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Il ministro Clini ha regalato un’auto ecologica all’ambasciatore cinese in Italia

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha ‘donato’, questa mattina, un’auto elettrica all’Ambasciatore cinese in Italia, Ding Wei. Un gesto “simbolico” che rientra anche nell’ambito di una collaborazione con l’Italia sulle nuove tecnologie. L’eco-auto – offerta in comodato dalla Citroen è uguale a quella usata da Clini per i suoi spostamenti nella capitale – viene messa a disposizione dal ministero dell’Ambiente: “Il valore politico di questo gesto – osserva il ministro – rientra nel successo di un accordo già attivo con la Cina, attraverso il quale sono in corso circa 150 progetti”. Per Clini “l’auto elettrica che il ministero dell’Ambiente ha messo a disposizione dell’Ambasciatore è il simbolo di una collaborazione tecnologica con il ministero”. Del resto, spiega ancora il ministro, “la Cina è l’economia che ha investito di più al mondo in energie pulite e che per esempio avrà un milione di auto elettriche e ibride circolanti nel 2015; sarà il più grande mercato di auto al mondo” eco-sostenibili. Ed è così che “la collaborazione tra Italia e Cina in questo settore avrà riflessi economici e sociali importanti”.

fonte: ANSA

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L’Italia punto di riferimento in Cina per le tecnologie di costruzione ecofriendly

La Cina ha fame di tecnologie ambientali, soprattutto nel campo delle costruzioni, e chiede aiuto all’Italia che, in questo settore, è fra i leader mondiali. E’ quanto emerso dal forum “ItaliaInnova”, organizzato a Suzhou, la città del Jiangsu a due ore da Shanghai dove risiede il maggior numero di aziende italiane in Asia in un unico distretto: oltre 150. Il forum, organizzato dal Suzhou Working Group della Camera di commercio italiana in Cina, dal gruppo Triumph con il patrocinio di Consolato generale italiano di Shanghai e dell’agenzia Ice di Shanghai, dell’Istituto italiano di cultura a Shanghai, dell’Enit e della Fondazione italiana Cina (con la collaborazione di Tecnomovie, Landz e Yana), ha visto la partecipazione non solo di aziende italiane e cinesi in un incontro tra domanda e offerta dove si sono presentate nuovissime tecnologie in fatto di costruzioni ‘verdi’, ma anche esponenti delle amministrazioni governative cinesi e delle università, come la TongJi di Shanghai, che ha illustrato il progetto del campus verde. “Le tecnologie ambientali e l’ambiente in generale – ha detto nella sua introduzione il console generale italiano Vincenzo De Luca – rappresentano una importante opportunità per le nostre aziende. Il governo cinese ha inserito questi temi nel piano quinquennale, spingendo aziende ed enti a fare di più in questo senso. Il nostro Paese è stato uno dei primi ad entrare in Cina in questo settore e, grazie alle operazioni congiunte del nostro Sistema Italia con Ministero dell’Ambiente, degli Esteri, agenzia Ice, Sistema delle imprese, riusciamo a dire la nostra e ad essere punto di riferimento per questo interesse cinese”. Il forum è stato ospitato nell’ambito della seconda edizione del Festival italiano di Suzhou, la città di 5 milioni di abitanti patrimonio dell’umanità chiamata la ‘Venezia di Cina’, città della quale è gemellata. Due giorni nei quali le aziende italiane dal food alla moda all’ospitalità alle auto, si sono presentate. Migliaia i cinesi di tutte le estrazioni che hanno partecipato, godendo dei diversi aspetti del festival, da quello gastronomico a quello culturale a quello musicale, avendo la possibilità di conoscere l’Italia in Cina.

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Per Clini, Cina è opportunità per aziende italiane innovative in settore auto. Ma la Fiat sta a guardare

Un concetto che il ministro aveva già espresso a Shanghai, facendo arrabbiare non pogo Il Lingotto

“Il mercato cinese è una grande opportunità e un grande spazio per prodotti innovativi che potrebbero essere disegnati e realizzati in Italia e questo avrebbe anche benefici per il mercato interno”. Lo ha sostenuto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, in un video intervista trasmessa al convegno ‘Missione auto 2012’ in corso a Torino. Nel 2015, ha ricordato il ministro, “in Cina circoleranno almeno 1 milione di autoveicoli elettrici e il governo cinese già da qualche anno ha chiesto ai principali paesi di partecipare al programma cinese”. Al momento sono coinvolte “le case automobilistiche francesi, tedesche, giapponesi, americane ma non c’é la partecipazione del produttore italiano, ancorché sia stata appena terminata la nuova fabbrica di produzione a Changsha”. Clini ha aggiunto poi che “considerare il mercato italiano solo come un mercato residuale per la più grande fabbrica automobilistica nazionale è un errore di visione e strategia perché si butta a mare un patrimonio di esperienza e di competenza che è prezioso”.

fonte: ANSA

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Auto: Clini, “peccatoc he Fiat non creda ad auto elettrica”

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha affermato, in una conferenza stampa oggi a Shanghai, che “alcuni degli spazi aperti in Cina per le imprese italiane non sono stati occupati”. In particolare la Fiat, ha detto il ministro, non crede ad un impegno nel settore delle auto elettriche, sul quale il ministero dell’Ambiente italiano e quello cinese della scienza e della tecnologia hanno messo a punto un progetto comune. “Non rientra nella loro politica industriale”, ha sottolineato Clini. “Non voglio criticare questa scelta, ma è un peccato. Infatti in Cina sono presenti imprese come la Magneti Marelli, la Faam, la Pinifarina, che sono di punta nella produzione di componenti per le auto elettriche, che la Cina intende sviluppare. Inoltre, si tratta di un settore interessante a livello globale”. Il ministro ha inaugurato oggi nella metropoli cinese lo Shanghai Italian Center, che ha sede nell’ ex-Padiglione italiano all’ Expo di Shanghai del 2010. Il nuovo centro, gestito da una società cinese con la collaborazione delle istituzioni e delle imprese italiane, si pone l’ obiettivo di diventare per i prossimi anni un punto di riferimento imprescindibile per il consolidamento e lo sviluppo dei rapporti tra Italia e Cina.

fonte: ANSA

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Cina aumenta del 50% l’obiettivo dell’energia solare nel 2015

Mira a traguardi sempre più ambiziosi la Cina sul fronte dell’energia pulita: il governo di Pechino ha infatti aumentato del 50% l’obiettivo di energia solare da raggiungere entro il 2015. Secondo quanto riferisce Radio Cina Nazionale, è stato istituito il nuovo obiettivo di una produzione di 15 gigawatt all’anno. Il piano di crescita, come riporta anche lo Yale Environment 360, appare in linea con il rapido aumento nel Paese di impianti di energia solare. Alla fine del 2010, la capacità solare installata in Cina era meno di un gigawatt. Ma la potenza asiatica, prima esportatrice al mondo di prodotti fotovoltaici, aveva già deciso di portare a 10 gigawatt entro il 2015 la sua produzione. In seguito alla crisi nucleare di Fukushima in Giappone, nella primavera di quest’anno, è poi venuto meno l’entusiasmo per il nucleare e ciò ha influenzat4o la recente decisione di dare ulteriore sviluppo al settore solare fissando l’obiettivo dei 15 gigawatt. Sia pure in termini ridotti, un analogo trend si manifesta anche negli Stati Uniti. Un rapporto appena pubblicato mostra che gli impianti solari negli Stati Uniti hanno compiuto un salto di quasi il 40 per cento durante il terzo trimestre del 2011. Grazie a tale spinta, cui non sembra essere estraneo il disastro di Fukushima, per la prima volta l’installazione totale annua ha superato un gigawatt.

fonte: ANSA

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Canada esce da protocollo di Kyoto, per la Cina è “deplorevole”

Il Canada si ritira dal protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici: “Non funziona”, ha detto il ministro dell’ambiente canadese Peter Kent, aggiungendo: “Come abbiamo già detto, il Protocollo per noi è il passato”. Il ministro non ha precisato quando il Canada uscirà ufficialmente “da Kyoto”, diventando così il primo Paese a farlo, ma ha aggiunto che il suo governo farà ricorso al suo “diritto legale di ritirarsi formalmente dal Protocollo”. Il Canada rischierebbe di dover pagare altissime penalità se non si ritirasse da Protocollo, ha aggiunto il ministro, che così si è espresso al suo rientro da Durban, in Sudafrica, dove ha partecipato alla 17/ma conferenza mondiale sul clima. Una posizione già annunciata e una decisione attesa già dal summit Onu di Durban dove il ‘caso’ Canada era già esploso provocando l’ “invasione” pacifica, nella sala ufficiale dove erano riuniti i rappresentanti dei 194 Paesi partecipanti ai negoziati, di sei attivisti poi allontanati dalle forze dell’ ordine. Immediata la replica del colosso cinese che in questi negoziati ci ha messo la faccia ottenendo un Kyoto2 come ponte verso il processo che porterà a un accordo globale, che include i grandi inquinatori nel 2015, per essere operativo a partire dal 2020. Una decisione “deplorevole che va contro gli sforzi della comunità internazionale nel momento in cui a Durban sono stati fatti importanti progressi assicurando una seconda fase di impegno al protocollo”, ha detto in una conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Liu Weimin. Secondo notizie riportate dall’agenzia statale cinese, Xinhua, la decisione del Canada è “assurda” e “una scusa per sottrarsi alle responsabilità”. Forte la reazione da parte della piccola nazione del Pacifico meridionale dell’isola di Tuvalu, una delle più a rischio per l’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici: “Per un paese vulnerabile come Tuvalu, quello del Canada è un atto di sabotaggio sul nostro futuro”, ha detto il capo dei negoziatori Ian Fry in una mail inviata alla Reuters. Per l’India un funzionario ha dichiarato che la decisione del Canada potrebbe mettere a repentaglio le plusvalenze ottenute in occasione della riunione di Durban mentre il ministro dell’ Ambiente giapponese, Goshi Hosono ha esortato il Canada di rispettare i patti. Una “cattiva notizia” per la portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero. Intanto partono già le petizioni contro il Canada. Ad invitare i cittadini a scrivere al Governo di Ottawa, il Kyoto Club in un appello da sottoscrivere online sul sito dell’ associazione. Il Canada, ha detto il direttore scientifico del Kyoto Club “rischia rischia 10 miliardi di dollari di sanzioni ed è a +23% di emissioni contro un impegno di riduzione del 6% rispetto ai livelli del 1990”. Il Protocollo di Kyoto dà la possibilità legale di uscire dal Trattato entro un anno dalla scadenza (a fine 2012). “Delusione” è stata espressa dal Wwf. “E’ forte il sospetto che – ha sottolineato Mariagrazia Midulla, responsabile Policy Clima e Energia del Wwf Italia – la posizione canadese possa essere influenzata dalle riserve di sabbie bituminose presenti nel Paese, il cui sfruttamento presenterebbe enormi rischi per l’ ambiente e per il clima”.

fonte: ANSA

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Accordo nella notte a Durban, si a patto globale ma dal 2020

E’ partita da Durban la marcia del Pianeta verso un accordo globale salva-clima, ma il cammino per molti è “troppo” lungo per fermare la corsa del riscaldamento contro il quale la decisione presa in Sudafrica da 194 Paesi è “tiepida”. Due le tappe: il 2015 per il via libera all’accordo, con gli impegni scritti nero su bianco, e il 2020 come data dal quale deve avere inizio la sua operatività. Nel frattempo un Kyoto2 “prosciugato”, ma comunque prolungato dal 2013 ad almeno il 2017, farà da “ponte” verso i nuovi obiettivi con Ue e pochi altri Paesi industrializzati, Norvegia, Svizzera e Australia. La 17/a Conferenza mondiale Onu sul clima, iniziata lo scorso 28 novembre nella città sudafricana, verrà anche ricordata per i negoziati più lunghi degli ultimi 20 anni di summit Onu sul clima. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon considera l’accordo “significativo” perché per la prima volta coinvolge tutto il mondo. L’accordo è stato raggiunto in extremis, quando in Sudafrica già albeggiava. Intorno alle 05.00, ora locale (le 04.00 in Italia) il martelletto della presidente sudafricana della conferenza, Maite Nkoana-Mashabane, ha battuto l’approvazione dell’accordo chiudendo ufficialmente la conferenza. “Abbiamo fatto la storia”, ha detto con una frase liberatoria accompagnata da un lungo applauso. Un risultato ottenuto, dicono i maligni, “per stanchezza”, visto che la Conferenza sarebbe dovuta terminare venerdì 9 dicembre e si è prolungata fino alle prime ore di domenica 11. I più benevoli hanno invece sottolineato la caparbietà della presidenza sudafricana ma anche del Commissario Ue al clima, la danese Connie Hedegaard. Trattativa a oltranza, si era detto, e così è stato. Dietro l’angolo il serio rischio del totale fallimento che per molti è nascosto nel tempo troppo diluito che ha dato ragione agli Usa e alle nuove e forti economie come la Cina. Sta di fatto che l’approvazione è avvenuta in un’ atmosfera di smobilitazione, con ministri e delegati, soprattutto dei paesi più poveri costretti a lasciare Durban per motivi di volo. Per l’Europa, e soprattutto l’Italia, la Conferenza di Durban, ha sottolineato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, offre “la possibilità di costituire la ‘piattaforma’ per lo sviluppo con le grandi economie emergenti: Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica”. Ora occorre dare seguito all’accordo “nelle politiche nazionali del nostro Paese” partendo dalla revisione del piano nazionale delle emissioni “che presenterò al Cipe entro il 15 gennaio prossimo” e dal “pieno appoggio alla rapida approvazione delle direttive europee su efficienza e fiscalità energetica”. Per quanto riguarda le decisioni, nella cosiddetta “piattaforma di Durban’ si definiscono i termini del cammino globale contro il riscaldamento, che vede per la prima volta affiancati Paesi industrializzati e nuove economie (finora riconosciute nel novero dei Paesi in via di Sviluppo), mentre il ‘pacchetto Durban’ contiene la decisione della Conferenza per il mandato all’accordo; la definizione del gruppo di lavoro che, già a partire dal 2012, è chiamato a delineare i termini del patto globale con “urgenza” e “alzando il livello di riduzione” delle emissioni; il prolungamento del Protocollo di Kyoto; le regole per il Fondo Verde da 100 miliardi di dollari al 2020 in aiuto dei paesi in via di sviluppo per azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici.

fonte: ANSA

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Al via la cooperazione Italia-Cina su lotta al cambiamento climatico

Italia e Cina insieme nella lotta ai cambiamenti climatici. I due paesi hanno rafforzato la cooperazione per il trasferimento, tra l’altro, delle tecnologie low carbon. Questi gli elementi qualificanti emersi dall’incontro ministeriale bilaterale a Durban in occasione della Conferenza mondiale Onu sul clima (Cop17) tra il ministro dell’Ambiente italiano, Corrado Clini, e il ministro Xie Zhenhua, vicepresidente della Commissione nazionale per la Riforma e lo Sviluppo (NDRC) e leader della delegazione cinese. Il partenariato Italia-Cina quest’anno è stato rafforzato con il lancio di un programma congiunto sui cambiamenti climatici con una dotazione iniziale di 3,6 mln di euro. Nel colloquio è emersa poi la volontà di integrare il programma nel nuovo Centro nazionale cinese per gli studi strategici e la cooperazione internazionale sui cambiamenti climatici, presentato a Durban, dove ci sarà un gruppo di lavoro sino-italiano anche come “ponte verso una più ampia piattaforma di cooperazione tra Europa e Cina”. In dieci anni, la cooperazione Italia-Cina ha portato a oltre 250 progetti promossi dal ministero dell’ Ambiente italiano. In Italia il 25% dell’energia deriva da fonti rinnovabili con il solare che cresce più rapidamente. Oltre il 50% delle tecnologie solari adottate in Italia – ha detto Clini – proviene dalla Cina. E sui negoziati a Durban: “L’Unione europea è pronta a prendere nuovi impegni con l’estensione del Protocollo di Kyoto oltre il 2012, ma è necessario costruire una partnership strategica tra Ue, Cina e altri paesi di nuova industrializzazione. La Cina è il partner strategico per un risultato positivo del negoziato di Durban”. Il capo delegazione cinese, il ministro Xie Zhenhua ha sottolineato che “la lotta ai cambiamenti climatici e la promozione di uno sviluppo low carbon sono una priorità del Governo cinese, che con l’XI Piano quinquennale è riuscito a ridurre l’intensità energetica del 19,1%, evitando circa 1,5 miliardi di tonnellate di CO2”. E per i prossimi 5 anni riduzione del cosumo energetico per unità di Pil del 16% e l’ intensità di carbonio del 17%, con il raggiungimento di un portafoglio energetico con l’11.4% di combustibili non fossili.

fonte: ANSA

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