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Da legge del figlio unico bimbi depressi e poco coraggiosi

I bimbi nati in Cina dopo l’introduzione della politica del figlio unico sono più nevrotici e depressi, e hanno una propensione minore all’iniziativa personale in campo lavorativo. Lo afferma uno studio australiano pubblicato dalla rivista Science, secondo cui questo potrebbe influire sulla capacità imprenditoriale del Paese nei prossimi anni. La politica del figlio unico, che vieta alle donne di avere più di un figlio, è stata varata nel 1979, e da allora si stima che abbia determinato la mancata nascita di almeno 400 milioni di bimbi. Per verificare gli effetti della legge i ricercatori guidati da Lisa Cameron della Monash University di Victoria, in Australia, hanno sottoposto 400 persone nate subito prima e subito dopo la legge ad alcuni giochi economici, ad esempio che prevedevano l’affidamento di alcune somme a sconosciuti per vedersele poi restituire maggiorate: “Chi è nato dopo la legge sui figli unici si è mostrato meno competitivo, fiducioso negli altri e degno di fiducia – spiegano gli autori – e da test psicologici abbiamo visto che questi soggetti sono anche più depressi, nevrotici e pessimisti, e questo anche quando hanno molti contatti con altre persone della stessa età”. Lo studio potrebbe avere implicazioni economiche: “Le persone nate sotto la politica del figlio unico sono meno propense a fare lavori rischiosi, come quelli in proprio – sottolinea Cameron – e questo potrebbe portare a una diminuzione della capacità imprenditoriale del paese”.

fonte: ANSA

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Legge del figlio unico: donne costrette ad impianto spirale

Donne costrette ad adottare misure di controllo delle nascite, in cambio della registrazione del primo figlio sul libretto di famiglia. Secondo quanto denuncia un lungo editoriale del Global Times, in alcune province cinesi e’ piuttosto diffusa la pratica in base alla quale le autorita’ impongono alle donne di sottoporsi all’applicazione della spirale contraccettiva se vogliono ottenere il cosiddetto ”hukou”, cioe’ la registrazione del nuovo nato sul libretto familiare. Dopo le rimostranze di numerose donne che si sono lamentate della pratica coercitiva, rivendicando di voler decidere autonomamente se e come ricorrere alla contraccezione, un gruppo di 13 avvocati ha formalmente richiesto all’autorita’ cinese per la pianificazione familiare di sospendere tali pratiche coercitive. ”Non c’e’ nessuna legge – ha detto l’avvocato Zhang Lijuan al Global Times – che stabilisca che una donna debba sottoporsi all’impianto della spirale per ottenere la registrazione sull’hukou del suo primo figlio”. La spirale e’ uno dei principali metodi di controllo delle nascite in Cina, specie nelle zone rurali. Secondo i dati forniti dal Ministero della Sanita’, nel solo 2009 7,8 milioni di donne cinesi sono state sottoposte all’intervento per l’inserimento della spirale. Gli impianti forzati hanno cominciato ad essere effettuati negli anni ’80 per impedire alle donne di avere un secondo figlio. Una donna della provincia dello Jiangxi ha raccontato che dopo essere stata ”invitata” a sottoporsi all’inserimento della spirale per poi poter ottenere la registrazione del suo primogenito, lei e suo marito hanno chiesto spiegazioni alla commissione per la pianificazione familiare sentendosi rispondere che l’intervento si rendeva necessario ”in quanto lei non aveva provato ad usare un contraccettivo efficace di lunga durata”. ”Ho detto ai medici che potevo provvedere da sola ad adottare misure per evitare un secondo figlio – ha raccontato un’altra donna della provincia dell’Hubei – ma mi hanno detto che se mi fossi rifiutata non avrei ottenuto i documenti di cui avevo bisogno. Suonava come una minaccia e quindi non ho avuto altra scelta che farlo”. La liberta’ delle donne in tema di sessualita’ e contraccezione ha cominciato in Cina ad essere limitata nel 1979 quando e’ stata introdotta la legge del figlio unico che prevede che le coppie possano avere solo un figlio. Eccezioni sono ammesse per le coppie delle zone rurali se il primo figlio e’ femmina, e in altri pochi casi. Le autorita’ sostengono che la legge del figlio unico ha impedito, dal 1979 al 2011, circa 400 milioni di nascite. Prima del 1979 lo Stato, per cercare di frenare le nascite, incoraggiava la sterilizzazione maschile, considerata pero’ piu’ rischiosa e con maggiori effetti collaterali. Una legge controversa quella del figlio unico che se da un lato e’ apprezzata tuttora da chi considera indispensabile un controllo delle nascite in un paese che gia’ conta oltre un miliardo di persone, dall’altro e’ malvista da chi la vede in contrasto con la liberta’ personale. Inoltre, al di la’ dei problemi etici e relativi alla liberta’ di scelta, c’e’ anche chi solleva, a proposito della spirale, problemi relativi alla salute temendo che alcuni di questi dispositivi, specie a lungo andare, possano causare infezioni o altri problemi.

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Ride a crepapelle e partorisce. Solo in Cina

Ride a crepapelle al punto da procurarsi il travaglio e dare alla luce prematuramente la sua bambina. Il curioso episodio è successo in Cina, a Pechino. Secondo quanto riferisce la stampa locale, Ma Lusha, una donna alla 38sima settimana di gravidanza si è recata a teatro per assistere allo spettacolo dal vivo del suo comico preferito. Durante la serata la donna divertita alle battute dello show ha riso molto. Il divertimento è aumentato e la donna ha cominciato a ridere sempre più sonoramente tanto da avere anche dei sussulti. A un certo punto però ha cominciato ad avvertire dei forti dolori al ventre. Portata dal marito al più vicino ospedale ha partorito una bimba poco dopo. “E’ incredibile – ha poi dichiarato la donna – mai avrei pensato che potesse accadere una cosa del genere. Il mio medico mi ha detto che ci volevano ancora almeno un paio di settimane per cui ero tranquilla”.

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Pressing autorità di Shanghai per secondo figlio

Le autorità di Shanghai stanno chiedendo alle coppie che rientrano in quelle autorizzate dalla legge ad avere un secondo figlio, di mettere alla luce un bambino, per venire incontro alla carenza di welfare e all’aumento dell’età della popolazione. Lo scrive la stampa cinese. La legge del figlio unico, infatti, prevede delle deroghe, come quella di poter avere un bambino se il primogenito è morto o se è gravemente malato o se entrambi i genitori sono a loro volta figli unici. Ma, a causa dell’alto costo della vita nella capitale economica cinese, sono in pochi coloro che decidono di avere il secondo figlio e le autorità stanno anche pensando ad alcune agevolazioni. Al momento gli anziani a Shanghai rappresentano un quarto della popolazione, mentre i bambini sotto i 14 anni sono solo l’8.6%, come rivelano i dati della municipalità. Alla fine di settembre, Shanghai ha registrato 23,7 milioni di abitanti, con 14 milioni residenti e 9,7 lavoratori migranti. L’anno scorso circa 3,5 milioni di residenti avevano oltre i 60 anni, 2,3 milioni oltre i 65 anni e secondo le stime, nel 2015 gli over 60 saranno un terzo di tutta la popolazione, aumentando di 200.000 unità all’anno. Questo nonostante Shanghai stia registrando un record di nuove nascite dal 2006 e lo farà fino al 2017. Circa 220.000 nuovi nati quest’anno, il numero più alto dal 2000 e 40.000 in più rispetto all’anno scorso. Ma questo non bilancia l’incremento dell’età della popolazione. Le difficoltà economiche spingono le coppie a non avere il secondo figlio anche se potrebbero: sulle 12.000 coppie che l’anno scorso potevano avere un secondo figlio, solo meno della metà lo hanno fatto. Quest’anno, solo l’8,6% delle coppie di Shanghai che potrebbero hanno avuto un secondo figlio. Nelle coppie, infatti, lavorano entrambi i genitori ed avere un secondo figlio significherebbe per la donna perdere il lavoro, che al momento comporta non pochi problemi visto l’alto costo della vita.

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Aumentano aborti tra giovanisismi, grazie anche a pubblicità in scuole e università

Un recente rapporto governativo ha messo in luce un forte incremento in Cina degli aborti specialmente tra le giovanissime e in generale tra le donne non sposate. A seguito di questo la China News Service, una delle maggiori agenzie di stampa cinese, ha condotto una indagine dalla quale e’ risultato che il fenomeno si deve almeno in parte alla estrema facilita’ con cui le ragazze possono ricorrere ad un aborto, anche a costi molto contenuti e quindi abbordabili per tutti. La ricerca ha messo in luce come ad esempio nei pressi delle principali universita’ del paese abbondino volantini pubblicitari su luoghi dove e’ possibile praticare l’aborto in maniera anonima, veloce e ”indolore”. ”Queste pubblicita’ – ha raccontato al media una studentessa dell’universita’ di Nanchang, nella provincia dello Jiangxi – si trovano ovunque, nelle aule, nei dormitori, nelle mense”. Fingendosi una studentessa, una giornalista della Cns si e’ recata presso il reparto di ginecologia di un ospedale di Nanchang. Dopo un breve colloquio con un sanitario, le e’ stato detto che avrebbe potuto procedere all’aborto in maniera sicura e senza rischi pagando 480 yuan (poco piu’ di 50 euro) se avesse prenotato on line entro i successivi 56 giorni. Min Qinghua, vice-direttore di ostetricia e ginecologia presso l’Universita’ di Nanchang, ha sottolineato come questo tipo di pubblicita’ sugli aborti facili alla fine possa ingannare facilmente le donne e non farle riflettere sui rischi e i pericoli di un aborto. ”Al giorno d’oggi, sempre piu’ persone soffrono di infertilita’ e sterilita’ – ha detto il dottor Min – e uno dei motivi principali e’ che le donne si fidano ciecamente e non hanno paura di un intervento chirurgico quale e’ l’aborto che come tale non e’ mai privo di rischi”. Il rapporto della Cns, a proposito dei costi, ha poi riscontrato come il prezzo indicato sulle pubblicita’, di solito intorno ai 360-480 yuan (da 40 a 50 euro circa), non corrisponde mai a quello finale richiesto in quanto non copre altre spese, quale quelle per l’anestesia e i farmaci per cui alla fine il prezzo reale per effettuare un aborto arriva a superare i 1000 yuan (oltre 100 euro).

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Donna denuncia aborto forzato subito nel 2005

Una donna nella provincia sud occidentale cinese dello Yunnan ha accusato le autorita’ locali di averla forzata, nel 2005, ad abortire mentre era all’ottavo mese di gravidanza. Lo riferisce il Global Times. Tang Leqiong, questo il nome della donna, ha raccontato che lei e suo marito avevano nel 2002 chiesto, ottenendolo, alle autorita’ l’autorizzazione per avere un secondo figlio ma quando, nel 2005, le autorita’ per la commissione familiare comunicarono alla coppia che il permesso era ormai scaduto, la donna era gia’ incinta di otto mesi. ”Nonostante le nostre rimostranze – ha raccontato la donna – a quel punto le autorita’ mi portarono forzatamente in ospedale e mi fecero assumere delle pillole per abortire sotto la supervisione di alcuni medici che erano d’accordo con loro”. Da allora e per sette anni la donna ha presentato petizioni e denunce affinche’ i responsabili fossero adeguatamente puniti. Senza mai ottenere giustizia. Il direttore dell’epoca della commissione per la pianificazione familiare si e’ sempre difeso dicendo che l’aborto era stato fatto legalmente, in accordo con la legge, visto che il permesso per avere un secondo figlio era scaduto. La tematica degli aborti forzati e’ ora molto discussa in Cina dopo che a giugno una donna della provincia dello Shaanxi, Feng Jianmei, fu costretta ad abortire all’ottavo mese e le foto sue e del feto morto accanto a lei fecero il giro del mondo, provocando proteste che poi portarono alla punizione dei funzionari governativi coinvolti. Solo un paio di giorni fa si e’ appreso che una donna della provincia orientale cinese dello Zhejiang e’ stata detenuta dalle autorita’ per il controllo delle nascite e la pianificazione familiare per oltre 40 ore con la minaccia di un aborto al settimo mese se non avesse pagato una multa di 20.000 euro.

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Minacciata di aborto al settimo mese dalle autorità

Una donna della provincia orientale cinese dello Zhejiang e’ stata detenuta dalle autorita’ per il controllo delle nascite e la pianificazione familiare per oltre 40 ore con la minaccia di un aborto al settimo mese se non avesse pagato una multa di 20.000 euro. Lo riferisce Radio Free Asia. Xu Li, questo il nome della donna si era recata nella contea di Wuyi a trovare suo padre quando una ventina di agenti l’hanno presa e tenuta in detenzione. A lei e’ stato chiesto di pagare una multa di 157.000 yuan, una cifra molto alta per la famiglia che era pronta a pagare intorno circa la meta’ di quanto richiesto, che e’ quanto di solito viene addebitato dalle autorita’. Il marito della donna ha cominciato un calvario alla ricerca dei soldi, ma si comincia a paventare la possibilita’ che la donna debba abortire al settimo mese. Xu ha accusato le autorita’ di aver agito ‘come gangster’. Il caso e’ simile a quello emerso a giugno, quando una donna della provincia dello Shaanxi, Feng Jianmei, fu costretta ad abortire all’ottavo mese e le foto sue e del feto morto accanto a lei fecero il giro del mondo, provocando diverse proteste che pure portarono alla punizione dei funzionari governativi coinvolti.

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Soldi e scuse a mamma costretta ad abortire a settimo mese

Le scuse e un indennizzo di novemila euro sono gli strumenti scelti dal governo cinese per chiudere la vicenda della donna costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza perché aveva violato la legge sul figlio unico. La donna, Feng Jianmei, e il marito Deng Jiyuan hanno raggiunto un accordo extra-giudiziale col governo della provincia dello Shaanxi, i cui funzionari avevano sequestrato Feng costringendola ad abortire, col il quale accettano un indennizzo di 70.600 yuan, appunto l’equivalente di 9.000 euro. La coppia aveva già una figlia di cinque anni e non era stata in grado di pagare la salata multa (l’ equivalente ci cinquemila euro) che gli era stata inflitta per la seconda gravidanza. Riferendo della vicenda, il quotidiano semiufficiale Global Times scrive oggi che con l’ indennizzo e l’ ammissione del governo provinciale di aver agito illegalmente, la vicenda è “chiusa”. Il giornale aggiunge che il governo dello Shaanxi si é anche impegnato a “sostenere” tutti i familiari della donna che nei prossimi anni avranno bisogno di ricorrere a cure ospedaliere. L’ avvocato della coppia, Zhang Kai, ha affermato che l’ accordo privato col governo non impedisce alla magistratura di perseguire i responsabili. “Forzare una donna ad abortire al settimo mese è un reato”, ha dichiarato. Il caso è esploso a metà giugno quando un parente della donna ha diffuso su Internet una foto nella quale Feng, esausta per il parto, appare accanto al feto insanguinato. “Queste sono le cose che facevano i nazisti!”, ha scritto dopo pochi minuti un internauta commentando la spaventosa immagine. La notizia è rimbalzata sulla stampa cinese e su quella internazionale, provocando l’ intervento del governo centrale. Nei giorni seguenti due alti funzionari sono stati licenziati, mentre altri quattro e il direttore di un ospedale sono stati sottoposti a misure disciplinari per il ruolo che hanno avuto nel costringere Feng ad abortire. Secondo l’ agenzia Nuova Cina, la vicenda ha spinto la Commissione nazionale per la popolazione e la pianificazione familiare a inviare 10 gruppi di funzionari in 19 province, contee e città per eliminare “i comportamenti sbagliati” nell’ imporre il rispetto della legge. La legge che impone alle coppie di non avere più di un figlio è in vigore in Cina da oltre 30 anni. La Commissione fissa ogni anno una quota massima di nascite per ogni provincia e le province, a loro volta, stabiiscono le quote per le contee e le città. Le carriere dei funzionari locali spesso dipendono dal rispetto di queste quote, circostanza che si ritiene sia alla base dei comportamenti persecutori contro le coppie che violano la legge. L’ attivista cieco Chen Guangcheng, emigrato il mese scorso negli Usa dopo essere fuggito dagli arresti domiciliari, è stato perseguitato per anni dal governo della sua provincia natale, lo Shandong, per aver denunciato la pratica degli aborti forzati.

fonte: ANSA

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Altri due casi di aborti forzati in Cina all’ottavo mese

Altri due casi di aborti forzati, entrambi all’ottavo mese, sono riportati in Cina, dopo quello della donna costretta ad abortire al settimo mese e le cui foto, con il feto morto a fianco, hanno fatto il giro del mondo. Secondo il South Metropolis Daily, dieci giorni fa a nel villaggio di Zhengjiamen che fa parte della città di Shangche nella provincia dell’Hubei, una donna, Hu Xiam è stata presa con la forza dalla polizia che l’ha portata in un ospedale dove le è stata fata una iniezione per abortire. La donna era all’ottavo mese di gravidanza ed ha partorito un feto morto dopo qualche giorno. Nonostante la denuncia della signora e l’articolo del giornale, le autorità smentiscono che si sia trattato di aborto forzato. In un altro caso analogo, ma successo ad aprile nel Fujian e solo ora denunciato, Pan Chuyan, una donna di Daji, sarebbe stata prelevata dalle autorità e costretta ad abortire tramite una iniezione, all’ottavo mese. I familiari della donna, che hanno tentato di filmare il feto appena nato, sono stati picchiati dalla polizia. Nessuno ha potuto incontrare la donna nei giorni di degenza e le sarebbe stata estorta una approvazione tramite l’apposizione dell’impronta digitale. Pan e suo marito hanno già due figli, cosa resa possibile dal fatto che sono agricoltori e che il primogenito è femmina. Suo marito ha denunciato di aver pagato in anticipo oltre 2.000 euro per una multa, con la promessa, ai funzionari del locale ufficio per la pianificazione familiare, di pagare altri 6.000 euro.

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Puniti funzionari responsabili aborto settimo mese

Le autorita’ della citta’ di Ankang hanno annunciato punizioni, senza specificare quali oltre alla rimozione, per i funzionari che hanno costretto una donna, Feng Jianmei, ad abortire al settimo mese di gravidanza. Lo annuncia l’agenzia Nuova Cina. Secondo un comunicato diffuso dalle stesse autorita’ locali nella cui giurisdizione rientra la contea di Zhenping, dove lo scorso 2 giugno Feng e’ stata costretta ad abortire, le indagini interne hanno mostrato ”violazioni dei diritti della donna ad opera di diversi funzionari contro le leggi locali e nazionali sul controllo delle nascite”. Tra i funzionari puniti, anche i responsabili dell’ospedale dove la donna ha abortito. Le indagini hanno dimostrato che i funzionari del locale ufficio della pianificazione familiare, nel tentare di convincere la donna ad abortire, hanno usato metodi coercitivi. Sono stati poi scoperti problemi nei documenti, anche in quelli di nascita della stessa donna. Le autorita’ comunali hanno detto che non c’erano le basi legali affinche’ la donna pagasse la multa di oltre 5000 euro richiesta dai funzionari. Per lei, le autorita’ di Ankang hanno disposto il pagamento di un risarcimento.

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