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Rieletto tra polemiche capo villaggio della ribelle Wukan

Il leader dei “ribelli” di Wukan, il villaggio della Cina meridionale che ha ottenuto di eleggere liberamente i suoi rappresentanti dopo una drammatica battaglia contro i funzionari corrotti, e’ stato rieletto capo del governo locale. Lin Zuluan, 65 anni, ha prevalso sul suo ex-collaboratore Yang Semao che, insieme ad altri protagonisti della ribellione, lo accusa di essere troppo disposto al compromesso. Secondo le accuse Lin sarebbe pronto ad accordarsi con gli ex-leader locali del Partito Comunista, che erano stati allontanati dalle loro cariche perche’ accusati di essersi arricchiti vendendo illegalmente le terre appartenenti a tutto il villaggio. Semao e’ stato arrestato il mese scorso perche’ sospettato di “corruzione”. Appena e’ stato rilasciato e’ stato fermato con la stessa accusa un altro membro del comitato dei “ribelli”, Hong Ruichao. Un terzo membro del comitato di villaggio eletto nel 2012, Zhuang Liehong, e’ fuggito negli Usa, dove ha chiesto asilo politico affermando di temere l’ arresto. Nelle elezioni, che si sono svolte ieri, solo Lin Zuluan ha ottenuto piu’ del 50% dei voti ottenendo la riconferma a capo del comitato. Nei prossimi giorni i novemila elettori di Wukan torneranno alle urne per scegliere gli altri sei membri del governo locale

fonte: ANSA

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Ex leader delle rivolte di Wukan chiede asilo a Usa

Uno dei leader della rivolta di Wukan, Zhuang Liehong, ha chiesto asilo politico agli Stati Uniti, dove si trova dall’inizio dell’anno: i suoi compagni, che guidarono le proteste di tre anni fa nel villaggio della provincia meridionale del Guangdong, sono stati arrestati nelle scorse settimane. In seguito alla rivolta, le autorità permisero le elezioni per scegliere i leader locali e sette persone – tra le quali lo stesso Zhuang e altri leader della rivolta – furono eletti. La settimana prossima ci saranno le elezioni del comitato civico del villaggio, ma negli ultimi giorni due colleghi di Zhuang sono stati arrestati con accuse di tangenti. I due arrestati qualche settimana fa avevano lamentato le ingerenze del partito nella gestione del villaggio, con la nomina forzata di funzionari ai vertici. Secondo Zhuang, le accuse di tangenti sono false e sono state fatte circolare apposta per ostacolare le prossime elezioni.

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Arrestato secondo leader rivolta Wukan

Uno dei dirigenti della rivolta di Wukan, il villaggio cinese che due anni fa ha ottenuto libere elezioni del suo principale organismo politico dopo una protesta contro la corruzione dei funzionari, e’ stato arrestato. Lo riferiscono i media locali. Hongrui Chao, 30 anni, e’ il secondo dei “ribelli” di Wukan ad essere arrestato nel giro di pochi mesi. In dicembre era stato bloccato con la stessa accusa un altro dei dirigenti della rivolta, Yang Semao. La protesta era rivolta contro la vendita di terre del villaggio ad una societa’ edile di Hong Kong, che secondo i ribelli era avvenuta in modo illegale. Nelle elezioni locali della primavera del 2012 Chao, Semao e altri protagonisti della ribellione vennero eletti dalla maggioranza dei 13mila abitanti di Wukan nel comitato di villaggio. Le elezioni di Wukan hanno costituito un’esperienza di democrazia rara in Cina, dove in genere le consultazioni locali sono teleguidate dai locali dirigenti del Partito Comunista.

fonte: ANSA

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Wukan teme ritorno al passato, di nuovo in gioco i vecchi capi

Teme un ritorno al passato Wukan, il villaggio della provincia del Guangdong dove nel 2012 si sono tenute elezioni democratiche. Secondo quanto riferisce il South China Morning Post, i vecchi capi del villaggio sono ritornati prepotentemente al loro posto, facendo presagire un possibile ritorno al vecchio regime, quando gli abitanti dovevano convivere con quotidiani e arbitrari sequestri delle loro terre e con la corruzione delle autorità locali. Venerdi’ scorso Xue Yubao, uno dei vecchi capi del villaggio, è stato nominato dalle autorità della città di Donghai come prossimo vice segretario del partito, mentre quattro dei suoi seguaci faranno parte della commissione, formata da 9 membri, del partito di Wukan. Il piccolo villaggio di pescatori del Guangdong, con una popolazione di circa 20.000 persone, ha attirato l’attenzione internazionale quando centinaia di persone sono scese in piazza per protestare contro l’accaparramento delle loro terre da parte di funzionari corrotti e, in una vittoria senza precedenti, soni stati autorizzati a votare democraticamente per i rappresentanti locali. Il 6 marzo 2012 sei dei manifestanti furono eletti. Il futuro delle prossime elezioni è però ancora incerto. Lin Zuluan, eletto democraticamente capo del villaggio, ha dichiarato di essere ancora in attesa dell’ordine di un nuovo voto da parte delle autorità del posto. Intanto il vicecapo del villaggio ha iniziato una petizione, per chiedere la nuova convocazione delle urne e la loro gestione trasparente. Nell’attesa, tuttavia, la vecchia guardia sembra recuperare posizioni e tornare silenziosamente in sella.

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Rifiutato visto a giornalista americano, polemiche

La Cina nega il rinnovo del visto ad un giornalista del New York Times. Austin Ramzy, a Pechino dal 2007 prima come corrispondente per Time Magazine, dovra’ lasciare il Paese entro la fine del mese, ufficialmente a causa del visto scaduto. Secondo il governo cinese, il giornalista sarebbe andato contro le procedure previste quando ha interrotto il rapporto di lavoro con il Time per passare al New York Times. “Purtroppo – ha detto un portavoce – il signor Ramzy ha continuato ad entrare e uscire dal Paese usando il suo vecchio permesso di soggiorno e cosi facendo ha infranto le regole cinesi”. In realta’, stando a fonti Usa, pare che si tratti di una ritorsione contro il New York Times, mentre Washington, anche dopo la recente visita del vice presidente Joe Biden, ha espresso preoccupazione per lo stato dei giornalisti stranieri in Cina. Secondo le accuse, Pechino avrebbe negato visti a testate giornalistiche che hanno scritto storie negative sulla Cina. Non a caso é più di un anno che sia il New York Times sia Bloomberg News si vedono negare visti per il loro giornalisti dopo aver pubblicato storie sulla ricchezza dei familiari dell’ex premier Wen Jiabao e dell’attuale presidente Xi Jinping. Per il New York Times, quello di Ramzy e’ il secondo caso in 13 mesi. Prima di lui, Chris Buckley e’ stato costretto a lasciare Pechino nel dicembre del 2012, dopo il suo passaggio da Reuters al quotidiano newyorkese.

fonte: ANSA

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Arrestato l’attivista Hu Jia

L’attivista cinese per i diritti umani Hu Jia è stato fermato ieri dalla polizia cinese, dopo aver denunciato dai microfoni dell’emittente americana Radio Free Asia (Rfa) la condanna a quattro anni di prigione inflitta all’avvocato anti-corruzione Xu Zhiyong. Lo hanno dichiarato fonti del dissenso oggi alla stessa Rfa. Secondo i dissidenti, Hu Jia potrebbe essere accusato dello stesso reato per il quale è stato condannato Xu, cioè l’aver preso iniziative per “disturbare l’ordine pubblico”. “Se il popolo cinese temesse la tirannia saremmo ancora sotto le dinastie imperiali”, ha dichiarato Hu Jia all’emittente. “Per questo, le misure dispotiche prese dalle attuali autorità non faranno che crear loro nuovi nemici”. Hu Jia, noto per aver combattuto contro le discriminazioni verso i malati di Aids, è già stato in prigione per tre anni e mezzo dopo essere stato arrestato nel 2008 e condannato per “istigazione alla sovversione”. La condanna a quattro anni di Xu Zhiyong è stata annunciata ieri.

fonte: ANSA

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Quattro anni di reclusione a dissidente Xu Zhiyong

Chiedeva uguaglianza, moralità nella vita pubblica e trasparenza sulle ricchezze dei funzionari pubblici. Ma Xu Zhiyong, avvocato e attivista di spicco cinese particolarmente impegnato contro la corruzione e fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, è stato condannato a 4 anni di reclusione per “disturbo dell’ordine pubblico”. Il verdetto, giunto in un contesto di crescente repressione delle voci dissidenti, ha “profondamente” deluso gli Stati Uniti. “Esortiamo le autorità cinesi – ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki – a rilasciare immediatamente Xu e gli altri prigionieri politici e a garantire loro protezione e libertà”. Già nei giorni scorsi, in occasione dell’arresto di altri militanti, Amnesty International aveva espresso preoccupazione. E già gli Stati Uniti e l’ambasciata Ue in Cina erano intervenuti. Ma Pechino aveva risposto chiedendo di “non interferire negli affari interni della Cina”. Xu, 40 anni, sostenitore della riforma del sistema giudiziario, è il fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, una rete di attivisti nel mirino delle autorità. Tra le attività del gruppo alcuni raduni in strada e discussioni pubbliche su argomenti legati alla società civile, dall’uguaglianza alla corruzione delle élite. Durante il suo processo, Xu Zhiyong è rimasto in silenzio non volendo partecipare “a questa messa in scena teatrale”, aveva spiegato il suo legale. L’avvocato di Xu, Zhang Qingfang, ha descritto il processo come “teatro puro”, la cui “conclusione era nota in anticipo”. Per quanto riguarda la reazione del suo cliente, si riassume in poche parole: “alla fine, avete distrutto l’ultima traccia di credibilità e rispetto dello Stato di diritto in Cina”. Human Rights Watch e Amnesty hanno immediatamente condannato il verdetto, e i sostenitori di Xu hanno espresso incredulità riferisce il The Telegraph. “Lui ci ha sempre detto di rispettare la legge e di evitare l’azione radicale”, ha detto Wang Yuping, 58 anni. “Non capisco perché Xu è stato arrestato. Lui stesso non ha infranto la legge e non ci ha insegnato ad infrangerla”. Il processo a Xu si è svolto mercoledì scorso a porte chiuse, fra imponenti misure di sicurezza e il divieto per la stampa estera di entrare in aula. Anche ai diplomatici europei non è stato permesso di assistere al procedimento. Per questo e altro gli avvocati di Xu hanno affermato di considerare il processo “illegale” e Xu ha deciso di rimanere in silenzio per tutta la durata del procedimento.

fonte:ANSA

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