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Elkann in Cina: paese come Italia negli anni del boom

Le analogie con lo sviluppo italiano degli anni del boom e, ancora prima, il ruolo che ebbe l’industria dell’automobile della Detroit all’inizio del secolo scorso per favorire la nascita della classe media americana: sono alcuni dei punti ricordati dal presidente di Fiat, John Elkann, a proposito della trasformazione economica della Cina, nel corso del suo intervento al China Development Forum, che si e’ aperto oggi a Pechino, a cui Fiat partecipa come unica azienda italiana. L’evento, a cui prendono parte i massimi rappresentanti del mondo degli affari e dell’economia, rappresenta la prima occasione di incontro con le nuove autorita’ cinesi, dopo il cambio di potere che ha portato poche settimane fa all’elezione del presidente Xi Jinping e del premier Li Keqiang. Insieme agli altri partecipanti, il presidente di Fiat incontrera’ anche il neo premier Li Keqiang al termine del forum, lunedi’ pomeriggio. Elkann ha parlato di tali tendenze come dinamiche simili a quelle che si riscontrano oggi in Cina, che pero’ – ha ricordato – per diventare davvero un mercato globale dovra’ ora aumentare i propri sforzi per sviluppare anche il settore terziario: ”Il settore dei servizi rappresenta oggi quasi il 44% del Pil cinese; un grosso passo in avanti rispetto alla situazione degli anni 90, ma ancora lontano da quanto si riscontra nelle economie piu’ evolute, dove questa percentuale sale al 70-80%”.

fonte: ANSA

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Boom economico non ferma morte bimbi, 300.000 l’anno sotto i cinque anni

Nella Cina del boom economico, dei grattacieli delle metropoli e delle Ferrari che girano per le strade, ci sono ancora circa 300.000 bambini sotto i cinque anni che muoiono ogni anno. Il dato e’ emerso da uno studio condotto dal dipartimento dello sviluppo della salute di donne e bambini pubblicato dal Ministero della Salute di Pechino. La principale causa di morte e’ l’impossibilita’ per molte madri, soprattutto nei distretti rurali, di raggiungere gli ospedali per partorire, oltre alla nascita prematura, i difetti cardiaci congeniti e l’asfissia accidentale. Il dato e’ molto significativo, soprattutto perche’ circa il 12% dei bambini cinesi che muoiono prima dei 5 anni, non ricevono nessun trattamento medico a causa di fattori che vanno dalla mancanza di soldi alla pochezza dei trasporti, alla poca consapevolezza medica dei genitori. In Cina, infatti, soprattutto nelle campagne, e’ usanza nascere a casa sia perche’ non ci si fida dei medici (in queste zone viene ancora usata di piu’ la medicina tradizione rispetto a quella occidentale) sia perche’ molte strutture sono difficili da raggiungere. Lo sviluppo infrastrutturale della Cina, infatti, ha toccato principalmente i grandi centri economici e industriali ma ha solo lambito molte zone rurali. Nel 1996 meno della meta’ delle partorienti dava alla luce il proprio figlio in ospedale. Dal 2000 c’e’ stata una grossa campagna governativa per spingere le donne a partorire in ospedale, fornendo loro anche degli aiuti, in particolare alle partorienti residenti nelle campagne. Stime del Ministero della Salute riportano che nel 2010 circa 9 milioni di donne hanno avuto questi aiuti. Ma non e’ ancora abbastanza. ”La Cina – ha detto Qin Huaijin, direttore del dipartimento per la salute di donne e bambini del Ministero della salute – si trova ancora ad affrontare delle importanti sfide per cercare di ridurre i casi di mortalita’ infantile e per meglio garantire l’uguaglianza nella sanita”. Nel 2010 il tasso di mortalita’ infantile sotto i cinque anni di eta’ era dell’1,64%, piu’ basso del 73,1% rispetto al 1991 e del 58,7% rispetto al 2000. Secondo He Chunmei, rappresentante per la Cina dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’, il governo dovrebbe prevedere maggiori risorse in programmi mirati di intervento, soprattutto nelle aree rurali dove la situazione e’ piu’ difficile. Il gap fra zone rurali e zone urbane resta elevato. Lo scorso anno nelle aree urbane sono morti in media 7,3% bambini sotto i cinque anni ogni mille, mentre nelle aree rurali la percentuale e’ stata di 20,1% decessi ogni mille. ”La potenzialita’ di assistenza sanitaria nelle zone rurali – ha aggiunto Qin Huaijin – resta ancora molto limitata, specialmente per le donne e per i bambini, nonostante si stiano facendo dei passi in avanti”. E come in ogni paese sviluppato, anche in Cina si assiste al fenomeno che i bambini delle campagne e quelli delle citta’ muoiono per ragioni opposte. Mentre la malnutrizione e anemia sono spesso causa di decessi nelle campagne, in citta’ disturbi alimentari come intolleranze e obesita’ infantile stanno diventando un problema serio.
Secondo uno studio pubblicato dal giornale medico Lancet, dal 1998 al 2008 il tasso di mortalita’ infantile (di tutte le eta’) e’ crollato del 62%. Nel 1998, infatti, c’erano 24,7 morti ogni nascita in Cina, mentre nel 2008 il numero dei neonati morti e’ sceso a 9,3%.
In generale, secondo le statistiche della Cia, la Cina (secondo stime) nel 2011 e’ al 112mo posto nel mondo per mortalita’ infantile con un tasso di 16,06 morti per 1000 nati. Il paese con meno morti e’ Monaco, con 1,79 ogni 1000 seguito da Singapore, mentre quello che registra piu’ vittime e’ l’Angola con (sempre secondo stime) 175,90 morti su 1000 (in discesa rispetto al dato del 2010 di 180,21), paese seguito da Afghanistan, Niger, Mali e Somali. L’Italia tra i 222 paesi esaminati, e’ al 213mo posto con stime per il 2011 di una tasso di mortalita’ infantile di 3,38 su 1000 bambini; peggio gli Stati Uniti al 176mo posto con 6,06 morti per 1000 abitanti.

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Scoppia mania auto di lusso, boom delle tedesche

Le auto di lusso sono diventate una vera “mania” per i cinesi che possono permettersele, tanto che le vendite di questi modelli stanno crescendo più del doppio rispetto alla media di tutto il settore, raggiungendo – secondo un’analisi di J.D. Power & Associates – le 530.000 unità quest’anno e vanno verso quota 1,1 milioni entro il 2014. Una situazione diversa rispetto all’andamento generale del più grande mercato automobilistico del mondo (la crescita non é più così forte e costante come negli anni passati) che sta comunque avvantaggiando le marche che presidiano il segmento del lusso. Bmw, il numero uno mondiale del settore, ma anche Audi e Mercedes stanno ottenendo risultati eccezionali in Cina, compensando così le difficoltà del mercato tedesco e in generale di quelli europei. In luglio – riporta Bloomberg – le vendite di Bmw in Cina sono aumentate dell’82% raggiungendo le 13.852 unità. Quelle dell’Audi sono cresciute del 53% mentre la Mercedes ha addirittura triplicato le vendite in quel mercato. “La disponibilità a spendere soldi, la forte crescita dell’economia ed una limitata competizione sono una combinazione esplosiva per il settore – ha puntualizzato Michael Dunne, presidente della società di ricerca Dunne & Co – e lo conferma il fatto che i cinesi ricchi amano raccontare il loro successo agli amici, ai parenti ed ai colleghi descrivendo che automobile guidano”. Le vendite in Cina di automobili non di lusso stanno andando meno bene: un report di Automotive News evidenzia che questa è la conseguenza delle misure prese dal Governo per “raffreddare” l’economia e della minore disponibilità alla spesa da parte dei ceti medi a causa della crescita dell’inflazione. La crescita delle vendite complessive di veicoli ha rallentato in Cina al 13,6% in luglio, che – come ha sottolineato China Association of Automobile Manufacturers – e ‘ il peggiore dato degli ultimi 16 mesi. Ben diversa la situazione sul fronte tedesco, dove le immatricolazioni in luglio (secondo i dati del Federal Motor Vehicle Office di Flensburg) sono scese del 30%. In Germania lo scorso mese sia Audi che Mercedes hanno chiuso con segno negativo, mentre la sola Bmw si e’ limitata ad un incremento del 4%.

fonte: Ansa

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Aumentano i cristiani in Cina. Forse per boom economico?

Sarebbero più di 23 milioni i cristiani cinesi, secondo uno studio dell’Accademia cinese delle scienze sociali, il numero più elevato nella storia della Cina. Lo rivela il China Daily. Secondo lo studio, il 69% di questi cristiani si sono convertiti quando un membro della loro famiglia si è ammalato, mentre il 15% lo ha fatto sotto l’influenza della famiglia. Il numero dei cattolici ha raggiunto i 5,7 milioni di persone, sul totale dei 23,05 milioni di cristiani. Lo studio dimostra come anche i fedeli delle altre religioni, Buddismo, Islam e Taoismo, siano aumentati. Come in tutto il resto del mondo, le donne rappresentano il 70% della comunità cristiana in Cina. Per gli studiosi dell’ Accademia, il boom dei cristiani è un risultato della crescita economica nel Paese, con il 73% che si è convertito dopo il 1993 e solo il 18% tra il 1982 e il 1992. Fra essi molti giovani, intellettuali, professionisti. Secondo lo studio, è soprattutto nelle zone costiere orientali e in quelle intorno al fiume Yangtze che si raccoglie il maggior numero di cristiani. Si tratta delle regioni più densamente popolate ed economicamente prospere. Per soddisfare le esigenze dei cristiani, è aumentato anche il numero delle chiese, che sono ora più di 55.000, alcune piccole altre che possono ospitare anche 8.000 fedeli, ma per lo più realizzate negli ultimi anni. Secondo lo studio, alla fine del 2009 sono state stampate in Cina oltre 50 milioni di copie della Bibbia.

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