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Muore a 15 anni per troppo lavoro, era alla catena di montaggio degli iPhone

Morire a 15 anni per troppo lavoro costruendo i gioielli tecnologici che invadono gli opulenti mercati occidentali. Succede ancora in Cina, a Shanghai, in una fabbrica della Pegatron, l’azienda taiwanese che, come la più famosa Foxconn (conosciuta anche come la ‘fabbrica dei suicidi’ per i tanti dipendenti che si sono suicidati a causa delle pessime condizioni di lavoro), costruisce gli iPhone 5 per la Apple. In pochi mesi sono state cinque le morti sospette in questa azienda e si comincia a scartare la possibilità di coincidenze. L’ultimo a morire è stato Shi Zaokun, un ragazzino di soli 15 anni, che lavorava in quell’azienda solo da un mese. Shi è morto in realtà a ottobre, ufficialmente per polmonite, ma la notizia è venuta fuori solo ora. Per China Labor Watch, l’organizzazione con base negli Usa che si occupa dei diritti dei lavoratori nel Paese del dragone, nella faccenda ci sono diverse anomalie. In primo luogo la questione dell’età. Shi aveva solo 15 anni ma nei documenti dell’ospedale dove è stato ricoverato e poi è deceduto risultava averne 20. L’ipotesi è che per assumerlo ed aggirare i divieti di far lavorare un minorenne, la Pegatron abbia falsificato i documenti, facendolo risultare più grande. Per l’azienda invece sarebbe stato il ragazzo, per potersi far assumere, a presentare una carta di identità falsa. E poi i turni e le ore di lavoro: non più di 60 ore settimanali per contratto. Eppure, secondo i timbri di entrata e di uscita dalla fabbrica, Shi avrebbe lavorato ogni settimana parecchie ore di più del dovuto, fino a 12 ore al giorno senza sosta. La Pegatron anche in questo caso ha detto la sua. Nei registri di entrata e di uscita, sostengono, sono segnalate solo le ore in cui il dipendente è in fabbrica ma non sono segnalate le pause, detratte le quali l’orario lavorato è quello previsto dalla legge e non di più. Secondo China Labor Watch, a questi operai viene anche spesso richiesto di lavorare persino nei giorni di festa nazionale, per non interrompere mai la produzione. Eppure Pegatron e la stessa Apple non ci stanno a subire queste accuse. L’azienda taiwanese ha negato con forza qualsiasi collegamento tra il lavoro nei suoi impianti e le morti, compresa quella di Shi. Apple, pur ribadendo la sua volontà di controllare che tutto avvenga secondo la legge, dopo aver inviato un team di medici esperti ha fatto sapere in un comunicato di non aver ravvisato nulla di anomalo. Resta il fatto che per China Labor Watch quantomeno restano dei dubbi da verificare. L’organizzazione ha chiesto di effettuare un’autopsia sul corpo del ragazzo per capire con certezza le cause della morte, tanto più che, stando anche alla famiglia, Shi non aveva problemi particolari e anzi quando era stato assunto alla Pegatron aveva effettuato dei test medici dai quali era risultato in ottima salute. L’ospedale però ha chiesto alla famiglia, per poter effettuare l’autopsia, 12.000 RMB (circa 1.500 euro), somma che la famiglia non è in grado di pagare. Per questo motivo Clw, su richiesta della famiglia, ha lanciato una raccolta fondi per ottenere la somma necessaria per l’autopsia. La famiglia del ragazzo, molto provata (alla notizia della morte del nipote la nonna è morta a sua volta), vuole a questo punto almeno sapere come sono andate esattamente le cose. A maggio sempre China Labor Watch aveva riportato un altro caso di un minorenne, un ragazzo di 14 anni, trovato morto nel dormitorio di un’altra azienda nel sud della Cina, la Yinchuan, che produce pezzi per la Asus. A giugno invece un giovane di 24 anni morì sul posto di lavoro per il troppo lavorare. Secondo le stime ufficiali, in Cina si contano 600mila morti all’anno per troppo lavoro, tra operai e colletti bianchi.

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La Foxconn ammette violazioni dei contratti di lavoro dei suoi dipendenti

Esattamente un anno fa ammetteva di impiegare tra i suoi dipendenti anche minori. Oggi la Foxconn, l’azienda che produce tra gli altri i prodotti Apple e che e’ tristemente conosciuta come la ‘fabbrica dei suicidi’, ammette altre violazioni dei contratti di lavoro nella sua fabbrica di Yantai, dove vengono utilizzati come stagisti anche studenti universitari. Era il 17 ottobre dell’anno scorso quando l’azienda taiwanese di proprietà della Hon Hai Precision, con un comunicato ammetteva di impiegare minori di 14 anni nello stabilimento di Yantai. Oggi, l’azienda con un altro comunicato confessa violazioni dei diritti dei lavoratori, come lavoro notturno e straordinari non pagati, ed in particolare l’utilizzo di stagisti universitari, nello stesso stabilimento. Secondo informazioni che circolano sulla rete, nell’impianto della provincia nord orientale dello Shandong, gli operai sono impegnati nella produzione della nuova consolle della Sony Playstation4. C’erano state diverse denunce nei giorni scorsi, soprattutto provenienti dagli studenti dell’università di Xi’An, che sarebbero stati costretti ad andare come stagisti nella fabbrica per poter accedere al diploma finale di studio. Non è inusuale da parte di aziende impiegare studenti universitari in cambio dell’ottenimento di crediti. Ma il loro impiego è regolato mentre l’azienda taiwanese ha violato la legge “in alcuni casi”, come è scritto nel comunicato diffuso oggi, nel quale si promettono “misure urgenti e controlli più serrati”. Secondo le denunce, questi stagisti venivano ‘maltrattati’ come tutti gli altri lavoratori, obbligati a turni massacranti anche notturni, percependo stipendi da circa 200 euro al mese. Ma la paura di non poter ottenere il diploma, ha spinto i ragazzi a non denunciare la situazione, che comunque è emersa grazie ad un tam tam sulla rete. Quello di oggi è l’ultimo di una serie di scandali che hanno interessato l’azienda. Nelle sue 13 fabbriche in Cina, alcune delle quali vere proprie cittadelle con oltre 100.000 dipendenti, la Foxconn impiega un milione di dipendenti in Cina continentale e 200.000 fuori, producendo componenti per la Apple e per altre importanti aziende di elettronica come la Sony, la Hewlett Packard, la Nokia e la Dell. Spesso è stata al centro di proteste per le dure condizioni di lavoro e sfruttamenti imposti ai suoi operai, in maggioranza immigrati dalle regioni più povere della Cina. Nel 2010 è salita alla ribalta perché 18 dei suoi dipendenti si sono tolti la vita a causa delle pessime condizioni di lavoro e dello sfruttamento a cui sono soggetti, facendole acquisire il macabro soprannome di ‘fabbrica dei suicidi’. Questo da un lato spinse l’azienda ad impegnarsi per offrire condizioni di lavoro più umane, dall’altro però la spinse a misure incredibili come l’impegno a non suicidarsi siglato al momento della firma del contratto.

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Fornitore cinese di iPhone 5c viola norme sul lavoro

Una Ong che si batte per i diritti dei lavoratori cinesi ha scoperto condizioni di lavoro precarie per i lavoratori di una fabbrica in cui si producono i nuovi iPhone c economici della Apple, a breve sul mercato. Secondo China Labor Watch, che ha sede a New York, gravi violazioni delle norme sul lavoro sono state scoperte nella fabbrica della Jabil Circuit, che lavora per la Apple, a Wuxi, nella Cina orientale. Nell’indagine è emerso che i lavoratori sono obbligati a turni di oltre 11 ore di lavoro nei quali lavorano in piedi con una interruzione di soli 30 minuti per mangiare. Inoltre, sono obbligati anche a più di 100 ore di straordinario al mese, molte delle quali non vengono neppure pagate. Nella fabbrica, inoltre, verrebbero discriminati i dipendenti in base all’età e assunti solo i più giovani e uomini, per evitare donne incinte. China Labor Watch negli anni ha condotto diverse inchieste sulle fabbriche cinesi, soprattutto quelle legate a proprietà o che hanno commesse straniere. Nel loro mirino, negli ultimi tempi, soprattutto le aziende legate alla Apple.

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“Operaio” di 14 anni muore in fabbrica

A quattordici anni, un ragazzino cinese che lavorava dodici ore al giorno con due brevi pause per il pranzo in una fabbrica di prodotti elettronici, è stato trovato morto nel suo letto del dormitorio dell’azienda. Una fine che ha dell’incredibile, bollata come ‘morte immediata’ dalle autorità che non hanno però voluto offrire maggiori indicazioni e che, al momento, è stata risarcita con poco più di 12 mila euro. Secondo testimonianze raccolte da organizzazioni che si battono per i diritti dei lavoratori in Cina, la causa della morte, avvenuta il 21 maggio, potrebbe essere attribuita al troppo lavoro. Nella fabbrica, infatti, secondo China Labor Watch, una organizzazione americana, gli straordinari erano all’ordine del giorno, anche di decine d’ore. Liu Fuzong, questo il nome del ragazzo, proveniva da una famiglia povera della zona rurale cinese. Il 27 febbraio, tramite una società di consulenza sul lavoro, la Dongguan Wantong Labor Dispatch Company, fu assunto alla Yinchuan Electronic Company, azienda che produce le schede madri per i computer della Asus a Dongguan, città non lontana da Guangzhou, l’ex Canton, nella provincia meridionale del Guangdong. Qui il ragazzino si presenta con un documento falso, nel quale c’era scritto che aveva diciotto anni. Senza troppi controlli da parte dell’azienda (che verrà multata dalle autorità per questo), viene assunto e messo alla catena di montaggio. Con lui lavorano molti studenti, parecchi dei quali sotto i sedici anni, nonostante sia vietato dalla legge. Tutti provenienti dalla provincia meridionale del Sichuan, tutti messi a produrre pezzi elettronici. La Yinchuan è di proprietà della taiwanese 3CEMS Group, un colosso che lavora per conto di Samsung, Canon e Sony. La Samsung ha subito fatto cancellare il proprio nome dal sito dell’azienda taiwanese, anche se attraverso ricerche su internet si trovano le prove dei loro legami. E l’azienda sudcoreana leader nel settore dei tablet e smartphone, non è muova ad accuse di sfruttamento del lavoro minorile. La stessa China Labor Watch ha più volte denunciato le condizioni pessime di lavoro in fabbriche cinesi riconducibili alla Samsung, dove sono impiegati anche minorenni. L’Ong americana ha più volte denunciato le condizioni di lavoro alla Foxconn, l’azienda taiwanese tristemente famosa come ‘la fabbrica dei suicidi’ per gli oltre venti suicidi tra i suoi operai nel 2010. Gli ultimi tre suicidi si sono registrati tra la fine di aprile e la metà del mese scorso. Ma in Cina si muore anche per il troppo lavoro, oltre che per il cattivo lavoro. Pochi giorni fa un giovane di 24 anni è morto sul posto di lavoro per il troppo lavorare. Secondo le stime ufficiali, in Cina si contano 600mila morti all’anno per troppo lavoro, in prevalenza colletti bianchi impiegati nelle grandi città.

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In fabbriche cinesi condizioni di lavoro da schiavitù

Chi costruisce i nostri iPhone, iPod e iPad? Come? E a quale costo? Perché sul prezzo finale di questi prodotti, costruiti o assemblati per la maggior parte in Cina, non vanno ad incidere proprio tutti i “costi”. Come ad esempio le condizioni di lavoro al limite della schiavitù, discriminazioni di sesso e di età, maltrattamenti fisici e verbali, mancanza degli standard minimi di sicurezza e ancora l’impiego di manodopera minorile e infine la morte per suicidio o iperlavoro. Come l’ultima, quella di un ragazzino di 14 anni morto di fatica mentre lavorava in una fabbrica di prodotti elettronici nel sud della Cina. Liu Fuzong era stato assunto il 27 febbraio scorso usando il documento di un diciottenne. La denuncia arriva da China Labor Watch, una organizzazione con sede negli Usa che si batte per i diritti dei lavoratori in Cina. Torna ancora una volta lo spettro della morte nelle fabbriche di questo paese, in cui le condizioni di lavoro sono spesso al limite del sostenibile. Tra aprile e maggio scorso si sono registrati tre suicidi tra gli operai della Foxconn, Technology Group, il colosso cinese dell’assemblaggio, anche conosciuto come la ‘fabbrica dei suicidi’, tutti collegabili alle condizioni di lavoro nella fabbrica considerate pessime. La società taiwanese con molti impianti in Cina nei quali si producono, tra gli altri, iPhone, iPod e iPad è un nome che campeggia sempre negli scandali degli ultimi anni, sia per una serie di suicidi a catena tra i suoi dipendenti a metà 2010, sia per le condizioni di lavoro al limite della schiavitù, portate a conoscenza del grande pubblico da media e da diversi gruppi e movimenti per i diritti dei lavoratori. Ma la Foxconn non è l’unica azienda i cui dipendenti si tolgono la vita. Il 15 maggio è stata una dipendente della fabbrica della Samsung a Huizhou, nella provincia del Guangdong, che si è suicidata gettandosi dal settimo piano di un palazzo. L’informazione, pervenuta dai colleghi della donna, non è stata confermata finora da fonti ufficiali. E infine l’ultimo giovane deceduto in questi giorni, Liu Fuzong, sarebbe morto in un’altra fabbrica ancora, la Yinchuan Electronic Company, Ltd di Dongguan, città non lontana da Guangzhou. La Yinchuan, azienda di proprietà della 3CEMS Group (che lavora per conto di Samsung, Canon e Sony), produce schede madri per la Asus ed era stata già al centro di denunce per lavoro minorile. Heg Electronics, succursale cinese della Samsung è stata poi denunciata da China Labor Watch in un report del 2012 per una serie di violazioni dei diritti dei lavoratori da parte dell’azienda, comprese ore di lavoro eccessive, violazioni del contratto di lavoro, utilizzo di lavoratori minorenni, discriminazione di età e sesso, mancanza di sicurezza. L’organizzazione ha rilevato che “gli operai sono costretti a turni di 11 o addirittura 12 ore di fila in piedi” e fanno “oltre cento ore di straordinari per mese spesso non pagati”. La Samsung, a seguito di questa denuncia condusse diverse indagini e alla fine comunicò che “a parte la questione delle ore di lavoro supplementari, non è emersa nessuna delle violazioni denunciate nel rapporto”, ovviamente.

fonte: ANSA

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Migliaia in piazza nel Guangdong per lavoro e diritti

Migliaia di persone sono scese in strada e hanno circondato gli edifici governativi nella provincia meridionale cinese del Guangdong negli ultimi giorni per protestare contro la perdita dei loro terreni agricoli, che sarebbero stati venduti da funzionari locali corrotti o sottoposti a ipoteca. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Circa 3.000 abitanti del villaggio di Nanshe vicino alla citta’ di Shantou si sono radunati ieri davanti agli uffici comunali del Partito Comunista e hanno innalzato striscioni con su scritto ”date le terre agli abitanti del villaggio”. ”Siamo venuti qui per protestare contro i funzionari corrotti che hanno venduto la nostra terra in segreto – ha detto un manifestante di nome Wang – siamo andati a chiedere spiegazioni al comitato del Partito del villaggio, ma si sono rifiutati di darci i soldi che ci spettano per questo”. Altri manifestanti hanno detto che la protesta e’ stata decisa anche per lamentarsi dell’inquinamento causato da una fabbrica di carta. ”Tutti i corsi d’acqua vicino al nostro villaggio sono diventati inquinati dal momento che hanno costruito la fabbrica di carta – ha detto uno degli abitanti – nessuno ha piu’ il coraggio di bere. L’anno scorso abbiamo protestato fuori del governo comunale, ma senza risultato”. Manifestazioni anti corruzione anche a Zuotan nei pressi della citta’ di Foshan, dove una folla inferocita di abitanti si e’ recata presso la sede del comitato del Partito, chiedendo un’indagine sulle vendite dei loro terreni agricoli. Tensioni per il lavoro invece a Shaxi nella citta’ di Zhongshan dove i lavoratori migranti provenienti dalla provincia del Sichuan si sono radunati davanti agli uffici governativi. A questi si sono aggiunti anche lavoratori da Guangzhou, Foshan e Jiangmen con migliaia in piazza, auto sia civili che della polizia distrutte, negozi bruciati. In fiamme anche la stazione di Zhongshan Fuhua, che e’ stata chiusa per 24 ore. In rovina anche il municipio di Shaxi.

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Indagine per lavoro minorile in fabbrica cinese

Una fabbrica di elettronica di Suzhou, nella provincia del Jiangsu, è finita sotto inchiesta perche’ accusata di sfruttamento del lavoro minorile. Lo riferisce lo Shanghai Daily. Secondo quanto sarebbe stato scoperto dal locale ufficio del lavoro, la Suzhou Nuosida Electronic Technology, filiale di un’azienda taiwanese, costringerebbe a lavorare bambini, alcuni anche di soli nove anni, fino a dodici ore al giorno, pagandoli poche decine di euro al mese. Su internet e’ anche apparso un video che mostra bambini al lavoro sulle linee di produzione. I guai per la fabbrica sono iniziati quando alcune guardie di una societa’ vicina hanno notato alcuni operai, stranamente troppo bassi, entrare e uscire dai cancelli dell’azienda di Suzhou, nei pressi di Shanghai. Una di queste guardie, in particolare, ha denunciato che alcuni di questi bambini dormono in un dormitorio nei pressi della fabbrica. ”Si alzano alle sei per andare a lavorare tutti insieme – ha detto la guardia – e finiscono a mezzanotte passata”. I responsabili della Suzhou Nuosida Electronic Technology finora non hanno commentato la notizia. Un’agenzia di lavoro specializzata nella ricerca degli operai a Suzhou ha fatto sapere di non aver mai assunto minori per quell’azienda. L’ufficio del lavoro sta indagando sull’accaduto. ”L’azienda dovra’ affrontare una severa punizione, se le accuse risulteranno vere”, ha detto un funzionario. Secondo la legge cinese non e’ possibile assumere personale al di sotto dei sedici anni di eta’. In caso di violazione della norma, sono previste per i datori di lavoro ammende da 5000 a 10.000 yuan (da 500 a mille euro circa) per ogni lavoratore minorenne e la sospensione della licenza.

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Disumane le condizioni di lavoro e industria in Cina secondo studio

Le condizioni di lavoro nell’ industria elettronica cinese sono “disumane”, secondo un rapporto dell’ organizzazione China Labor Watch, fondata 11 anni fa da esuli cinesi negli Usa. Il rapporto è basato su interviste condotte tra l’ottobre 2010 e il giugno 2011 a 408 lavoratori impiegati da multinazionali tra cui la Dell, la Salcomp, l’ Ibm, l’ Ericsson, la Philips, la Microsoft, la Apple, la Hp e la Nokia. Nel documento si afferma che i salari medi “sono insufficienti ad affrontare i costi minimi della vita” e che nei periodi nei quali la domanda è alta i lavoratori vengono costretti a straordinari che vanno dalle 36 alle 160 ore al mese. Secondo il rapporto l’ “intensità” del lavoro è eccessiva, dato che ad alcuni operai è richiesto di eseguire il loro compito in tre secondi e di rimanere in piedi fino a dieci ore consecutive. Inoltre, nelle assunzioni vengono regolarmente effettuate discriminazioni sulla base dell’ età, del sesso e delle condizioni di salute dei candidati. Infine, sostiene Clw, a molti lavoratori vengono imposti contratti “irregolari”, dei quali non gli vengono illustrati i dettagli. L’organizzazione afferma che questa situazione “riflette non solo le condizioni dell’industria elettronica cinese ma illustra anche dei seri problemi permanenti dell’ industria elettronica internazionale”.

fonte: ANSA

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