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In costruzione in Cina città europea dove è vietato parlare mandarino

Una citta’ cinese dove sara’ vietato parlare il mandarino. E’ questo il progetto della contea di Miyuan, nei pressi di Pechino, dove le autorita’ locali hanno intenzione di costruire, nei prossimi cinque anni, una citta’ di ispirazione europea. Lo scrive la stampa cinese. Il progetto prevede la costruzione di un castello di tipo inglese di 67 ettari trasformando le case locali in abitazioni con giardini. A tutti i visitatori sara’ offerto un passaporto e sara’ vietato di parlare in cinese, per dare a tutti l’impressione di vivere all’estero. La nuova citta’ sara’ destinata sia ai turisti cinesi sia a quelli stranieri. Il governo locale ha investito 4,5 milioni di yuan, oltre 450 mila euro, per riconvertire 16 cortili di case contadine in abitazioni di stile inglese, offrendo 3mila euro ai proprietari.

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La Cisco aiuta il governo cinese nel controllo del Falun Gong

La Cisco System, società leader produttrice di pezzi e materiali per l’informatica, avrebbe personalizzato alcuni suoi articoli per agevolare il governo cinese nel controllare e censurare i membri dell’organizzazione di Falun Gong, i quali hanno presentato una denuncia contro la società. Lo riferisce il quotidiano di Taiwan, Taipei Times. Il documento è stato presentato giovedì scorso in un tribunale distrettuale della California da una fondazione che si occupa di tutela dei diritti umani in nome e per conto del movimento di Falung Gong. Secondo le accuse, la Cisco avrebbe aiutato il governo cinese preparando una specie di mega firewall che è utilizzato dal governo di Pechino per la censura su internet e per rintracciare gli oppositori. Nella denuncia vengono citati diversi dipendenti della Cisco, inclusi il presidente e il direttore esecutivo. La Cisco ha tuttavia fatto sapere in un suo comunicato che le accuse “non hanno alcun fondamento” e di volersi difendere con forza. Secondo la denuncia, diversi membri del movimento di Falun Gong proprio grazie al firewall creato dalla Cisco sarebbero stati individuati, catturati, arrestati e torturati. Uno di loro sarebbe stato addirittura picchiato a morte. Terri Marsh, un avvocato americano, ha riferito al giornale che sono stati forniti dall’organizzazione molti dettagli sul ruolo della Cisco nella vicenda, dettagli che saranno resi noti durante il processo. La denuncia è fatta sulla base dello Statuto delle offese agli stranieri, una legge federale che consente agli stranieri residenti di presentare denuncie in una corte americana invocando violazioni della legge internazionale. La denuncia è stata fatta sotto il nome di tre membri del movimento di Falun Gong, Ivy He, canadese, Liu Guifu, di New York e Charles Lee, un cittadino americano che fu arrestato in Cina nel 2003 3 rimase in carcere fino al 2006. La denuncia è stata poi fatta in nome di altri 8 non identificati cittadini cinesi tra cui coloro che sono stati torturati o uccisi o che risultano scomparsi. Il movimento di Falun Gong, nato nel 1992 in Cina come movimento spirituale, è cresciuto rapidamente negli anni, attirando migliaia di persone. Si ispira alla tradizione taoista e buddista. Il movimento non è stato mai ben visto dal governo cinese tanto che nel 1999 Pechino “vieto” l’organizzazione, definendola “eretica”.

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Lancio di uova e scarpe contro padre censura internet

Se vera, la notizia potrebbe dimostrare un ennesimo anelito al cambiamento da parte dei giovani cinesi. Il padre del ‘Grande Fratello’ cinese, la censura su internet del governo, Fang Binxing, sarebbe stato oggetto di lanci di uova e di una scarpa. La notizia è diventata il topic del giorno sui social network cinesi e su Twitter, luoghi dove non si parla d’altro. Tanto che il nome del presidente dell’Università di Posta e Telecomunicazioni di Pechino e ispiratore del ‘Great Firewall’, la ‘grande muraglia di fuoco’ (il sistema di censura che blocca le comunicazioni su Internet sgradite al governo cinese), è diventato, al pari di quelli del Dalai Lama, del Tibet e di dissidenti, impossibile da raggiungere su internet senza le Vpn, quei programmi e servizi che permettono un collegamento in Cina come se si fosse in altro paese straniero, così da permettere di aggirare la censura. Al momento non ci sono conferme ufficiali dell’incidente. Secondo le informazioni che circolano in rete, Fang Binxin stava tenendo una lezione all’università di Wuhan, nella provincia orientale dell’Hubei, quando verso di lui sono state lanciate uova e scarpe. Secondo quanto ha scritto lo stesso ‘lanciatore’ su Twitter, con lo pseudonimo di ‘hanunyi’, le uova non hanno colpito il professore così come la seconda scarpa lanciata. La prima, invece, avrebbe colpito l’uomo. Su internet si trovano sia foto del ragazzo (con volto camuffato) con le uova in mano, sia della porta dell’aula universitaria macchiata da uova. La polizia dell’ufficio di pubblica sicurezza di Luojiashan, nel cui distretto ricade l’università, ha confermato ad alcuni organi di informazione che agenti sono stati inviati nell’università per indagare su un caso di lancio di scarpe, senza fare riferimento a Fang Bixing che sarebbe anche tornato a Pechino. Hanunyi è diventato un eroe nella rete, al pari dei dissidenti e di coloro che si battono per il cambiamento della Cina. Lui, che scrive di essere scappato dall’aula dopo il lancio, si è anche dichiarato sorpreso, in una dichiarazione su Twitter, del seguito che sta avendo. Tra i ‘cinguettii’ si sprecano le lodi al ragazzo e si chiede di continuare. Si scherza (‘tutti a mangiare uova staserà) e si chiede di andare avanti, facendo lo stesso con altri. Se è la prima volta che si registra un attacco così diretto ad una icona del sistema cinese, non è la prima volta che Fang Binxing è oggetto di attacchi. Il professore lo scorso ottobre è stato costretto a chiudere il suo blog ad una settimana dall’apertura dopo aver ricevuto dagli internauti “un mare di critiche”. Migliaia di messaggi in poche ore, sul tenore “Fang Binxing, la grande muraglia di fuoco ha privato il popolo del suo diritto ad un libero accesso ad Internet”, hanno bloccato il sito obbligando il padre della censura cinese su internet a chiudere il suo blog. La Grande Muraglia di Fuoco, impedisce l’accesso ai principali siti di comunicazione sociale come Youtube, Facebook e Twitter. Inoltre, un sistema di parole chiave blocca le ricerche che potrebbero essere “pericolose”. Tra queste ci sono le parole “Dalai Lama”, “Tiananmen” e da qualche mese “premio Nobel”, “Liu Xiaobo” e ‘Ai Weiwei”. Per aggirarla, molti utilizzano sistemi che permettono di simulare la navigazione da paesi stranieri. Ma i tecnici governativi cinesi, che monitorano la rete, spesso individuano questi sistemi, innescando una guerra tecnologica con gli sviluppatori di questi programmi.

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Un mausoleo da star per il successore di Mao Zedong

Un mausoleo per Hua, il successore di Mao morto nel 2008 a Pechino e da allora sepolto nel cimitero di Babaoshan, nella capitale cinese. Un mausoleo che e’ in via di realizzazione e dovrebbe essere pronto entro agosto ma che, nel frattempo, sta suscitando polemiche a non finire per gli alti costi di realizzazione. Hua Guofeng, capo del partito comunista cinese dal 1976, aveva chiesto espressamente di avere la sua definitiva sepoltura nella sua citta’ natale, Jiaocheng. E ora per lui e’ quasi pronta, proprio a Jiaocheng nello Shanxi, una tomba faraonica: dieci ettari le dimensioni (quasi 14 campi di calcio), 100 milioni di yuan (oltre 10 milioni di euro) il valore, a forma della lettera ‘H’ e alta 5,5 metri per ricordare il numero 55 (l’eta’ che Hua aveva quando divenne capo del partito), con 365 scalini di granito. Un’opera che non poteva lasciare indifferenti i cinesi che, appena concluse le festivita’ di Qinming, le tradizionali feste dei morti, stanno polemizzando su internet per i costi esorbitanti del monumento funebre. ”E’ assurdo che la tomba di Hua costi milioni di yuan – ha commentato sul portale sina.com qualche giorno fa Jiyang Yizhi – Proprio quando i prezzi delle tombe dei comuni mortali sono sempre piu’ alti”, visto che le autorita’ non hanno i soldi per ampliare i cimiteri. C’e’ poi chi accampa motivazioni ‘politiche’ per criticare il mega-mausoleo. ”Il governo locale sta rovinando la reputazione del presidente Hua – ha scritto sul suo microblog Mu Feng – Per costruire quella tomba si stanno sprecando soldi e terreni”. Il prezzo delle tombe in Cina e’ diventato pero’ l’oggetto delle critiche piu’ accese. A Jinan, la capitale della provincia cinese orientale dello Shandong, una tomba normale in cimitero costa non meno di 20.000 yuan (oltre 2000 euro) quest’anno, rispetto ai 7.000 yuan (poco piu’ di 700 euro) nel 2007. In uno dei cimiteri di Pechino, nella zona nord-occidentale della citta’, per una tomba che copre uno spazio di 0,50 metri quadrati si e’ passati dai 2000 yuan (200 euro) del 2002 ai 46000 yuan (oltre 4600 euro) di oggi. Questi prezzi garantiscono inoltre solo un diritto d’uso di 20 anni, dopodiche’ occorre pagare delle commissioni per il rinnovo del termine, anche se il governo ha assicurato che il limite temporale sia in realta’ tra i 50 e i 70 anni. Secondo gli esperti gli enormi aumenti di prezzo dipendono soprattutto dalla mancanza di spazio all’interno dei cimiteri. Il fenomeno sta facendo si’ che molte persone cerchino di comprarsi spazi all’interno dei cimiteri, per se’ e per i propri cari, mentre sono ancora in vita, determinando pero’ un ulteriore aumento della domanda e ulteriori aumenti di prezzo. Proprio per evitare speculazioni, nel 2009, il Ministero degli Affari civili cinesi vieto’, tranne che per le vedove, i pazienti gia’ affetti da gravi malattie e le persone sopra gli ottanta anni, l’acquisto di tombe da parte di persone sane. Nonostante queste disposizioni pero’, il mercato ha continuato ad essere molto fiorente, grazie anche alla promozione di vendite illegali, effettuate tramite alcuni escamotage, e ad una ridotta supervisione da parte del governo. Comunque, per cercare di contenere il problema della mancanza di spazio nei cimiteri, recentemente il governo cinese sta cercando in vario modo di incoraggiare la cremazione e la dispersione in mare delle ceneri.

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Vietato l’inglese in Cina

Le parole e le abbreviazioni in inglese saranno ”vietati” a tutte le pubblicazioni cinesi per ”salvaguardare la purezza” della lingua locale. Lo ha annunciato l’ Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni (Gapp), l’ agenzia governativa incaricata di controllare il settore. ”Le parole straniere mischiate con quelle cinesi danneggiano gravemente la purezza della lingua cinese e turbano l’ altrimenti sano e armonioso ambiente culturale”, afferma il decreto del Gapp riportato oggi dalla stampa cinese. Di conseguenza viene ”vietato di introdurre dei termini stranieri come parole o abbreviazioni in inglese nelle pubblicazioni in cinese e di creare dei termini che non sono ne’ cinesi ne’ stranieri e il cui significato non e’ chiaro”. L’ uso di alcune parole come ”cool” (”forte”, ”alla moda”) o di abbreviazioni inglesi come Cpi (indice dei prezzi al consumo, la misura dell’ inflazione) o Gdp (Prodotto interno lordo) e’ frequente nella lingua cinese parlata e scritto e dilaga su Internet, della quale il dictat della Gapp non fa cenno. Dato che i siti di comunicazione sociale come Twitter, Facebook e Youtube in Cina sono vietati gli strumenti piu’ usati dagli internauti cinesi sono infatti i ”microblog”, di fatto un sostituto locale di Twitter, sui quali le espressioni in ”chinglish” sono all’ ordine del giorno. Il quotidiano Global Times ha riportato oggi la notizia che uno degli inventori del sistema di censura di Internet, chiamato ”la grande muraglia di fuoco” e’ stato costretto a chiudere il suo ”microblog” dopo aver ricevuto valanghe di critiche dagli internauti. Il giornale riferisce che Fang Binxing, professore dell’ Universita’ per le poste e le telecomunicazioni di Pechino che e’ stato impegnato nella messa a punto della ”muraglia” aveva aperto il blog la scorsa settimana e ieri ha deciso di chiuderlo. Il giornale cita ad esempio il messaggio che un anonimo internauta ha inviato al professore: ”Fang Binxing, la grande muraglia di fuoco ha privato il popolo del suo diritto ad un libero accesso ad Internet”. Nonostante la censura il mercato cinese di Internet, che con 420 milioni di utenti e’ il piu’ grande del mondo, attira l’ attenzione degli imprenditori stranieri. In questi giorni e’ in vacanza in Cina Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, uno dei siti ”sociali” che fanno paura a Pechino. Zuckerberg non si e’ limitato a visitare monumenti e musei ma ha anche incontrato i dirigenti di alcuni dei principali portali cinesi come Sina.com e Baidu.com.

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Nomi cinesi per i luoghi della Cina

Nomi cinesi per i luoghi lunari. Li ha decisi il ministro per gli affari civili, secondo quanto riporta l’agenzia Nuova Cina, che ha pubblicato la lista contenente i nomi ufficiali in cinese delle zone del satellite terreste. Sono 468 i luoghi lunari per i quali il governo cinese ha pubblicato i nomi ufficiali in cinese. La decisione del ministro nasce dall’esigenza di “aiutare gli sforzi dell’esplorazione lunare cinese eliminando confusione”. Un altro elenco con altri nomi cinesi ufficiali per luoghi lunari è pronto e sarà pubblicato a breve. La volontà è quella di dare un nome cinese a tutti gli oltre 9000 luoghi della Luna a cui l’Unione Astronomica Internazionale ha nominato. Prima di diffondere i nuovi nomi, una apposita commissione ministeriale si è riunita per stabilire il regolamento tecnico, non semplice, per dare i nomi cinesi. La difficoltà risiede soprattutto nella scelta dell’ideogramma da usare e i tecnici ministeriali hanno realizzato un vademecum che dirime ogni dubbio.

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I computer non risconoscono l’ideogramma del cognome e loro si cambiano nome

Circa 200 membri di una stessa famiglia in Cina sono stati costretti a cambiare il loro cognome perché i computer non riconoscono il raro ideogramma che si usa per scriverlo. Lo riferisce il China Daily. La famiglia Shan, che vive nella provincia orientale dello Shandhong, da qualche tempo sta riscontrando problemi nell’ottenimento di documenti da parte delle autorità. Questo perché l’ideogramma con il quale si scrive il loro cognome è molto raro, e non è mai stato assegnato a questo un codice nei sistemi informatici cinesi. Così ogni volta che chiedono una patente, devono aprire un deposito bancario, o richiedere un documento, la macchina non riesce a stampare l’ideogramma relativo al loro cognome. Per risolvere il problema, la famiglia ha deciso di cambiare il proprio cognome, da Shan a Xian, che si scrive diversamente con due ideogrammi diversi, ma in cinese si pronuncia allo stesso modo. la cosa però non piace agli anziani della famiglia, che stanno protestando perché, dicono, in questo modo si perdono le origini della nostra famiglia. “E’ lo stato che deve provvedere, noi non possiamo cambiare il nostro nome”, ha detto al giornale un anziano del villaggio membro della famiglia Shan al giornale.

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