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Nuovi carcere per donne incinta

Tempi duri per le cinesi che – proprio come faceva Sofia Loren nel film ”Ieri, Oggi e domani” – ricorrono all’escamotage della gravidanza per evitare il carcere. A Shangai, nel distretto di Minhang, ha aperto i battenti un centro di detenzione destinato ad ospitare solo donne incinta in attesa di processo. Lo riferisce il Global Times. Il nuovo carcere, operativo marzo scorso, è stato dotato di tutto ciò che una donna incinta possa avere bisogno, al momento ospita cinque donne accusate di furto. ”Per aprire questo carcere, – ha spiegato un funzionario della polizia di Minhang – abbiamo scelto un posto vicino a ben due ospedali, di cui uno specializzato in ginecologia, in modo che se le donne hanno le doglie o altri problemi, possiamo assisterle con tempestività”. Secondo la polizia l’apertura di questo centro servirà anche come deterrente per ridurre l’incidenza dei piccoli furti e dei borseggi in città. In Cina infatti, le donne in stato di gravidanza, rappresentano spesso un problema per la polizia, in quanto la legge concede loro pene molto leggere e quindi sono maggiormente portate a delinquere. ”Abbiamo una volta avuto il caso di una donna che aveva sette figli – racconta un funzionario di polizia – rubava sistematicamente ma ogni volta la faceva franca perchè era sempre incinta”.

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Confusione su assegnazione premio Confucio

Gli organizzatori cinesi del premio Confucio – creato l’anno scorso per contestare il Nobel assegnato allo scrittore dissidente Lui Xiaobo – hanno annunciato di averlo assegnato al primo ministro russo Vladimir Putin. In precedenza il ministero della cultura di Pechino aveva deciso di cancellare il premio Confucio e di sciogliere il comitato che lo avrebbe dovuto assegnare. Ignorando il ministero, il poeta Qiao Damo, un comunista nazionalista che aveva animato il premio anti-Liu Xiaobo dello scorso anno, ha annunciato che quest’anno il vincitore e’ Putin ”per la sua opposizione alla guerra in Libia”. Qiao ha anche creato un’ organismo basato ad Hong Kong – che oggi e’ una Speciale regione amministrativa della Cina, con una forte autonomia – che si chiama China International Peace Studies Centre e che e’ composto da ”intellettuali e artisti indipendenti” dal governo di Pechino. Il premio dovrebbe essere consegnato a Putin il 9 dicembre in una cerimonia a Pechino, ha aggiunto il poeta. Liu Xiaobio, il vincitore del Nobel della pace del 2010, sta scontando una condanna a 11 anni di prigione per ”attività’ sovversive”.

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Liu XIaobo visita familiari e breve uscita dal carcere

Il dissidente cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace 2010, fra agosto e settembre ha ricevuto la visita in prigione della sua famiglia ed è stato autorizzato ad uscire brevemente in occasione della morte di suo padre. Lo ha reso noto il fratello alla agenzia France Presse. Liu “è in buone condizioni fisiche”, ha detto il fratello, Liu Xiaoxuan. In agosto ha ricevuto la visita della moglie Liu Xia. Il 18 settembre ha avuto un permesso per uscire dalla prigione in occasione della morte del padre e si è recato nella casa della sua famiglia, nella regione nordorientale del Dalian. Il 28 settembre ha ricevuto una visita dei suoi tre fratelli. “Mi è difficile darvi dei dettagli su quanto tempo Liu Xiaobo ha passato a casa e su quello che ha fatto”, ha detto Liu Xiaoxuan. Secondo il Centro di informazione per i diritti dell’uomo e la democrazia di Hong Kong, “le autorità hanno preteso da Liu Xiaoguang (uno dei tre fratelli, n.d.r.) che non parli” della visita. Il dissidente, 55 anni, è detenuto in una prigione nel nordest della Cina. Dal 2009 sconta una condanna a 11 anni per sovversione, per essere stato fra i promotori di un documento per la democrazia, la Carta 08.

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Premio Confucio nella bufera, sospeso il Nobel cinese

E’ nella bufera il controverso ‘Premio per la pace Confucio’, nato lo scorso anno come risposta cinese al premio Nobel per la pace che era stato attribuito, tra le rimostranze di Pechino, al dissidente cinese Liu Xiaobo. Secondo quanto riferisce la stampa cinese, il Ministero della Cultura ha deciso la sospensione dell’evento, previsto a dicembre, in quanto i suoi organizzatori, che fanno capo all’associazione cinese per l’arte, non avrebbero ottenuto le necessarie autorizzazioni e avrebbero compiuto ”rilevanti violazioni del regolamento”. Due settimane fa erano stati annunciati i candidati al premio di quest’anno tra i quali figurano i nomi del primo Ministro russo, Vladimir Putin, del fondatore di Microsoft, Bill Gates, della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente sudafricano Zuma, di Yuan Longping, uno scienziato cinese noto per essere il padre del ‘riso ibrido’, di Soong Chu-yu, un politico taiwanese, e dell’undicesimo Panchen Lama, quello voluto da Pechino. Secondo quanto dichiarato da Liu Zhiqin, consulente per il premio di quest’anno, si tratterebbe di candidati che ”hanno considerevolmente contribuito alla pace nel mondo o in una regione”. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo Zhu Dake, noto critico culturale della Universita’ Tongji a Shanghai, si tratta di un premio ”senza alcun valore in termini di standard culturali e che anzi e’ destinato a creare confusione nel giudizio della gente con riferimento ai valori della cultura”. Zhu ha anche aggiunto che il diffondersi di premi di questo genere determina il rischio di degenerazioni in situazioni di tipo commerciale e di profitto per persone o organizzazioni che usano nomi famosi come richiamo. Il primo (e finora unico) premio Confucio e’ andato all’ex vicepresidente taiwanese, Lien Chan il quale pero’ non si presento’ alla cerimonia per ritirare il premio (dotato di 100.000 yuan, circa 10.000 euro). Intanto non e’ chiaro al momento se il premio potra’ comunque essere assegnato o meno in futuro. Nonostante parte della stampa locale parli di cancellazione dell’evento, Liu Haofeng, presidente esecutivo del Premio per la Pace Confucio, ha detto che ”si tratta solo della rimozione dei precedenti organizzatori” e che il premio si terra’ comunque a dicembre. Lo scorso anno, i primi di dicembre, l’iniziativa era stata invece presentata e celebrata in pompa magna. E, senza giri di parole, era stato lanciato il premio come ”una risposta pacifica al Nobel per la Pace 2010, che spiega la visione della pace che ha il popolo cinese”. Erano state queste le parole del presidente del Comitato per il premio Confucio, Tan Changliu, che ne aveva anche descritto l’obiettivo: ®promuovere la filosofia¯ confuciana nel mondo. Filosofia millenaria, dottrina morale e sociale che si proponevano di rimediare alla decadenza spirituale della Cina in un’epoca di profonda corruzione e di gravi sconvolgimenti politici, ma che di questi tempi rischia di dissolversi sotto il peso di strumentalizzazioni e polemiche.

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Puntin e Panchen Lama candidati a premio Confucio, l’edizione made in China del Nobel per la pace

Il Panchen Lama (leader religioso tibetano approvato da Pechino) e il premier russo Vladimir Puntin sono tra i candidati al Premio Confucio per la pace, creato dalla Cina in concorrenza con il Premio Nobel per la pace, che l’anno scorso è stato assegnato al dissidente incarcerato Liu Xiaobo. Lo hanno affermato gli organizzatori del Premio in dichiarazioni alla stampa cinese. L’anno scorso il Premio Confuncio fu assegnato all’ex-vicepresidente taiwanese Lien Chan, che affermò di non essere stato informato. Quest’anno gli organizzatori, un gruppo di intellettuali comunisti, hanno chiarito che il Premio è sponsorizzato dal governo di Pechino. Il Panchen Lama è uno dei più importanti lama del buddhismo tibetano. L’attuale detentore della carica è stato scelto da Pechino dopo che il Panchen scelto dal Dalai Lama era stato rifiutato e arrestato dal governo cinese. Altri candidati, precisano gli organizzatori, sono il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente sudafricano Jacob Zuma e lo scienziato cinese Yuan Longping, considerato il “padre” del riso ibrido.

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Giro di vite su dissidenti, 10 anni a Liu Xianbin

La Cina compie un altro giro di vite nei confronti di dissidenti e attivisti politici. Liu Xianbin, attivista politico, autore di numerosi scritti sui temi della democrazia e dei diritti umani in Cina, è stato catturato dalla polizia e, al termine di un processo lampo durato solo poche ore ma preceduto da otto mesi di carcerazione preventiva, é stato condannato a scontare dieci anni di carcere. “Non ho fatto nulla, non sono colpevole”, ha gridato Liu alla lettura della sentenza, secondo quanto ha raccontato sua moglie, ammessa ad assistere all’udienza. Il processo e l’arresto di Xianbin arrivano in un momento in cui la Cina ha ripreso con decisione la repressione nei confronti dei dissidenti, molti dei quali sono persino spariti in maniera misteriosa, spesso senza lasciare alcuna traccia, dopo essere stati accusati di sovversione. Liu Xianbin è uno dei personaggi più noti da anni alle autorità cinesi. Nel 1989 partecipò alle proteste di piazza Tiananmen e in quell’occasione fu arrestato per la prima volta. Uscito dal carcere dopo due anni e mezzo circa, Liu riprese con forza la sua attività a favore della democrazia e delle riforme. Nel 1998 si unì ad un gruppo politico clandestino, non riconosciuto, il partito democratico cinese, che aiutò ad effettuare una raccolta di fondi. Nel 1999 finì di nuovo in carcere, condannato a scontare altri nove anni per sovversione di stato. Il dissidente non ha mai smesso di professare le sue idee e a manifestare il suo pensiero a favore della democrazia e dei diritti umani in Cina. Come quando ha apertamente manifestato il suo appoggio alla Carta 08, il documento redatto dal premio Nobel per la pace, Liu Xiaobo, anche lui in carcere per scontare una condanna di 11 anni. Di recente Liu Xianbin aveva ripreso a scrivere, focalizzando la sua attenzione ancora una volta sulle tematiche del rispetto dei diritti umani in Cina. Articoli questi che gli sono costati un nuovo arresto e una nuova condanna. Una condanna particolarmente severa quella decisa per lui, vista da alcuni analisti come un segnale che la Cina intende dare specialmente in un momento come questo in cui le tensioni e le proteste che hanno scosso il Medio Oriente hanno cominciato a smuovere anche una parte dell’opinione pubblica cinese. “La sentenza contro Xianbin – ha detto Wang Songlian, coordinatore per il gruppo di difesa dei diritti umani in Cina – è una sorta di avvertimento del governo ai dissidenti ma anche ai bloggers che sono stati di recente accusati di sovversione dopo le riunioni domenicali pro-democrazia delle scorse settimane. E’ un avvertimento a non svolgere attività di questo tipo”. Nei giorni scorsi il portavoce della Commissione per il Nobel a Olso aveva espresso preoccupazione per la sorte di Liu Xiaobo, del quale non si sono avuti nell’ultimo periodo notizie o aggiornamenti. Un silenzio, quello sulle condizioni e le sorti del vincitore del premio Nobel per la pace, che il segretario generale della commissione ad Oslo ha definito “senza precedenti”. La stretta di Pechino è rivolta nell’ultimo periodo verso i dissidenti, ma in generale verso tutte le minoranze o gruppi considerati come una potenziale minaccia perß la stabilità e la prosecuzione del suo sistema politico. In primo luogo contro gli uiguri, minoranza etnicaß mal vista per non assimilarsi, per cultura, tradizioni, lingua, alla identità sociale e politica della Cina. E’ solo di qualche giorno fa la notizia della condanna a morte di sette uiguri colpevoli, secondo le autorià, di omicidio e di aver raccolto soldi per una congiura terroristica.

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Annullata in Cina mostra di Ai Weiwei, ritenuta inpportuna

L’artista cinese Ai Weiwei ha annunciato oggi la cancellazione della mostra delle sue opere prevista per il mese prossimo a Pechino. L’ artista ha spiegato di aver rinunciato perché gli organizzatori hanno affermato di ritenerla “inopportuna” a causa delle sue prese di posizione fortemente critiche verso il governo cinese. La mostra era stata programmata dalla galleria Ucca, fondata dal collezionista d’arte belga Guy Ullens, una delle più prestigiose di Pechino che si trova nel primo “quartiere degli artisti”, l’ex-fabbrica chiamata “798”. “Politicamente il momento è delicato e hanno pensato che (la mostra) non era opportuna”, ha affermato lo stesso Ai Weiwei. La direttrice della galleria Vivienne Li ha confermato: “Guy (Ullens) è un grande fan di Ai Weiwei ma in questo momento non gli è sembrato il caso di andare ad un confronto (col governo)”. Ai Weiwei, uno degli artisti cinesi più conosciuti all’ estero, è entrato in rotta di collisione col governo nel 2008, quando ha denunciato il tentativo delle autorità di nascondere il numero degli scolari morti nel terremoto del Sichuan. Nel 2009 è stato picchiato da un gruppo di poliziotti per impedirgli di testimoniare al processo contro l’ attivista Tan Zuoren, anche lui impegnato ad aiutare le vittime del terremoto. In gennaio, lo studio di Ai Weiwei a Shanghai è stato demolito per ordine delle autorità locali.

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Liu Xia è uscita di casa, ma niente visite per suo marito

Le autorita’ cinesi hanno concesso a Liu Xia, moglie del premio Nobel per la pace Liu Xiaobo, ancora in carcere, di uscire di casa dove era costretta sin dall’assegnazione del premio alo marito a ottobre, per un pranzo con familiari. Lo riferiscono fonti dell’Information Center for Human Rights and Democracy di Hong Kong. Venerdi’ scorso e’ stata la prima volta da ottobre che Liu Xia ha potuto lasciare la sua casa, per pranzare insieme ai suoi vecchi genitori. Secondo l’Ong, la mossa sarebbe una risposta alle critiche americane per il trattamento riservato al Nobel per la Pace. Fino a venerdi’ scorso, Liu Xia non aveva mai potuto avere contatti con altri, nessuno poteva incontrarla e lei non poteva uscire. A casa sua il telefono e’ stato tagliato ed internet bloccata. Nessuno ha avuto anche il permesso fino ad ora di visitare in carcere Liu Xiaobo, nonostante la legge cinese preveda una visita di un familiare al mese. La Cina ha bloccato le visite in carcere al Nobel per la Pace subito dopo l’assegnazione del premio.

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Non autorizzate visite ai familiari di Liu Xiaobo

Le autorita’ cinesi continuano a esercitare uno stretto controllo sulla famiglia di Liu Xiaobo, il dissidente detenuto vincitore del Nobel per la Pace 2010. Secondo il Centro d’ informazione sui diritti umani e la democrazia, un gruppo di esuli cinesi a Hong Kong, l’ottantenne padre del dissidente, costretto in un letto d’ospedale da una malattia al fegato e ricoverato nella citta’ costiera di Dalian, e’ controllato a vista da due funzionari. Uno dei fratelli del Nobel ha chiesto l’autorizzazione a visitarlo in carcere, ma non ha ancora avuto risposta. L’uomo avrebbe chiesto il permesso di celebrare col fratello il compleanno del padre, che cade la prossima settimana. Liu Xia, la moglie del dissidente, e’ dall’inizio dello scorso ottobre agli arresti domiciliari nel suo appartamento di Pechino e non ha la possibilita’ di comunicare con l’esterno. Secondo il Centro, continuano a essere controllati e intimiditi dagli agenti alcuni dei firmatari di Carta08, il documento pro-democrazia scritto e promosso dallo stesso Liu Xiabo insieme ad altri intellettuali. Decine di dissidenti e amici della coppia sono stati presi in custodia dalla polizia subito prima dell’annuncio dell’assegnazione del premio, l’8 ottobre, e sono stati gradualmente rilasciati nei giorni scorsi. Alcuni di loro, come la fondatrice delle madri di piazza Tiananmen, Ding Zilin, e l’avvocato Teng Biao, hanno denunciato attraverso internet di essere stati minacciati e sottoposti a forti pressioni psicologiche nel corso della loro detenzione.

fonte: ANSA

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Demolito studio di Ai Weiwei, torturato altro dissidente

Alla fine la polizia ha vinto e lo studio di Shanghai di Ai Weiwei, l’artista-architetto-attivista dei diritti umani, e’ stato demolito. Nonostante su internet, attraverso Twitter si fossero mobilitati in molti, come quando a novembre lo stesso studio fu chiuso e si organizzo’ una cena per celebrare l’evento. Ma oggi non e’ stata una brutta giornata non solo per l’artista che ha collaborato a disegnare ‘il nido d’uccello’, lo stadio olimpico di Pechino: oggi si e’ saputo che Gao Zhisheng, avvocato dissidente di cui non si hanno notizie, e’ stato torturato durante la sua ingiusta detenzione. ”Non so perche’ l’hanno abbattuto – ha detto all’Ansa Ai Weiwei – quando me lo chiusero a novembre dissero che era abusivo e minacciarono la demolizione. Oggi, a distanza di due mesi, l’hanno fatto senza dirmi niente”. ”Si tratta di una evidente e diretta rappresaglia – ha continuato l’artista – nei miei confronti, per le mie convinzioni e il mio coinvolgimento politico. Sono profondamente amareggiato per quanto accaduto, ma non mi lascio scoraggiare e fermare dalla decisione delle autorita’ cinesi”. Ai Weiwei, e’ diventato famoso per le sue battaglie civili contro la disinformazione di regime. Tempo fa venne duramente picchiato dalla polizia del Sichuan per aver aver testimoniato a favore di un’attivista arrestato per aver indagato sul crollo di migliaia di scuole durante il terremoto di quella provincia nel maggio 2008, per il quale organizzo’ una commissione di volontari e scopri’ che le vittime, soprattutto i bambini e gli studenti, erano almeno il 30% in piu’ dei 5000 dichiarati dal governo. Piu’ recentemente Ai ha condotto un’indagine sull’incendio di un grattacielo a Shanghai che ha provocato la morte di 58 persone dimostrando che il numero reale di vittime e’ maggiore rispetto a quanto dato dalle autorita’. L’artista e’ stato anche fra coloro che voleva andare a Oslo per assistere alla consegna del Nobel per la Pace a Liu Xiaobo, ma e’ stato bloccato dalla polizia. E oggi e’ apparsa la denuncia di Gao Zhisheng, dissidente avvocato per i diritti civili, che in una intervista rilasciata tempo fa ha detto di essere stato ripetutamente torturato dalla polizia nel corso della sua detenzione definita ‘extra-giudiziaria’, che e’ durata per quasi un anno. Secondo l’intervista rilasciata ad aprile scorso ma resa nota solo oggi, Gao sarebbe stato piu’ volte denudato e picchiato oltre ad essere stato minacciato di morte dagli agenti. L’intervista non sarebbe stata diffusa prima per un accordo preso con Gao, che aveva chiesto di renderla pubblica solo se fosse stato sequestrato nuovamente. Gao, 45 anni, uno degli avvocati per i diritti umani piu’ in vista di Pechino, e’ stato arrestato nel 2006 e condannato a tre anni di prigione per ”incitamento alla sovversione del potere statale” con una sentenza sospesa. Dal 2007 e’ stato piu’ volte fermato e rilasciato fino al 2009, quando se ne sono perse le tracce per alcuni mesi. Nell’aprile del 2010 Gao Zhisheng e’ scomparso per la seconda volta e da allora non se ne hanno notizie, fino alla pubblicazione oggi dell’intervista-denuncia.

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