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Giovani viaggiatori cinesi dediti a cultura e cibo

Basato su un sondaggio effettuato su più di 3.000 viaggiatori cinesi e oltre 1.500 strutture alberghiere in tutto il mondo, il Citm (Chinese International Travel Monitor di Hotels.com) ha tracciato un profilo dei viaggiatori cinesi sotto i 35 anni, svelando preferenze e abitudini di quelli che, nei prossimi anni, sono destinati ad essere tra i viaggiatori con il maggiore impatto sull’industria turistica. Per quanto riguarda l’organizzazione dei propri viaggi, gli under 35 provenienti dalla Cina sembrano preferire una prenotazione diretta (57% degli under 35 contro il 45% degli over 35) rispetto all’intermediazione di un agente di viaggio (25% contro il 40%). Il 33% dei giovani viaggiatori cinesi, poi, utilizza i social media per scegliere la destinazione per le proprie vacanze (contro il 27% degli over 35). I cinesi della nuova generazione sembrano inoltre più portati a sperimentare rispetto a quelli della vecchia, con un 58% dei viaggiatori che sceglie hotel indipendenti e di stile “locale” (rispetto al 50% degli over 35) e un 69% che sarebbe disposto a soggiornare in una struttura non pienamente rispondente alle proprie necessità (contro un 61% degli over 35 e soltanto un 51% degli over 55). Visitare la città nella quale si trovano è l’attività preferita dai viaggiatori cinesi più giovani (69%), ma, rispetto ai cinesi della vecchia generazione, gli under 35 amano molto anche andare fuori a cena (69% rispetto al 63%), e dedicarsi alle attività culturali (16% degli under 35 contro il 10% degli over 35) e sportive (8% rispetto al 4%).

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I re magi erano cinesi. Altri tre immigrati dalla Cina. Ma almeno loro portano qualcosa…

I Re Magi erano molto più di tre e non arrivavano dalla Persia bensì dalla lontana Cina. E’ quanto narra un manoscritto dell’ottavo secolo custodito negli archivi vaticani da 250 anni e soltanto ora tradotto dall’antico siriaco da Brent Landau, un professore dell’università dell’Oklahoma. L’originale de ‘La Rivelazione dei Magi’ – questo il nome del documento – fu scritto meno di un secolo dopo il Vangelo di Matteo, fino ad ora l’unica fonte della storia dei Re Magi. E dipinge uno scenario molto diverso dalla storia “ufficiale”. I Magi della Bibbia sono sempre stati associati a mistici persiani, ma quelli di cui narra il manoscritto provengono da molto più lontano, dalla semi-mitica terra di Shir, oggi identificata come la Cina antica. I Magi, che non sarebbero stati tre bensì una “moltitudine”, sarebbero discendenti di Seth, il terzo figlio di Adamo e farebbero parte di una setta che pratica la preghiera silenziosa. Sebbene non sia stato scritto dai Magi stessi come sostiene, il documento, secondo Landau, è opera di persone che si identificavano strettamente con i mistici e i loro rituali. “Qualcuno dev’essere rimasto davvero affascinato dai Magi e ha creato questa grande, lunga storia, raccontata dal loro punto di vista”, ha detto Landau al Times, aggiungendo: “Nessuno sa da dove Matteo abbia ottenuto la storia, quindi questo, insieme al Vangelo di Matteo, è il racconto più vicino alla realtà dei Magi”. Secondo la storia contenuta nel manoscritto, Seth avrebbe tramandato una profezia secondo cui una stella sarebbe comparsa in cielo ad annunciare la nascita di Dio in forma umana. I Magi attesero per migliaia di anni fino al giorno in cui la stella comparve. Il documento sostiene inoltre che Cristo e la stella di Betlemme sono la stessa cosa e che Gesù si può trasformare in qualsiasi cosa. E intanto emerge che dopo il prezzo dell’oro alle stelle e la mirra sempre più rara a causa della siccità, anche l’incenso ora sarebbe in pericolo. Un’equipe di ecologisti olandesi ha studiato le piantagioni di Boswellia (la pianta da cui si ricava l’incenso) in Etiopia e ha avvertito che la produzione potrebbe dimezzarsi nei prossimi 15 anni se non si combatteranno fattori come gli incendi, la conversione dei terreni in agricoltura e pascoli e le infestazioni di parassiti.

fonte: ANSA

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Popolazione cinese a 1,34 miliardi

La popolazione della Cina era di 1,34 miliardi di persone alla fine del 2010. Lo afferma oggi l’ agenzia Nuova Cina citando “dati preliminari” del censimento che si è tenuto nel novembre dell’ anno scorso. Per il censimento sono stati impiegati sei milioni di ricercatori, che hanno raccolto i dati in 31 provincie, 330 città, 2800 contee, 4.000 township (una via di mezzo tra un villaggio ed un piccolo centro urbano) e 680.000 villaggi su un territorio che va dai picchi delle montagne più alte del mondo del Tibet alle metropoli di nuova industrializzazione sulle coste del Pacifico. Secondo i mezzi d’ informazione cinesi, il censimento è costato circa otto miliardi di yuan (oltre 800 milioni di euro). Il censimento del 2010 è il sesto che si tiene nella Repubblica Popolare di Cina. Gli altri hanno avuto luogo nel 1953, 64, 82, 90 e nel 2000. In quest’ ultimo, la popolazione della Cina era risultata essere di 1,26 miliardi di persone.

fonte: ANSA

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Doppia cittadinanza per evitare emigrazione

La Cina starebbe considerando la possibilita’ di riconoscere la doppia cittadinanza nel tentativo di porre freno alla sempre crescente emigrazione, specie di ricchi ed intellettuali, dal paese. Secondo Zhang Xiuqin, direttore Generale del Dipartimento per la cooperazione internazionale e gli scambi del Ministero dell’Istruzione, nel 2008 circa 1,39 milioni di cinesi si sono recati all’estero, in gran parte per studiare, ma di questi solo 390.000 sono poi ritornati. Un rapporto pubblicato dall’Accademia cinese delle scienze sociali nell’aprile 2010 ha rivelato che la Cina e’ divenuto il paese con il maggior tasso di emigrazione nel mondo. Nel 2009, 25.000 cinesi sono emigrati nel solo Canada. Nel giugno 2010 l’Ufficio cinese per gli Affari esteri ha fatto sapere che il numero dei cinesi espatriati ha superato in totale i 45 milioni di persone. Per questa categoria di persone l’attuale divieto di avere piu’ di una cittadinanza costituisce un grosso ostacolo al rientro in patria in quanto l’ottenimento del visto e del permesso di soggiorno e’ soggetto a spesso complicate e difficili procedure. Il riconoscimento della doppia nazionalita’ potrebbe quindi incoraggiare e agevolare il rientro dei talenti in patria e attrarre al tempo stesso maggiori capitali stranieri. Gli stranieri che vivono all’estero, inoltre hanno dato un grande contributo alla riforma della Cina e alla sua apertura. Dal 1978 al 2005 il governo cinese ha introdotto investimenti stranieri per oltre 622 miliardi di dollari, dei quali il 67% sono attribuiti a cinesi. Una ricerca condotta in Canada nel 2003 su cinesi espatriati ha mostrato che per oltre il 92% degli intervistati, il governo cinese dovrebbe consentire a coloro che emigrano e si naturalizzano in un paese straniero di conservare anche la cittadinanza cinese. Questo anche perche’ sono molti i cinesi che decidono di partire solo per necessita’, per trovare lavoro e nuove opportunita’ in paesi piu’ sviluppati come Stati Uniti e Canada o in Europa ma rimangono comunque legati alla propria cultura, lingua, tradizioni e pensano un giorno di voler rientrare nel proprio paese.

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