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Cina cerca alternative a petrolio iraniano, in Arabia e Qatar

Un accordo con l’Arabia Saudita da 10 miliardi di dollari per una nuova raffineria sul Mar Rosso, uno con il Qatar per un impianto analogo nell’est della Cina per un investimento pari a 12,6 miliardi di dollari. Il tutto per una produzione di 800.000 barili al giorno. Questi i risultati con i quali il primo ministro cinese Wen Jiabao ha concluso ieri un tour nei Paesi arabi del Golfo, che a molti e’ sembrato un tentativo di ridurre la dipendenza dal petrolio dell’Iran, mentre l’Occidente aumenta le pressioni per arrivare ad un embargo sulle esportazioni di greggio iraniano. Il 23 gennaio i ministri degli Esteri dell’Unione europea potrebbero dare il via libera all’embargo nel tentativo di fermare il programma nucleare di Teheran. Una misura che dovrebbe prevedere una moratoria di alcuni mesi per i Paesi europei maggiormente dipendenti dalle forniture della Repubblica islamica, prima fra tutti l’Italia. Tuttavia, ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti ieri a Londra, anche a Roma si e’ ”pronti ad essere parte di una decisione della Ue, quando sara’ presa”. Gli Usa hanno gia’ dato il loro contributo all’iniziativa varando alla fine di dicembre sanzioni anche contro aziende e banche di altri Paesi che abbiano rapporti finanziari con la Banca centrale iraniana, in particolare dunque per l’acquisto di petrolio. A rendere ancor piu’ urgente l’intervento restrittivo sulle esportazioni iraniane agli occhi di Washington sarebbe la vendita illegale di petrolio siriano attraverso la Repubblica islamica in violazione di un embargo contro Damasco per la repressione delle manifestazioni anti-regime. E’ questo, almeno, quanto scrive oggi il Wall Street Journal citando fonti dell’amministrazione americana. La Cina, che nel 2011 ha continuato nella sua inarrestabile crescita economica con un’espansione intorno al 9% del Pil e quindi sempre piu’ affamata di energia, e’ sembrato finora il Paese piu’ difficile da convincere ad aggregarsi alle misure restrittive contro Teheran. L’Iran e’ il terzo fornitore, dopo l’Arabia Saudita e l’Angola, di petrolio a Pechino, che lo scorso anno ha importato dalla Repubblica islamica l’11% del suo fabbisogno. Ma i contratti firmati nel tour di Wen Jiabao nel Golfo indicano la volonta’ di assicurarsi fonti alternative. Il primo ministro, al termine del suo viaggio, ha difeso i rapporti commerciali con Teheran, ma ha anche sottolineato che ”la Cina e’ fermamente contraria allo sviluppo e al possesso di armi nucleari da parte dell’Iran”. L’Iran esporta 2,2 milioni di barili al giorno di petrolio. L’Arabia Saudita ha assicurato recentemente di essere pronta ad aumentare considerevolmente la produzione per coprire il greggio mancante in caso di sanzioni. Un’altra parte del deficit potrebbe essere coperto dall’aumento della produzione in Libia e in Iraq. E a Teheran il nervosismo cresce, come dimostra il balzo del valore del dollaro che nei giorni scorsi e’ arrivato ad un picco di 18.000 rial sul mercato reale, contro un tasso ufficiale di circa 11.300 rial. E lo dimostra anche una dichiarazione fatta alla fine di dicembre dal primo vice presidente iraniano, Mohammad Reza Rahimi, secondo il quale Teheran e’ pronta a chiudere lo Stretto di Hormuz se sara’ approvato l’embargo contro le sue esportazioni petrolifere. Oggi il ministro del Petrolio iracheno Abdul Karim Luaby, presidente di turno dell’Opec, partendo per una visita a Teheran ha chiesto all’Iran di abbassare i toni, affermando che ”occorre prudenza”.
Diversi accordi sono stati conclusi fra la Cina e il Qatar durante una visita del primo ministro cinese Wen Jiabao ieri nell’Emirato, di cui il più importante sembra essere quello firmato dalla Qatar Petroleum, Shell e la China National Petroleum Corp (CNPC) riguardante un progetto da 12,6 miliardi di dollari per una raffineria e un complesso petrolchimico nell’est della Cina. Il progetto prevede la realizzazione di una raffineria che arriverebbe a produrre 400.000 barili al giorno, e di un complesso da 1,2 milioni di tonnellate di etilene all’anno. L’accordo arriva mentre si intensificano le iniziative occidentali per un embargo petrolifero all’Iran, che attualmente fornisce l’11% dell’import energetico cinese e che potrebbe essere sostituito con partner del Golfo. Nonostante la crescita economica della Cina abbia registrato un rallentamento, fermandosi all’8,9% nel 2011 da un 10,4% del 2010, il gigante asiatico rimane il secondo maggior consumatore di energia al mondo. Nel 2010 la Cina aveva una capacità di raffinazione di 10 milioni di barili al giorno e si attende un incremento di 3,7 milioni di barili al giorno tra il 2011 e il 2015, ragione per cui il supporto del colosso del gas qatarino sembra fondamentale. Tra gli altri accordi conclusi in Qatar durante la visita del premier cinese vi è l’istituzione di un comitato misto e un’intesa per la lotta alla desertificazione e la protezione degli animali. Accordi che rendono ancora più interdipendenti le due economie, stringendo i legami politici e commerciali fra l’Emirato e la Cina.

fonte: ANSA

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Aumenta carenza energia zone al buio 2012 e 2013

La Cina avra’ una carenza di energia del 2013 ancora superiore a quella di quest’anno e del 2012. Secondo le stime del consiglio cinese dell’elettricita’, nel 2013 nella terra di mezzo ci sara’ una mancanza di energia pari a 70 milioni di kilowatts, in peggioramento rispetto a 50 milioni che mancano nel 2012. Secondo Wei Shaofeng, vice direttore dell’organismo, la situazione della mancanza di energia nei prossimi cinque anni sara’ anche peggiore di quella fino al 2010, con molte piu’ aree del paese che dovranno subire riduzioni o mancanze di energia. La domanda di energia nel paese e’ molto forte, spinta in alto soprattutto dall’uso massiccio di condizionatori a causa del caldo e dal robusto consumo di elettricita’ da parte degli insediamenti industriali. A causa di problemi strutturali come la discontinua produzione di energia e l’eccessiva dipendenza dal carbone, secondo il consiglio nazionale cinese provocheranno molte pressioni sulla carenza di energia in particolare in autunno e inverno. Il consumo totale di energia registrato dalle autorita’ cinesi e’ stato di 2.2 trilioni di kilowattori nei primi mesi di quest’anno, in aumento del 12,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Shanghai a secco, razionamenti per l’estate e a sud si muore per alluvioni

Le autorita’ di Shanghai, la metropoli industriale della Cina, hanno chiesto a uffici e centri commerciali di chiudere nei giorni piu’ caldi dell’estate per alleviare la scarsita’ di energia, che dovra’ essere razionata. La rete elettrica che serve la metropoli, infatti, non ha una capacita’ sufficiente per far fronte ai picchi di domanda che si produrranno quando la temperatura raggiungera’ i 37 gradi, un fatto non raro a Shanghai. Le autorita’ di Shanghai, la metropoli industriale della Cina, hanno chiesto a uffici e centri commerciali di chiudere nei giorni piu’ caldi dell’ estate per alleviare la scarsita’ di energia, che dovra’ essere razionata. La rete elettrica che serve la metropoli, infatti, non ha una capacita’ sufficiente per far fronte ai picchi di domanda che si produrranno quando la temperatura raggiungera’ i 37 gradi, un fatto non raro a Shanghai. Intanto, le piogge particolarmente violente nelle province meridionali non lontane dalla metropoli, hanno causato danni a circa cinque milioni di persone. Il maltempo ha causato la morte di oltre 170 persone e, secondo una prima valutazione del governo cinese, le inondazioni hanno gia’ provocato danni per 700 milioni di dollari. ”Gravi inondazioni provocate dalle pesanti piogge continueranno ad essere una minaccia per alcune aree della Cina meridionale”, ha affermato oggi il ministro delle risorse idriche Chen Lei. Nonostante questo, le autorita’ di Shanghai hanno annunciato i razionamenti obbligatori per gli utenti industriali – soprattutto fabbriche – mentre i negozi e i centri commerciali della metropoli non saranno obbligati a partecipare alla rotazione, ma sono stati ”invitati” a chiudere nei giorni di maggior calore. Circa l’ 80% dell’ energia consumata dalla Cina proviene dalle centrali alimentate a carbone, del quale il nord del Paese e’ ricco.

fonte: ANSA

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Sfumato accordo Russia-Cina per vendita gas

Sfuma l’atteso maxi-accordo tra Cina e Russia per la fornitura di gas russo a Pechino per i prossimi 30 anni. La firma doveva essere il piatto forte del forum economico di San Pietroburgo, ma, nonostante l’intervento all’ultimo istante dei capi di Stato dei due Paesi, è toccato oggi a Gazprom annunciare il nulla di fatto. “Non firmeremo niente”, ha ammesso il vicepresidente della compagnia energetica russa, Alexandre Medvedev. Anni di trattative sono culminati ieri in un incontro al vertice tra il presidente russo Dmitri Medvedev e quello cinese Hu Jintao, da cui però non è scaturito alcun accordo. Medvedev si è affrettato ad assicurare che il contratto “é strategico” per entrambe le parti e che i documenti sono “in fase di finalizzazione”. Un accordo, ha garantito, sarà quindi trovato entro l’anno. A mancare sarebbe però la condivisione del prezzo della fornitura, che, secondo le indiscrezioni circolate fino ad oggi, dovrebbe ammontare a circa 70 miliardi di metri cubi all’anno per 30 anni. Il forum, durante il quale è riemersa la possibilità di una prossima privatizzazione del colosso petrolifero pubblico Rosneft, è stata l’occasione anche per fare il punto sui rapporti tra Gazprom e Eni, rappresentata a San Pietroburgo dall’amministratore delegato, Paolo Scaroni. La relazione tra i due gruppi “é buona e positiva” e la compagnia russa, ha sottolineato Scaroni, si sta rivelando un partner “molto affidabile”. La novità per l’Eni in Russia è l’entrata nel settore upstream, ha ricordato l’a.d.: “ci aspettiamo di avviare la produzione vera e propria nel 2012. Inizieremo con 30.000 barili al giorno, arrivando fino a 250.000 barili nel 2015”. Scaroni ha quindi parlato della situazione in Libia: gli impianti del cane a sei zampe non hanno subito danni nei bombardamenti, ma per ristabilire la normalità nella produzione di petrolio, oggi totalmente interrotta, ci vorranno “dei mesi”. Più semplice invece trovare una soluzione per il gas. Una volta stabilizzata la situazione politica nel Paese, la piena produzione potrebbe riprendere infatti “nel giro di settimane”, ha puntualizzato Scaroni. Nessun allarme infine, secondo l’a.d., per i prezzi del petrolio. Scaroni è convinto che scenderanno e che nel medio termine il Brent, oggi sui 120 dollari al barile, tornerà vicino ai 100 dollari.

fonte: ANSAp

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Seri rischi black out per Shanghai nella prossima estate

La capitale economica cinese, si appresta ad affrontare la peggiore crisi energetica dal 2004 ad oggi, con la concreta possibilita’ che molti negozi, centri commerciali e fabbriche debbano chiudere per mancanza di elettricita’. Secondo i dati resi noti dalle autorità municipali di Shanghai, nell’imminente estate il carico di potenza massima e’ stimata in 28,5 gigawatt in estreme condizioni di caldo nei mesi di luglio e agosto, mentre la capacita’ produttiva massima attuale e’ di 27.4 gigawatt, di cui una parte provenienti da altre province attraverso linee di trasmissione. Shanghai da sola riesce infatti a produrre non piu’ di 18,7 gigawatt ma acquistera’ 8,9 gigawatt dalle province dell’Anhui, del Fujian, del Sichuan, dell’Hubei e di Chongqing. In questo modo il deficit dovrebbe essere ”solo” di 0,9 gigawatt. In ogni caso la Shanghai Electric Power Co, l’azienda che fornisce energia alla capitale economica cinese, ha fatto chiaramente sapere che il consumo per i residenti sara’ comunque assicurato, che la priorita’ sara’ data alle famiglie e che quindi in caso di deficit energetico a farne le spese saranno prevalentemente fabbriche e negozi. Il problema, secondo le stime, potrebbe sorgere in particolar modo nei giorni piu’ caldi dell’estate, a causa dell’enorme assorbimento di energia dovuto ai condizionatori d’aria. Negozi e fabbriche potrebbero quindi essere costretti a turni di chiusura, per far fronte alle carenze. Alcune imprese industriali di Shanghai hanno gia’ accettato di sospendere o cessare le operazioni nelle ore di punta nel periodo estivo per risparmiare energia a vantaggio dei residenti. La maggior parte dei centri commerciali e degli alberghi e ristoranti di Shanghai hanno firmato un protocollo per il consumo di energia che li obbliga a spegnere nelle ore di punta le apparecchiature ad alto voltaggio, in primo luogo i condizionatori. I principali luoghi turistici della citta’, tra i quali il Jing’an Temple e la torre della tv, ridurranno drasticamente le luci decorative quando richiesto. La carenza di energia non sembra tuttavia preoccupare piu’ di tanto le grandi aziende che hanno gia’ fatto sapere che la loro produzione non dovrebbe subire grosse conseguenze grazie alla presenza di generatori. La situazione tuttavia non riguarda solo Shanghai ed e’ persino peggiore nelle vicine province dello Jiangsu e dello Zhejiang. Secondo gli esperti c’e’ anche da considerare che, a dispetto di enormi investimenti in energie da fonti rinnovabili queste hanno portato un contributo limitato alla crescita della potenza energetica del Paese. Secondo il Consiglio dell’elettricita’ cinese (CEC), un’associazione di settore nel campo dell’energia, la Cina complessivamente potrebbe avere un deficit di 30 milioni di KW questa estate. La scarsita’ di energia elettrica di quest’anno e’ iniziata a marzo in alcune province, dopo l’impennata dei prezzi del carbone. Le centrali a carbone infatti rappresentano piu’ dell’80% della produzione di energia della Cina. Ad aggravare la situazione quest’anno anche la grande siccita’ che ha colpito molte regioni cinesi produttrici di energia elettrica.

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In vista la peggiore crisi energetica del paese

La Cina potrebbe subire a breve la peggiore crisi energetica degli ultimi anni, vista la forte carenza di energia che ha colpito molte parti del paese negli ultimi mesi. Lo riferisce il China Daily. La crisi energetica sta generando anche crescenti preoccupazioni sulle ripercussioni che tale situazione potrebbe avere sulla crescita economica del Paese. Dal marzo di quest’anno, molte province hanno più volte subito interruzioni di corrente e blackout. La East China Grid Co Ltd, una società distributrice di energia, ha stimato che le province dello Jiangsu, dello Zhejiang, del Fujian, dell’Anhui e Shanghai potrebbero subire una carenza di energia fino a 19 milioni di kilowatt (kW) in estate. La potenza termica in precedenza rappresentava il 75% della capacità energetica totale della Cina ma gli investimenti nel settore sono scesi a 130 miliardi di yuan (20 miliardi di dollari) l’anno scorso da 200 miliardi di yuan di cinque anni fa. La potenza termica nel primo trimestre di questo anno è stata di 2.680.000 KW in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Inoltre, a dispetto di enormi investimenti in energia eolica, energia solare e altre energie nuove, le nuove energie industriali hanno dato un contributo limitato alla crescita della potenza energetica del Paese. Secondo Il Consiglio dell’elettricità cinese (CEC), un’associazione di settore nel campo dell’energia, la Cina complessivamente avrà un deficit di 30 milioni di KW questa estate.

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