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Nasce prima isola per bambini abbandonati

Nata in Cina ”l’isola per i bambini abbandonati”. Secondo quanto riferisce la stampa locale, nella provincia nord occidentale cinese dell’Hebei, una casa di accoglienza ha costruito un ricovero dove le madri possono andare ad abbandonare i figli che decidono di non tenere. Prima nel suo genere, l”’isola per i bambini abbandonati” consiste in una struttura prefabbricata, una cabina di circa 2,5 metri quadrati, con tetto rosso e decorazioni alle pareti. All’interno la cabina e’ attrezzata con tutto quello che puo’ servire a un bambino piccolo, una culla, qualche gioco, delle coperte. Presente addirittura una incubatrice per bimbi prematuri con livelli di ossigeno e umidita’ gia’ regolati per essere idonei per un neonato. All’interno della cabina un allarme avvisa quando un nuovo bimbo viene portato all’interno. Costata 100.000 yuan, oltre diecimila euro, la nuova struttura ha diviso l’opinione pubblica, suscitando molte polemiche. I responsabili della casa di accoglienza, che l’hanno voluta e fatta costruire, evidenziano come in meno di sette mesi siano stati portati 26 bambini di cui 18 sono sopravvissuti anche, sostengono, grazie al fatto di non essere stati lasciati alle intemperie per strada ma al caldo e protetti. Tuttavia molti obiettano che l’esistenza di una struttura del genere potrebbe persino incoraggiare le donne ad abbandonare i loro figli, eliminando in loro lo scrupolo di lasciarli in pericolo.
Secondo Han Jinhong, responsabile della casa di accoglienza, i bambini che vengono abbandonati sono per lo piu’ affetti da gravi disabilita’ o malattie . Prima dell’esistenza dell’isola, ha spiegato, molti morivano per il freddo o sbranati da animali.
”Anche nei paesi piu’ sviluppati – ha concluso Han – i bambini vengono abbandonati. Almeno in questo modo c’e’ maggiore rispetto per la vita dei bambini, non si puo’ ignorare la santita’ della vita che va protetta. Noi non possiamo far si che la gente non abbandoni i propri figli, ma almeno possiamo limitare le conseguenze gravi di questi comportamenti”.

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Centinaia bambini salvati da grinfie trafficanti

La polizia cinese ha salvato 178 bambini e arrestato 608 sospetti trafficanti in due diverse operazioni che si sono svolte in dieci province. Lo ha affermato oggi il ministero della pubblica sicurezza di Pechino. La tradizionale preferenza per i figli maschi da parte di una popolazione ancora legata alle tradizioni rurali e la legge che impone un solo figlio alle coppie hanno fatto del traffico di minori un problema grave in Cina. Il ministero ha aggiunto che nel corso della campagna contro il traffico di minori lanciata nel 2009 sono state neutralizzate settemila bande di trafficanti e sono stati salvati più’ di 18mila bambini. Le recenti operazioni sono il frutto di un’ indagine iniziata lo scorso maggio nella provincia sudoccidentale del Sichuan.

fonte: ANSA

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Bambina picchiata a morte perche’ non imparava poesia

Una donna cinese che ha provocato la morte della figlia di cinque anni picchiandola per non aver memorizzato una poesia è stata condannata a tre anni di prigione “sospesi”. Lo scrive oggi il quotidiano Notizie di Pechino, che non spiega la leggerezza della sentenza. Una condanna “sospesa” comporta che l’imputato rimanga in libertà sotto il controllo della polizia per un periodo stabilito dal tribunale, in questo caso cinque anni. Se al termine del periodo il suo comportamento non risulta buono, il condannato deve scontare la pena. La donna ha ammesso di aver colpito “cinque o sei volte” sulla testa la bambina che non riusciva ad imparare a memoria una poesia risalente alla dinastia Tang (618-907 d.c.). La donna è un’ operaia immigrata nello Zhejiang da quella del Guizhou, una delle più povere della Cina e ha altri due figli. In tribunale ha sostenuto di essersi resa conto di aver picchiato la figlia con troppa forza e di aver controllato che non avesse contusioni e che non sanguinasse e di essersi tranquillizzata dopo il controllo. Il giorno seguente, la bambina si è sentita male a scuola e, portata all’ospedale è morta poco dopo, aggiunge il quotidiano. Nelle scuole cinesi è una pratica normale quella di forzare i bambini ad esercitare la memoria per metterli in grado di imparare le migliaia di ideogrammi necessari per leggere il cinese.

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