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Accordo tra Cina e Russia per acquisto gas naturale

Accordo quadro tra la cinese China National Petroleum Corporation (Cnpc) e la russa Gazprom per l’importazione di gas, accordo che mette fine ad uno stallo in una trattativa che va avanti da cinque anni. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Il gas russo comincerà ad arrivare in Cina dal 2018, andando ad agevolare la domanda di gas nel paese asiatico, le cui risorse interne, nel 2012, hanno soddisfatto il 70% della domanda. L’accordo prevede che i dettagli sulle quantità e le modalità di trasferimento del gas saranno oggetto di un contratto che sarà siglato entro la fine di quest’anno.

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Sfumato accordo Russia-Cina per vendita gas

Sfuma l’atteso maxi-accordo tra Cina e Russia per la fornitura di gas russo a Pechino per i prossimi 30 anni. La firma doveva essere il piatto forte del forum economico di San Pietroburgo, ma, nonostante l’intervento all’ultimo istante dei capi di Stato dei due Paesi, è toccato oggi a Gazprom annunciare il nulla di fatto. “Non firmeremo niente”, ha ammesso il vicepresidente della compagnia energetica russa, Alexandre Medvedev. Anni di trattative sono culminati ieri in un incontro al vertice tra il presidente russo Dmitri Medvedev e quello cinese Hu Jintao, da cui però non è scaturito alcun accordo. Medvedev si è affrettato ad assicurare che il contratto “é strategico” per entrambe le parti e che i documenti sono “in fase di finalizzazione”. Un accordo, ha garantito, sarà quindi trovato entro l’anno. A mancare sarebbe però la condivisione del prezzo della fornitura, che, secondo le indiscrezioni circolate fino ad oggi, dovrebbe ammontare a circa 70 miliardi di metri cubi all’anno per 30 anni. Il forum, durante il quale è riemersa la possibilità di una prossima privatizzazione del colosso petrolifero pubblico Rosneft, è stata l’occasione anche per fare il punto sui rapporti tra Gazprom e Eni, rappresentata a San Pietroburgo dall’amministratore delegato, Paolo Scaroni. La relazione tra i due gruppi “é buona e positiva” e la compagnia russa, ha sottolineato Scaroni, si sta rivelando un partner “molto affidabile”. La novità per l’Eni in Russia è l’entrata nel settore upstream, ha ricordato l’a.d.: “ci aspettiamo di avviare la produzione vera e propria nel 2012. Inizieremo con 30.000 barili al giorno, arrivando fino a 250.000 barili nel 2015”. Scaroni ha quindi parlato della situazione in Libia: gli impianti del cane a sei zampe non hanno subito danni nei bombardamenti, ma per ristabilire la normalità nella produzione di petrolio, oggi totalmente interrotta, ci vorranno “dei mesi”. Più semplice invece trovare una soluzione per il gas. Una volta stabilizzata la situazione politica nel Paese, la piena produzione potrebbe riprendere infatti “nel giro di settimane”, ha puntualizzato Scaroni. Nessun allarme infine, secondo l’a.d., per i prezzi del petrolio. Scaroni è convinto che scenderanno e che nel medio termine il Brent, oggi sui 120 dollari al barile, tornerà vicino ai 100 dollari.

fonte: ANSAp

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