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La Cina svela un piano per connettere le borse di Hong Kong e di Shanghai

La Cina ha annunciato un programma pilota per connettere le borse di Hong Kong e Shanghai permettendo ad investitori dell’ex colonia britannica e della capitale economica cinese di operare su alcune azioni contrattate sull’altra piazza. Secondo la China Securities Regulatory Commission, che ha annunciato oggi la novità in un comunicato congiunto con l’autorità borsistica di Hong Kong, ci vorranno almeno sei mesi per preparare il lancio formale del programma. Agli investitori della Cina continentale sarà permesso operare una quota annuale di 250 miliardi di yuan, circa 30 milioni di euro, soggetti ad un massimo di 10,5 miliardi di yuan al giorno, attraverso broker cinesi che piazzeranno gli ordini nela borsa di Shanghai che poi li passa ad Hong Kong. Gli investitori dell’ex colonia britannica potranno invece operare fino a 300 miliardi di yuan in azioni di fascia A, fino ad un massimo di 13 miliardi di yuan al giorno, con il sistema inverso. La Security nd Futures Commission cinese richiede che gli investitori continentali che partecipano al sistema debbano essere investitori istituzionali o singoli investitori con più di 500.000 yuan nei loro conti titoli. Solo le azioni delle società quotate in entrambe le borse e le azioni costituenti degli indici maggiori potranno essere trattate. Nelle intenzioni, il programma non solo promuoverà l’internazionalizzazione dello yuan, ma anche lo sviluppo di Hong Kong come centro economico-commerciale offshore della moneta cinese, dal momento che gli investitori cinesi potranno operare nell’ex colonia britannica usando renminbi.

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Viste al ribasso le stime di crescita della Cina alla fine dell’anno, e crolla la borsa

Il ritmo di crescita del Prodotto Interno Lordo (Pil) della Cina potrebbe essere sceso al 9% nell’ ultimo trimestre del 2011, secondo le previsioni di alcuni economisti interpellati oggi dall’ agenzia Nuova Cina. Si tratterebbe del tasso piu’ basso da due anni e mezzo. I dati sull’ ultimo trimestre dell’ anno scorso e sulla crescita complessiva del Pil nel 2011 saranno resi noti domani dall’ Ufficio centrale di statistica di Pechino. Secondo uno degli analisti interrogati dall’ agenzia, negli ultimi tre mesi dell’ anno scorso la crescita potrebbe aver toccato il livello, basso per gli standard cinesi, dell’ 8,5%. L’ economista Wang Tao, dell’ Ubs Ag di Pechino, ritiene che questi dati potrebbero spingere il governo cinese ad una politica monetaria e fiscale più liberale di quella seguita negli ultimi mesi, quando i timori principali riguardavano l’ inflazione, che sembra ora essere stata contenuta al di sotto della soglia del 5%. E chiusura in calo per tutte le borse cinesi a seguito del downgrade europeo e delle stime di crescita nell’ultima parte dell’anno per l’area cinese viste al ribasso da molti analisti. L’indice Hang Seng di Hong Kong ha chiuso perdendo 192,22 punti pari l”1%, finendo a 19.012,2 punti. Maggiore la perdita di Shanghai, dove l’indice Composite ha lasciato sul campo 38,39 punti, l’1,71% finendo a 2.206,19 punti. Perde oltre l’1% anche Taiwan, a 7.103,62 punti, 77,92 punti in meno della chiusura di venerdi’ pari a -1,08%.

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Via libera delle autorità di Hong Kong al debutto in borsa di Prada

Prada è pronta a debuttare alla Borsa di Hong Kong. Non arrivano conferme dal quartier generale di Patrizio Bertelli ma sarebbe già arrivato il via libera delle autorità cinesi per la quotazione con un’Ipo da 2 miliardi di dollari. Sulla piazza asiatica dovrebbe arrivare il 20% del gruppo (valutato oltre 8 miliardi di euro) e il debutto é atteso per il 24 giugno. Prada, accompagnata nell’operazione da Banca Imi (Intesa Sanpaolo), Csla (Credit Agricole), Goldman Sachs e UniCredit e dai legali degli studi Bonelli Erede Pappalardo, Slaughter & May e Davis Polk, partirà il 31 maggio con il roadshow di presentazione dell’offerta pubblica nelle principali piazze finanziarie (tra cui la stessa Hong Kong, Singapore, Londra, Milano, New York, Boston e Los Angeles). A metà giugno dovrebbe poi essere fissato il prezzo. Gli azionisti (oltre alla famiglia Prada-Bertelli c’é Intesa Sanpaolo con il 5%) hanno deciso di puntare sulla Borsa di Hong Kong, dopo dieci anni di tentativi andati a vuoto, con ben quattro dietro-front dovuti a casi straordinari tra cui la crisi dei “subprime”, dove gli investitori sono più attivi e più liquidi rispetto al Vecchio Continente. Nell’ultimo anno il listino cinese è cresciuto quasi del 20%, a differenza di Milano che mostra un saldo positivo dell’ 1 per cento. Inoltre, secondo uno studio di Bain&Co citato da Bloomber, la Cina anche nel 2011 resta il mercato del lusso che cresce più velocemente (+25% a 11,5 miliardi di euro) ed è sulla buona strada per diventare il terzo più grande mercato del lusso nel mondo nei prossimi cinque anni. Prada infatti non è l’unica europea conquistata dall’Oriente: l’ipo di L’Occitane International, ricorda Bloomberg, ha avuto risultati record l’anno scorso e ora anche le valigie Samsonite si apprestano a debuttare a Hong Kong mentre le borse di Coach hanno fatto richiesta di una doppia quotazione. Prada ha chiuso un 2010 record con un utile netto passato da 100,2 a 250,8 milioni di euro (+150%), ricavi saliti oltre i 2 miliardi di euro (+31%) e una forte generazione di cassa, pari a 367,7 milioni, che ha ridotto l’indebitamento finanziario, da 485,3 milioni a 408,6 milioni. Il margine operativo lordo é stato pari a 535,9 milioni di euro (+84,7%), il risultato operativo si è attestato a 418,4 milioni di euro (+123,7%). “In questi anni – aveva commentato l’amministratore delegato Patrizio Bertelli – abbiamo lavorato focalizzandoci sui nostri marchi e sullo sviluppo della rete retail e i risultati ottenuti confermano la validità di questa strategia. Abbiamo raggiunto volumi di vendita e di reddito mai ottenuti prima nella storia di Prada e il gruppo oggi si presenta con una struttura industriale e distributiva forte, pronto a cogliere le migliori opportunirtà offerte da tutti i mercati”.

fonte: ANSA

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Crollo pe rle borse cinesi su timori dei tassi

Le borse cinesi hanno fatto registrare oggi la loro peggiore performance dal 31 agosto dell’anno scorso, a causa delle preoccupazioni degli investitori che temono un rialzo dei tassi di interesse dopo che ad ottobre l’inflazione ha raggiunto il suo massimo in 25 mesi. L’indice Composite della borsa di Shanghai ha perso oggi il 5,16%, lasciando 162,31 punti e chiudendo a 2.985,44 punti. L’indice Component della borsa di Shenzhen, la seconda in Cina, ha perso il 7%, quantificato in 958,40 punti e chiudendo a 12.762,54 punti. Anche la borsa di Hong Kong ha chiuso in ribasso, perdendo alla fine l’1,93% e lasciando sul campo 477.72 punti, la peggior perdita da quattro mesi. Secondo gli analisti della China International Capital Corporation, il governo cinese ha mostrato la sua volontà di frenare le aspettative di inflazione e di bolle speculative, così i tassi di interesse potrebbero essere rialzati alla fine di quest’anno. Le rafforzate misure governative potrebbero quindi interferire con i margini di profitto delle società. Tra i titoli che hanno perso di più oggi a Shanghai, la Citic Securities, il più grande broker di titoli del Paese, ha perso il 9,27%, mentre Merchants Securities ha perso il 9,02%. L’Industrial and Commercial Bank of China Ltd., il più grande finanziatore della nazione, è scivolata dell’1,89%, mentre la Bank of China ha perso il 3,43%. In crisi oggi anche i produttori di ferro e acciaio, che hanno ceduto sulle preoccupazioni che il rallentamento della crescita farebbe ridurre la domanda dei loro prodotti. La Baogang Iron & Steel ha perso il 10,06% mentre Ansteel ha perso il 7,89%. L’inflazione in Cina ha toccato il 4,4% nel mese di ottobre, il più alto in 25 mesi. I nuovi prestiti bancari hanno anche superato le previsioni di mercato. Gli operatori temono che le nuove manovre decise dalla Federal Reserve, banca centrale americana, che ha deciso si immettere nell’economia 600 miliardi di dollari, possa aggravare l’eccesso di liquidità, con pericoli per la lotta anti inflazione della Cina. Per arginare il rischio immediato, la Banca centrale cinese ha innalzato i tassi attivi e passivi di 25 punti lo scorso 20 ottobre.

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