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Campionato di calcio a rischio in Cina

Dirigenti sportivi in galera, arbitri nei campi di rieducazione, squadre retrocesse a tavolino. Non c’ è tregua per il calcio cinese, che non riesce a uscire dal pantano di disorganizzazione e corruzione nel quale é precipitato da alcuni anni. L’ultima batosta, forse inevitabile, è venuta dal nuovo presidente della Chinese Football Association (Cfa). Chiamato a rimettere ordine nella situazione dopo l’arresto del suo predecessore, il neopresidente Wei Dei ha annunciato che l’inizio della Chinese Super League (Csl), la ‘serie A’, previsto per il 27 marzo, potrebbe essere rinviato a data da destinarsi. “Non possiamo proteggere così tante persone che hanno violato la legge, con il solo scopo di mantenere il campionato. Se dei club si vedono privati del loro diritto di giocare, allora il campionato non può andare avanti”, ha detto in quella che suona come una dichiarazione di resa. La discesa all’ inferno del calcio cinese è cominciata a gennaio quando l’ allora presidente federale, Nan Yong, viene arrestato per aver partecipato ad una compra-vendita di partite. Con lui, finiscono dietro le sbarre due dei suoi collaboratori. In seguito le indagini si estendono e oggi sono una ventina i dirigenti inquisiti. Due delle squadre coinvolte, quella di Guangzhou e quella di Chengdu, vengono retrocesse in campionati minori. Una, quella di Qindao, squalificata a vita dalla massima competizione. Ma non è finita qui. Solo qualche giorno fa, il 12 marzo, l’altra notizia choc fa rapidamente il giro del mondo: più di duecento tra arbitri, dirigenti e impiegati delle organizzazioni sportive sono stati sottoposti a cinque giorni di ‘rieducazione’. Tutti dovranno seguire corsi e lezioni anti-corruzione e alla fine dovranno sostenere un esame: solo chi lo supererà potrà continuare a lavorare nel calcio. A chi ha partecipato alle attività illegali viene concessa, nelle migliori tradizioni dell’ autoritarismo cinese, la possibilità di “confessare” e di cercare almeno di salvarsi da conseguenze più gravi restituendo il denaro ricevuto illegalmente. “Lo scandalo – ha commentato Zhu Jin, proprietario della squadra dello Shanghai Shenhua – ha rivelato le ragioni per le quali non abbiamo fatto alcun progresso. La compra-vendita delle partite ci ha mostrato che non possiamo limitarci a recuperare le cose fatte nel passato. Se vogliamo migliorare il calcio cinese dobbiamo muoverci più rapidamente possibile e trovare una strada per ristrutturarlo”.

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Gli arbitri che sbagliano vanno in campo di rieducazione

Oltre duecento ufficiali del calcio cinese, tra arbitri e impiegati, sono stati inviati al ”Campo di rieducazione anti-corruzione” dopo lo scandalo che ha investito il campionato nazionale nei giorni scorsi. Secondo quanto riportato dal Beijing Youth Daily, i partecipanti al campo, che avra’ la durata di cinque giorni, dovranno seguire corsi e lezioni anti-corruzione e dovranno alla fine anche sostenere un esame. ”La rieducazione degli arbitri – ha detto Wei Di, capo dell’Associzione Football cinese (CFA) – e’ una parte importante della campagna anti corruzione in corso”. Agli arbitri verra’ data anche la possibilita’ di confessare eventuali errori commessi in passato. ”Se qualcuno di loro ha fatto qualcosa di sbagliato – ha proseguito Wei – dovra’ immediatamente restituire il denaro percepito illegalmente. Spero che possano confessare di propria iniziativa per non perdere la possibilita’ di salvarsi”. Gong Jianping, l’unico arbitro ad aver ammesso di aver pilotato una gara fu condannato nel 2003 a dieci anni di carcere per poi morire mentre era detenuto, 18 mesi piu’ tardi. Anche il predecessore di Wei, Nan Yong, e l’ex capo della commissione arbitri, Zhang Jianquiang sono tra i venti (tra arbitri, allenatori e giocatori) arrestati per corruzione negli ultimi mesi.

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