Archivi tag: corruzione

Sotto inchiesta il capo dell’Istat cinese

L’agenzia anti corruzione cinese ha annunciato ieri di aver messo sotto inchiesta il responsabile dell’Istituto Nazionale di Statistica cinese (NBS), Wang Bao’an, per “gravi violazioni di disciplina”, la formula usata per indicare la corruzione. L’annuncio dell’indagine di Wang (che alcune fonti riferiscono agli arresti) è arrivata poco dopo che lo stesso aveva in una conferenza stampa, discusso dei dati ecdonbomici cinesi dell’anno scorso. Wang era a capo dell’Istat cinese dall’aprile dell’anno scorso dopo essere stato vice ministro delle finanze. Sono molti in giro per il mondo gli analisti che hanno sempre ritenuto non del tutto veritieri i dati dell’economia cinese. L’indagine su Wang rientra nella lotta alla corruzione (per qualche analista lotta agli avversari politici) che il presidente cinese e segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping ha cominciato tre anni fa, durante la quale oltre 100 papaveri sono stati arrestati o messi sotto inchiesta.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili, Senza Categoria

Ex capo della zona di libero scambio di Shanghai indagato per corruzione

Le autorità cinesi hanno posto sotto inchiesta per corruzione l’ex vicedirettore esecutivo (di fatto l’uomo al vertice della struttura) della Free Trade Zone di Shanghai, Dai Haibo. Secondo l’agenzia Nuova Cina, l’uomo avrebbe “seriamente violato la disciplina e le leggi del partito”, una formula usata per le accuse di corruzione, e la notizia è stata diffusa sei mesi dopo la sua rimozione dall’incarico nel primo esempio del genere in Cina di area di libero scambio. Le accuse a Dai Haibo, secondo alcune fonti, verrebbero da denunce presentate alle autorità dall’ex moglie e risalirebbero al periodo nel quale era a capo del distretto Nanhui di Shanghai, dal 2003 al 2009. Nonostante le buone intenzioni governative, l’area di libero scambio di Shanghai non ha riscosso il successo sperato. Il prossimo 28 marzo è prevista una manifestazione governativa per il lancio di nuove iniziative di liberalizzazione per l’area.

Lascia un commento

Archiviato in sol dell'avvenire

Inchiesta delle autorità cinesi sui suicidi dei funzionari pubblici

Troppi suicidi nel partito comunista cinese, che ha deciso di correre ai ripari e di vederci chiaro e ha aperto un’indagine. L’annuncio è apparso sul sito della Commissione Centrale per l’ispezione e la Disciplina (Ccdi), l’organo del Pcc preposto alle indagini e alle sanzioni, nel quale si legge che il partito ha sollecitato tutti i suoi quadri a collaborare, fornendo tutte le informazioni possibile per aiutare a fare luce sulle molte “morti innaturali”. In particolare dal dicembre 2012 – da quando cioè il presidente cinese, Xi Jinping, ha dato vita alla campagna anti-corruzione – a oggi. L’operazione di “pulizia”, fortemente voluta dal presidente, oltre al partito ha coinvolto anche l’Esercito di liberazione. Risultato: finora almeno 200.000 funzionari pubblici si sono ritrovati coinvolti in inchieste per vari reati. “Da quando è partita la campagna e, ancora di più, da quando è stata intensificata – ha detto al South China Morning Post Zhang Ming, professore di scienze politiche all’Università del Popolo di Pechino -, c’è stato un sensibile aumento dei casi di suicidio. In molti casi coloro che sono stati coinvolti in indagini o sospettati di reati più o meno gravi, hanno preferito togliersi la vita per chiudere la vicenda e proteggere le loro famiglie dall’agonia di un processo e delle sue conseguenze”. I membri del partito sono dunque ora chiamati a collaborare per individuare questi casi, compilando un formulario molto dettagliato dove devono indicare i nomi di coloro che sono deceduti in questo lasso temporale nel proprio gruppo di lavoro, specificando le mansioni che svolgevano, quanti anni avevano e le cause dichiarate delle morte. Nel formulario appare anche un campo, “Ragioni del suicidio”, che elenca varie possibilità, tra cui il coinvolgimento in attività illecite, il disordine emotivo e psicologico, le pressioni o i problemi sul lavoro o le contese e i dissidi familiari. La decisione delle autorità di far compilare il questionario deriva dal fatto che non esistono dati ufficiali sul fenomeno. A novembre scorso il South China Morning Post riportò il caso di un vice commissario della marina, il viceammiraglio Ma Faxiang, che si ritiene si sia suicidato. Tre mesi prima un altro ufficiale di marina morì cadendo da un palazzo in circostanze definite “sospette”. Questo mese l’ex vice segretario del partito della città di Nanchino ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra del palazzo del suo ufficio dopo essere stato avvicinato da alcuni funzionari dell’ufficio di ispezione e disciplina. Secondo dati della rivista Honest Outlook, sarebbero almeno 40 i funzionari che si sono suicidati lo scorso anno, molti di più di qualsiasi altro anno negli ultimi trent’anni. Per alcuni analisti la ragione di molti suicidi sta nel fatto che quando un funzionario viene messo sotto inchiesta per corruzione nella maggior parte dei casi viene coinvolta tutta la sua famiglia. Ci sono stati anche casi in cui i figli degli indagati sono stati cacciati da scuole prestigiose. Suicidandosi gli indagati trovano un modo per chiudere la vicenda e proteggere la famiglia consentendole anche di continuare a godere delle sostanze accumulate, illecitamente o meno.

Lascia un commento

Archiviato in sol dell'avvenire, Vita cinese

Arrestata super spia cinese per corruzione

Uno dei più alti rappresentanti dello spionaggio cinese, Ma Jian, è stato arrestato con l’accusa di corruzione. Lo scrive il giornale di Hong Kong South China Morning Post stamattina, dopo che la notizia era trapelata venerdì scorso su alcuni siti. Ma Jian era vice ministro esecutivo del Ministero della sicurezza statale (il ministero degli interni cinese) e da anni è ai vertici dei servizi cinesi. Secondo l’accusa, che ha messo sotto inchiesta anche alcuni suoi familiari, la super spia era molto vicino a Li You, amministratore delegato del Founder Group, che si occupa di tecnologie ed appartiene all’Università di Pechino. Attraverso questi, Ma, con la complicità di un parente, riceveva notizie su investimenti che gli davano grossi profitti. Ma è il secondo papavero del ministero degli interni cinese a cadere nella rete della lotta alla corruzione voluta dall’attuale presidente Xi Jinping, dopo Zhou Yongkang, il potentissimo ras della sicurezza interna, arrestato il mese scorso. La super spia era anche molto vicina a Ling Jihua, che è stato capo dello staff dell’ex presidente Hu Jintao e che è stato arrestato il mese scorso.

Lascia un commento

Archiviato in Vita cinese

Arrestato per corruzione ex generale esercito

Un generale in pensione dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese (Pla) e’ stato arrestato per corruzione, secondo indiscrezioni pubblicate oggi dal quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post. Xu Caihou, 71 anni, e’ il militare di piu’ alto livello a cadere nella rete della campagna contro la corruzione lanciata l’anno scorso dal gruppo dirigente cinese, che promise che avrebbe colpito sia i “moscerini” che le “tigri”, cioe’ funzionari di tutti i livelli, senza riguardo per l’importanza delle cariche che ricoprono. Xu e’ un malato terminale di cancro, ed e’ stato arrestato nell’ospedale nel quale era ricoverato. L’ ex-generale sarebbe ora sottoposto alla “shuanggui”, cioe’ un sistema di stringenti interrogatori da parte della commissione disciplinare del Partito Comunista, che in passato e’ stata accusata di usare metodi vicini alla tortura per ottenere le “confessioni” degli accusati. Altri membri della sua famiglia, tra cui la moglie e la figlia, sarebbero stati arrestati. L’ ex-generale sarebbe accusato di aver venduto ai migliori acquirenti posizioni di tutti i livelli nell’esercito, intascando ingenti somme di denaro. Xu entro’ a far parte della Commissione Militare Centrale, l’organismo che dirige l’esercito, nel 1999, e nel 2004 ne divenne il vicepresidente.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Esercito del popolo

Dilagano tangenti, divieto di regalo ai medici

Niente regali dai pazienti per i medici cinesi a partire dal prossimo 1 maggio. Secondo quanto riferisce la stampa locale, la Commissione Nazionale per la Salute e la pianificazione familiare cinese ha stabilito che tutti i medici – per sfuggire al sospetto della corruzione dilagante – dovranno impegnarsi per iscritto a non accettare regali di alcun genere. Gli ospedali, entro 24 ore dal ricovero, dovranno presentare un documento che il paziente è tenuto a sottoscrivere impegnandosi a sua volta a non dare denaro extra o regali al medico che li ha in cura. In Cina infatti è piuttosto diffusa la pratica di pagare sottobanco ‘mazzette’ i medici, anche ospedalieri, nella speranza di ottenere un migliore trattamento e cure più attente. Talvolta, specie quando il medico è famoso o c’è di mezzo un intervento chirurgico di una certa importanza, il regalo consiste in cospicue somme di denaro. I dipartimenti sanitari, secondo le nuove disposizioni, dovranno anche aprire delle linee telefoniche a cui rivolgersi per segnalare abusi.

Lascia un commento

Archiviato in Vita cinese

Rimosso per corruzione il sindaco di Nanchino

E’ il “sindaco bulldozer” di Nanchino, antica capitale cinese, l’ultima testa a cadere per accuse di corruzione nell’apparato del partito comunista cinese. Ji Jianye, sindaco dal 2010 della città capoluogo della importante provincia orientale cinese del Jiangsu, è stato oggi rimosso dal suo incarico “per gravi violazioni disciplinari”, formula che normalmente identifica i funzionari del partito che vengono accusati di corruzione, abuso di potere e appropriazione indebita. Gli stessi reati per i quali è stato condannato all’ergastolo l’ex sindaco di Chongqing Bo Xilai, in quello che è stato considerato ‘il processo del secolo’ contro uno dei più alti papaveri di Pechino. Già giovedì scorso, il comitato centrale per l’ispezione e la disciplina del partito comunista cinese aveva annunciato una inchiesta sul sindaco, che riguarda fondi per quasi 3 milioni di euro. Nel corso degli anni, sia nella “capitale del sud” (città di otto milioni di persone nella quale era anche vice segretario del partito comunista) che da sindaco di Yangzhou (dal 2001 al 2009), altra importante città della ricca provincia, Ji si è sempre contraddistinto per una poderosa attività di costruzioni di edilizia e infrastrutture. Secondo molti, alche a scapito dei monumenti storici delle città e a vantaggio sempre della stessa società di Suzhou, il cui capo, è da mesi detenuto. Ji è l’ultima testa a cadere nella rete dell’anticorruzione tessuta dall’attuale presidente Xi Jinping. Il presidente cinese, interpretando anche il sentimento popolare, ha dichiarato guerra sia alle ‘tigri’ che alle ‘mosche’, l’appellativo dato rispettivamente agli alti e bassi funzionari del partito considerati corrotti. Secondo dati dell’ufficio del Procuratore Supremo del Popolo, tra gennaio ed agosto sono stati indagati 22.617 casi di corruzione che coinvolgevano 30.938 persone. Sono 129 i funzionari del partito messi sotto indagine. I numeri dei casi rappresentano un aumento del 3,6% rispetto ai primi otto mesi dell’anno scorso. Grazie alle segnalazioni dei cittadini, sono stati scoperti 7.080 casi di corruzione. Sul totale, l’80,8% dei casi sono stati classificati come ‘seri’, un aumento del 5,7% rispetto all’anno scorso. Quest’anno, tra funzionari messi sotto inchiesta per corruzione, ci sono Liu Tienan, ex vice capo della riforma nazionale di sviluppo e riforme; Ni Fake, ex vice governatore della provincia orientale dell’Anhui; Wang Suyi, membro dell’esecutivo del partito nella Mongolia interna e Li Daqiu, della provincia del Guangxi.

Lascia un commento

Archiviato in Diritti incivili