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Scende a dicembre l’inflazione cinese, 2,5%

Scende a dicembre l’inflazione cinese. Secondo i dati diffusi dall’ufficio di statistica di Pechino, lo scorso mese l’indice dei prezzi al consumo è stato registrato al 2,5%, contro il 3% di novembre. Su base annua, il dato è del 2,6%, ben sotto il target annuale del 3,5%. A contare maggiormente nel paniere, i prezzi degli alimenti, in particolare la frutta e vegetali, aumentati del 15,6% rispetto all’anno scorso.

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Possibile crisi entro tre anni in Cina, a rischio auto premium

”Una crisi finanziaria si potrebbe sviluppare in Cina nei prossimi tre anni”, lo ha dichiarato Jochen Siebert, direttore generale della JSC Automotive Consulting di Shanghai precisando che ”la Cina si trova di fronte a un bivio che la porterà a diventare una nazione ricca oppure ad inciampare nella trappola del reddito medio, che ha bloccato il Brasile 50 anni fa”. Questo rappresenterebbe un problema per le case automobilistiche e i loro fornitori e particolarmente a rischio sarebbe il mercato delle auto premium. Secondo Siebert, alcune agenzie di rating temono questo scenario già nel 2014 e in questo caso i costruttori tedeschi dovrebbero diventare più flessibili, assumendo lavoratori a tempo determinato. Seguendo questo metodo, già collaudato durante la crisi del 2008-2009, si potrebbero ridurre le settimane lavorative nei periodi di recessione e aumentarle in quelli di maggiore richiesta, senza bisogno di modificare i pagamenti. ”Questa flessibilità sarà molto importante nei prossimi cinque anni”, ha dichiarato ancora Siebert. Secondo Automotive News Europe, in una situazione simile a quella creatasi in Brasile, inizialmente le vendite di auto premium crescerebbero dalle 400.000 unità all’anno fino alle 800.000 del 2019, ma scenderebbero poi lentamente, fino alle 200.000 unità all’anno nel 2050. Se invece la Cina diventasse una nazione ricca, l’incremento nei prossimi anni sarebbe minore, ma il numero crescerebbe costantemente fino a 1,1 milioni nel 2050.

fonte: ANSA

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Svelate le riforme del Comitato centrale: anche legge del figlio unico e abolizione campi lavoro

La Cina ha annunciato oggi una serie di profonde riforme, diffondendo i dettagli del documento approvato all’ inizio della settimana dal comitato centrale del Partito Comunista Cinese dopo una riunione di quattro giorni a Pechino. L’ ondata di riforme copre tutti – o quasi – i punti annunciati nelle settimane scorse e porta l’ inconfondibile impronta del presidente Xi Jinping e dei suoi piu’ stretti collaboratori, che confermano cosi’ di aver rafforzato nei mesi scorsi il loro controllo sul Partito. I cambiamenti annunciati vanno da una maggiore apertura verso il settore privato dell’ economia, alla convertibilita’ dello yuan fino all’ ammorbidimento della legge sul figlio unico e della politica dei permessi di residenza (gli ”hukou” in cinese). Si parla inoltre della graduale abolizione del sistema di ”rieducazione attraverso il lavoro” e della riduzione dei reati punibili con la pena di morte. La conferma della abolizione della ”rieducazione attraverso il lavoro”, annunciata mesi fa e poi apparentemente dimenticata, e’ particolarmente significativa, perche’ nei giorni scorsi fonti vicine al Partito avevano affermato che Xi Jinping aveva trovato su questo punto una forte opposizione all’ interno del gruppo dirigente. Come previsto, nel documento non si fa cenno ad un allentamento del controllo del Partito Comunista sulla vita politica del Paese, che anzi appare avviato a rafforzarsi con nuovi, stringenti controlli sui media e in particolare su Internet, che gia’ subisce una serie di forti restrizioni come il blocco dei principali siti di comunicazione sociale da Twitter a Facebook a Youtube. Mentre l’ agenzia Nuova Cina annunciava le decisioni sulle riforme, i siti web dei media occidentali che riportavano la notizia sull’ inchiesta aperta negli Usa sui rapporti tra la banca d’ affari J.P.Morgan e la figlia dell’ ex-premier Wen Jiabao, erano bloccati. Tra gli altri, sono risultati inaccessibili il sito del New York Times – che per primo ha riportato la notizia – quello dell’ agenzia Reuters e del Wall Street Journal. In alcuni casi le affermazioni del nuovo documento sono vaghe e appaiono piu’ come una dichiarazione d’ intenti che come misure concrete. Sul ruolo dominante della imprese e delle banche statali, ad esempio, il documento si limita ad affermare che ”saranno prese misure…per spezzare i monopoli e introdurre la competizione”, ma non si dice quali. In un primo commento a caldo, un ”alto funzionario americano” citato dall’ agenzia Reuters sostiene che i leader cinesi hanno indicato di essere fortemente impegnati sul terreno delle riforme economiche ma che ”…il problema e’ quanto e con quanta velocita”’. La volonta’ riformista del nuovo gruppo dirigente, salito al potere un anno fa, e’ dettata dalla necessita’ di modificare gradualmente la struttura dell’ economia cinese, dopo che il modello basato sulle esportazioni a basso costo ha cominciato a mostrare la corda. Per quest’ anno un tasso di crescita del 7-7,5% sara’ considerato soddisfacente: una grossa differenza dai tassi a due cifre del primo decennio del secolo. La diffusione del documento con i dettagli delle decisioni del cc era prevista per la prossima settimana. Potrebbe essere stata anticipata, secondo gli osservatori, dopo la negativa reazione dei mercati finanziari, che hanno reagito con decisi ribassi alla genericita’ del primo documento diffuso alla fine dei lavori del cc, martedi’ scorso.

fonte: Beniamino Natale per Ansa

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Dubbi sulle riforme di Xi Jinping, mercati scettici

Le conclusioni della riunione del comitato centrale comunista – diffuse ieri dopo quattro giorni di lavori a porte chiuse in un albergo alla periferia di Pechino – hanno suscitato reazioni diverse tra gli osservatori. Ma il mercato, che secondo il documento programmatico diffuso dal cc dovrà assumere nei prossimi anni un ruolo “decisivo” nell’economia cinese, si è mostrato assai scettico. La Borsa più importante del Paese, quella di Shanghai, ha registrato un calo dell’ 1,8%, in un chiaro segno che ci si aspettava qualcosa di più dal terzo plenum. Stesso andamento ad Hong Kong, dove la frenata è stata dell’1,9%. Un analista della Bank of America Merrill Lynch ha sostenuto che “non c’è nulla di nuovo sul fronte delle riforme” e che “i dirigenti cinesi sembrano anteporre la stabilità alle azioni decise”. Di diverso parere Xu Hongcai, del China Centre for International Economic Exchanges di Pechino, un centro studi legato al governo, secondo il quale il maggior ruolo previsto per il mercato “è la grossa novità del documento”. “Significa – ha proseguito – che l’intervento dello Stato nell’economia sarà ridotto e che l’attività del governo sarà più orientata ai servizi pubblici”. Lo scetticismo prevale tra gli osservatori stranieri. L’autorevole Financial Times ha scritto che “il Partito ha chiarito che continuerà ad occupare il posto di comando dell’economia cinese. Il documento sembra escludere qualsiasi serio sforzo di ridurre il potere delle compagnie statali in settori come la finanza, l’energia, le telecomunicazioni e i trasporti”. In un commento sul Wall Street Journal, il sinologo ed economista Russel Leigh Moses ha sostenuto che nel plenum del comitato centrale “gli sconfitti sono stati i riformisti, incluso (il presidente della Repubblica e segretario del Partito) Xi Jinping”. Sintetizzando, Moses afferma che in conseguenza del documento “gli imprenditori privati potranno sedere accanto al guidatore, ma non potranno guidare”. I sostenitori della tesi opposta – cioè che il comitato centrale ha segnato punti a favore delle riforme – ricordano che in passato le riunioni del cc hanno avuto il ruolo di elaborare dei documenti di indirizzo generale sul quale è stato raggiunto un consenso nel gruppo dirigente, e che per i dettagli – e quindi per le misure incisive – si dovrà attendere un ulteriore documento, che potrebbe essere diffuso già la prossima settimana. In molti commenti viene inoltre sottolineato il fatto che è stata decisa la creazione di due nuovi organismi, uno incaricato di “approfondire in tutti i sensi le riforme” e uno che sarà responsabile della sicurezza nazionale. Sulla composizione di questi organismi non sono stati forniti dettagli ma l’interpretazione prevalente è che indichino un rafforzamento delle posizioni del nuovo gruppo dirigente guidato dallo stesso Xi Jinping e dal premier Li Keqiang, che ha promesso riforme nel campo economico senza mettere in discussione la struttura politica autoritaria che lascia tutto il potere politico nelle mani del Partito.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Crescita Cina sale a 7,8% in terzo trimestre

La crescita economica annuale della Cina e’ salita al 7,8% tra luglio e settembre dal 7,5% del trimestre precedente. Si tratta della crescita maggiore dell’anno e in linea con le aspettative, secondo i dati ufficiali diffusi oggi. Molti investitori erano preoccupati della fragilita’ della ripresa economica cinese, specialmente dopo un sorprendente ribasso nella crescita delle esportazioni in settembre. La seconda economia mondiale e’ cresciuta del 7,7% nei primi nove mesi del 2013 dall’anno precedente, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica. La produzione industriale e’ salita del 10,2% in settembre da un anno prima, rispetto a un’aspettativa del 10,1%. Le vendite al dettaglio, sempre nel mese di settembre, sono cresciute del 13,3% sull’anno precedente, contro un atteso 13,5%.

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Per la Cina la decisione Usa sullo shutdown va verso stabilità economica

La Cina ha accolto con favore la notizia dell’accordo sul debito USA e della fine dello shutdown. ”La mossa da parte del Congresso degli Stati Uniti – ha detto in conferenza stampa la portavoce del Ministero degli esteri cinese, Hua Chunying – e’ stata adottata in conformità con gli interessi degli Stati Uniti ed e’ servita anche ad assicurare la stabilità economica globale e lo sviluppo”. Sollevata dallo scampato rischio di default americano, la Cina, che è il paese che detiene la maggior parte del debito Usa, aveva del resto già nei giorni scorsi esortato Washington ad impegnarsi ad adottare misure decisive per la soluzione della crisi e per garantire la sicurezza degli investimenti cinesi.

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Il fondo monetario internazionale rivede al ribasso le stime di crescita cinesi

Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ritocca le stime di crescita dell’economia mondiale, la cui ripresa resta debole e con rischi al ribasso. Ecco di seguito le nuove stime di crescita del Fmi. Fra parentesi sono riportate le variazioni in punti percentuali rispetto alle previsioni di luglio. ============================================================== 2013 2014 ————————————————————– MONDO +2,9% (-0,3) +3,6% (-0,2) STATI UNITI +1,6% (-0,1) +2,6% (-0,2) AREA EURO -0,4% (+0,1) +1,0% (0,0) – GERMANIA +0,5% (+0,2) +1,4% (+0,1) – FRANCIA +0,2% (+0,3) +1,0% (+0,1) – ITALIA -1,8% (-) +0,7% (-) – SPAGNA -1,3% (+0,3) +0,2% (+0,1) REGNO UNITO +1,4% (+0,5) +1,9% (+0,4) GIAPPONE +2,0% (-0,1) +1,2% (+0,1) CANADA +1,6% (-0,1) +2,2% (-0,1) RUSSIA +1,5% (-1,0) +3,0% (-0,3) CINA +7,6% (-0,2) +7,3% (-0,4) INDIA +3,8% (-1,8) +5,1% (-1,1) BRASILE +2,5% (-) +2,5% (-0,7) RUSSIA +2,5% (-) +3,3% (-) – ECONOMIE AVANZATE +1,2% (-) +2,0% (-0,1) – ECONOMIE EMERGENTI +4,6% (-0,5) +5,1% (-0,4).

fonte: ANSA

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Cina preoccupato dal debito Usa “Washington eviti default”

Gli Usa devono fare dei passi decisivi per evitare la crisi del debito e garantire la sicurezza degli investimenti cinesi. Lo dice il vice ministro delle Finanze cinese, Zhu Guangyao, nel primo commento ufficiale di Pechino – primo creditore Usa – in vista della scadenza del 17 ottobre sull’aumento tetto del debito per evitare il default. Il vice ministro ha sottolineato come la Cina “sia naturalmente preoccupata dello sviluppo della situazione americana”. “Chiediamo che gli Stati Uniti – ha aggiunto Zhu – adottino seriamente delle misure per risolvere in modo tempestivo prima del 17 ottobre la questione del debito per evitare un default degli Stati Uniti e anche per garantire la sicurezza degli investimenti cinesi negli Stati Uniti e la ripresa economica globale. E questa è responsabilità degli Stati Uniti”. “Speriamo che gli Stati Uniti abbiano capito le lezioni della storia”, ha continuato il vice ministro delle Finanze, facendo riferimento allo stallo che nel 2011 portò al primo downgrade della storia degli Stati Uniti.

Il muro contro muro della politica di Washington preoccupa la Cina che lancia l’allarme: gli Stati Uniti devono fare i passi decisivi per evitare la crisi del debito e garantire la sicurezza dei nostri investimenti. Un monito che viene dal vice ministro delle Finanze cinese, Zhu Guangyao, a 10 giorni dalla data fatidica del 17 ottobre, giorno in cui il Congresso americano è chiamato ad approvare l’innalzamento del suo debito se vuole evitare un drammatico default dalle conseguenze inimmaginabili per l’economia mondiale, non solo quella americana. Lo stesso Obama oggi ha ribadito che il ‘fallimento tecnico’ avrebbe un “impatto catastrofico”. Ne è consapevole la Cina, la potenza industriale con i maggiori margini di crescita al mondo, che ha in mano gran parte del debito pubblico Usa. Secondo i più recenti dati diffusi dal Tesoro, il governo di Pechino è infatti il maggiore creditore estero, possedendo circa 1280 miliardi di dollari in titoli americani. “Speriamo che gli Stati Uniti abbiano capito le lezioni della storia”, ha detto Zhu facendo riferimento allo stallo che nel 2011 portò al primo downgrade della storia degli Stati Uniti. Tuttavia, a Washington prosegue lo stallo e il braccio di ferro. La Casa Bianca stasera ha appoggiato la legge presentata dai senatori democratici con cui si innalzerebbe il tetto del debito per un solo anno, considerato il periodo utile per uscire dalle incertezze sui mercati. Ma malgrado Barack Obama sia rimasto in città – cancellando un importantissimo vertice a Bali – il sentiero per un accordo rimane strettissimo, non solo per la madre di tutte le battaglie, quella del debito, ma anche sul fronte più limitato dello shutdown, la chiusura dello Stato Federale che oggi entra nella seconda settimana. In una capitale travolta dal maltempo, la Casa Bianca e il partito repubblicano, in particolare il gruppo di deputati che ha la maggioranza alla Camera, restano ognuno sulle proprie posizioni. Obama ha fatto visita alla sede della Fema, l’Agenzia Federale che si occupa della Protezione Civile americana. Qui ha ringraziato i 100 addetti richiamati al lavoro senza percepire alcuna paga per far fronte alla tempesta tropicale Karen che si sta abbattendo tra New York e Washington. “Vi ringrazio per il vostro senso del dovere, chissà che non possiate essere di esempio per i parlamentari, perchè facciano il loro lavoro”, ha detto Obama. Quindi è tornato a chiedere ai deputati repubblicani di approvare già oggi il finanziamento dello Stato, in modo da farla finita con lo shutdown. Alle proteste della destra, Obama, a muso duro, ha replicato che il partito democratico ha già concesso un compromesso, accettando in passato livelli di spesa richiesti dai repubblicani più bassi di quelli che avrebbe voluto. Quindi, ha sfidato apertamente la leadership repubblicana dello speaker John Boehner: “Sono convinto che alla Camera, tra democratici e repubblicani, ci siano i voti per far cessare la chiusura dello Stato Federale. Arriviamo oggi a un voto, e vediamo che succede”. I sondaggi intanto dicono che la linea dura potrebbe costare caro ai repubblicani: gli americani in maggioranza danno a loro la colpa dello stallo e se si votasse oggi il partito dell’elefante perderebbe l’attuale maggioranza alla Camera.

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Aumenta a settembre il settore dei servizi

Aumenta a settembre l’indice degli acquisti dei manager (Purchasing Managers’ Index, Pmi), relativo al settore non manifatturiero, considerato un buon indicatore per lo stato dell’economia. Secondo i dati diffusi poco fa dall’ufficio nazionale di statistica cinese e dalla federazione cinese di logistica e acquisti, il dato di settembre è stato registrato al 55,4% rispetto al 53,9% di agosto. Un dato superiore al 50% indica crescita, mentre al di sotto significa stagnazione. L’aumento dell’indice deriva anche dalla forte crescita nel settore dei servizi di consumo grazie all’aumento delle vendite al dettaglio a settembre in vista delle feste nazionali di questi giorni. L’indice comprende settori come i servizi, le edilizia, l’informatico, l’aviazione, i trasporti ferroviari e l’immobiliare. Ieri l’indice Pmi del manifatturiero aveva fatto registrare il massimo da 17 mesi, con una crescita a settembre al 51,1%.

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A settembre indice Pmi più alto da maggio 2012

L’attività manifatturiera in Cina a settembre è salita al punto più alto in 17 mesi, secondo i dati diffusi oggi dall’ufficio nazionale di statistica di Pechino. Il Purchasing Managers’ Index (Pmi) il mese scorso è stato registrato al 51,1%, rispetto al 51% di agosto, facendo registrare il terzo mese consecutivo di aumento e un record da maggio 2012. Un dato sotto il 50% indica stagnazione, sopra invece indica crescita.

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