Archivi tag: crescita economica

Aumenta a luglio l’inflazione cinese, +2,3%

Cresce l’inflazione cinese a luglio, del 2,3% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, allo stesso tasso di giugno. Lo riferisce oggi l’ufficio nazionale di statistica di Pechino. Nelle aree urbane l’inflazione è salita del 2,4% mentre l’incremento nelle aree rurali è stato del 2,1%. I prezzi del cibo, che rappresentano un terzo del paniere col quale si calcola l’inflazione, sono cresciuti del 3,6%, rispetto alla crescita del 3,7%. Il target governativo è di tenere l’inflazione dei prezzi al consumo intorno al 3,5% quest’anno. Scende invece a luglio l’indice dei prezzi alla produzione, dello 0,9%, rappresentando il 29mo calo mensile consecutivo, anche se in riduzione da quattro mesi consecutivi, mostrando che nei mesi scorsi la situazione di mercato per i prodotti industriali sta migliorando. Nei primi sette mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, l’indice Ppi (producer price index) è sceso dell’1,6%. (ANSA).

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Elkann in Cina: paese come Italia negli anni del boom

Le analogie con lo sviluppo italiano degli anni del boom e, ancora prima, il ruolo che ebbe l’industria dell’automobile della Detroit all’inizio del secolo scorso per favorire la nascita della classe media americana: sono alcuni dei punti ricordati dal presidente di Fiat, John Elkann, a proposito della trasformazione economica della Cina, nel corso del suo intervento al China Development Forum, che si e’ aperto oggi a Pechino, a cui Fiat partecipa come unica azienda italiana. L’evento, a cui prendono parte i massimi rappresentanti del mondo degli affari e dell’economia, rappresenta la prima occasione di incontro con le nuove autorita’ cinesi, dopo il cambio di potere che ha portato poche settimane fa all’elezione del presidente Xi Jinping e del premier Li Keqiang. Insieme agli altri partecipanti, il presidente di Fiat incontrera’ anche il neo premier Li Keqiang al termine del forum, lunedi’ pomeriggio. Elkann ha parlato di tali tendenze come dinamiche simili a quelle che si riscontrano oggi in Cina, che pero’ – ha ricordato – per diventare davvero un mercato globale dovra’ ora aumentare i propri sforzi per sviluppare anche il settore terziario: ”Il settore dei servizi rappresenta oggi quasi il 44% del Pil cinese; un grosso passo in avanti rispetto alla situazione degli anni 90, ma ancora lontano da quanto si riscontra nelle economie piu’ evolute, dove questa percentuale sale al 70-80%”.

fonte: ANSA

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Giù i prezzi delle case nel 2012, tagli tra il 15 e il 20%

Per il 2012 il prezzo delle case in Cina, secondo le previsioni degli esperti, dovrebbero calare ancora, subendo tagli tra il 15% e il 20%. “Il governo – ha detto Wang Yulin, vice direttore del centro di ricerca del Ministero per lo sviluppo urbano e rurale – ha stabilito regole precise per frenare i prezzi delle case anche per l’anno prossimo”. “In Cina i prezzi delle case nuove hanno cominciato ad abbassarsi mese per mese a partire da settembre – ha detto Ding Zuyu, presidente di una grossa immobiliare cinese – e da gennaio 2012 in poi crolleranno ancora, goccia a goccia, segnando un significativo punto di svolta per il mercato immobiliare”. La scorsa settimana, il numero di alloggi commerciali venduti in 27 delle 35 principali città della Cina era sceso sensibilmente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo i dati resi noti da un società di ricerca nel settore immobiliare. In 13 città il declino delle vendite è stato di oltre il 50%. A Guiyang, capoluogo della provincia del Guizhou, si è verificato il crollo maggiore, pari al 74,09%. Nel mese di novembre, le vendite di case commerciali in Cina sono diminuite dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati diffusi venerdì scorso dall’Istituto Nazionale di Statistica. La superficie totale degli alloggi commerciali venduti è diminuita dell’ 1,7% rispetto all’anno precedente. Da aprile 2010, la Cina ha imposto una serie di misure volte a calmare i prezzi degli immobili. Tra queste anche limiti sul numero di case che la gente può possedere, l’introduzione di una tassa di proprietà in alcune città e la costruzione di alloggi a basso reddito. Per orientare il mercato immobiliare verso uno sviluppo più sano, è stata poi avviata la costruzione di unità abitative a prezzi accessibili con l’obiettivo di costruire 36 milioni di unità entro il 2015.

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In calo il Pil cinese nel 2012

Il prodotto interno lordo cinese dovrebbe raggiungere 9,2% quest’anno continuando a raffreddarsi nel 2012. E’ quando ha detto in conferenza stampa un alto funzionare del ministero dell’Industria e della Tecnologia, Huang Libin che ha detto che la produzione industriale nel prossimo anno rallentera’ di uno-due punti percentuali rispetto a quest’anno. Il pil cinese ha rallentato fino a toccare nel terzo trimestre di quest’anno al 9,1% rispetto al 9,5% del trimestre precedente e 9,7% del primo. L’anno scorso, il dato della crescita annuale del pil cinese e’ stata del 10,4%. Ma i dati governativi sono considerati anche troppo ottimistici da molti analisti che prevedono una crescita inferiore. In calo l’anno prossimo anche la crescita dell’esportazione, una delle spinte maggiori all’economia cinese, portando a più protezionismo e maggiori pressioni sull’apprezzamento dello yuan. Huang ha detto che uno degli impegni maggiori l’anno prossimo per il governo sarà quello di prevenire maggiori fluttuazioni causate dall’incertezza sia in casa che all’estero. Secondo un rapporto diffuso dalla società di consulenza Nomura ad Hong Kong è possibile che nell’ultimo trimestre dell’anno e per primo del 2012 il pil cinese possa crescere anche meno dell’8%. Questo a causa di una serie di problemi che il paese affronta quest’inverno, come il raffreddamento del mercato immobiliare che porta anche ad una diminuzione degli investimenti nel settore. Tutto questo anche a causa delle misure governative attuate per abbassare i prezzi degli immobili, come il limite del numero delle case di proprietà dei singoli proprietari, l’introduzione di tasse sulla proprietà e la costruzione di case per i poveri. Secondo statistiche, 34 delle 70 città cinesi più grandi hanno registrato un abbassamento dei prezzi delle case nuove ad ottobre, mentre a settembre erano 17. La riduzione delle nuove costruzioni, porta anche alla riduzione della domanda di acciaio, cemento e altri materiali. I tecnici di Nomura pronosticano, dopo il primo trimestre, il pil cinese dovrebbe riprendersi e far registrare, per tutto l’anno 2012, un dato superiore all’8%.

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Scende surplus commerciale, aumenta import ad agosto

Scende ad agosto il surplus commerciale cinese rispetto a luglio, mentre tengono le esportazioni e aumentano a livelli record le importazioni. Secondo i dati diffusi oggi dall’agenzia delle dogane cinesi, ad agosto le esportazioni sono aumentate del 24,5% rispetto all’anno scorso totalizzando 173,31 miliardi di dollari, mentre le importazioni sono aumentate del 30,2% (155,56 miliardi di dollari), portando il disavanzo commerciale di agosto a 17,75 miliardi di dollari, in calo rispetto al dato di luglio che era di 31,48 miliardi di dollari. L’aumento delle importazioni ad agosto, rappresenta un nuovo record, con il dato piu’ alto da marzo. Le esportazioni e le importazioni nei primi otto mesi dell’anno hanno raggiunto i 2,35 trilioni di dollari, rappresentando l’incremento del 25,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Da gennaio ad agosto, le esportazioni hanno raggiunto il valore di 1,22 trilioni di dollari, in aumento del 23,6% rispetto all’anno scorso, mentre le importazioni hanno totalizzato 1,13 trilioni di dollari, in aumento del 27,5%. Il disavanzo commerciale rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e’ diminuito del 10%, fermandosi a 92,73 miliardi di dollari. Nei primi otto mesi dell’anno gli scambi tra la Cina e l’Unione europea sono aumentati del 21,8% a 372,14 miliardi di dollari, consolidando la posizione dell’Europa come primo partner commerciale cinese.

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Produzione manifatturiera cala ai minimi da due anni

La produzione dell’industria manifatturiera della Cina e’ scesa in giugno al livello piu’ basso degli ultimi 28 mesi a causa del rallentamento degli ordini, di una domanda globale che rimane debole e della severa politica monetaria seguita negli ultimi mesi. Secondo i dati diffusi oggi dall’Ufficio centrale di statistica, l’indicatore Pmi (purchase managers index) e’ sceso al 50,9% dal 52% di maggio. Si ritiene che il dato verra’ visto con preoccupazione dai mercati, sui quali e’ gia’ forte il timore di un netto rallentamento della crescita economica della Cina, che potrebbe assestarsi quest’anno sull’8%.

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Vola l’inflazione a marzo (5,4%) e cresce l’economia al 9,7%

L’inflazione in Cina e’ cresciuta del 5,4% in marzo, il tasso piu’ alto degli ultimi 32 mesi. I dati sono stati diffusi oggi dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino. L’economia cinese è cresciuta al ritmo del 9,7% nel primo trimestre del 2011, secondo i dati ufficiali diffusi oggi a Pechino.

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Inflazione al 5,2% a marzo secondo stime

In base ad un sondaggio condotto dal dipartimento economico dell’agenzia Nuova Cina, l’indice dei prezzi al consumo in Cina, in marzo, potrebbe registrare un aumento superiore al 5,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La Commissione Nazionale di Statistica dovrebbe rendere noti venerdi’ i dati sia per quanto riguarda il mese di marzo che per il primo trimestre dell’anno. Il governo cinese ha messo la stabilita’ economica ai primi posti della sua agenda annuale ed ha annunciato una serie di misure per contenere l’inflazione. Secondo Lian Ping, economista della Bank of Communications, la Cina si trova ad affrontare una pressione dell’inflazione soprattutto a causa di problemi quali l’aumento del prezzo del petrolio e l’incremento del costo del lavoro. Secondo Lian, tuttavia, il tasso di inflazione dovrebbe assestarsi intorno al 5% nella prima meta’ dell’anno per poi diminuire nella seconda meta’.

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Per studio dell’Asian Development Bank, l’economia cinese crescerà del 9,6% nel 2011

L’economia cinese dovrebbe crescere del 9,6% nel 2011. Lo riferisce uno studio della Asian Development Bank presentato stamattina a Hong Kong. Secondo lo stesso studio dell’Adb, l’economia di Hong Kong crescera’ del 5% in quest’anno.

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Per il primo ministro Wen jiabao, necessario raffreddare economia contro fiammata inflazione

L’economia cinese continuera’ a crescere nel prossimo quinquennio, ma a un ritmo rallentato rispetto agli ultimi anni, con un pil in aumento di ”appena” il 7% rispetto agli sprint a due cifre registrati fino al 2010 (+10,3%). La previsione arriva dal primo ministro cinese Wen Jiabao, che ha rivisto al ribasso le precedenti stime di una crescita all’8% annuo, con l’obiettivo di raffreddare un’economia che rischia il surriscaldamento. Una crescita eccessiva, combinata alle recenti fiammate dei prezzi delle materie prime, potrebbe infatti innescare, secondo il governo, una spirale inflazionistica che metterebbe a rischio la stabilita’ sociale del Paese. Gli echi delle rivolte del Maghreb sono infatti arrivati fino in Cina, dove centinaia di persone, mobilitate via web, si stanno radunando ogni domenica in piazza per chiedere piu’ democrazia, spingendo Pechino a prendere immediate misure cautelative contro un’eventuale degenerazione delle manifestazioni. La priorita’ assoluta e’ dunque quella di mantenere i prezzi sotto controllo, per evitare qualsiasi possibile scintilla di protesta. ”La rapida crescita dei prezzi – ha sottolineato Wen – ha influito sulla stabilita’ pubblica e persino sociale. Il partito e il governo hanno sempre considerato una priorita’ tenere i prezzi ad un livello sostanzialmente stabile”. Un’economia su di giri, sommata alle impennate delle materie prime energetiche e degli alimentari (+10,3% a gennaio), potrebbe pero’ rappresentare una minaccia. Da qui la volonta’ di frenare la crescita degli ultimi anni. Allo stesso tempo, sempre nell’ottica di mantenere il piu’ possibile inalterato l’attuale equilibrio sociale, anche la politica monetaria cinese sara’ improntata alla prudenza, ha assicurato Wen, utilizzando in prima persona come mezzo di comunicazione lo stesso internet sfruttato in Cina, come nel resto del mondo, come canale di dissenso. ”Se lo yuan fosse rivalutato significativamente in un’unica soluzione, molte nostre imprese sarebbero costrette a chiudere e la produzione per l’export slitterebbe dalla Cina ad altri Paesi, – ha osservato – facendo perdere il posto di lavoro a molti lavoratori”. Parole che rispondono direttamente alle critiche degli Stati Uniti, da sempre fautori di una massiccia rivalutazione della moneta cinese, tale da equilibrare la bilancia commerciale tra i due Paesi. La politica restera’ invece cauta, ha insistito il primo ministro, tenendo d’occhio da una parte la necessita’ di tenere sotto controllo l’inflazione e dall’altra quella di non frenare eccessivamente le esportazioni. Da ottobre fino all’ultima mossa dell’8 febbraio, la Cina ha gia’ alzato tre volte i tassi di interesse ed ha preso provvedimenti per calmierare i prezzi immobiliari contro la bolla speculativa scoppiata negli ultimi mesi.

fonte: ANSA

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