekend, che manifestavano contro la forte censura subita per un editoriale, fu convocato dalla polizia per un interrogatorio. Altre convocazioni sono avvenute nei mesi successivi. Secondo il suo legale, in questa occasione potrebbe rischiare un’altra condanna a cinque anni. Quello di Guo è l’ultimo arresto di una ondata di repressione e arresti operati dalle autorità cinesi da metà luglio nei confronti di attivisti, avvocati e giornalisti, una delle più repressive azioni dal 2011.

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Voleva ricordare Tiananmen, arrestato per sovversione

Un uomo che si era riproposto di rilanciare il movimento per la democrazia del 1989, che fu stroncato con l’intervento dell’esercito su piazza Tiananmen, e’ stato formalmente arrestato in Cina. Lo ha annunciato la moglie dell uomo, che si chiama Gu Yimin ed e’ accusato di ”incitamento a sovvertire i poteri dello Stato”. Gu, 37 anni, era stato fermato all’ inizio di giugno nella provincia dello Jiangsu (Cina meridionale), dopo aver presentato alla polizia la richiesta di autorizzazione per una manifestazione nell’ anniversario del massacro di piazza Tiananmen nel quale, nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, furono uccise centinaia di persone. La donna ha precisato che l’ autorizzazione gli era stata negata. Quella di ”incitamento alla sovversione” e’ un’accusa spesso rivolta ai dissidenti. Per questo reato e’ stato condannato a 11 anni di prigione il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo.

fonte: ANSA

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Attivista suicida in carcere, ma famiglia non ci crede

Per la polizia cinese Zhang Liangxian, un attivista morto in carcere, si sarebbe suicidato, ma la famiglia non ci sta e chiede verita’ e giustizia. Secondo quanto riferisce il sito di Radio Free Asia, la fidanzata e i familiari del trentaquattrenne attivista cinese sono convinti che dietro la morte del loro congiunto ci sia qualcosa di piu’. Zhang Liangxian, 34 anni, e’ morto nella citta’ di Loudi, nella provincia centrale cinese dell’Hunan mentre si trovava in carcere lo scorso 30 maggio. La polizia ha dichiarato che si e’ impiccato.”Ma ci sono un sacco di contraddizioni – ha spiegato la fidanzata dell’attivista, Wei – dal carcere mi hanno chiamato al mattino alle 9 dicendomi che Zhang voleva uccidersi ma poi dopo neanche due minuti hanno richiamato e hanno detto che era gia’ morto”. Secondo poi quanto ha riferito uno zio del defunto, la polizia ha chiamato alcuni parenti per andare ad effettuare il riconoscimento della salma ma non ha consentito loro di fare foto al corpo. I parenti inoltre hanno detto di aver notato strani lividi verdastri sul corpo e abrasioni sulle mani. ”Il rapporto fatto dalla polizia – ha commentato Zhang Shibin, zio dell’attivista – contiene alcuni elementi che ci hanno fatto sorgere molti dubbi. Parlano del fatto che si sia impiccato alla cornice di una porta che e’ alta 2 metri mentre lui era altro 1,74, toccava quasi con i piedi per terra. Inoltre dicono che ha usato per impiccarsi degli abiti arrotolati ma non e’ possibile perche’ aveva una maglietta a mezze maniche e un pantalone corto, gli mancavano i mezzi materiali per uccidersi in quel modo”. La morte di Zhang Liangxian ha fatto tornare alla mente un caso analogo, verificatosi esattamente un anno fa, nel giugno 2012, quello della morte dell’attivista Li Wangyang, suicidatosi, secondo le autorita’ cinesi, in un ospedale di Shaoyang, nella provincia meridionale dello Hunan. Alcune foto circolate su internet mostrarono Li Wangyang con una corda al collo ma con i piedi a terra, per cui anche in quel caso la famiglia penso’ ad una messinscena. Tuttavia due inchieste successive, condotte a seguito anche di numerose proteste di piazza ad Hong Kong, confermarono la tesi del suicidio.

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Moglie premio Nobel detenuto scrive a presidente Xi

Liu Xia, la moglie del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, che sta scontando 11 anni di prigione, ha scritto una lettera aperta al presidente cinese Xi Jinping per protestare contro la condanna – anche questa a 11 anni – inflitta a suo fratello e contro la sua stessa detenzione agli arresti domiciliari. “Dall’ottobre del 2010 ho perso la mia libertà personale. Nessuno mi ha detto la ragione dei miei arresti domiciliari. Forse in questo paese è un crimine essere la moglie di Liu Xiaobo”, ha scritto la donna, che si firma “la cittadina Liu Xia”. Quanto alla condanna del fratello, emessa dopo un processo rapido e tenuto a porte chiuse, Liu Xia la definisce “assolutamente ingiusta”. La donna chiede al presidente di cambiare la situazione prima che il “sogno cinese” (un’ espressione coniata dallo stesso Xi Jinping) si trasformi in un “incubo cinese”. La lettera è stata diffusa su Twitter, il sito di comunicazione sociale che in Cina è bloccato dalla censura ma che è raggiungibile con l’uso di alcuni software che permettono di aggirare la “muraglia” della censura.

fonte: ANSA

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