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Sesta immolazione in due giorni per il Tibet

Sesta immolazione in due giorni di tibetani contro la Cina. Secondo fonti di organizzazioni che si battono per i diritti dei tibetani, una nuova immolazione è avvenuta oggi a a Rebkong (Tongren) nella provincia del Qinghai, Amdo. Jinpa Gyatso si è dato fuoco dinanzi al monastero di Rongwo. Jinpa è morto e migliaia di tibetani hanno portato il suo corpo al monastero, gridando slogan in favore del ritorno del Dalai Lama e della fine del controllo cinese sul Tibet. Con quella di oggi, salgono a 69 le immolazioni da febbraio 2009, 56 solo da gennaio di quest’anno. Ieri cinque persone, tra le quali tre monaci minorenni e una giovane donna, si erano immolati in diverse zone del Tibet e della Cina occidentale, si erano dati fuoco nella peggiore giornata dall’inizio di questa forma estrema di protesta. Oggi a Pechino si è aperto il 18/mo congresso del partito comunista cinese che cambierà i vertici del partito e dell’amministrazione cinese per i prossimi cinque anni.

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Cinque tibetani si sono immolati alla vigilia del congresso del Pcc

Cinque tibetani si sono immolati ieri in diverse zone del Tibet e della Cina occidentale per protestare contro quella che ritengono l’occupazione cinese del Tibet e chiedere il ritorno del Dalai Lama. E’ il piu’ alto numero di immolati nello stesso giorno dal 2009, da quando questo tipo di proteste sono cominciate. Da allora, sono 68 i casi. Tra gli immolati di ieri, anche una donna e tre monaci minorenni. I gesti sono legati all’apertura oggi a Pechino del congresso del Partito comunista. Secondo le informazioni diffuse dalle organizzazioni che si battono per i diritti dei tibetani, le immolazioni, con almeno due vittime accertate, sono avvenute ieri nella prefettura di Ngaba (Aba per i cinesi) nella provincia occidentale cinese del Sichuan, nella prefettura di Malho (Huanghan) della provincia del Qinghai e in quella del Tibet. Nel Sichuan si sono immolati tre monaci minorenni, Dorje di 15 anni, Samdrub di 16 e Dorje Kyab di 16, che si sono immolati dinanzi ad una stazione di polizia a Ngaba, urlando slogan per il Tibet libero e il ritorno del Dalai Lama. I tre, monaci del monastero di Ngoshul, hanno commesso l’estremo gesto intorno alle 15 di ieri, con Dorje morto sul colpo e gli altri due portati invece in un ospedale. A Malho e’ invece morta a causa delle fiamme che si e’ appiccata addosso, Tamdrin Tso, una giovane mamma di 23 anni. La donna si e’ immolata nel mercato di Gemar della contea di Rebgong (Tongren per i cinesi). La sua immolazione, avvenuta intorno alle 18, ha portato in strada almeno tremila persone che hanno manifestato contro l’occupazione cinese. Questa di Tamdrin Tso e’ la seconda immolazione avvenuta nel giro di una settimana nell’area di Rebgong. La quinta immolazione, della quale pero’ non ci sono molti dettagli e’ riportata essere accaduta intorno alle 20 a Bekhar, nella contea di Driru, prefettura di Nagchu, nella provincia autonoma del Tibet. Se anche quest’ultima fosse confermata, le immolazioni salirebbero a 68 dal febbraio 2008, 55 solo quest’anno.

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Confusione su assegnazione premio Confucio

Gli organizzatori cinesi del premio Confucio – creato l’anno scorso per contestare il Nobel assegnato allo scrittore dissidente Lui Xiaobo – hanno annunciato di averlo assegnato al primo ministro russo Vladimir Putin. In precedenza il ministero della cultura di Pechino aveva deciso di cancellare il premio Confucio e di sciogliere il comitato che lo avrebbe dovuto assegnare. Ignorando il ministero, il poeta Qiao Damo, un comunista nazionalista che aveva animato il premio anti-Liu Xiaobo dello scorso anno, ha annunciato che quest’anno il vincitore e’ Putin ”per la sua opposizione alla guerra in Libia”. Qiao ha anche creato un’ organismo basato ad Hong Kong – che oggi e’ una Speciale regione amministrativa della Cina, con una forte autonomia – che si chiama China International Peace Studies Centre e che e’ composto da ”intellettuali e artisti indipendenti” dal governo di Pechino. Il premio dovrebbe essere consegnato a Putin il 9 dicembre in una cerimonia a Pechino, ha aggiunto il poeta. Liu Xiaobio, il vincitore del Nobel della pace del 2010, sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per ”attività’ sovversive”.

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Liu XIaobo visita familiari e breve uscita dal carcere

Il dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace 2010, fra agosto e settembre ha ricevuto la visita in prigione della sua famiglia ed è stato autorizzato ad uscire brevemente in occasione della morte di suo padre. Lo ha reso noto il fratello alla agenzia France Presse. Liu “è in buone condizioni fisiche”, ha detto il fratello, Liu Xiaoxuan. In agosto ha ricevuto la visita della moglie Liu Xia. Il 18 settembre ha avuto un permesso per uscire dalla prigione in occasione della morte del padre e si è recato nella casa della sua famiglia, nella regione nordorientale del Dalian. Il 28 settembre ha ricevuto una visita dei suoi tre fratelli. “Mi è difficile darvi dei dettagli su quanto tempo Liu Xiaobo ha passato a casa e su quello che ha fatto”, ha detto Liu Xiaoxuan. Secondo il Centro di informazione per i diritti dell’uomo e la democrazia di Hong Kong, “le autorità hanno preteso da Liu Xiaoguang (uno dei tre fratelli, n.d.r.) che non parli” della visita. Il dissidente, 55 anni, è detenuto in una prigione nel nordest della Cina. Dal 2009 sconta una condanna a 11 anni per sovversione, per essere stato fra i promotori di un documento per la democrazia, la Carta 08.

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Premio Confucio nella bufera, sospeso il Nobel cinese

E’ nella bufera il controverso ‘Premio per la pace Confucio’, nato lo scorso anno come risposta cinese al premio Nobel per la pace che era stato attribuito, tra le rimostranze di Pechino, al dissidente cinese Liu Xiaobo. Secondo quanto riferisce la stampa cinese, il Ministero della Cultura ha deciso la sospensione dell’evento, previsto a dicembre, in quanto i suoi organizzatori, che fanno capo all’associazione cinese per l’arte, non avrebbero ottenuto le necessarie autorizzazioni e avrebbero compiuto ”rilevanti violazioni del regolamento”. Due settimane fa erano stati annunciati i candidati al premio di quest’anno tra i quali figurano i nomi del primo Ministro russo, Vladimir Putin, del fondatore di Microsoft, Bill Gates, della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente sudafricano Zuma, di Yuan Longping, uno scienziato cinese noto per essere il padre del ‘riso ibrido’, di Soong Chu-yu, un politico taiwanese, e dell’undicesimo Panchen Lama, quello voluto da Pechino. Secondo quanto dichiarato da Liu Zhiqin, consulente per il premio di quest’anno, si tratterebbe di candidati che ”hanno considerevolmente contribuito alla pace nel mondo o in una regione”. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo Zhu Dake, noto critico culturale della Universita’ Tongji a Shanghai, si tratta di un premio ”senza alcun valore in termini di standard culturali e che anzi e’ destinato a creare confusione nel giudizio della gente con riferimento ai valori della cultura”. Zhu ha anche aggiunto che il diffondersi di premi di questo genere determina il rischio di degenerazioni in situazioni di tipo commerciale e di profitto per persone o organizzazioni che usano nomi famosi come richiamo. Il primo (e finora unico) premio Confucio e’ andato all’ex vicepresidente taiwanese, Lien Chan il quale pero’ non si presento’ alla cerimonia per ritirare il premio (dotato di 100.000 yuan, circa 10.000 euro). Intanto non e’ chiaro al momento se il premio potra’ comunque essere assegnato o meno in futuro. Nonostante parte della stampa locale parli di cancellazione dell’evento, Liu Haofeng, presidente esecutivo del Premio per la Pace Confucio, ha detto che ”si tratta solo della rimozione dei precedenti organizzatori” e che il premio si terra’ comunque a dicembre. Lo scorso anno, i primi di dicembre, l’iniziativa era stata invece presentata e celebrata in pompa magna. E, senza giri di parole, era stato lanciato il premio come ”una risposta pacifica al Nobel per la Pace 2010, che spiega la visione della pace che ha il popolo cinese”. Erano state queste le parole del presidente del Comitato per il premio Confucio, Tan Changliu, che ne aveva anche descritto l’obiettivo: ®promuovere la filosofia¯ confuciana nel mondo. Filosofia millenaria, dottrina morale e sociale che si proponevano di rimediare alla decadenza spirituale della Cina in un’epoca di profonda corruzione e di gravi sconvolgimenti politici, ma che di questi tempi rischia di dissolversi sotto il peso di strumentalizzazioni e polemiche.

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Puntin e Panchen Lama candidati a premio Confucio, l’edizione made in China del Nobel per la pace

Il Panchen Lama (leader religioso tibetano approvato da Pechino) e il premier russo Vladimir Puntin sono tra i candidati al Premio Confucio per la pace, creato dalla Cina in concorrenza con il Premio Nobel per la pace, che l’anno scorso è stato assegnato al dissidente incarcerato Liu Xiaobo. Lo hanno affermato gli organizzatori del Premio in dichiarazioni alla stampa cinese. L’anno scorso il Premio Confuncio fu assegnato all’ex-vicepresidente taiwanese Lien Chan, che affermò di non essere stato informato. Quest’anno gli organizzatori, un gruppo di intellettuali comunisti, hanno chiarito che il Premio è sponsorizzato dal governo di Pechino. Il Panchen Lama è uno dei più importanti lama del buddhismo tibetano. L’attuale detentore della carica è stato scelto da Pechino dopo che il Panchen scelto dal Dalai Lama era stato rifiutato e arrestato dal governo cinese. Altri candidati, precisano gli organizzatori, sono il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente sudafricano Jacob Zuma e lo scienziato cinese Yuan Longping, considerato il “padre” del riso ibrido.

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Giro di vite su dissidenti, 10 anni a Liu Xianbin

La Cina compie un altro giro di vite nei confronti di dissidenti e attivisti politici. Liu Xianbin, attivista politico, autore di numerosi scritti sui temi della democrazia e dei diritti umani in Cina, è stato catturato dalla polizia e, al termine di un processo lampo durato solo poche ore ma preceduto da otto mesi di carcerazione preventiva, é stato condannato a scontare dieci anni di carcere. “Non ho fatto nulla, non sono colpevole”, ha gridato Liu alla lettura della sentenza, secondo quanto ha raccontato sua moglie, ammessa ad assistere all’udienza. Il processo e l’arresto di Xianbin arrivano in un momento in cui la Cina ha ripreso con decisione la repressione nei confronti dei dissidenti, molti dei quali sono persino spariti in maniera misteriosa, spesso senza lasciare alcuna traccia, dopo essere stati accusati di sovversione. Liu Xianbin è uno dei personaggi più noti da anni alle autorità cinesi. Nel 1989 partecipò alle proteste di piazza Tiananmen e in quell’occasione fu arrestato per la prima volta. Uscito dal carcere dopo due anni e mezzo circa, Liu riprese con forza la sua attività a favore della democrazia e delle riforme. Nel 1998 si unì ad un gruppo politico clandestino, non riconosciuto, il partito democratico cinese, che aiutò ad effettuare una raccolta di fondi. Nel 1999 finì di nuovo in carcere, condannato a scontare altri nove anni per sovversione di stato. Il dissidente non ha mai smesso di professare le sue idee e a manifestare il suo pensiero a favore della democrazia e dei diritti umani in Cina. Come quando ha apertamente manifestato il suo appoggio alla Carta 08, il documento redatto dal premio Nobel per la pace, Liu Xiaobo, anche lui in carcere per scontare una condanna di 11 anni. Di recente Liu Xianbin aveva ripreso a scrivere, focalizzando la sua attenzione ancora una volta sulle tematiche del rispetto dei diritti umani in Cina. Articoli questi che gli sono costati un nuovo arresto e una nuova condanna. Una condanna particolarmente severa quella decisa per lui, vista da alcuni analisti come un segnale che la Cina intende dare specialmente in un momento come questo in cui le tensioni e le proteste che hanno scosso il Medio Oriente hanno cominciato a smuovere anche una parte dell’opinione pubblica cinese. “La sentenza contro Xianbin – ha detto Wang Songlian, coordinatore per il gruppo di difesa dei diritti umani in Cina – è una sorta di avvertimento del governo ai dissidenti ma anche ai bloggers che sono stati di recente accusati di sovversione dopo le riunioni domenicali pro-democrazia delle scorse settimane. E’ un avvertimento a non svolgere attività di questo tipo”. Nei giorni scorsi il portavoce della Commissione per il Nobel a Olso aveva espresso preoccupazione per la sorte di Liu Xiaobo, del quale non si sono avuti nell’ultimo periodo notizie o aggiornamenti. Un silenzio, quello sulle condizioni e le sorti del vincitore del premio Nobel per la pace, che il segretario generale della commissione ad Oslo ha definito “senza precedenti”. La stretta di Pechino è rivolta nell’ultimo periodo verso i dissidenti, ma in generale verso tutte le minoranze o gruppi considerati come una potenziale minaccia perß la stabilità e la prosecuzione del suo sistema politico. In primo luogo contro gli uiguri, minoranza etnicaß mal vista per non assimilarsi, per cultura, tradizioni, lingua, alla identità sociale e politica della Cina. E’ solo di qualche giorno fa la notizia della condanna a morte di sette uiguri colpevoli, secondo le autorià, di omicidio e di aver raccolto soldi per una congiura terroristica.

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