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Verso il Conclave: in Cina si prega (in silenzio) per rapporti normali con Roman

Sulla collina a occidente della capitale economica cinese, dove dal 1863 si staglia il santuario (divenuto tale nel 1942) di Nostra Signora di Sheshan, l’aria non è inquinata come nella metropoli Shanghai di cui fa parte, ma è pesante. L’atmosfera è surreale alla vigilia del Conclave che eleggerà il nuovo Papa di Roma: da un lato sembra di partecipare ad un normale pellegrinaggio in qualsiasi santuario mariano del mondo con pellegrini, bancarelle, venditori, oggetti sacri. Dall’altro, però, senti gli sguardi della gente, dei custodi, e di coloro che si chiedono se quell’occidentale con macchinetta fotografica e che ogni tanto scambia qualche parola con i fedeli, sia solo un turista. Sheshan è il centro del cattolicesimo cinese, l’unico santuario mariano del genere in tutta la terra di mezzo. Nel 2008 Papa Benedetto XVI compose la preghiera alla vergine di Sheshan, affidando a lei, venerata come ‘aiuto dei cristiani’, le sorti della Chiesa in Cina. A lei l’anno prima, il 27 maggio del 2007, lo stesso papa dimissionario ha affidato la Cina cattolica quando scrisse la famosa “lettera ai vescovi, ai presbiteri alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa Cattolica nella Repubblica Popolare Cinese”, chiedendo che la ricorrenza della Madonna di Sheshan, il 24 maggio, diventasse in tutto il mondo giornata di unione e preghiera per la Chiesa in Cina. Non lontano dalla basilica minore che ospita la statua della Madonna di Zose (il modo con cui in dialetto shanghainese si pronuncia Sheshan), c’é anche il seminario dove è ospitato da luglio in ‘ritiro spirituale’ il vescovo Taddheus Ma Daqin, ex vescovo ausiliario di Shanghai, consacrato il 7 luglio 2012 con il consenso papale e che il giorno stesso dell’ordinazione annunciò le sue dimissioni dalla sua carica in seno all’Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica cinese (Cpa), per concentrarsi meglio sul suo ministero. Da allora è li dentro, senza contatti con l’esterno, di fatto detenuto. A dicembre gli fu revocato il mandato di vescovo ausiliario di Shanghai. Dallo scorso mese di novembre, non è neanche aggiornata la sua pagina sul servizio di microblog cinese Weibo sia su un altro social network sempre di Sina. Di lui non si sa nulla. L’accesso al seminario è off limits per tutti, anche per coloro che si spacciano per turisti. Veniamo gentilmente respinti. Bocche cucite anche fra i pellegrini, nessuno parla. Due anziani, con gli occhi, ci fanno notare un paio di telecamere posizionate nell’area del santuario. L’atmosfera nella basilica è strana, diversi visitatori cinesi fanno molta confusione, si avvicinano il più possibile alla statua della Madonna che tiene il Bambino in alto per fare foto, si alternano dinanzi ai quadri e agli altari. In alcuni angoli, invece, altri pregano. Una donna, con voce bassa, ci dice di stare pregando per la Chiesa, per il nuovo papa, sotto il quale spera possano normalizzarsi i rapporti con la Cina. Non è un momento semplice per la chiesa cattolica a Shanghai. Oltre alla situazione del vescovo Ma, c’é anche quella di Aloysius Jin Luxian, il vescovo 97nne che ha trascorso diversi anni in carcere e che, pur essendo presidente onorario della Chiesa patriottica e della conferenza dei vescovi cinesi (non in comunione con Roma), chiese ed ottenne il riconoscimento del Vaticano. Ha lavorato molto per il riavvicinamento con la Santa Sede, è un punto di riferimento per i cattolici cinesi. Purtroppo in questo periodo é gravemente ammalato. Anche per lui si prega a Sheshan.

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Verso il Conclave: secondo cattolici orientali, pedofilia primo problema da risolvere

I problemi degli abusi sessuali all’interno della Chiesa sono in testa a quelli che il nuovo Pontefice dovrebbe affrontare una volta eletto. E’ quanto risulta da un sondaggio realizzato tra i lettori del sito cattolico asiatico Ucanews.com. L’indagine e’ stata condotta dal 18 al 28 febbraio ed ha permesso di raccogliere 2.300 risposte, di cui la stragrande maggioranza provenienti dall’Asia. Il 75% degli intervistati ritiene che la pedofilia sia uno dei principali problemi della Chiesa cattolica. Il sondaggio, condotta dal 18 al 28 febbraio ha permesso di raccogliere 2.300 risposte, di cui la stragrande maggioranza, il 72%, provenienti dall’Asia. Altre priorita’ che il nuovo Papa dovra’ darsi risultano essere, in base a questo sondaggio, i conflitti nella chiesa in Europa e negli Stati Uniti (66%), l’unificazione della chiesa, un approccio piu’ ecumenico e una maggiore risposta nei confronti dei divorziati. Per quanto poi riguarda le reazioni alla decisione di Papa Benedetto XVI di dimettersi, la maggior parte ha detto di aver subito un vero e proprio ”shock”, altri hanno detto di essere ”tristi” o ”perplessi”. Numerosi anche quelli che parlano di grande coraggio nel compiere un gesto di questo tipo. Il 23% poi ha detto che in futuro il mandato del papa dovrebbe essere limitato nel tempo mentre il 42% ha detto che sarebbe piu’ opportuno mettere un limite di eta’ (suggerito a 75 anni). Il restante 35% ha invece detto che quello del papa dovrebbe essere sempre un impegno per la vita. Il sondaggio ha messo anche in evidenza un forte interesse a che l’Asia abbia una sempre maggiore influenza in Vaticano anche in proporzione alla sua crescita dinamica negli ultimi anni. Quasi il 79% ha detto che il prossimo papa dovrebbe provenire da fuori Europa, con il 45% che afferma che il prossimo papa dovrebbe provenire da un paese asiatico. Sono solo 9 i cardinali asiatici che voteranno in Conclave, cinque indiani e uno ciascuno da Hong Kong, Filippine, Sri Lanka e Vietnam. Un decimo, l’Indonesiano, ha annunciato che non sara’ presente per motivi di salute. Al contrario, 28 dei cardinali votanti provengono dall’Italia.

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Verso il Conclave: per cardinale Vietnam, necessaria più attenzione a governo della Chiesa

”Il nuovo Papa dovra’ toccare i cuori di tutti gli uomini”, ma anche ”preoccuparsi di più dell’amministrazione interna” della Chiesa. Ad affermarlo, in un’intervista all’ANSA e’ il cardinale Jean-Baptiste Pham Minh Man, arcivescovo di Ho Chi Minh (ex Saigon), ed elettore nel prossimo conclave . ”Per eleggere la persona piu’ adatta per un incarico gravoso come questo, la questione non e’ relativa alla sua origine nazionale o a preoccupazioni geografiche, ma occorre trovare l’uomo che possa rispondere bene a queste sfide”, aggiunge. ”Abbiamo assolutamente bisogno di riflettere attentamente, ma la cosa piu’ importante e’ quella di aprire i nostri cuori alla guida dello Spirito Santo”, chiosa il porporato. La chiesa vietnamita e’ una delle piu’ attive in Asia. Come ha accolto la notizia delle dimissioni del Pontefice? ”Siamo rimasti sorpresi anche noi della sua decisione; adesso, con lo spirito della fede, cogliamo la lezione che Benedetto XVI ci ha lasciato, soprattutto la sua umilta’ e il suo affidamento a Dio e alla divina volonta”’. A breve inizia il Conclave. Quali sono secondo lei le sfide che Chiesa dovra’ affrontare nel mondo in generale e in Asia e in Vietnam in particolare? ”La globalizzazione e la laicita’ – risponde l’arcivescovo vietnamita – sono grandi sfide per la Chiesa in Asia, e anche in Vietnam. I vescovi cattolici in Asia hanno sottolineato che, per rispondere a queste sfide, abbiamo bisogno di nuovi evangelizzatori che siano uomini e donne del Vangelo e che allo stesso tempo si mostrino sensibili alle aspirazioni degli esseri umani e ai problemi della societa’ dei nostri giorni”. Il Vietnam e’ uno stato socialista, dove la cristianita’ svolge pero’ la sua parte. A dicembre qui, segnale molto importante, si e’ svolto l’incontro della federazione della conferenza episcopale asiatica. Lo scorso gennaio il segretario del partito comunista vietnamita, per la prima volta, ha incontrato il Papa in Vaticano. ”Siamo pienamente consapevoli dei progressi compiuti nei rapporti con il governo locale – afferma il cardinale – ma anche delle le limitazioni in termini di liberta’ religiosa in Vietnam. In base alla mia esperienza personale, la cosa piu’ importante non sono tanto i calcoli strategici quanto un modo nuovo di pensare e di comportarci. Percio’ abbiamo bisogno di pregare per il dono del rinnovamento dello Spirito Santo. Allo stesso tempo, dialogare con umilta’ e rispetto e’ un modo per facilitare la cooperazione di tutti gli esseri umani. I rapporti tra Chiesa e Stato in Vietnam possono divenire un esempio anche per il futuro del negoziato tra Vaticano e Cina? ” Tra la Cina e il Vietnam – risponde il cardinale Jean-Baptiste Pham Minh Man – ci sono somiglianze ma anche molte differenze che riguardano la politica del governo come pure la situazione della Chiesa. Di conseguenza, il rapporto tra il Vaticano e le autorita’ vietnamite potrebbe rappresentare un suggerimento, non una soluzione per le relazioni tra Vaticano e Cina. La cosa di cui io sono convinto e’ che la Santa Sede fa del suo meglio per assicurare il bene sia della Chiesa cattolica che del popolo in Cina”.

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Verso il Conclave: cardinale Indonesia, tornare a spirito Concilio

Non partecipera’ al Conclave per motivi di salute, ma il cardinale Julius Riyadi Darmaatmadja, arcivescovo emerito di Jakarta (Indonesia), dal seminario gesuita di Grisonta a Semarang dove si e’ ritirato, non ha voluto far mancare il suo appello all’unita’ della Chiesa in nome del Concilio Vaticano II. ”La sfida che deve affrontare il Papa – spiega in un’intervista all’ANSA il cardinale indonesiano – e’ quella di applicare il Concilio Vaticano II in tutta la Chiesa, che vive situazioni e problemi diversi, socialmente, politicamente, spiritualmente. Sara’ compito di ogni diocesi, come pure delle conferenze episcopali, quello di assicurare la migliore attuazione dello spirito del Concilio Vaticano II”. ”Il dovere del Papa – aggiunge – e’ quello di coordinare e di unificare, nel nome di Gesu’ Cristo, tutte le chiese”. ”L’autorita’ del Papa – ricorda – e’ ispirata da San Pietro e dagli apostoli: lui e’ uguale agli altri discepoli di Cristo sebbene abbia il dovere di tenerli uniti e sia la roccia della Chiesa”. Lo scorso 21 febbraio, il Cardinale indonesiano ha rinunciato a partecipare al Conclave, nonostante sia elettore, perche’ si e’ aggravato il suo problema alla vista. Nel 2010, Benedetto XVI aveva accettato le sue dimissioni come arcivescovo di Jakarta. Anche papa Ratzinger adesso si e’ dimesso… ”Io sento – dice all’ANSA il porporato – che la decisione del Santo Padre di dimettersi e’ riconducibile a una motivazione molto nobile; e cioe’ che il servizio alla Chiesa non deve risentire gli effetti delle diminuite capacita’ del successore di Pietro. La Chiesa deve essere servita al meglio”. ”La sfida principale del nuovo Papa – spiega il cardinale Darmaatmadja – consiste innanzitutto nel tenere insieme tutti i vescovi del mondo per far si’ che l’attuazione dello spirito del Concilio Vaticano II rappresenti la priorita’ per tutte le diocesi. I cattolici devono rappresentare la forza determinante per garantire l’unita’ e la solidarieta’ tra le genti, ed e’ necessario sviluppare il dialogo non solo con le altre chiese cristiane, ma anche con le altre fedi e credenze”. ”In questo modo – conclude il cardinale – operera’ anche la Chiesa in Indonesia, Chiesa che e’ veramente coinvolta nel dialogo interreligioso e nelle questioni che riguardano la povertà”.

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Verso il Conclave: Cina, l’eredità difficile

E’ atteso a breve alle congregazioni preconclave il cardinale cinese, seppure di Hong Kong, il 74enne John Tong Hon. L’Osservatore romano pubblica di taglio basso in prima, con il titolo “I nuovi dirigenti cinesi”, la cronaca della XII Assemblea nazionale del popolo, apertasi oggi a Pechino per sancire i nuovi vertici, scelti lo scorso novembre. Intanto la battagliera agenzia missionaria Asianews rileva come proprio la Assemblea nazionale a Pechino abbia inserito ai vertici di organismi politici di rilievo (la stessa Anp , il parlamento e la Conferenza consultiva politica del popolo cinese) almeno quattro vescovi illeciti, cioé ordinati senza l’assenso del Papa, e anche qualche scomunicato. Comunque la si voglia leggere, non è certo una cortesia nei confronti del Vaticano e del papa che verrà. Il dossier Cina finirà sulla scrivania del successore di papa Ratzinger che, chiunque egli sia, fosse persino un asiatico, avrà comunque un fascicolo spinosissimo da dipanare. Con il grande Paese asiatico la Santa Sede non ha rapporti diplomatici da quando Mao costrinse il nunzio a Pechino a rifugiarsi a Taipei. Il dialogo con il governo è difficilissimo e difficile avere spazi per libertà religiosa, non solo per i cattolici. Questi in particolare si ritrovano vescovi ordinati senza assenso del Papa, soffrono l’ostilità della “Associazione patriottica”, tentativo fallito di costruire una chiesa nazionale alternativa a Roma, che però, intrecciata con la politica, sfrutta privilegi e controlla la politica religiosa. I cattolici “clandestini”, cioé fedeli a Roma, non hanno vita facile, preti e vescovi vengono arrestati, la Chiesa non riesce a organizzare la formazione e la pastorale, mentre, paradossalmente, aumentano le conversioni al cattolicesimo e l’interesse dei cinesi per la fede cristiana. D’altra parte verso la Cina Benedetto XVI ha compiuto gesti molto importanti, nel 2007 ha preso carta e penna e scritto una lettera all’intero popolo cinese, mentre con il suo impulso, la diplomazia vaticana si è impegnata ad altissimo livello verso la Cina. Ma c’é chi, come l’anziano cardinale Joseph Zen, ha accusato i collaboratori di Ratzinger di averne ostacolato la determinazione. “Fin dall’inizio – ha detto Zen dopo le ‘dimissioni’ di Benedetto XVI – si è seguita una strategia sbagliata che è quella del compromesso con Pechino a tutti i costi” e questo, secondo il porporato, anche contro il parere della maggioranza della commissione vaticana che tratta con Pechino. Nel frattempo la diplomazia cinese è andata ripetendo come un disco rotto che la Santa Sede dovrebbe abbandonare la sede diplomatica a Taiwan e non dovrebbe ingerirsi negli affari interni della Cina. A Natale, in quello che sarebbe stato il suo ultimo messaggio “Urbi et Orbi”, papa Ratzinger ha rivolto un inedito messaggio augurale ai nuovi dirigenti politici cinesi, auspicando che valorizzino le religioni per la “costruzione di una società solidale” a beneficio di quel “nobile popolo e del mondo intero”. Alcuni cinesi, all’annuncio delle “dimissioni” di Benedetto XVI gli hanno scritto, ringraziandolo per l’affetto e scusandosi per le “delusioni che possiamo avervi arrecato”.

fonte: ANSA

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Un cinese al Conclave, il cardinale Tong di Hong Kong

Il cardinale John Tong di Hong Kong – che ha 74 anni e sarà il primo cardinale cinese a partecipare ad un conclave – è particolarmente grato a Benedetto XVI per l’attenzione rivolta ai cattolici della Cina. “In quanto vescovo di Hong Kong, gli sono particolarmente grato per l’ amore e l’ attenzione che ha riservato alla Chiesa in Cina”, afferma Tong in un saluto affidato al Sunday Examiner, il giornale della comunità cattolica dell’ ex-colonia britannica. “Nel 2007 – ricorda Tong – ha indirizzato una Lettera ai Cattolici Cinesi e ha istituito la Commissione per la Chiesa Cattolica in Cina. Al termine di tutte le riunioni è venuto di persona a parlare con tutti i membri e ad incoraggiarci. Anche il 10 febbraio, il giorno prima di rassegnare le dimissioni, ha rivolto un saluto speciale e una benedizione speciale a tutti coloro che erano impegnati a celebrare il nuovo anno lunare, ed in particolare ai cinesi, in tutto il mondo”, aggiunge il cardinale. Purtroppo, negli ultimi anni i rapporti tra la Santa Sede e il governo di Pechino non hanno fatto registrare miglioramenti. Pechino continua a governare la Chiesa cinese attraverso l’Associazione dei Cattolici Patriottici Cinesi, che non riconosce il Papa come autorità ultima e che si arroga il diritto di nominare i vescovi, anche se non sono stati approvati dal Vaticano. Spesso i vescovi della cosiddetta Chiesa “clandestina” o “non ufficiale” – che riunisce i fedeli che si rifiutano di aderire all’ Associazione patriottica – vengono imprigionati nel tentativo di costringerli ad accettare il governo cinese come massima autorità. La stessa lettera di Papa Ratzinger è stata accolta non come un’ invito al dialogo ma come un’ “interferenza” indebita negli “affari interni” cinesi per la sua condanna dell’ Associazione Patriottica. “La libertà dei cattolici (cinesi) è come quella di un uccello in gabbia”, afferma Tong. “L’attuale disarmonia nasce dalla politica obsoleta e superata delle autorità cinesi e del Partito Comunista Cinese, che viene seguita dagli anni cinquanta”. “Per esempio, sulla questione delle nomine illecite dei vescovi, i comunicati del governo si riferiscono ancora al 1958, quando ebbe luogo la prima nomina illecita, o alle invasioni imperialiste del 18/mo e 19/mo secolo o addirittura al ‘periodo nero’ della Chiesa, nel Medioevo”, sottolinea il porporato.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Per il cardinale Zen, su Cina la Santa Sede deve cambiare

Gli anni passano ma il cardinale cinese Joseph Zen non ha perso nulla della sua combattività. Avendo superato da poco – ha 81 anni – l’ età limite, Zen non parteciperà al conclave che in marzo eleggerà il successore del dimissionario Papa Benedetto XVI, ma non per questo ha riununciato a far sentire la sua voce. In un’ intervista pubblicata da Asianews, Zen spara a zero sulla politica seguita negli ultimi anni dal Vaticano verso la Cina. Dalla creazione, nel 2007, della Commissione per la Chiesa Cattolica in Cina “é stata seguita, secondo me, una strategia sbagliata, una strategia di compromesso a tutti i costi con Pechino”. Secondo Zen “…i leader cinesi stessi sono i principali responsabili di aver distrutto il dialogo e la fiducia. Non solo nel passato, ma anche recentemente. Devono sempre avere loro l’ ultima parola e quando la Santa Sede non può piegarsi a ulteriori compromessi, passano alla prepotenza. E’ tempo che i dirigenti cinesi mostrino un minimo di sincerità…”, sostiene. Il cardinale – molto popolare a Hong Kong per le sue intransigenti battaglie per i diritti civili – non nutre grandi speranze nella nuova leadership cinese che, in una strana coincidenza storica, assumerà il pieno potere in marzo, in coincidenza con l’ elezione del nuovo Papa. “Da parte mia, più guardo il nuovo leader Xi Jinping, più perdo le speranze”, perché dalle sue dichiarazioni risulta che “pensa ancora in termini di una dittatura del Partito”. Zen non attribuisce la responsabilità del fallimento a Benedetto XVI. “Lui ha fatto per la Cina quello che non ha fatto per nessun altro Paese: nessun’ altra Chiesa ha una speciale commissione dedicata a lei di circa 30 membri…dobbiamo essergli profondamente grati per questo”. “Sfortunatamente – prosegue Zen – devo aggiungere che la sua è stata spesso una voce solitaria nel deserto. L’ ho detto e lo ripeto: il suo lavoro è stato rovinato da altri che gli sono vicini e che non seguono le sue indicazioni”. In Cina circa cinque milioni di fedeli sono “registrati” presso l’ Associazione Patriottica dei cattolici cinesi, l’ organismo filo-governativo che si ritiene in diritto di governare la Chiesa locale in modo indipendente dalla Santa Sede. Almeno il doppio – compresi i circa 400mila fedeli di Hong Kong – non sono iscritti all’ Associazione. Molti vescovi “clandestini”, cioé nominati dal Papa e non accettati dall’ Associazione patriottica, passano in carcere lunghi periodi. L’ ultimo caso di privazione della libertà personale è quello di Ma Daqin, vescovo ausiliario di Shanghai, detenuto da luglio, quando ha annunciato di voler abbandonare l’ Associazione.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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