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Festeggiato il capodanno cinese a Roma

Lanterne rosse a Piazza del Popolo per festeggiare l’Anno del Drago in una esplosione di danze tradizionali e spettacoli acrobatici ma con una vena di tristezza. E’ il Capodanno cinese nel segno della solidarieta’ e dell’integrazione che si apre con il ricordo di Joy e Zhou, uccisi 10 giorni fa alla periferia di Roma. Torpignattara, quartiere dove l’immigrazione ha sostituito gran parte dei vecchi abitanti arrivati negli anni ’50 e ’60 e dove il giovane padre e la sua bambina di sei mesi sono stati freddati da una sola pallottola, sembra ancora piu’ lontano dal parco sfavillante di rosso sotto il Pincio dove si materializza la potenza economica e culturale del gigante asiatico, con centinaia di artisti giunti da Shangai, da Hangzhou, dallo Shangdong. I familiari delle vittime, chiusi nel dolore, non ci sono, ma alla tragedia di Torpignattara pensano in tanti. L’ambasciatore Ding Wei non nasconde ”un certo livello di preoccupazione” ma ci tiene a ribadire che la comunita’ cinese ha preso nota ”dell’efficacia e delle misure prese dalle autorita’ italiane”. ”Sono qui per dire che la comunita’ cinese in Italia e’ un elemento decisivo per un processo di integrazione” afferma il ministro per la cooperazione e l’integrazione, Andrea Riccardi. E il ministro dell’ambiente Corrado Clini dice che quello di oggi e’ ”l’abbraccio di Roma alla comunita’ cinese”, mentre il sindaco di Roma Gianni Alemanno sottolinea ”la volonta’ di assicurare alla giustizia gli assassini della piccola Joy”. Si comincia alle 14.00 con i due dragoni animati dalla scuola italiana di Kung Fu che da via del Corso arrivano in Piazza del Popolo, e la ritualita’ cinese diventa di tutti. Ding Wei, Alemanno, Riccardi e Clini dipingono di rosso gli occhi dei draghi: e’ cosi’, secondo la tradizione, che i draghi prendono vita per librarsi nel cielo o sfidare il mare. La piazza e’ stracolma, almeno 10.000 persone, gli italiani molti di piu’ dei cinesi: tutti abbagliati dalla ‘danza della gioia’ dei giovanissimi artisti di Shangai. Quando, solo sul grande palco, un bambino canta in italiano e in cinese ‘Mamma’, cavallo di battaglia di Claudio Villa, Riccardi sorride e Alemanno canticchia pure lui a bassa voce. In piazza, sui passeggini con i bambini di tutte le nazionalita’, l’associazione ‘Salvamamme’ ha posto un piccolo fiocco bianco in ricordo di Joy. Sulla scena, danze, acrobazie, giochi, in un caleidoscopio di colori celebrano l’Anno del Drago, simbolo di potere regale nell’antica Cina e di prosperita’. La gente si gode lo spettacolo sontuoso e dimentica per un po’ lo spread, che ormai popola gli incubi di molti, sperando nella lotteria – 4000 biglietti distribuiti gratis – e nel primo premio: un viaggio a Shangai per due che, nell’Italia declassata a tripla B, non sono in molti a potersi permettere. Tre ore ininterrotte di spettacolo e poi 15 minuti di fuochi d’artificio accendono di riflessi le statue del Pincio e le lanterne rosse appese sui lampioni. ”Xin Nian Kuai Le”, Buon anno a tutti.

fonte: ANSA

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Roma si veste d’oriente per Wen Jiabao

Sulla via della seta passando per i Fori imperiali. Roma si veste di Cina per accogliere il primo ministro di Pechino Wen Jiabao e celebrare i 40 anni di rapporti diplomatici tra la potenza asiatica e l’Italia. I Fori Imperiali, da piazza Venezia al Colosseo, sono illuminati dalle tipiche lanterne rosse, che sono simbolo per i cinesi di buon augurio per il futuro. L’augurio di rapporti sempre più stretti tra “due antiche civiltà” perché possano cooperare in campo culturale, artistico, letterario e, naturalmente, economico. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per tutta la giornata con al fianco il suo omologo cinese, lo dice a più riprese quanto siano importanti i rapporti con Pechino. L’Unione Europea rischia di essere “relegata nel passato”, avverte. Ma é proprio quel passato, che lega l’Italia alla Cina anche attraverso figure come Marco Polo e il gesuita Matteo Ricci, uno degli ingredienti che Roma mette in campo per “sedurre” la potenza economica cinese. Il premier Wen ringrazia per l’omaggio scenografico delle lanterne rosse. Poi nel pomeriggio, al Teatro dell’Opera, dice al sindaco di Roma Gianni Alemanno che la tradizione lirica del nostro Paese “é sempre più diffusa ed apprezzata in Cina”. E allora anche la facciata del teatro della capitale viene “vestita” di rosso per l’apertura dell’Anno culturale della Cina in Italia. Rosse le otto colonne, in mezzo alle quali campeggiano le lanterne, rossi anche i lunghi drappi sulla facciata che vengono fotografati dai turisti incuriositi. Dentro il teatro 1.200 ospiti dell’ambasciata cinese e della fondazione Italia-Cina assistono al concerto dell’Orchestra Filarmonica cinese che alterna la lirica italiana alla musica tradizionale del paese d’Oriente. Più della metà degli ospiti sono immigrati che vivono in tutta la penisola, studenti, imprenditori e anche artisti. Le telecamere dei loro cellulari si accendono quando dal palco d’onore il premier Wen si alza per salutare, con a fianco Berlusconi. Fuori c’é l’Esquilino, il quartiere di Roma a più alta densità di cinesi. Lì ci sono i problemi di integrazione, che il sindaco Alemanno non manca di ricordare: “Ci sono una serie di problemi soprattutto per le attività commerciali – dice – l’ambasciatore cinese, con il quale abbiamo avviato un lavoro comune, mi ha ribadito con forza che farà di tutto affinché i cinesi residenti in Italia e in particolare a Roma rispettino le leggi del nostro Stato”. Nelle parole del primo cittadino, che domenica partirà per l’Expo di Shangai c’é l’ottimismo che l’integrazione possa avvenire. E Berlusconi ribadisce più volte che l’Italia cercherà di conoscere la Cina almeno quanto la Cina conosce l’Italia. Il presidente del Consiglio chiede anche per il nostro paese una Casa della cultura cinese, come quelle di Francia e Germania. Nel saluto caloroso e prolungato con Wen c’é la promessa di una “amicizia” sempre più stretta.

fonte: ANSA

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