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Aereo Cathay per Roma torna indietro per avaria

A causa di una avaria a uno dei motori, un Airbus A340 della Cathay Pacific diretto a Roma è tornato all’aeroporto di Hong Kong poche ore dopo il decollo. Secondo i media locali che citano fonti della Cathay c’erano a bordo 296 persone e il problema al motore si è verificato circa un’ora dopo il decollo, obbligando il pilota a spegnerlo. L’aereo è rientrato a Hong Kong, senza nessun problema, poco prima delle tre del mattino locali, le 21:00 ora italiana, circa tre ore dopo il decollo.

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Negligenza ha causato incidente in metro Shanghai, 12 impiegati puniti

E’ stata la negligenza dei tecnici e degli impiegati della societa’ che gestisce la metropolitana di Shanghai a provocare l’incidente tra due treni nella metro della capitale economica cinese. Lo rivela l’agenzia Nuova Cina riportando i primi risultati dell’inchiesta. Dodici dipendenti sono stati sanzionati con multe, censure e rimozioni dai loro incarichi. Il primo ad essere rimosso e’ stato il responsabile della linea 10 della metro, quella nella quale avvenne l’incidente tra due treni che provoco’ 290 feriti.

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Problemi per ferrovie, pochi soldi e sicurezza

La Cina ha deciso di riavviare i nuovi progetti di rete ferroviaria ad alta velocita’ solo dopo che il chiarimento, da parte del governo, di una serie di dubbi. In ballo, secondo quanto scrivono il South China Morning Post e il 21st Century Business Herald, l’80% dei nuovi progetti che sono stati ritardati almeno di un anno. Tra i motivi, non ci sarebbero solo chiarimenti e verifiche strutturali e di sicurezza, ma anche economici. Dopo l’incidente dello scorso 23 luglio nel quale morirono, a causa dello scontro di due treni sulla linea dell’alta velocita’, 40 persone fra cui l’italiana Assunta Liguori, l’esecutivo di Pechino ha deciso di raffreddare i nuovi progetti per verificare la sicurezza dei progetti e della rete attualmente presente. Secondo molti, infatti, la rete dell’alta velocita’ non e’ cosi’ sicura, costruita con pochi soldi e tempo e contraddistinta da una serie di scandali e tangenti che hanno portato alle dimissioni del ministro delle ferrovie. Polemiche anche per il recente incidente nella metro di Shanghai, dove lo scontro tra due treni ha fatto 285 feriti e per il quale in un primo momento era stato imputato lo stesso sistema di segnalazione che ha portato all’incidente ferroviario di luglio, per poi dare invece la colpa ad un errore umano. Ma il ministero delle ferrovie e’ anche in grossi guai economici, con forti debiti. In un comunicato di agosto, il ministero ha informato che a giugno, quindi prima anche delle passivita’ derivate dall’incidente di luglio e conseguente interruzione di progetti e riduzione di viaggiatori, le passivita’ ammontavano a 2,1 trilioni di yuan, circa 260 miliardi di euro, in aumento di quasi della meta’ dalla fine del 2009. Circa tutte le banche coinvolte hanno interrotto i finanziamenti ai progetti ferroviari, scrive il 21st Century Business Herald, senza sapere quali sono i prossimi passi per la rete ad alta velocita’. E secondo un’altra fonte che ha partecipato ad una serie di incontri ristretti sul tema, le societa’ cinesi avrebbero anche fermato le loro collaborazioni le straniere per costruire all’estero progetti ferroviari.

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Errore umano ha provocato incidente in metro Shanghai

Cambio di versione sull’incidente di martedì alla linea 10 della metropolitana di Shanghai, che ha fatto 284 feriti. Secondo una nota della società di gestione, l’errore non è stato dovuto ad un problema nei segnali, come detto prima, ma ad un errore umano. Secondo le prime indagini, c’é stato un calo di energia che ha spento i segnali, obbligando i macchinisti e i tecnici ad operare manualmente. Alcuni dipendenti non hanno rispettato le regole, portando allo scontro fra i due treni. Dei feriti, 185 sono stati dimessi, mentre 95 restano ancora in ospedale. Nessuno è in pericolo di vita. La Casco, la società che fornisce il sistema di segnalazioni alla metropolitana di Shanghai e che era stata incolpata in un primo momento, è la stessa società che fornisce il sistema di segnalazione alla linea ferroviaria di alta velocità ed è stata accusata di aver provocato l’incidente del 23 luglio a Wenzhou, nel quale, a causa di uno scontro fra due treni, sono morte 40 persone.

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Incidente metro Shanghai, 95 persone ancora in ospedale

Sono 95 i feriti dell’incidente di ieri nella metropolitana di Shanghai ancora sottoposti a cure mediche in dieci ospedali cittadini. Lo riferisce un comunicato della municipalità di Shanghai, ufficio sanitario. Tra stamattina e ieri sera 189 dei 284 feriti nello scontro di treni sulla linea 10 della metro della capitale economica cinese, sono stati dimessi e sono tornati a casa. E le ripercussioni dell’incidente di ieri si stanno facendo sentire anche oggi, con la chiusura della linea 10, interessata dallo scontro, tra le fermate di Yili Road Station e Sichuan Road North Station, tratto centrale di Shanghai, che ha provocato non pochi problemi al già terribile traffico cittadino. L’autorità comunale ha disposto autobus sostitutivi per aiutare i pendolari. L’età dei feriti, tra i quali sette stranieri tre dei quali ancora in ospedale, va da 0 a 85 anni. Preoccupazione per le condizioni di salute di una donna incinta di due gemelli, le cui condizioni, hanno detto alla televisione i medici, sono buone. Nessun ferito sarebbe in pericolo di vita. Su internet montano le polemiche sulla sicurezza e le accuse sono rivolte ai politici, accusati di prendere mazzette per chiudere un occhio sulla sicurezza, e sulla Casco, società produttrice dei sistemi di segnalazione che ieri non hanno funzionato. Sistemi che produce anche per l’alta velocità, anche se quello applicato sulla metro, per un comunicato della società, sarebbe diverso da quello dell’alta velocità dove pure un suo malfunzionamento ha provocato a luglio un incidente tra treni con 40 morti.

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Scontro nella metropolitana di Shanghai, 271 feriti

Sono 271 i feriti, 20 dei quali in condizioni gravi, dello scontro tra treni avvenuto oggi pomeriggio nella metropolitana di Shanghai. Nell’incidente di oggi, come in quello al treno veloce nel mese di luglio che fece 40 morti tra i quali l’italiana Assunta Liguori, a non funzionare sono stati i segnali, prodotti dalla stessa societa’ che ora e’ di nuovo nell’occhio del ciclone. Erano circa le 2.50 del pomeriggio di oggi quando un treno proveniente dalla stazione di Xintiandi sulla linea 10 (inaugurata solo l’anno scorso) della metropolitana di Shanghai, ha urtato violentemente un treno che era fermo, tra le stazioni di Laoximen e Yu Yuan Garden, tutti centri turistici e commerciali di Shanghai. Poco prima il sistema di segnalazione aveva smesso di funzionare e ai treni era stato dato ordine di ridurre la velocita’ e i macchinisti comunicavano via telefono. Il treno colpito, secondo testimonianze raccolte dalla televisione, si era gia’ fermato due volte per oltre 10 minuti ognuna. Sul luogo sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia che hanno evacuato gli oltre 500 occupanti le carrozze, ricoverando in oltre 10 ospedali cittadini, i feriti, tra i quali un canadese, un filippino e due giapponesi. La polizia ha vietato ai giornalisti di avvicinarsi agli ospedali e cosi’ e’ stato internet ad informare. Centinaia di foto e video postati sui microblog cinesi hanno mostrato immagini dei treni, del sangue sparso dappertutto, dei feriti, ma soprattutto critiche e preoccupazioni dei cittadini per la sicurezza sui treni. Secondo un comunicato diffuso dall’agenzia Nuova Cina, i ricoverati avrebbero subito ferite abrasive, traumi cranici, fratture, ma nessuno e’ in pericolo di vita. La rete e’ stato anche il mezzo attraverso il quale la societa’ che gestisce la metropolitana di Shanghai ha trasmesso un comunicato parlando di ”giornata nera nella storia della metropolitana”, annunciando una approfondita indagine. Ora tutti puntano il dito contro la Casco Signal Ltd., una joint venture tra la China Railway Signal and Communication Corp. e la Alstom, la stessa societa’ che fornisce segnali alle metropolitane di Pechino, Shenzhen e Tianjin ma soprattutto alla rete ferroviaria dell’alta velocita’ in Cina. Proprio ad un problema ai segnali e’ stato imputato l’incidente ferroviario mortale dello scorso 23 luglio, quando un treno veloce e’ piombato su un altro a Wenzhou, nella provincia orientale dello Zhejiang, non molto lontano da Shanghai. Il sito della societa’, cosi’ come i telefoni, non sono raggiungibili. Un incidente che ha provocato la decisione governativa di rallentare non solo i treni veloci ma anche il progetto di espansione della rete ferroviaria ad alta velocita’. Non e’ la prima volta che un incidente avviene nella metropolitana di Shanghai e sempre per un problema ai segnali. Negli ultimi due mesi sulla linea 10 si erano registrati altri due incidenti senza danni. Nel 2009 sempre a causa di un problema ai sistemi della Casco, due treni nella metro di Shanghai si scontrarono senza danni. La metropolitana di Shanghai e’ stata inaugurata nel 1995 e conta 11 linee (in progetto la costruzione di altrettante) per un totale al momento di oltre 400 chilometri, uno dei network piu’ grandi al mondo.

Qui un video della notizia

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‘A livella cinese: nessun risarcimento differenziato per cinesi e stranieri morti in incidente treno

Il Ministero delle Ferrovie cinese ha smentito la notizia secondo la quale alla famiglia della ragazza italiana morta nell’incidente ferroviario del 23 luglio (che ha fatto 40 vittime) sarebbe stato corrisposto un risarcimento molto superiore a quello concesso alle famiglie cinesi. Secondo alcune voci che si erano diffuse nei giorni scorsi sulla stampa locale, il Ministero avrebbe pagato alla famiglia della giovane napoletana Assunta Liguori (22 anni) 30 milioni di euro. Circostanza questa ora totalmente smentita. Il Ministero ha fatto sapere che paghera’ 915.000 yuan (circa 100.000 euro) per ciascuna delle vittime e che la famiglia italiana verra’ trattata al pari di quelle cinesi. L’incidente del 23 luglio scorso era stato uno scontro fra due treni nella provincia dello Zheijang. Il quotidiano Shanghai Daily ha scritto che una crepa sarebbe stata rilevata lo scorso 15 luglio in un asse di un treno ad alta velocita’ utilizzato sulla Shanghai-Pechino, solo 15 giorni dopo l’avvio del servizio, rendendo necessaria la sostituzione dell’asse. La società costruttrice CNR tuttavia ha smentito la notizia. Un tecnico della CNR ha spiegato alla stampa che si e’ trattato solo di un falso allarme dovuto ad una eccessiva sensibilita’ del meccanismo di controllo e che nessun asse e’ stato sostituito. La CNR ha ritirato 54 treni che avevano manifestato una serie di imperfezioni, ma non per difetti dell’asse.

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Richiamati 54 treni ad alta velocità per controlli sicurezza

Saranno 54 i treni della linea veloce Pechino-Shanghai che torneranno negli hangar per verifiche di sicurezza, dopo che il governo cinese ieri sera ha ordinato controlli su tutti i treni veloci cinesi a seguito dell’incidente del 23 luglio scorso nel quale sono morte 40 persone. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. La China Cnr Corp. Ltd, la societa’ costruttrice dei treni, ha reso noto, in un comunicato diffuso alla borsa di Shanghai e rimbalzato dall’agenzia cinese, di aver chiesto al governo di Pechino l’autorizzazione a richiamare i treni veloci. Gia’ ieri il Consiglio di Stato aveva sospeso la fornitura di una sussidiaria della China Cnr, quella che produce alcuni locomotori che non rispetterebbero i dettami di sicurezza. Nell’ordine emesso ieri, il governo ha anche deciso di abbassare la velocita’ dei treni veloci di 50 chilometri orari e di non approvare nuovi progetti di espansione delle ferrovie fino a che non siano terminate le verifiche di sicurezza.

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Il governo frena i treni veloci, problemi di sicurezza

Il governo cinese ha deciso di tirare il freno sui treni ad alta velocità dopo che uno di questi, lo scorso 23 luglio, ha provocato un incidente scontrandosi con un altro fermo nei pressi di Wenzhou e facendo 40 morti e 200 feriti, con un italiano in ognuno dei due gruppi di vittime. Una riunione del Consiglio di Stato, il governo cinese, presieduta dal premier Wen Jiabao e presente il ministro delle ferrovie Sheng Guangzu, ha deciso di aumentare la sicurezza sui treni veloci, di dare il via ad una grande opera di revisione degli standard di sicurezza dei treni e dei progetti ferroviari ad alta velocità attualmente sui binari, di abbassare di 50 chilometri orari la velocità di tutti i treni per motivi di sicurezza e di bloccare per ora i nuovi progetti. Ma solo di rimandarli, spiega la nota del Consiglio di Stato, solo per garantire maggiore sicurezza senza inficiare il progetto di espansione. Un progetto che viaggia velocissimo, come i treni che stanno facendo concorrenza agli aerei. La Cina ha lanciato le sue operazioni sui treni veloci nel 2007. Alla fine del 2010, sono stati realizzati 8.358 chilometri di strade ferrate veloci e, secondo il piano di sviluppo, nel 2020 si dovranno raggiungere 16.000 chilometri di linee veloci. Il progetto della ferrovia veloce aveva avuto già una vittima eccellente a febbraio: il ministro delle ferrovie Liu Zhijun, a capo del dicastero per gli ultimi sette anni, licenziato e messo sotto inchiesta. Si sospetta che Liu, nella sua corsa a realizzare a tempo di record la rete dell’altissima velocità cinese, abbia usato delle scorciatoie illegali. A parte favorire i suoi protetti per gli appalti, l’ex-ministro avrebbe trascurato la sicurezza pur di realizzare il progetto a velocità supersonica. Secondo gli esperti la rete è stata costruita a prezzi troppo bassi: circa 15 milioni di dollari per un miglio contro i 40-80 milioni negli Usa. Preoccupazioni che non hanno impedito di inaugurare la linea velocissima tra Pechino e Shanghai lo scorso primo luglio, in occasione del 90mo anniversario del partito comunista cinese. La seconda vittima eccellente è stata la maggiore società produttrice di treni veloci in Cina, a cui è stata sospeso il contratto di fornitura al ministero delle ferrovie cinesi. Saranno 17 i treni non consegnati, per un valore di 700 milioni di euro. La decisione del Consiglio di Stato, è arrivata non solo dopo le polemiche scaturite dall’incidente di luglio, ma anche dal malcontento che si stava diffondendo soprattutto su internet, dove l’alta velocità stava perdendo di credibilità, che si è tramutata in un crollo verticale delle vendite dei biglietti. Interi vagoni vuoti stanno viaggiando sulle linee veloci e gli aerei invece hanno ripreso i passeggeri che stavano perdendo a scapito dei treni. Ma oltre alla promessa di indagini e sicurezza, l’autorità cinese ha messo in campo anche la propaganda: e così oggi l’agenzia Nuova Cina prima, le televisioni poi e i giornali domani, riportano notizie e dichiarazioni di cittadini entusiasti dell’alta velocità. Finché il treno va.

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L’italiano sopravvissuto al disastro dei treni si sente miracolato

Si sente un “miracolato” Giovanni Pan, il giovane italo-cinese sopravvissuto al disastro ferroviario dello scorso 23 luglio a Wenzhou, nel quale sono morte almeno 40 persone tra le quali la fidanzata italiana del giovane, Assunta Liguori, che viaggiava con lui. Il giovane ha parlato con il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, raccontando la sua storia. Giovanni – 23 anni nato a Napoli – ha raccontato di non aver saputo subito della morte di Assunta con la quale stava andando a Wenzhou a trovare i suoi parenti. Il giovane – che è ancora ricoverato in ospedale a Wenzhou – ha detto di sentirsi in colpa, perché Assunta ha deciso di seguirlo in Cina per questa vacanza, iniziata appena tre giorni prima dell’incidente, nella quale avrebbero incontrato i suoi nonni. Un viaggio per il quale lui aveva scelto proprio quel treno maledetto. Il giovane ha subito diverse fratture in tutto il corpo e dovrà restare a letto per diverso tempo, anche se non è in pericolo di rimanere paralizzato. L’unica cosa che vuole è guarire e tornare a casa. Il giovane non ha voluto parlare dell’intenzione della sua famiglia e di quella di Assunta Liguori di adire le vie legali contro il ministero delle ferrovie cinesi per ottenere un risarcimento più congruo di quello offerto, pari a circa 100.000 euro. Il rifiuto della famiglia Liguori è stato confermato dalla stessa famiglia ad alcuni organi di stampa cinesi e italiani, mentre, interpellato dall’ANSA, il Consolato Italiano di Shanghai, sotto la cui giurisdizione rientra il luogo dell’incidente e che aveva prestato assistenza alla famiglia della vittima italiana fino al rimpatrio della salma, ha detto di non sapere nulla del rifiuto del risarcimento e della decisione della famiglia di adire le vie legali.

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