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Roma si veste d’oriente per Wen Jiabao

Sulla via della seta passando per i Fori imperiali. Roma si veste di Cina per accogliere il primo ministro di Pechino Wen Jiabao e celebrare i 40 anni di rapporti diplomatici tra la potenza asiatica e l’Italia. I Fori Imperiali, da piazza Venezia al Colosseo, sono illuminati dalle tipiche lanterne rosse, che sono simbolo per i cinesi di buon augurio per il futuro. L’augurio di rapporti sempre più stretti tra “due antiche civiltà” perché possano cooperare in campo culturale, artistico, letterario e, naturalmente, economico. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per tutta la giornata con al fianco il suo omologo cinese, lo dice a più riprese quanto siano importanti i rapporti con Pechino. L’Unione Europea rischia di essere “relegata nel passato”, avverte. Ma é proprio quel passato, che lega l’Italia alla Cina anche attraverso figure come Marco Polo e il gesuita Matteo Ricci, uno degli ingredienti che Roma mette in campo per “sedurre” la potenza economica cinese. Il premier Wen ringrazia per l’omaggio scenografico delle lanterne rosse. Poi nel pomeriggio, al Teatro dell’Opera, dice al sindaco di Roma Gianni Alemanno che la tradizione lirica del nostro Paese “é sempre più diffusa ed apprezzata in Cina”. E allora anche la facciata del teatro della capitale viene “vestita” di rosso per l’apertura dell’Anno culturale della Cina in Italia. Rosse le otto colonne, in mezzo alle quali campeggiano le lanterne, rossi anche i lunghi drappi sulla facciata che vengono fotografati dai turisti incuriositi. Dentro il teatro 1.200 ospiti dell’ambasciata cinese e della fondazione Italia-Cina assistono al concerto dell’Orchestra Filarmonica cinese che alterna la lirica italiana alla musica tradizionale del paese d’Oriente. Più della metà degli ospiti sono immigrati che vivono in tutta la penisola, studenti, imprenditori e anche artisti. Le telecamere dei loro cellulari si accendono quando dal palco d’onore il premier Wen si alza per salutare, con a fianco Berlusconi. Fuori c’é l’Esquilino, il quartiere di Roma a più alta densità di cinesi. Lì ci sono i problemi di integrazione, che il sindaco Alemanno non manca di ricordare: “Ci sono una serie di problemi soprattutto per le attività commerciali – dice – l’ambasciatore cinese, con il quale abbiamo avviato un lavoro comune, mi ha ribadito con forza che farà di tutto affinché i cinesi residenti in Italia e in particolare a Roma rispettino le leggi del nostro Stato”. Nelle parole del primo cittadino, che domenica partirà per l’Expo di Shangai c’é l’ottimismo che l’integrazione possa avvenire. E Berlusconi ribadisce più volte che l’Italia cercherà di conoscere la Cina almeno quanto la Cina conosce l’Italia. Il presidente del Consiglio chiede anche per il nostro paese una Casa della cultura cinese, come quelle di Francia e Germania. Nel saluto caloroso e prolungato con Wen c’é la promessa di una “amicizia” sempre più stretta.

fonte: ANSA

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