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Onorificenza per Ai Weiwei da Amnesty, ma lui non può ritirarla

L’artista e dissidente cinese Ai Weiwei ha ricevuto un’onorificenza da Amnesty International, che ne ha sottolineato il ruolo che ha svolto nella battaglia per il rispetto dei diritti umani in Cina. Il riconoscimento, l’Ambassador of Conscience Award, e’ stato assegnato anche alla musicista americana Joan Baez, che dagli sessanta e’ si batte per i diritti civili nel suo Paese e a livello internazionale. Ai, ringraziando, ha ricordato le responsabilita’ alle quali come artista si sente obbligato, in particolare in un momento nel quale la repressione in Cina sembra aggravarsi. Ai Weiwei, 57 anni, uno degli artisti piu’ popolari del Paese, ha poi rimarcato: “Noi tutti dobbiamo assumerci delle responsabilità”. Ai e’ stato detenuto illegalmente per quasi tre mesi nel 2011. In seguito e’ stato rilasciato senza essere accusato formalmente di alcun reato, ma una delle sue societa’ e’ stata accusata di evasione fiscale. L’ artista era entrato in rotta di collisione con le autorita’ comuniste per aver difeso le vittime del terremoto del Sichuan del 2008, che accusavano costruttori legati ai politici locali di aver usato materiali scandenti per edificare scuole nella regione provocando indirettamente la morte di migliaia di ragazzi. Dal 2011 Ai Weiwei non ha il passaporto e ha affermato di non essere sicuro di potersi recare in maggio a Berlino per ricevere l’onorificenza.

fonte: ANSA

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Rimosse da museo di Shanghai opere di Ai Weiwei

Lo Shanghai Museum of Contemporary art, il più importante museo di arte contemporanea della capitale cinese, situato nel parco della centralissima Piazza del Popolo, sta rimuovendo un’opera e il nome dell’artista dissidente Ai Weiwei. E’ stato lo stesso artista, tra i disegnatori dello stadio olimpico di Pechino (Nido d’uccello) a renderlo noto attraverso un tweet. Nel messaggio c’è anche una foto, arrivata all’artista, nella quale si vede un inserviente che con un asciugacapelli cancella il nome impresso nell’elenco degli artisti le cui opere sono esposte nel museo. Ai Weiwei, nato nel 1957, è un architetto e artista cinese celebre in tutto il mondo, arrestato il 3 aprile del 2011 all’aeroporto internazionale di Pechino, mentre stava per partire per Hong Kong per partecipare all’inaugurazione di una mostra delle sue opere. Restò 81 giorni in detenzione e in seguito gli è stato negato più volte di uscire dal paese, anche recentemente. La sua opposizione al potere cinese è cominciata gradualmente ed ha raggiunto il punto di non ritorno quando, nel 2008, l’artista si è impegnato al fianco delle vittime del terremoto del Sichuan, che lamentavano la pochezza dei materiali con i quali erano state costruite case e scuole nell’area.

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Dissidente liberato dopo 5 anni, denunciava pochezze sulle costruzioni crollate per terremoto

Tan Zuoren, uno degli attivisti che ha denunciato la bassa qualità delle costruzioni del Sichuan crollate a seguito del devastante terremoto del 2008, è stato rilasciato dal carcere dopo cinque anni di detenzione.
Tan, detenuto nella prigione di Yaan, ha potuto riabbracciare così sua moglie Huang Qi, anch’essa impegnata nella denuncia contro i fatti del terremoto.
Dopo il devastante sisma del 2008, nel quale morirono (secondo le statistiche governative, ritenute riduttive) oltre 87.000 persone, diversi attivisti – tra i quali Ai Weiwei e lo stesso Tan – lanciarono denunce e inchieste sullo stato delle costruzioni della zona, soprattutto delle scuole, visto che ne erano crollate molte uccidendo più di 5000 studenti (5300 secondo i dati ufficiali ritenuti troppo lontani dalla realtà). Tan venne arrestato il 28 marzo del 2009 e condannato a cinque anni di prigione per “incitamento alla sovversione dei poteri dello stato”. Secondo la moglie, gli era stato offerto uno sconto di pena se avesse promesso di non adoperarsi più per i diritti civili, ma ha rifiutato. Nella condanna, la corte del Sichuan ha anche accusato Tan di aver partecipato ai moti di Tiananmen.

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Manifestò per far studiare la figlia, attivista alla sbarra

Le autorita’ della provincia orientale cinese dell’Anhui hanno iniziato il processo a carico di un attivista che aveva protestato contro l’espulsione di sua figlia dalla scuola a causa del suo impegno politico. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Zhang Lin e’ accusato di “aver spinto la gente a scendere in piazza causando pubblico disordine” durante una manifestazione svoltasi lo scorso aprile in cui dozzine di persone protestarono per la decisione delle autorita’ locali di non permettere piu’ alla figlia di Zhang, Anni, di soli 10 anni, di frequentare la scuola elementare. Zhang, che in passato ha gia’ scontato 13 anni di carcere per sovversione dei poteri di stato, rischia ora fino a 5 anni. Anni e’ stata considerata “la piu’ giovane prigioniera cinese”. La bimba lo scorso febbraio venne cacciata dalla scuola, trattenuta per ore, impedendole persino di bere e mangiare e di avere una coperta per proteggersi dal freddo, e in seguito messa agli arresti domiciliari. Dallo scorso settembre vive negli Stati Uniti insieme alla sorella. Zhang, che e’ un veterano del movimento pro democrazia del 1989, e’ da tempo nel mirino delle autorita’. Arrestato il 22 agosto a seguito di una disputa con le autorita’ che avevano cacciato sua figlia dalla scuola, Zhang torno’ poi con la figlia nella sua citta’ di origine, agli arresti domiciliari, in aprile dopo che una trentina di attivisti si mobilitarono a suo favore. Di fronte al persistere del diniego di frequentare la scuola per la figlia, Zhang fuggi’ dagli arresti domiciliari per recarsi a Pechino a sottoporre il suo caso al governo centrale. Ma le autorita’ lo riportarono a casa e poco dopo lo misero in stato di detenzione. La piccola Anni protesto’ dinanzi dinanzi al centro di detenzione, innalzando un cartello con su scritto “Liberate mio padre e permettetemi di andare a scuola”.

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Liberata Ni Yulan, ridotta su una sedia a rotelle

Dopo oltre due anni di carcere è stata rilasciata in Cina – rivela la stampa locale – una dissidente, l’avvocato e attivista per i diritti umani Ni Yulan, invalida sulla sedia a rotelle – secondo quanto denunciato da lei stessa e da organizzazioni per i diritti umani – per essere stata ripetutamente picchiata e torturata dalla polizia. Arrestata per la prima volta nel 2002 per aver incitato gli abitanti di un distretto di Pechino a resistere all’abbattimento delle loro case, in prigione subì la rottura delle ginocchia e dei piedi durante interrogatori, secondo quanto lei stessa racconta in una lettera. Dal 2010 insieme al marito fu costretta a vivere per un periodo in una cosiddetta “prigione nera”, un hotel controllato dalla polizia dopo che la loro casa era stata demolita. Nella sua lettera la donna ha raccontato tutti i soprusi subiti ma anche le esperienze umane viste in carcere e l’amicizia con gli altri prigionieri, alcuni dei quali erano seguaci del gruppo Falun Gong, messo fuorilegge dal governo cinese come “eretico” nel 1999. Dopo aver scontato un anno di carcere Ni venne poi nuovamente arrestata per un altro periodo nel 2008 e successivamente nel 2010 insieme a suo marito venne costretta a vivere in una “prigione nera”. Si tratta luoghi di detenzione extralegali utilizzati di solito dalle autorità per “bloccare” dissidenti, manifestanti e firmatari di petizioni varie, negando loro anche la possibilità di difendersi. Nel 2011 ancora un nuovo arresto e una nuova condanna, a due anni e mezzo di reclusione, per “disturbo all’ordine sociale”. “Sono finalmente libera – ha detto la donna uscita dal carcere – mi sono mancati tanto i miei amici. Ma continueremo a combattere. Non è facile proteggere i diritti della gente”. “Questa donna ha subito di tutto – ha scritto un utente cinese su internet – è stato paralizzata in carcere. La sua casa è stata demolita con la forza. Bisogna ricordare questa donna, che merita il rispetto di tutti i cinesi. In futuro il nome di Ni Yulan sarà nei libri di testo cinesi”. Ni Yulan nel 2011 ha anche vinto un premio conferito dal governo olandese per il suo impegno nel campo dei diritti umani ma non le fu allora concesso di volare in Olanda per prendere il premio.

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Bloccati due attivisti, una detenuta in luogo segreto

Le autorità cinesi hanno bloccato due attivisti mentre stavano per imbarcarsi alla volta di Ginevra, per una riunione Onu, e di una di questi non si hanno notizie. Lo riferisce l’organizzazione Chine Human Rights Defender. Della donna, Cao Shunli, non si hanno notizie dal 14 settembre, quando agenti della polizia l’hanno prelevata mentre si stava per imbarcare per Ginevra per partecipare ad una conferenza sui Diritti Umani. Nello stesso giorno è stato bloccato all’aeroporto di Guangzhou, l’ex Canton, l’attivista di Shanghai Chen Jianfang. Secondo l’organizzazione non governativa, negli stessi giorni altri attivisti sono stati interrogati dalle autorità, sempre sulla stessa conferenza di Ginevra. Cao Shunli negli anni si è molto impegnata per i diritti umani in cina, scrivendo anche diversi studi proprio per l’organismo di Ginevra. Dal 2008, è stata arrestata diverse volte dalle autorità. Chen ha trascorso più di un anno in un campo di lavoro, dopo essere stato arrestato per aver partecipato a Shanghai a una manifestazione di protesta.

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Arrestato uomo d’affari, amico attivista

E’ stato arrestato oggi a Pechino Wang Gongquan, un grosso uomo d’affari e molto amico dell’attivista per i diritti umani Xu Zhiyong. Secondo quanto riferisce il South China Morning Post, oltre 20 poliziotti hanno fatto irruzione nella casa di Wang nella capitale cinese e lo hanno portato via. Sembra che il cinquantaduenne uomo d’affari sia accusato di “aver riunito un folto gruppo di persone e arrecato disturbo alla quiete pubblica”, ovvero le stesse accuse che portarono all’arresto di Xu Zhyyong, fondatore del movimento ‘Nuovo cittadino’ che è stato in carcere fino a metà luglio. Wang era stato tra quelli che aveva firmato una petizione per il rilascio di Xu. Il mese scorso Wang aveva dichiarato proprio al South China Morning Post di essere molto preoccupato e di temere di essere presto arrestato nell’ambito della campagna di repressione del dissenso voluta dal governo di Pechino. Wang iniziò la sua carriera come impiegato dell’ufficio della propaganda nella provincia del Jilin. In seguito lavorò per una ditta statale nel settore delle esportazioni prima di dedicarsi al mondo dell’imprenditoria e della finanza a partire dal 1990.

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