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Critica governo, professore cacciato da Università Pechino

L’università di Pechino ha deciso di espellere il professor Xia Yeliang, eminente economista e tra i firmatari della ‘Carta 08′, il documento sottoscritto da centinaia di intellettuali ed attivisti nel 2008, alla scopo di promuovere importanti riforme nel paese, tra i quali il Nobel Liu Xiaobo. Lo riferisce il South China Morning Post. La decisione dell’Università sottolinea il persistere dell’intolleranza del partito comunista nei confronti di coloro che appoggiano e favoriscono la libertà di pensiero e di espressione nel paese. Il professor Xia era malvisto all’interno dell’ateneo della capitale per le sue idee ritenute troppo liberali e per una serie di post, pubblicati sul suo microblog, relativi alla necessità di promuovere una maggiore libertà di pensiero in Cina. Il microblog è stato poi oscurato dalle autorità. In diverse occasioni il professore aveva criticato sia il governo che il partito comunista cinese. Trentaquattro membri della facoltà dell’Università di Economia di Pechino, dove Xia aveva la sua cattedra, hanno votato per decidere sulla sua sorte. Trenta hanno detto si’ alla sua cacciata, con soli 3 voti contrari e un astenuto. ”Sono molto arrabbiato – ha commentato il professor Xia alla notizia – ma devo affrontare questa cosa con compostezza”. Xia rimarrà comunque impiegato dell’Università fino al prossimo 31 gennaio quando il suo contratto scadrà. Lavorava all’Università da 13 anni.

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Il governo sprona i cittadini a criticare e il premier incontra postulanti

Il premier cinese Wen Jiabao ha incoraggiato i cittadini a criticare il governo e a denunciare le ingiustizie in una visita a sorpresa all’ ufficio governativo di Pechino incaricato di ricevere le ”petizioni” del pubblico. L’ insolita iniziativa del capo del governo, avvenuta lunedi’ scorso, e’ stata resa pubblica solo oggi dai mezzi d’ informazione cinesi. L’agenzia Nuova Cina e la televisione di Stato Cctv hanno sottolineato che si tratta della prima volta dalla fondazione della Repubblica Popolare, nel 1949, che un capo del governo incontra direttamente i cosidetti ”postulanti”, i cittadini, in genere poveri e poverissimi, che vengono nella capitale per presentare le loro lamentele contro le ingiustizie subite dalle autorita’ locali. L’ istituzione delle petizioni risale ai tempi dell’ Impero cinese ed e’ stata curiosamente mantenuta in vita nella Cina comunista. Secondo i resoconti il premier, considerato il dirigente cinese piu’ aperto alle riforme politiche, ha espresso il suo appoggio ai ”petitioners” che protestano contro le requisizioni forzate di terre e di case. ”Siccome alcuni casi di esproprio avvengono in aree rurali, il governo sta studiando nuove leggi e regolamenti …la terra e’ il mezzo di sostentamento dei contadini. Il governo deve esaminare e approvare progetti che garantiscano che l’ uso della terra e’ legale…e dare indennizzi ragionevoli (agli espropriati)”, ha detto Wen. ”Sono venuto a chiedere la vostra opinione sul funzionamento del governo – ha aggiunto – per favore non tacete niente…il nostro e’ un governo per il popolo e il nostro potere deriva dal popolo”. Il professor Ren Jianming, direttore del centro di ricerca sulla pubblica amministrazione dell’ Universita’ Tsinghua di Pechino, afferma che il premier ha dato con la sua iniziativa ”il buon esempio” agli amministratori locali. Non tutti sono pero’ convinti. Il ”petitioner” Wu Wei, che dal 2007 cerca giustizia dopo essere stato cacciato con la forza dalla propria abitazione, sostiene che le persone incontrate da Wen ”non sembrano veri ‘petitioners”’ e che il premier ”ha semplicemente messo in piedi uno spettacolo, che non sara’ di alcuna utilita’ per risolvere i nostri problemi”. L’ organizzazione umanitaria internazionale Human Rights Watch (Hrw) ha rincarato lo dose, accusando il premier di aver eseguito una ”pura operazione d’ immagine”. I ”petitioner” sono spesso seguiti dai poliziotti delle loro province di orgine che cercando di impedir loro con tutti i mezzi di presentare lamentele che potrebbero mettere in cattiva luce i dirigenti locali. In passato e’ stata denunciata l’ esistenza a Pechino di alcune ”prigioni segrete” usate dai poliziotti che, dopo averli minacciati e maltrattati, li costringono a tornare nelle loro province senza aver presentato le petizioni. Il governo cinese e’ di solito tutt’altro che tollerante verso il dissenso e coloro che lo criticano apertamente finiscono spesso in prigione come il premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, condannato a 11 anni di reclusione per aver promosso il documento Carta08 che chiede l’ instaurazione di un sistema democratico e pluripartitico.

fonte: ANSA

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