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Eletto Li Keqiang, nuovo premier cinese

Con l’elezione di Li Keqiang a capo del governo da parte dell’Assemblea Nazionale del Popolo, la Cina ha completato oggi il delicato processo di successione iniziato al 18.mo congresso del Partito Comunista, che si è svolto a Pechino nel novembre dell’anno scorso. Tra gli applausi dei quasi tremila delegati all’Assemblea, una sorta di Parlamento chiamato a ratificare le decisione già prese dagli organi di partito, Li ha stretto la mano al suo predecessore, Wen Jiabao, che esce di scena indebolito dalle rivelazioni del New York Times, che la scorsa estate ha pubblicato un’inchiesta sulle notevoli ricchezze accumulate dalla sua famiglia nei dieci anni in cui è stato al potere. Li, 57 anni, nativo della provincia dell’Anhui, è considerato un prudente riformista e un uomo dell’ex presidente Hu Jintao. Schivo, modesto, Li ha più l’aspetto di un professore che quello di un aggressivo dirigente politico. Tre decenni fa fu tra i protagonisti di una stagione di risveglio intellettuale della Cina dopo il lungo sonno della Rivoluzione Culturale. Tra i primi a tornare all’Università di Pechino dopo gli anni di caos, Li ha conosciuto e frequentato altri giovani che poi sono diventati attivisti e dissidenti. La stagione del risveglio si concluse nel 1989, con i carri armati dell’Esercito di Liberazione Popolare che sgombravano nel sangue piazza Tiananmen dagli studenti che l’avevano occupata in nome della democrazia, uccidendo centinaia di persone. Da allora Li ha proseguito la sua carriera in silenzio, all’ ombra di Hu Jintao, guadagnandosi una fama di economista esperto e di specialista di problemi di urbanizzazione, estremamente importanti in Cina. Su di lui grava l’ombra della crisi dell’Aids degli anni Novanta nella provincia dell’Henan, nella quale aveva un ruolo dirigente. Migliaia di contadini contrassero il mortale virus HIV attraverso le vendita di sangue agli ospedali della provincia, che trascuravano le più elementari norme di sicurezza. Le vendite del sangue erano attivamente sostenute dal governo provinciale. In seguito, Li Keqiang è stato governatore della provincia del Liaoning, nel 2004, e tre anni dopo, nel 2007, è stato eletto nel Comitato permanente dell’Ufficio politico (Cpup), il vero detentore del potere in Cina. Come per la maggior parte dei dirigenti cinesi, la sua vita privata è poco conosciuta. La moglie Chen Hong insegna letteratura inglese all’Università di Pechino. La figlia della coppia studia negli Usa. Da oggi, gran parte della responsabilità della seconda economia del mondo è sulle sue spalle.

fonte: Beniamino Natale per Ansa

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Xi Jinping eletto presidente. Obama: lavoreremo insieme

I quasi tremila delegati dell’Assemblea Nazionale del Popolo hanno eletto oggi Xi Jinping, da novembre segretario del Partito Comunista e leader della potente Commissione militare centrale, alla presidenza della Repubblica. Xi diventa cosi’ l’indiscusso leader della seconda economia del mondo e da oggi e’ nel pieno dei suoi poteri. Una delle prime telefonate ricevute da Xi e’ stata quella di Barack Obama. Il capo della Casa Bianca ha auspicato una collaborazione con Pechino e ha sottolineato la minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti posta dal programma nucleare della Corea del Nord (alleata della Cina) ma anche dai cyber-attacchi, che appena ieri il presidente Usa aveva imputato direttamente allo Stato cinese. Di questo e molto altro parleranno il segretario di Stato americano, John Kerry, e quello al Tesoro, Jack Lew, che saranno ”presto” a Pechino. Nella cerimonia di stamattina che si e’ svolta nella Sala dell’Assemblea del Popolo ed e’ stata trasmessa in diretta della televisione di Stato Xi, 59 anni e passo elastico nonostante qualche chilo di troppo, ha brevemente confabulato col suo predecessore Hu Jintao, che esce di scena per una difficile convivenza con un altro ex presidente: Jiang Zemin, che a 86 anni gode – almeno a quanto se ne sa, cioe’ poco – di buona salute e che ha mantenuto una forte influenza nel Partito. Forse e’ pensando a questa ingombrante presenza che Xi ha scelto come suo vice, a sorpresa, il 63enne Li Yunchao, ritenuto un riformista ed escluso dall’ organismo di vertice del Partito e dello Stato – il Comitato permanente dell’ufficio politico o Cpup – proprio per volere di Jiang. Non e’ la prima volta che Xi manda un segnale ai potentati che dirigono la vita del piu’ grande partito comunista del mondo (oggi il Pcc ha oltre 80 milioni di membri). In settembre, mentre infuriavano le trattative per disegnare il nuovo gruppo dirigente, Xi e’ letteralmente scomparso per due settimane, dando adito alle voci piu’ disparate che parlavano di un’ epurazione o di una grave malattia. Smentendo tutti, il nuovo numero uno e’ ricomparso all’improvviso com’era sparito, apparendo in buona forma fisica e psicologica. La spiegazione ritenuta piu’ probabile e’ che Xi abbia minacciato di farsi indietro, ottenendo una tregua tra le fazioni che ha permesso di svolgere con successo, in novembre, il congresso che lo ha incoronato segretario. Il processo di ricambio della leadership, che in Cina avviene ogni dieci anni, verra’ completato domani, quando l’ Assemblea eleggera’ il nuovo premier, il 58enne Li Keqiang, e i suoi collaboratori. Si tratta della seconda successione ai vertici che si svolge in modo pacifico e ordinato, a dimostrazione che il Partito e’ riuscito a creare un meccanismo accettato da tutte le sue componenti. Lo ha imparato a sue spese Bo Xilai, l’ex leader emergente che ha cercato una scorciatoia per raggiungere il vertice, ed ora e’ in prigione in attesa di essere processato, probabilmente per corruzione e abuso di potere. Xi Jinping, figlio di uno dei rivoluzionari della prima ora, e’ un ”principe” che appartiene a pieno titolo all’aristocrazia rossa che domina la politica e gli affari nella Cina del miracolo economico. E’ sostenuto da altri ”principi” che negli ultimi anni hanno occupato le posizioni piu’ importanti sia nel Partito che nell’ esercito. Considerato un riformista prudente e un acceso nazionalista, Xi dovra’ affrontare problemi come la dilagante corruzione, le crescenti differenze tra ricchi e poveri e i danni all’ambiente emersi drammaticamente negli ultimi mesi. Il tutto, in un momento nel quale l’economia ha rallentato il suo ritmo di crescita sia per i contraccolpi della crisi internazionale che per l’ aggravarsi degli squilibri interni.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Sono 83 i miliardari nel “parlamento” cinese

Ufficialmente resta il parlamento di un Paese comunista, ma fra i ranghi della ciclopica Assemblea nazionale del popolo sono ormai ben 83 i miliardari (in dollari americani), su quasi 3.000 deputati. Lo rivela la lista Hurun 2013, realizzata dall’omonima societa’ di Shanghai, che pubblica ogni anno la classifica dei cinesi piu’ ricchi e, da quest’anno, elenca inoltre i 1453 uomini piu’ ricchi al mondo. Dopo le polemiche seguite alla lista dello scorso anno, che tolse il velo anche in Cina sulle ricchezze di alcuni dei piu’ potenti uomini politici dello Repubblica Popolare, quest’anno emerge come tra i parlamentari ci siano gli uomini piu’ ricchi nel Paese e che il numero dei deputati facoltosi continua a crescere. La lista sottolinea inoltre che, a fronte delle decine di politici-magnati presenti nei palazzi del potere dello Stato fondato da Mao, negli Stati Uniti – patria del capitalismo – l’unico miliardario censito in posizione politica di rilievo risulterebbe essere Michael Bloomberg, sindaco di New York. Il parlamentare cinese piu’ ricco e’, secondo la rivista Hurun, Zong Qinghou , 68 anni, patron della Wahaha, la piu’ grande azienda cinese nel business delle bibite, con una fortuna personale di 13 miliardi di dollari. A seguire Ma Huateng, con 7,5 miliardi di dollari, fondatore di Tencent, uno dei giganti asiatici di internet. L’età media dei deputati nababbi é di 54 anni.

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Muore deputato durante l’Assemblema Nazionale del Popolo, era sindaco di Hangzhou

Un deputato cinese, che stava partecipando alla sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo in corso a Pechino, e’ morto per attacco cardiaco. Shao Zhanwei, che era anche sindaco di Hangzhou, importante citta’ della Cina orientale nella provincia dello Zhejiang, e’ stato colto da un infarto mentre la sessione andava avanti. L’uomo, 57 anni, e’ stato soccorso dagli assistenti nella sala dell’assemblea e portato in un altro luogo per le cure del caso, ma non c’e’ stato nulla da fare. La sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo (Npc nella sigla inglese), che ha quasi tremila deputati provenienti da tutta la Cina e che, insieme all’Assemblea Consultiva del Popolo, costituisce una sorta di Parlamento, e’ stata aperta ieri e sancira’ l’elezione di Xi Jinping a presidente della Cina.

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Ultimo atto di Wen Jiabao, vecchia guardia cinese esce di scena

Il premier cinese uscente, Wen Jiabao, ha promesso oggi una crescita equilibrata dell’ economia, una lotta senza tentennamenti alla corruzione e una maggiore attenzione all’ambiente. Nel suo ultimo discorso da capo del governo, carica che ricopre dal 2003, Wen, che ha 71 anni, non ha fatto cenno alle cosiddette ”riforme politiche”, cioe’ all’ introduzione di un sistema democratico, problema del quale ha parlato spesso in questi anni senza pero’ intraprendere azioni decise in quella direzione. Il ”rapporto” di Wen ha segnato l’ apertura della sessione annuale dell’ Assemblea Nazionale del Popolo (Npc nella sigla inglese), che ha quasi tremila deputati provenienti da tutta la Cina e che, insieme all’ Assemblea Consultiva del Popolo, costituisce una sorta di Parlamento. L’ Npc non ha i poteri di un Parlamento occidentale ma e’ l’ unica sede nella quale i dirigenti delle province interagiscono con quelli del governo centrale e la sua sessione annuale e’ un momento importante nella vita politica della Cina. Nel corso dei lavori dell’ Npc, che si concluderanno il 17 marzo, Xi Jinping (60 anni) verra’ eletto presidente della Repubblica e Li Keqiang (58), prendera’ il posto di Wen Jiabao alla testa del governo. Verra’ cosi’ completato il processo di successione al vertice iniziato col 18/mo Congresso del Partito Comunista che, in novembre, ha nominato Xi Jinping segretario generale del partito e presidente della potente Commissione militare centrale. Wen Jiabao ha indicato nel 7,5% il tasso di crescita ideale dell’ economia e ha annunciato un aumento delle spese militari del 10,7%, il terzo consecutivo a due cifre, una circostanza che non manchera’ di suscitare preoccupazioni nei Paesi vicini, alcuni dei quali impegnati in serie polemiche territoriali con Pechino. Parlando per oltre un’ora ha sostenuto che l’ inflazione verra’ contenuta entro il 3,5% anche se il sostegno al consumo interno e’ ”la strategia a lungo termine per lo sviluppo economico”. ”Il mantenimento e il miglioramento del benessere devono essere il punto di partenza e di arrivo dell’ azione del governo”, ha sottolineato il premier. Wen ha ricordato la necessita’ di una maggiore attenzione all’ ambiente e di un’ intensificazione della lotta alla corruzione. Il premier uscente ha insistito sull’ importanza di ”accelerare la riforma” del sistema dell’ hukou, o permesso di residenza. Molti dei milioni di immigrati dalle campagne nelle citta’ hanno un hukou che li individua come residenti di aree rurali, e questo non gli consente di usufruire dei servizi sociali delle citta’, dalle scuole, agli ospedali, alle pensioni. La sua abolizione darebbe un impulso al consumo e al processo di urbanizzazione ma costituirebbe un forte impegno addizionale per le amministrazioni locali responsabili dei servizi.

fonte: Beniamino Natale per ANSA

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Nuovo aumento a due cifre delle spese militari cinesi nel 2013

La Cina ha annunciato oggi un aumento a due cifre delle spese militari, che quest’anno cresceranno del 10,7%. Un aumento, che conferma una tendenza emersa negli ultimi dieci anni destinato a suscitare preoccupazione in molti Paesi vicini come il Giappone, le Filippine e il Vietnam, con i quali Pechino ha in corso delle dispute territoriali che negli ultimi mesi hanno raggiunto punte di asprezza senza precedenti. La disputa col Giappone sulle isole Senkaku/Diaoyu, controllate da Tokyo ma rivendicate da Pechino e da Taiwan, ha portato le relazioni diplomatiche tra i due Paesi al punto più basso degli ultimi decenni. Pesanti scambi di accuse si sono verificati anche tra Pechino e Hanoi e Pechino e Manila per le dispute di sovranità nel Mar Cinese Meridionale. La Cina è anche preoccupata per la virata impressa alla politica estera americana dall’amministrazione di Barack Obama, che ha fatto dell’ Asia il ‘perno’ della sua presenza sulla scena internazionale. Per il terzo anno consecutivo la spesa per la sicurezza interna salirà in termini assoluti più di quella militare – a 769 miliardi di yuan contro 720 miliardi di yuan (rispettivamente circa 94 miliardi e 88 miliardi di euro) – a dimostrazione della preoccupazione che la Cina nutre per la sicurezza interna. La situazione rimane precaria nel Tibet, scosso dal dramma delle autoimmolazioni di protesta, e nel Xinjiang, i vasti territori abitati da minoranze etniche che si ritengono emarginate dallo sviluppo economico del Paese. I cosiddetti “incidenti di massa”, cioé azioni di protesta popolare, in genere per dispute legale alla terra, continuano a crescere e sono state circa 90 mila nel 2010, secondo gli studi di alcuni istituti governativi.

fonte: ANSA

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Dal 13 febbraio Xi Jinping negli Usa

Cominicera’ il prossimo 13 febbraio una visita che portera’ il vice presidente cinese (e prossimo presidente designato) Xi Jinping a visitare Stati Uniti, Irlanda e Turchia fino al 22 febbraio. Lo ha detto poco fa in conferenza stampa il portavoce del ministero degli esteri di Pechino Liu Weimin. Xi Jinping si rechera’ negli Usa su invito del suo omologo Joe Biden. Xi dovra’ anche cercare di smorzare le polemiche e le frizioni fra i due paesi che ha visto ieri la Cina criticare nuovamente gli Usa, chiedendo di abbandonare la sua ”mentalita’ da guerra fredda” e di smettere di fare accuse infondate contro la Cina. Le dichiarazioni, secondo quanto riferisce l’Agenzia Nuova Cina, sono state fatte dallo stesso Liu Weimin. Commentando una relazione annuale sulla minaccia alla sicurezza nazionale da parte del governo di Washington, Liu ha parlato di accuse ”totalmente false”, fatte alla Cina addirittura con un secondo fine. La relazione americana afferma che la Cina ha invaso le reti di computer americani su larga scala, effettuando furti di proprieta’ intellettuale e conducendo spionaggio economico. Nel dossier si sostiene che le agenzie di intelligence cinesi rappresentano la piu’ grande minaccia per gli Stati Uniti in settori rilevanti. Gli attacchi informatici, ha risposto il portavoce cinese, sono transnazionali e anonimi per cui e’ ”poco professionale e irresponsabile” indicare la fonte di un attacco senza effettuare indagini molto approfondite. Liu ha concluso poi dicendo che la Cina ha piu’ volte dichiarato la sua posizione sulle questioni in materia di sicurezza informatica e che e’ disposta a proseguire la cooperazione con la comunita’ internazionale per la salvaguardia della sicurezza nella rete.

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Taiwan, sconfitta indipendentista, sollievo Usa e Cina

Tanto Pechino che Washington tirano oggi un sospiro di sollievo dopo che a Taiwan il presidente in carica, Ma Ying-jeou, ha ottenuto un secondo mandato, vincendo di misura le elezioni che si sono tenute oggi con il 51,5 dei voti contro il 45,7 della sfidante indipendentista Tsai Ing-wen, sconfitta. Sia la Cina che gli Usa temevano l’instabilita’ che sarebbe seguita a un’eventuale vittoria di Tsai, che nelle campagna elettorale ha criticato il presidente Ma, 61 anni, del partito nazionalista Kuomintang, per la sua ”debolezza” verso la Cina. Pechino infatti considera Taiwan – che da un secolo si è di fatto sganciata dal resto della Cina, si autogoverna e ha creato un sistema istituzionale pienamente democratico – parte integrante del proprio territorio. Gli Usa sono legati a Taipei da stretti rapporti economici e culturali e da un Trattato, il Taiwan Relations Act, che li impegna a intervenire militarmente a fianco dell’isola in caso di ”aggressione esterna”. Le relazioni tra Cina e Usa, gia’ difficili per le divergenze su una serie di temi, che vanno dal commercio ai diritti umani e agli equilibri nel Pacifico meridionale, si sarebbero trovate di fronte a un nuovo ostacolo nel caso di una vittoria di Tsai e del suo Partito Democratico Progressista (Dpp), che rivendica l’indipendenza dalla Cina e che e’ stato fortemente critico verso le aperture di Ma a Pechino. Nei quattro anni del primo mandato di Ma le relazioni con Pechino hanno conosciuto un netto miglioramento, che ha portato alla regolarizzazione dei collegamenti navali e aerei tra le due sponde dello Stretto di Taiwan e alla firma d’un trattato di cooperazione economica che prevede, tra l’altro, la detassazione d’una serie di esportazioni taiwanesi nella Repubblica Popolare. Tsai Ing-wen, 55 anni, la prima donna a concorrere per la massima carica istituzionale dell’isola, ha ammesso la sconfitta e ha annunciato le sue dimissioni dalla carica di presidente del Dpp, il principale partito di opposizione. Il margine della vittoria e’ nettamente inferiore a quello con il quale Ma vinse le elezioni del 2008 – superiore al 17% – ma il Kuomintang ha vinto anche le elezioni per il Parlamento, ottenendo 65 dei 113 seggi in palio; un risultato che permettera’ a Ma di proseguire nella sua politica di cauta apertura a Pechino. ”Abbiamo vinto, nei prossimi quattro anni le relazioni con l’altra sponda dello Stretto sarannno piu’ pacifiche, con maggiore fiducia reciproca e le possibilita’ di un conflitto saranno ridotte”, ha detto Ma parlando ai suoi sostenitori dopo l’annuncio dei risultati. A Taiwan il tema delle relazioni con il grande vicino e’ estremamente delicato e nel corso della campagna elettorale Ma Ying-jeou ha precisato che il suo governo proseguira’ sulla linea seguita nei primi quattro anni di mandato: migliorare le relazioni economiche e culturali con la Cina senza arrivare ”ne’ all’unificazione ne’ alla dichiarazione d’indipendenza”.

fonte: ANSA

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Domani elezioni presidenziali a Taiwan, preoccupati Cina e Usa

I 18 milioni di elettori taiwanesi vanno domani alle urne per eleggere il nuovo presidente in un esercizio che sarà seguito con attenzione da Pechino, che rivendica l’isola, di fatto indipendente da sei decenni, come parte del suo territorio e da Washington, legata a Taiwan da un trattato che le impone di intervenire in caso di “aggressione esterna”. Le relazioni dell’isola con la Cina sono ottime da quattro anni, cioé da quando è salito al potere Ma Ying-jeou, leader del Partito Nazionalista (o Kuomintang), che ha rafforzato gli scambi economici e culturali con la “mainland”. Nonostante i buoni risultati economici conseguiti da Ma anche grazie ai rapporti con la Cina, il presidente uscente ha trovato un’avversaria agguerrita in Tsai Ing-wen, la leader dell’indipendentista Partito Democratico Progressista (Dpp nella sigla inglese). Gli analisti affermano che il terzo candidato, James Soong, non ha alcuna possibilità’ di vincere le elezioni ma potrebbe togliere voti a Ma Ying-jeou. Secondo gli ultimi sondaggi – vietati negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale – Ma ha un leggero vantaggio su Tsai. Il presidente uscente rivendica come un successo il miglioramento delle relazioni con Pechino, che ha portato all’instaurazione di regolari collegamenti aerei e navali tra “le due sponde dello stretto di Taiwan” e a un accordo sul commercio che ha tagliato le tariffe sulle esportazioni dell’isola nella Repubblica Popolare Cinese. In caso di vittoria Tsai, un’economista di 55 anni, sarebbe la prima donna a diventare presidente della Repubblica di Cina (il nome ufficiale di Taiwan). La leader del Dpp sostiene che il riavvicinamento alla Cina promosso da Ma è stato troppo frettoloso e che prima di rafforzare i legami con la Repubblica Popolare, i taiwanesi devono decidere che tipo di relazione intendono avere con Pechino. Le preoccupazioni della Cina sono rafforzate dal fatto che l’inizio del processo che porterà al potere un nuovo gruppo dirigente al posto di quello guidato dal presidente Hu Jintao e dal premier Wen Jiabao è previsto per l’ autunno prossimo. I risultati delle elezioni, alle quali si ritiene che prenderà’ parte il 75-80% degli elettori taiwanesi, si conosceranno già’ nella serata locale di domani (il pomeriggio in Italia).

fonte: ANSA

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Prove di campagna elettorale alla cinese

Il candidato Gui Qingjie risponde con pazienza alle domande degli elettori, riuniti in una sala della stazione di polizia di Huang Cun, un villaggio-quartiere alla periferia di Pechino. ”I delegati del popolo sono eletti dal popolo e per il popolo – declama Gui, un uomo piccolo e dall’ apparenza modesta di 46 anni -, e mettero’ gli interessi del popolo al primo posto…”. Prove di democrazia con caratteristiche cinesi. Gia’, perche’ Gui e’ anche da qualche anno il locale segretario del Partito Comunista Cinese, circostanza che rende sicura la sua elezione. La sala e’ piena, con Gui ci sono altri due candidati alle elezioni per il Congresso del Popolo di Pechino, due donne. Dai Congressi del Popolo locali, salendo ad ogni tornata nella scala della piramide del sistema politico cinese, usciranno i deputati dell’ Assemblea Nazionale del Popolo, l’ organismo piu’ simile ad un Parlamento occidentale che esista in Cina. Prove di democrazia in un Paese nel quale i detenuti politici sono migliaia (20-25mila secondo le stime delle organizzazioni umanitarie internazionali) tra cui il premio Nobel per la pace Liu Xiabo, che sta scontando una condanna ad 11 anni di prigione per aver promosso apertamente un sistema pienamente democratico. La ”township” di Huang Cun consiste di sette villaggi ”urbani”, cioe’ inglobati nella sterminata municipalita’ di Pechino, che ha oltre 20 milioni di abitanti. Per raggiungerlo in autobus dal centro della metropoli ci vuole un’ ora, durante la quale c’ e’ traccia di campagna. Capannoni, cantieri, centri commerciali sono tutto quello che si vede. ”Tutti i cittadini possono presentarsi, basta che raccolgano dieci firme di sostegno… io ne ho avute 700”, spiega Gui dicendo una mezza verita’. Se infatti e’ vero che quella e’ la lettera della legge, e’ altrettanto vero che le candidature devono essere approvate dalla commissione elettorale competente. E le commissioni elettorali sono composte esclusivamente da membri del Partito. Quest’ anno alcuni candidati ”indipendenti” hanno provato a presentarsi, spesso usando Internet per autopromuoversi al di fuori dei canali ufficiali. Molti di loro hanno avuto guai con la polizia, altri si sono ritirati ”spontaneamente” dalla competizione. Difficilmente qualcuno di loro sara’ eletto. Le elezioni per i Congressi del Popolo locali avvengono ogni cinque anni. Dieci anni fa, in un quartiere centrale di Pechino, fu eletto un giovane e brillante avvocato di nome Xu Zhiyong. La sua elezione fu annunciata trionfalmente dalla stampa governativa e portata ad esempio dell’ avanzare, seppur lento, della democrazia in Cina. In seguito Xu fu tra i promotori del cosidetto ”movimento degli avvocati” e tra i fondatori dell’ organizzazione non governativa Costituzione Aperta, che si sono battuti per il rispetto della legge da parte di tutti gli organi dello Stato, oltreche’ dei cittadini. Nel 2009, dopo aver trascorso un mese in prigione per evasione fiscale, Xu fu rilasciato e Costituzione Aperta multata di 1,4 milioni di yuan (circa centomila euro). Da allora e’ ridotto al silenzio, come gli altri avvocati del movimento, alcuni arrestati, altri ”spariti” o messi in condizione di non svolgere alcuna attivita’. A Huang Cun le elezioni si terranno l’ 8 novembre, hanno diritto a parteciparvi 5082 elettori registrati.

fonte: ANSA

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