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Obiettivo globalizzazione per grandi aziende cinesi

Internet “ha ringiovanito” la Cina, secondo Jack Ma, il leggendario fondatore di Alibaba, l’azienda di commercio online che è rapidamente diventata una dei giganti che dominano il mercato della “new economy”. Parlando con un gruppo di giornalisti italiani a Pechino Ma, 50 anni, ha sostenuto che il passaggio da locale a globale “e’ difficile per tutte le imprese”. “Ma nella storia – ha aggiunto – non c’ e’ mai stata una cosa come Internet. Con Internet tutto e’ piu’ facile”. Alibaba e’ alla vigilia della quotazione alla Borsa di New York e sta allargando i suoi orizzonti alla finanza internazionale. Fondata 15 anni fa da Jack Ma con un gruppo di amici, oggi e’ valutata 168 miliardi di dollari e sta cercando di uscire dalla Cina per proiettarsi sul mercato globale e sfidare “a casa loro” i mastodonti americani come Google, Facebook, ecc. Chi guarda all’ estero da anni e’ la Huawei, un’ impresa del settore elettronico nata nel 1987 per volonta’ di un altro imprenditore visionario, Ren Zhengfei, e diventata nel giro di pochi anni uno dei protagonisti sul mercato internazionale. “La Huawei ha cominciato a guardare fuori dalla Cina nel 2000”, ha detto all’ ANSA Roland Sladek, il manager italo-tedesco che gestisce le comunicazione della multinazionale cinese. Il “business” della compagnia, spiega Sladek, si articola su tre direttrici: i network elettronici, gli “oggetti” (in primo luogo telefoni cellulari), i servizi alle imprese. ‘Il nostro ‘target’ e’ tutto il mondo”, prosegue il manager. “La Cina rimane un mercato importante ma nel nostro settore se si vuole veramente crescere come ‘brand’, come ‘nome’ bisogna crescere globalmenteoggi abbiamo un giro d’ affari di 40 miliardi di dollari e due terzi dei quali vengono dalle operazioni internazionali”, precisa. Sladek non ritiene che essere nate e basate in Cina sia un handicap per queste nuove multinazionali. “Quello che interessa ai clienti e’ che il loro cellulare funzioni bene, non che venga dagli Usa, dalla Corea o dalla Cina”, sottolinea il manager. La Huawei e’ presente in Italia dal 2004, con collaborazioni con Vodafone, Telecom e Wind. La Alibaba di Jack Ma sta per arrivare nel nostro paese, con un accordo firmato ieri dallo stesso Ma e dal ministro per lo sviluppo economico Federica Guidi per aiutare le piccole e medie imprese a raggiungere attraverso Internet il pubblico cinese.

fonte: ANSA

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Governo a imprese statali: non usate consulenti Usa

La Cina ha ordinato alle imprese statali di non usare consulenti americani, in quella che appare una rappresaglia contro l’incriminazione per spionaggio di cinque militari cinesi da parte della magistratura americana. Lo afferma il quotidiano Financial Times, citando un “alto consigliere” dei massimi leader cinesi. La scorsa settimana Pechino ha vietato l’uso in Cina del software “Microsoft 8”, invocando “ragioni di sicurezza”. Alcuni grandi gruppi di consulenza americani come McKinsey, Bcg, Bain&Company and Strategy hanno un buon numero di clienti sul promettente mercato cinese e si ritiene che saranno quelli che pagheranno il prezzo piu’ alto alle aspre polemiche in corso sul cyberspionaggio tra Usa e Cina. Pechino ha respinto le accuse rivolte ai suoi ufficiali e ha sottolineato che secondo le rivelazioni di Wikileaks e di Eedward Snowden, gli Usa fanno un largo uso dello spionaggio elettronico.

fonte: ANSA

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Boom di acquisti esteri in Italia, corrono Cina e Russia

E’ tornato l’interesse sull’Italia: finora si diceva, ora ci sono i dati. Nel primo trimestre le acquisizioni dall’estero hanno infatti raggiunto un controvalore di 4,3 miliardi contro i 2,7 dello stesso periodo 2013. E gli investitori stanno arrivando dai mercati emergenti, con Cina e Russia che stanno fortemente aumentando le loro quote. Lo dice il rapporto Kpmg sul mercato Mergers and Acquisitions (M&A), che per l’Italia (comprendendo anche le operazioni interne e quelle dalla penisola verso l’estero, tra gennaio e marzo raggiunge i 10,7 miliardi contro i precedenti 3,5. In questo caso pesano la partita Fiat-Chrysler e la conclusione della fusione della ‘galassia Ligresti’ in Unipol (entrambe su un controvalore superiore ai due miliardi e mezzo) e il segnale più interessante rimane quello degli investitori esteri. Il dato del primo trimestre comprende infatti l’ingresso di People’s Bank of China in Eni ed Enel per un investimento di 1,4 e 0,8 miliardi ed è chiaro che qualcosa sta cambiando. Tra il 2008 e l’anno scorso il principale investitore in Italia è stata la Francia con 18,7 miliardi di controvalore di acquisizioni o fusioni nel nostro Paese, seguita dagli Stati Uniti (12 miliardi) e dal Regno Unito (8,2 miliardi). Ma è chiara la crescita della Cina (5,8 miliardi) e della Russia (5,7 miliardi), con il Brasile terzo tra i Paesi emergenti a 1,8 miliardi. Così se nel 2008 gli investitori dai mercati emergenti e dall’Estremo oriente coprivano l’11% delle acquisizioni totali, nel 2013 hanno raggiunto il 39%. Chi invece ha fortemente rallentato dei processi di acquisizione o accorpamento sono le banche italiane: nel 2007 il controvalore delle loro operazioni è stato il 33% del totale, l’anno scorso solo il 4%.

fonte: ANSA

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Primo caso di impresa insolvente, no ad aiuti pubblici

Per la prima volta un’ impresa cinese si e’ dichiarata inadempiente, affermando di non essere in grado di pagare gli interessi sulle obbligazioni che aveva emesso nel 2012. La Shanghai Chaori Solar Energy Science&Technology, una piccola impresa di Shanghai che produce pannelli solari, e’ la prima che, trovandosi in una situazione analoga, non viene salvata con un intervento pubblico. Secondo gli analisti, questo segnala un nuovo atteggiamento da parte del governo di Pechino. Il messaggio lanciato agli investitori sarebbe che d’ ora in avanti non devono aspettarsi che i loro investimenti siano automaticamente garantiti dal governo, che fino ad oggi ha impedito tutti i fallimenti. “Non si era mai verificato un caso di insolvenza sulle obbligazioni emesse dalle compagnie, e questo ha portato gli investitori a pensare che in Cina non si corrano rischi”, ha dichiarato alla Bbc Leland Miller, presidente della societa’ di ricerca China Beige Book. “Il gruppo dirigente cinese sta cercando di chiarire questo equivoco”, ha aggiunto Miller. “Nel mondo – ha concluso – non ci sono abbastanza soldi per salvare tutti”.

fonte: ANSA

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Il drago si mangia il leone: i cinesi entrano in Peugeot

‘Rivoluzione culturale’ in casa Peugeot-Citroen (PSA). Il primo costruttore automobilistico della Francia apre una nuova era nella sua storia bicentanaria, con l’ingresso nel capitale dello Stato francese e del gruppo cinese Dongfeng. Una decisione storica, che mette fine al controllo che la famiglia Peugeot esercitava da oltre due secoli sull’azienda, nata con la produzione di utensili. Duramente colpito dalla crisi, il board di PSA ha dato oggi il proprio via libera a un aumento di capitale di almeno 3 miliardi di euro. Tra l’altro, il piano prevede l’ingresso dello Stato e del costruttore cinese con un’immissione di liquidità di 800 milioni di euro ciascuno, che acquisiranno rispettivamente il 14% del gruppo. La famiglia, la cui quota è attualmente al 25,4%, vedrà scendere la sua partecipazione allo stesso livello dei due nuovi partner. Inizialmente divisa, la dinastia Peugeot sembra dunque essersi rassegnata a perdere il controllo di PSA. Ma anche il doppio diritto di voto, che oggi le assicurava il 38,1% dei suffragi. A corto di liquidità da due anni, il gruppo cercava disperatamente un partner industriale. Considerato come ‘troppo francese’, il gruppo di Montbéliard spera ora di rilanciarsi partendo alla conquista dell’Asia.L’ingresso dello Stato nel capitale del gruppo francese Psa, insieme ai cinesi di Dongfeng, è una ”decisione di patriottismo economico e industriale”, ha detto il ministro francese per il Rilancio Produttivo, Arnaud Montebourg, intervistato da radio France Inter. Anche per il leader dell’Ump, il partito di destra all’opposizione, Jean-François Copé, l’operazione è una ”buona notizia”. ”Ciò che conta – ha affermato – è avere un massimo di imprese” che producano in Francia. Prima di aprire il capitale ai due nuovi azionisti, il costruttore aveva già adottato tutta una serie di misure per ridurre i costi e migliorare la reddittività dei suoi stabilimenti. La misura più emblematica fu’ la chiusura della fabbrica di Aulnay-sous-Bois, nella regione di Parigi, ma anche il taglio di oltre 11.200 posti di lavoro in Francia. Dopo il fallimento delle trattative su un possibile partenariato con General Motors, PSA conta ora su Dongfeng per accelerare la sua internazionalizzazione. Le due entità già hanno tre fabbriche comuni in Cina e riflettono alla costruzione di una quarta per il sud-est asiatico. Mentre è allo studio un altro stabilimento in Europa orientale per la produzione di veicoli utilitari.

fonte: ANSA

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Settimana prossima Zanonato a Pechino, si verificherà anche interesse cinese su Terna e Snam

“Per ora si tratta solo di notizie mediatiche: la prossima settimana andremo in Cina per approfondire le tematiche degli investimenti cinesi in Italia”: Così l’ad di Invitalia, Domenico Arcuri, ha commentato le notizie di stampa che vogliono la State Grid of China interessata alle quote di Terna e Snam che Cdp si prepara a cedere sul mercato nell’ambito del piano di privatizzazioni varato dal governo. La prossima settimana è infatti in programma una visita del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, a Pechino: la visita dovrebbe durare quattro giorni, da lunedì a giovedì.

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Studente muore durante stage forzato, proteste scuola

I parenti di uno studente morto alla fine di settembre nella provincia meridionale del Guangdong dopo essere stato forzato a lavorare per dodici ore consecutive in una fabbrica di prodotti elettronici, accusano la scuola di non volersi prendere le proprie responsabilità. Secondo quanto riferisce il sito di radio Free Asia, Tan Jiehong, un ragazzo di 16 anni, studente di un college nella città di Foshan, è morto in circostanze misteriose lo scorso 27 settembre. Il giovane stava svolgendo uno stage presso una azienda della zona che produce apparecchi per aria condizionata. ”Quel giorno – ha raccontato il padre del ragazzo – mio figlio non si sentiva bene ma non lo hanno lasciato andare a casa, forzandolo a continuare a lavorare per molte ore ancora. Ha lavorato ininterrottamente dalle 7 del mattino fino alle 20. In serata, rientrato nel dormitorio, è deceduto”. La famiglia ha denunciato il fatto che ne’ la scuola ne’ l’azienda vuole assumersi alcuna responsabilità per l’accaduto. ”Nessuno – ha proseguito il padre di Tan – ci dice esattamente come è morto e cosa è successo veramente”. Sembra che la scuola abbia forzato il ragazzo a fare quella esperienza lavorativa, poi dimostratasi più pesante del previsto, dietro minaccia di non poter altrimenti consegnare il diploma finale. Il preside della scuola ha finora rifiutato di commentare l’accaduto mentre un impiegato dell’istituto ha detto che la scuola non può ritenersi responsabile di quello che probabilmente è stato solo un incidente. La scuola ha fatto sapere che il lavoro per un periodo presso un’azienda fa parte del percorso formativo del periodo pre-diploma ed è normalmente previsto per tutti gli studenti. Intanto, sempre secondo quanto fatto sapere dalla scuola, la famiglia del ragazzo morto nei giorni scorsi si è riunita fuori i cancelli dell’istituto effettuando una protesta e chiedendo una somma di 1 milione di yuan (oltre 100.000 euro) a titolo di risarcimento danni. Il padre del ragazzo ha però negato di aver mai chiesto soldi alla scuola. ”Non ho mai chiesto soldi a nessuno – ha detto – noi vogliamo solo che sia aperta un’indagine per accertare i fatti”.

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