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Ciccio Kim ne ha sparata una delle sue? Forse bomba idrogeno splosa in Corea del Nord

La Corea del Nord ha annunciato di aver effettuato “con successo” un nuovo test nucleare con una bomba all’idrogeno alle 10 ora locale, le 2.30 del mattino in Italia. Il test sarebbe stato effettuato a Punggye-ri, nell’est del paese nota per essere l’area per gli esperimenti nucleari di Pyongyang. La notizia è stata comunicata da un’annunciatrice della tv statale, seguita su un megaschermo da una folla di nordcoreani nel piazzale della stazione della capitale. Ecco il video dell’annuncio

Poco prima le autorità sudcoreane e il Servizio geologico americano avevano rilevato un sisma di magnitudo 5.1 a 49 km a nord di Kilju, vicino Punggye-ri. “Abbiamo effettuato con successo un test nucleare per difenderci dagli Stati Uniti”, si legge nel comunicato ufficiale. “Se gli Usa non violeranno la sovranità della Corea del Nord non useremo l’arma nucleare”, è scritto ancora. Se confermato sarebbe il quarto test nucleare effettuato da Pyongyang, il primo con una bomba all’idrogeno. Secondo 007 sudcoreani potrebbe però trattarsi di una bomba atomica, quindi meno potente. Gli esperti sostengono che ci vorranno “giorni o settimane” per stabilire la veridicità del test, tuttavia la reazione dei paesi più vicini alla Corea del Nord dalla Cina al Giappone è stata immediata. “Ferma opposizione” da Pechino, mentre per il premier giapponese Shinzo Abe si tratta di una violazione degli accordi presi presso il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Seul ha fatto sapere di voler consultarsi con gli alleati e le potenze regionali per mettere la Corea del Nord di fronte alle conseguenze del suo gesto. Condanne unanimi anche da Gran Bretagna e Francia che chiedono un intervento della comunità internazionale. Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha convocato un vertice straordinario per oggi pomeriggio e il capo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Trattato sul bando dei test nucleari, Lessina Zerbo, ha dichiarato che il test se confermato, sarebbe una violazione e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

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Cristiani canadesi arrestati per furto di segreti di stato

Le autorità cinesi hanno arrestato con l’accusa di aver rubato segreti di stato, una coppia di cristiani canadesi. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. La coppia, Kevin Garratt and Julia Dawn Garratt, vive in Cina da almeno 30 anni ed è proprietaria di un ristorante-caffetteria a Dandong, nella provincia nord orientale del Liaoning ai confini con la Corea del Nord, e si occupa spesso dell’aiuto dei profughi che scappano dal Paese di Kim Jong-un. Al momento non si conoscono i motivi reali dell’arresto né il luogo di detenzione. La legge cinese, infatti, è abbastanza vaga sul concetto di segreto di stato, descrivendolo come ogni informazione che può “danneggiare la sicurezza e gli interessi statali nelle aree della politica, economia e difesa nazionale”. I due possono essere condannati ad una pena variabile dai 10 anni alla pena di morte. L’area di Dangong è una regione militarmente molto sensibile per la Cina. Qui c’è anche il ponte che collega il regno del dragone con la Corea del Nord. Sono molti i gruppi cristiani, specie sud coreani, che operano nell’assistenza dei profughi nord coreani. Nella caffetteria dei Garratt, “Peter’s coffe house”, dove la “t” è una croce, spesso i due canadesi organizzano corsi di alfabetizzazione e di inglese oltre che altri tipi di aiuti per profughi e locali.

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Le purghe della Corea del Nord allarmano la Cina

“L’esecuzione dello zio del leader di Pyongyang può interferire con alcuni progetti di cooperazione con la Cina, ma le relazioni economiche fra i due Paesi rimarranno stabili”. E’ quanto si legge in un editoriale del China Dialy, il più diffuso quotidiano in lingua inglese in Cina. Nell’editoriale è scritto che alcuni accordi e tipo di relazioni, dopo questa esecuzione, dovranno essere rivisti, anche se si sottolinea l’impatto temporaneo di questo evento. La Cina, almeno ufficialmente, non sembra preoccupata dall’esecuzione di Jang Song-Thaek, ex numero due del regime di Pyongyang e responsabile delle relazioni con la Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, ha detto di sperare che il Paese coreano resti stabile, sottolineando però che l’esecuzione dello zio del leader rimane una “questione interna”.

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Pyongyang conferma: “giustiziato” Jang Song-Thaek, ex numero 2 del regime e zio di Kim Jong-un

Lo zio del leader nordcoreano Kim Jong-un, Jang Song-Thaek, ex numero 2 del regime, è stato giustiziato giovedì, poco dopo essere stato condannato a morte da un tribunale militare speciale. Lo ha annunciato l’agenzia di stampa ufficiale di Pyongyang KCNA, confermando le voci trapelate e definendo Jang un “traditore”. La Corea del Nord il 9 dicembre aveva reso noto il licenziamento di Jang, con l’accusa di aver commesso “atti criminali” e di aver guidato una “fazione controrivoluzionaria”. Insieme a Jang, 67 anni, marito della sorella di Kim Jong-il (padre di Kim Jong-un), sono stati messi a morte due suoi collaboratori. Il gerarca giustiziato era vicepresidente della Commissione di difesa nazionale, l’organo più importante del paese, ed era considerato eminenza grigia del regime e il mentore del nipote. La purga dovrebbe permettere a Kim Jong-un, 30 anni, salito al potere nel dicembre 2011 alla morte di Kim Jong-il, di rafforzare la sua posizione. La KCNA ha spiegato che Jang si era reso colpevole di un “crimine così orrendo come quello di aver tentato di rovesciare lo Stato con ogni sorta di intrighi e di metodi spregevoli, con l’ambizione frenetica di impadronirsi del potere supremo del nostro partito e del nostro Stato”.

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Voci danno per fucilato in Corea del Nord lo zio di Kim Jong-un

In Corea del Nord è stato instaurato un “regno del terrore”, con un purga che ha visto la caduta del “numero due” del regime Jang Song-taek e di decine di suoi sostenitori. E’ l’accusa lanciata oggi dalla presidente sudcoreana Park Geun-hye, che ha sottolineato che l’epurazione ha lo scopo di consolidare il potere del 30enne leader Kim Jong-un. Il dramma in corso a Pyongyang, ha avvertito la presidente, potrebbe “danneggiare ulteriormente” le già pessime relazioni tra i due vicini. Secondo fonti semi-ufficiali cinesi, lo stesso Jang sarebbe stato passato per le armi. I media sudcoreani danno per certa l’esecuzione di due stretti collaboratori di Jang e affermano che sono in corso arresti su vasta scala. “La Corea del Nord sta mettendo in atto un regno del terrore, intraprendendo un’epurazione su vasta scala per rafforzare il potere di Kim Jong-un”, ha detto Park. I servizi d’informazione di Seul sostengono che per ordine di Kim Jong-un sono state fucilate 17 persone nel 2012 e 40 nel 2013. Park è salita al potere all’inizio dell’anno, mentre la Corea del Nord conduceva il suo terzo test nucleare, riaffermando il proprio status di potenza atomica. Nel 2010, poco dopo l’ascesa al potere di Kim Jong-un, Pyongyang ha bombardato un’isola sudcoreana, uccidendo due soldati. Jang Song-taek è uno zio acquisito di Jong-un per aver sposato Kim Kyong-hui, sorella dello scomparso leader e padre di Jong-un, Kim Jong-il. La dinastia dei Kim è stata fondata dal padre di Jong-il, Kim Il-sung, dopo la fine della guerra civile del 1950-53. Non è chiaro cosa abbia provocato la crisi, che è stata gestita in modo insolito da Jong-un: per la prima volta nella storia della Corea del Nord, la tv di Stato ha mandato in onda le immagini di Jang che veniva accusato nella riunione del Politburo di “atti criminali”, di voler contestare l’autorità di Jong-un e di aver condotto una vita dissoluta fatta di party e belle donne. La trasmissione si conclude con un depresso Jang “portato via” da due militari. La Cina, unico Paese alleato di Pyongyang è stata presa di sorpresa dalla crisi. Lo testimonia un editoriale del quotidiano governativo Global Times, che suggerisce l’opportunità di organizzare una visita in Cina di Kim Jong-un, che sarebbe la prima. Al contrario, Jang Song-taek era considerato il promotore di riforme economiche sul modello cinese e aveva visitato più volte il Paese. Nel 2012 era stato ricevuto con tutti gli onori dagli allora leader Hu Jintao e Wen Jiabao. Il giovane Kim sembra invece essere completamente al di fuori del controllo di Pechino. Esperti di relazioni tra la Cina e la Corea del Nord affermano che la dirigenza cinese teme un nuovo esperimento nucleare nordcoreano (sarebbe il quarto), che metterebbe in seria difficoltà la sua politica volta ad ottenere una penisola coreana libera da armamenti atomici.

fonte: Beniamino Natale per Ansa

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Arriva Samjiyon, l’iPad di Pyongyang, ma è senza internet

La Corea del Nord ha lanciato sul proprio mercato interno un nuovo tablet ma Apple e Samsung possono dormire sonni tranquilli: ‘Samjiyon’, ‘l’iPad di Pyongyang’, nonostante le buone prestazioni che vanta (ha un processore da 1.2 GHz, più veloce di quelli montati in alcuni tablet americani e sudcoreani, oltre ad una memoria Ram di 1 Gb e una interna da 16Gb), non può collegarsi ad internet. In Nord Corea infatti è vietato usare il web per i cittadini. Sono ammessi, sia pure con alcune limitazioni, i cellulari con i relativi servizi di sms ed mms. Già definito da alcuni come ‘un iPad in stile nord coreano’ Samjiyon sta però incontrando i favori anche di quegli stranieri che riescono a mettere piede in uno dei Paesi più chiusi al mondo. Il tablet, oltre a popolari giochi tra i quali anche Angry Birds (anche se la casa finlandese che produce il gioco ha negato di aver dato licenza, quindi forse si tratta di una copia), include 500 tra dizionari e e-books. Tra questi, anche i classici mondiali come ‘Via col vento’ e ‘I Miserabili’, oltre alle gesta dei leader nordcoreani. Con un monitor da sette pollici e 18 cm di lunghezza, Samjiyon monta la versione più recente di Android. E’ fornito di un browser che permette all’utente di collegarsi unicamente a una rete interna nazionale nord coreana, conosciuta come ‘Kwangmyong’ e che consente l’accesso all’agenzia di stampa ufficiale nord coreana, ad un paio di giornali di Stato e alla televisione centrale coreana. O almeno questo dovrebbe avvenire. Il nuovo tablet costa l’equivalente di 180 euro, una cifra contenuta per il mercato estero ma che, come hanno osservato alcuni esperti, è ancora troppo alta per la popolazione locale se comparata ai modesti stipendi del nordcoreano medio. Inoltre, secondo alcune fonti, i tablet nord coreani non hanno finora riscosso molto successo per problemi connessi alle riparazioni. Samjiyon è il terzo tablet prodotto da Pyongyang sulla spinta del leader Kim Jong-un che ha voluto un proprio modello di tablet realizzato dal Centro di Computer Coreano, ente di ricerca statale. Per tutti, il problema maggiore era riuscire a ripararlo. Erano stati usati principalmente come lettori di e-book, o come dizionari di cinese per gli studenti che vanno a studiare nel Paese del dragone. Secondo alcuni, i problemi deriverebbero dal fatto che i tablet sono in realtà costruiti in Cina: quando si rompono è quasi un’impresa sostituire o riparare i pezzi.

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Prove disgelo epr la Corea del Nord: Obama invita Kim a collaborare

Forse e’ prematuro parlare di disgelo. Ma dopo settimane di enorme tensione, nei rapporti tra la Corea del Nord e la comunita’ internazionale sembra tornare un po’ di sereno. Il primo gesto lo ha fatto il leader supremo di Pyongyang che – secondo quanto riferiscono fonti del governo di Seul – ha deciso di revocare lo stato di massima allerta e di spostare i missili a medio raggio negli ultimi tempi puntati su possibili obiettivi ‘nemici’. Per il momento, dunque, le provocazioni sembrano aver lasciato il posto a un atteggiamento piu’ cauto. Cosi’ a Washington il presidente americano, Barack Obama, e la presidente sudcoreana, Park Geun-hye – incontratisi alla Casa Bianca – usano toni che sembrano un po’ meno duri rispetto al passato: ”Gli Stati Uniti sono pronti a difendere se stessi e gli alleati”, ha ribadito Obama, insistendo pero’ sul fatto che l’America e’ soprattutto pronta da tempo al dialogo con un regime nordcoreano ”sempre piu’ isolato”. Il presidente Usa – su invito di un giornalista sudcoreano nel corso della conferenza stampa con la Park – lancia un messaggio al giovane ed aggressivo leader di Pyongyang: ”Non lo conosco personalmente, ma quello che so e’ che le sue provocazioni lo hanno portato in un vicolo cieco. Deve invece ricongiungersi alla comunita’ internazionale – auspica Obama – collaborare per la denuclearizzazione della penisola coreana e assicurare cosi’ prosperita’ del suo popolo”. In questo caso tutti sono pronti ad accoglierlo. Il ruolo che puo’ essere svolto dalla Cina viene sottolineato dalla presidente Park, che ricorda come Pechino ”puo’ esercitare un’influenza fondamentale per indurre la Corea del Nord a rimettersi sulla retta via, rispettando gli obblighi internazionali a partire dalle risoluzioni delle Nazioni Unite”. Dunque, Pyongyang deve impegnarsi davvero per la denuclearizzazione della penisola coreana: e fino a quando esistera’ la minaccia nucleare – avverte Park – ”il nostro impegno sara’ quello di rafforzare le difese”. Le crescenti tensioni nella penisola coreana avevano portato Pyongyang a decidere il 26 marzo scorso il livello di massima allerta per tutte le unita’ strategiche missilistiche e di artiglieria, in risposta a Corea del Sud e Usa impegnati in manovre militari congiunte. Il regime aveva quindi puntato vettori balistici contro obiettivi importanti su continente americano, Hawaii e Guam, nonché su altre basi militari Usa di Pacifico e Corea del Sud. Ora, l’allerta sembra essere terminata intorno al 30 aprile.

fonte: ANSA

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La Corea del Nord invia spiragli, chiede cancellazione sanzioni Onu. Condizioni inaccettabili per Usa, Tokyo e Seul

La Corea del Nord accantona i toni apocalittici e lancia primi segnali di dialogo, peraltro tutti da verificare, in funzione delle pesanti condizioni poste. La Casa Bianca ribadisce la richiesta di “segnali chiari e credibili” sulla strada dell’abbandono dei propositi nucleari. Il segretario di Stato John Kerry precisa che le condizioni imposte dalla Corea del nord “sono inaccettabili”, pur leggendo le mosse di Pyongyang come “una tattica d’apertura”. Seul e Tokyo bocciano la piattaforma che comprende anche il ritiro delle sanzioni delle Nazioni Unite. La potente Commissione nazionale di Difesa, che è l’organo istituzionale di grado più alto a Pyongyang, ha reso noto che Usa e Corea del Sud devono sospendere le provocazioni e gli atti di aggressione (con le scuse per le azioni passate), mentre le risoluzioni Onu, incluse le sanzioni, devono essere revocate. Gli Stati Uniti e la Corea del Sud devono, come prima mossa, “fermare immediatamente tutti i loro atti provocatori” contro Pyongyang e “chiedere scusa per tutti quelli fatti”, ha rilanciato la Kcna, citando in forma anonima un portavoce della Commissione presieduta dal ‘giovane generale’ Kim Jong-un. Non solo: come “segnale di buona volontà”, dovrebbero essere tolte le risoluzioni con le sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, mentre Seul dovrebbe smettere di attribuire le colpe al Nord dell’affondamento della corvetta Cheonan di marzo 2010 e per gli attacchi informatici alle reti sudcoreane. Nella seconda fase, Washington e Seoul “dovrebbero dare garanzie formali di fronte al mondo che non manderanno in scena ancora una volta esercitazioni di guerra nucleare per minacciare o ricattare” Pyongyang. Infine, Stati Uniti e Corea del Sud “dovrebbero decidere di ritirare tutti i mezzi di guerra nucleare dalla Corea del Sud e dalle sue vicinanze e rinunciare al tentativo di reintrodurle, come dovere immediato”. La dichiarazione è maturata a pochi giorni dalla visita, conclusasi lunedì, del segretario di Stato Usa, John Kerry, in Estremo Oriente, con tappe a Seul, Pechino e Tokyo. Proprio nella capitale nipponica, Kerry aveva ribadito che da parte di Washington c’é apertura a negoziati purché “onesti” e con la controparte, Pyongyang, in grado di mostrare volontà “autentica e credibile sulla denuclearizzazione”. Il tutto con “misure significative per dimostrare di onorare gli impegni” presi: “la palla – aveva concluso Kerry – è nel loro campo”. Una posizione ribadita appieno dalla Casa Bianca, proprio in relazione alla mossa inattesa del regime comunista. Le condizioni poste, invece, sono considerate “totalmente incomprensibili” da Seul, secondo Cho Tai-young, portavoce del ministero degli Esteri. “Questo è assurdo – ha aggiunto -. Invitiamo il Nord a bloccare richieste incomprensibili e a fare scelte di buon senso, come abbiamo più volte incoraggiato”. La cancellazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sono poi state “inserite per ragioni grottesche”. Anche il Giappone ha espresso contrarietà. Le risoluzioni dell’Onu, ha spiegato il portavoce del governo, Yoshihide Suga, contengono obblighi di “grande portata” e Pyongyang dovrebbero rispettarli. “La comunità internazionale deve collaborare in modo che la Corea del Nord non faccia atti provocatori”. Insomma, primi segnali di un cammino negoziale non semplice e lungo, mentre Wu Dawei, rappresentante speciale della Cina per gli affari coreani e a capo del negoziato a Sei per l’abbandono delle ambizioni nucleari del Nord, sarà negli Usa la prossima settimana negli sforzi per definire una via d’uscita.

fonte: ANSA

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Smentito il rafforzamento dell’esercito cinese in frontiera con Corea Nord

La Cina ha smentito oggi le notizie secondo le quali avrebbe rafforzato il suo dispositivo militare sulla frontiera con la Corea del Nord. “Queste notizie non sono vere”, ha affermato il portavoce del ministero della Difesa Yang Yujun in una conferenza stampa a Pechino. Il portavoce si è limitato a sottolineare che Pechino “segue con grande attenzione” gli sviluppi della tensione nella penisola coreana. Pyongyang, alla quale sono stata imposte nuove sanzioni economiche dopo il test nucleare dello scorso febbraio, ha rivolto nei giorni scorsi minacce alla Corea del Sud, agli Stati Uniti e al Giappone.

fonte: ANSA

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Pressing Cina e Usa per denuclearizzazione Corea del Nord

Gli Stati Uniti e la Cina rilanciano congiuntamente il processo di distensione con la Corea del Nord che nel 2005 aveva portato ad un accordo in base al quale Pyongyang avrebbe rinunciato agli armamenti nucleari in cambio di massicci aiuti economici. Dopo una lunga riunione – durata circa quattro ore – nella guest house di Diaoyutai alla periferia di Pechino, il segretario di Stato americano John Kerry e il consigliere di Stato (una carica che in Cina è più importante di quella di ministro) Yang Jiechi, hanno affermato che le due potenze sono d’accordo sull’obiettivo della “denuclearizzazione della penisola coreana”. Dato che solo la Corea del Nord è dotata di armamenti nucleari, il significato della dichiarazione dei due massimi esponenti delle diplomazie di Usa e Cina è chiaro. Kerry, arrivato oggi nella sua prima visita in Cina nella veste di segretario di Stato, ha incontrato i massimi esponenti della rinnovata gerarchia cinese: il presidente Xi Jinping, il premier Li Keqiang e il ministro degli esteri Wang Yi. Il tono é stato da subito positivo. Oltre ad aver riaffermato che le due potenze intendono collaborare su una serie di questioni di rilevanza per loro e per il resto del mondo – commercio, valute, sicurezza cibernetica, ambiente – tutti gli interlocutori cinesi del segretario di Stato hanno sottolineato che la Cina vuole una penisola coreana senza armi nucleari e che vuole arrivare a questo risultato col dialogo. Pechino ha risposto positivamente all’invito che gli era stato rivolto dallo stesso Kerry perché prema con decisione sui suoi alleati nordcoreani per convincerli a rinunciare alle provocazioni e all’aggressività. In cambio, gli Usa hanno moderato i toni e rilanciato – come già avevano fatto ieri con gli alleati sudcoreani – il processo di pace a sei (le due Coree, la Cina, gli Usa, il Giappone e la Russia), un’invenzione della diplomazia cinese che nel 2005 aveva portato all’accordo. Kerry ha definito la sua giornata a Pechino “estremamente costruttiva” e ha sottolineato che ha prodotto “più di quanto mi aspettavo”. Alla Corea del Nord ha detto che un nuovo test missilistico – che secondo alcuni potrebbe avvenire nei prossimi giorni – sarebbe “un errore” e le ha chiesto di “tenere fede” agli impegni che ha preso, siglando l’accordo sul disarmo nucleare. Al presidente Xi Jinping il segretario di Stato ha detto che la situazione nella penisola coreana è in un “momento critico”, secondo fonti della delegazione americana. La televisione di Stato cinese, nel suo telegiornale della sera, ha citato il premier Li Keqiang, che avrebbe affermato che “la tensione nella penisola non è nell’interesse di nessuno”. La collaborazione sino-americana sembra rafforzata anche dall’accordo – annunciato da Kerry – sulla creazione di un gruppo di lavoro congiunto sulla sicurezza informatica, un aspetto che gli americani considerano strategico. Solo qualche settimana fa Obama aveva accusato le autorità cinesi di orchestrare i cyber-attacchi contro gli Stati Uniti, minacciando conseguenze se questi non fossero cessati al più presto. Domani Kerry sarà in Giappone, ultima tappa del suo viaggio asiatico. Non è difficile prevedere che Tokyo, pur sentendosi minacciata direttamente dalla Corea del Nord, avallerà il tentativo di rilanciare le trattative a sei approvato da Usa, Corea del Sud e Cina. Rimane da capire quale sarà la risposta dell’imprevedibile Corea del Nord. Il 15 aprile cade l’anniversario della nascita del suo fondatore Kim Il-sung – nonno dell’ attuale numero uno Kim Jong-un – e nel piccolo e impoverito Paese si preparano le celebrazioni. L’agenzia sudcoreana Yonhap ha scritto oggi che negli ultimi due giorni non sono stati notati movimenti dei missili, dopo che nei giorni scorsi era trapelata la notizia che cinque missili erano stati messi in posizione di lancio sulla costa orientale del Paese. Il Rodong Sinmun, organo del partito unico di governo, ha lanciato però una nuova invettiva contro le manovre militari congiunte tra Usa e Corea del Sud in corso da alcune settimane, minacciando con gli abituali toni trucidi di “annientare” il nemico con “l’uso di potenti mezzi nucleari”.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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